Diario Africano/2

di Marilù Mastrogiovanni

Giovani giornaliste e giornalisti suddivisi in gruppi, guidati da giornalisti/tutor esperti, sviluppano un loro progetto di inchiesta. Sono venuti qui da tutte le università africane.Alcuni li riconosco perché son partiti con me da Addis Abeba.

Sorridenti ed entusiasti, concentrati e attenti.Che meraviglia! Quanto vorrei fare la stessa cosa in Italia, per i nostri giovani aspiranti giornalisti, il nostro futuro. Sta per iniziare “l’Arab Forum, 25 anni dopo la dichiarazione di Sana’a”: tutti si fermano a seguire il webinar.

Si beve caffè, thè, c’è un piccolo buffet. Tutto molto informale, nessun trombone ingessato. Più hanno il cervello grande, più sono alla mano e umili. Il capo della sezione “Media freedom” di Unesco mi tratta come se fossi una sua vecchia amica. Da noi è il contrario: più sono poco qualificati più sono saccenti. Palloni gonfiati. Siamo strani, davvero. E poi: in Italia, a quando una dichiarazione che prenda a difesa il giornalismo come bene comune? No, in Italia niente: in Italia si sequestrano i giornali e si chiede la condanna di una giornalista a 8 mesi di reclusione, 8 mesi carcere, per aver scritto la verità. Chi pagherà per questo? Nessuno.

Siamo al 41esimo posto nella classifica mondiale per la libertà d’informazione. La Namibia al 24esimo. Quanta ignoranza, nella nostra Italietta. Quanti luoghi comuni. Quanti stereotipi sull’Africa. Quanta strada dobbiamo ancora fare nel civilissimo occidente, in quella che crediamo essere la culla della civiltà. Quale civiltà? Quello che mi è successo devo ancora elaborarlo bene. Tornerò spesso, sull’argomento. Man mano che proverò a elaborarlo. Ho molta rabbia dentro: devo veicolarla bene, per il bene comune, imparare dall’esperienza e dal dolore. Ne parlerò pian piano perché ho bisogno di tempo per capire.

È stata un’esperienza che ha cambiato la mia vita e quella di chi amo. È stato uno stupro alla mia libertà d’informazione ed espressione. Quindi alla vostra! No, non un bavaglio! Uno stupro! Una violenza di genere per la quale nessuno pagherà. Sono stata torturata e vilipesa proprio perché giornalista e donna.

In Italia si può sequestrare un giornale, offendere, denigrare, appendere alla gogna in pubblica piazza, trascinare davanti ad un giudice una giornalista per 4 anni (ho fatto anche un processo di 11 anni! Fui assolta su richiesta del pm, perché tutto vero!). Questa non è Democrazia. Questa non è civiltà. Ma per ora sto qui, a due passi da quella che pensiamo essere la fine del mondo ma che a me sembra davvero l’inizio di una nuova era.

D’altra parte, non è dall’Africa che discendiamo tutti? Non è in Africa che è nata l’Umanità?

Per saperne di più:

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