La scelta

Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere.

JEAN-PAUL SARTRE

di Barbara Toma

Sebbene costituisca l’elemento fondante della nostra personalità, non abbiamo nessuna voce in capitolo sul contesto in cui ci troviamo a crescere. Non possiamo decidere nulla riguardo le circostanze della vita, possiamo solo scegliere come reagire ad esse.

E’ dunque nelle scelte che facciamo che si manifesta la persona che siamo.

Crescere nella mia famiglia mi ha reso una persona compassionevole e naturalmente incline a sopportare il peso della vita, che ha un po’ di difficoltà a difendere i suoi spazi, mal sopporta il distacco dalle persone a lei care e tende a ponderare le sue scelte talmente tanto da risultare patologica.

Una persona molto insicura ma contemporaneamente anche estremamente resiliente e decisa quando si tratta di difendere la sua indipendenza e i suoi ideali.

Ma, in generale, prendere una decisione mi pesa tantissimo.

La mancanza di disponibilità economica della mia famiglia mi ha portato a optare sempre per la scelta più razionale a scapito di quella più impulsiva. Ma, essendo io una persona poco pragmatica, questo si è tradotto in un’indecisione cronica di fronte alle scelte. Soprattutto se legate a questioni finanziarie.

Non ho mai scelto ciò che mi piaceva di più, ho sempre scelto ciò che mi dispiaceva meno tra le opzioni più convenienti.

Ricordo benissimo il giorno in cui, in seconda media, mio padre mi portò finalmente a comprare le scarpe nuove: era tanto che sognavo di avere anch’io delle ballerine di pelle del negozio Tic Tac, eppure, alla fine, optai per gli anfibi con i lacci, perché, oltre ad essere meno costosi, avrei potuto sfruttarli molto di più, con diverse temperature e in diverse occasioni.

Il risultato fu che mi ritrovai con delle scarpe che mettevo poco e mal volentieri, perché non mi piacevano affatto. Non avevo preso in considerazione che a volte anche realizzare un desiderio è importante.

Se prima ero incapace di prendere delle scelte senza esitare, oggi che ogni mia scelta ricade sulle mie due figlie, riuscire a fare quella giusta sembra un’impresa irraggiungibile. Realizzare i loro desideri o sacrificarli in nome del risparmio? Se si tratta di un gioco la scelta è più semplice, ma quando in ballo c’è la scelta di una nuova casa, una nuova scuola…le cose si complicano.

Come si fa a scegliere quando sul piatto della bilancia ci sono temi importanti come dignità, futuro e benessere delle tue figlie? Come si fa a scegliere quando qualsiasi sia la tua decisione sarai costretta comunque a sacrificare qualcosa di fondamentale? Cosa pesa di più: la tua dignità di lavoratrice? o il benessere della tua famiglia?

Totò diceva:

A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.

Se prima facevo fieramente parte di una categoria precaria, un anno di pandemia e conseguente chiusura dei teatri mi ha reso parte di una categoria che oggi fatica a difendere diritti basilari come: il diritto a una casa, al lavoro, a una vita dignitosa, all’indipendenza.

Da un anno a questa parte la paura di fare passi sbagliati mi paralizza più del solito.

Non riuscendo a scegliere ho scelto di aspettare che la giusta cosa da fare si palesasse a me in qualche modo.

Aspettare e mettersi in ascolto è sempre una buona cosa e mi ha permesso di maturare opinioni più forti.

Ma, ahimè, la soluzione non sempre si palesa da sola.

Oggi non riesco a concentrarmi su nient’altro. Devo prendere una decisione e la consapevolezza che le scelte di oggi determineranno ciò che io e le mie figlie saremo domani certo non aiuta.

Ho consultato i tarocchi, creato liste di punti a favore e punti a sfavore, chiesto i pareri di altre persone e fatto meditazioni e preghiere mirate a riuscire a fare la scelta migliore.

Ma nulla è servito a togliermi quest’ansia di prestazione.

Ci sono dei momenti in cui non vorremmo altro che tornare bambini e affidarci alla saggezza di mamma e papà. Ma oggi la mamma sono io.

Dopo un anno di ragionamenti e di sofferenza i lavoratori dello spettacolo sono finalmente arrivati ad essere compatti nella lotta per i loro diritti di lavoratori.

Vogliamo essere visti e sentiti, vogliamo che ci vengano riconosciuti il nostro ruolo di lavoratori e la nostra utilità alla comunità.

Per un anno intero abbiamo urlato con tutta la nostra forza:

Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema.

Dunque, ora che assistiamo alla riapertura dei teatri, anche se siamo in ginocchio, dovremmo iniziare a dire no alle proposte di lavoro con retribuzioni forfettarie, giornate lavorative in nero, festival con condizioni inaccettabili e via dicendo.

Perché arriveranno più numerose di prima e chi ci proporrà condizioni di lavoro svantaggiose lo farà forte della nostra attuale debolezza.

Ma proprio perché siamo una categoria in ginocchio, che non ha più nulla da perdere, oggi dobbiamo dire no!

Io l’ho fatto, rifiutando così un’entrata che avrebbe significato comunque molto per me e le mie figlie. L’ho fatto perché voglio essere coerente con ciò che dico al microfono quando intervengo alle manifestazioni. L’ho fatto perché voglio che le cose cambino. E voglio essere parte attiva del cambiamento.

Non è stata una scelta presa a cuor leggero, ma ho scelto.

E allora perché poi ci sono altre decisioni, che pure condizioneranno la vita delle mie figlie, che invece mi paralizzano?

Il dubbio mi lascia interdetta.

Mi consolo pensando che

dietro ad ogni ostacolo, invero, si nasconde un momento magico in cui scegliamo di vivere.

E voi, cosa fate quando vi trovate di fronte ad un bivio?

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment