Inchiesta giornalistica sui rifiuti nel Salento, assolta direttora de Il Tacco d’Italia

Marilù Mastrogiovanni direttora foto

Marilù Mastrogiovanni era finita sotto processo per diffamazione dopo articoli pubblicati nel 2017. Venne anche ritratta in una fossa su manifesti di 6 metri per 3, affissi a Casarano su numerose plance. E la testata finì sotto sequestro a seguito di querela e richiesta della holding Igeco S.p.a. L’avvocato Roberto Eustachio Sisto: “Ristabiliti libertà di manifestazione del pensiero e principio diritto cronaca”

di Stefania De Cristofaro

Casarano – Nessuna diffamazione. La direttora de Il Tacco d’Italia, Marilù Mastrogiovanni, non offese la reputazione degli ex amministratori locali di Casarano, in provincia di Lecce, nella sua inchiesta giornalistica del 2017. Da oggi c’è il sigillo del Tribunale di Lecce che con sentenza ha accertato che “il fatto non costituisce reato”.

LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE A CONCLUSIONE DEL PROCESSO DI PRIMO GRADO

L’assoluzione piena riconosce il lavoro giornalistico svolto attraverso una serie di documenti nella ricostruzione della gestione dei rifiuti nella zona del Salento. Lavoro che, invece, all’epoca portò persino, su richiesta e querela della holding Igeco S.p.a., al sequestro della testata e successivamente alla citazione diretta a giudizio di Mastrogiovanni con l’accusa di aver offeso la reputazione di Loris Luigi Stefano, ex consigliere comunale di Casarano. Il pubblico ministero onorario chiedeva, invece, la condanna a otto mesi per diffamazione.

EX SINDACO ED EX CONSIGLIERE COMUNALE DI CASARANO IMPUTATI

Loris Luigi Stefano, a sua volta, era imputato nello stesso processo con identica accusa di diffamazione ai danni della direttora della testata per un post su Facebook. Sotto processo sempre per diffamazione ai danni di Mastrogiovanni anche il sindaco dell’epoca di Casarano, Gianni Stefano, il quale in una intervista rilasciata al giornale on line Napolitan aveva sostenuto che “il lavoro della giornalista Mastrogiovanni” era un “fenomeno da stoppare in qualsiasi modo”.
Questi procedimenti sono stati riuniti a quelli riguardanti le numerose querele degli Stefano e di Igeco a carico della giornalista. In questi ultimi l’ex-sindaco e il consigliere comunale si erano anche costituiti parte civile. Il tribunale in composizione monocratica, giudice Fabrizio Malagnino, ha riqualificato il capo d’imputazione a carico di Gigi Loris Stefano da diffamazione, reato penale, a ingiurie, illecito civile, e di conseguenza ha concluso per l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Identica la decisione del Tribunale per tutti gli altri procedimenti: assoluzione.

LA VIGNETTA SATIRICA: IL VOLTO DELLA GIORNALISTA IN UNA FOSSA

Altro imputato nel processo, Luca Legittimo, accusato di diffamazione per aver commissionato “una vignetta satirica” e per aver “fatto affiggere dei manifesti in paese, raffiguranti la stessa” giornalista “in una fossa”. Assoluzione pure in questo caso.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate fra 60 giorni. Soddisfatto il difensore della direttora de Il Tacco d’Italia.

IL DIFENSORE ROBERTO EUSTACHIO SISTO E LE PARTI CIVILI

Il giudice ha ristabilito il principio della libertà di manifestazione del pensiero, oltre che del diritto di cronaca e critica”, dice Roberto Eustachio Sisto, dello studio FPS. “In tal modo ha restituito alla giornalista il dovere, nonostante i tentativi pretestuosi da parte di qualcuno, di continuare a informare l’opinione pubblica, anche stigmatizzando operato, scelte e frequentazioni di qualche ex amministratore”, conclude il penalista.

Come parti civili si erano costituiti la Federazione nazionale della stampa, Ossigeno per l’informazione e la casa editrice della testata, la cooperativa Idea dinamica.

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