L’ ergastolo ostativo è davvero incostituzionale? Il giurista Musacchio commenta la dichiarazione della Consulta

Prima la bocciatura della Corte Europea dei diritti dell’uomo, poi la dichiarazione di illegittimità della Corte Costituzionale. Stiamo per perdere l’arma più efficace nella lotta alle mafie?

di Thomas Pistoia

Il 13 Giugno 2019 la Corte Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato l’Italia, dichiarando che l’ergastolo ostativo non rispetta la dignità umana.

La Corte Costituzionale, qualche giorno fa, si è adeguata e ha dichiarato la pena incostituzionale.

Dovremo dunque rinunciare davvero a una delle poche armi davvero efficaci nella lotta alla mafia? Questo capovolgimento non accrescerà ulteriormente il senso di sfiducia che hanno molti cittadini nei confronti della giustizia?

Sì, il carcere dovrebbe essere rieducazione, ma è davvero difficoltoso accettare che un boss sanguinario, responsabile di stragi e omicidi, magari neanche pentito, possa usufruire di permessi premio e altre agevolazioni.

Abbiamo chiesto a Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, già allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, di aiutarci a comprendere meglio quanto sta accadendo.

Dottor Musacchio, la prima domanda è d’obbligo: quanto è incostituzionale, se davvero lo è, l’ergastolo ostativo?

Se l’incostituzionalità si riferisce al principio di rieducazione, come affermerebbe la Consulta, credo che senza collaborazione con lo Stato il condannato non possa dirsi pienamente rieducato. Mi auguro (ma posso solo ipotizzare) che i giudici costituzionali fissino perlomeno dei requisiti molto vincolanti come, ad esempio, indicare la specificità di elementi fattuali, concreti, effettivi che confermino la rescissione dei legami con la criminalità di stampo mafioso che faccia ritenere che non sussista il pericolo della ricostituzione di questi legami con conseguente pericolosità sociale. Questo servirebbe a non vanificare del tutto la necessaria esigenza di prevenzione generale nel contrasto alla criminalità mafiosa e a facilitare il compito del Parlamento che dovrà legiferare.

Perché la Consulta, pur avendo indicato l’ergastolo ostativo come incostituzionale, non è intervenuta ma ha rinviato la questione al Parlamento?

Lo dice nel comunicato stampa proprio la stessa Consulta: “L’accoglimento immediato delle questioni rischierebbe di inserirsi in modo inadeguato nell’attuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata”. Sarebbe un’anomala clausola di salvaguardia in deroga all’art. 136 della Costituzione nel quale si afferma che “la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”. Dobbiamo attendere l’ordinanza per esprimere un giudizio più dettagliato e capirne di più.

Quali sono, secondo lei, le ragioni di questa scelta?

Sembrerebbe un provvedimento ispirato al “pilatismo” che non scontenti le varie esigenze in campo. Ci si è destreggiati nel miglior modo possibile in una materia sicuramente esplosiva e in una situazione particolarmente problematica.

Se la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la Consulta indicano una incostituzionalità, non può che venirci un dubbio: fino ad oggi lo Stato ha sbagliato, infliggendo una pena inumana a tutti i mafiosi?

La norma è stata più volte al vaglio della Consulta e ha sempre superato le dichiarazioni d’incostituzionalità. Questa volta probabilmente le forti pressioni di una parte della società civile e le decisioni della Corte di Strasburgo potrebbero aver influenzato la Consulta.

Secondo lei, perché soltanto oggi viene fuori il problema dell’incostituzionalità? Prima non se n’era accorto nessuno?

Le pressioni da qualche tempo erano tante. Il caso di Marcello Viola, condannato all’ergastolo per il delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso, ha dato una forte accelerazione. Viola non ha mai collaborato con la giustizia per cui l’ordinamento penitenziario italiano gli inibiva l’accesso al beneficio o alla liberazione condizionale. La Corte europea dei diritti umani (i cui componenti sanno poco delle mafie italiane) si è pronunciata a suo favore e contro l’ergastolo ostativo inteso in senso assoluto. La pena dell’ergastolo ostativo tuttavia non coincide in assoluto con l’intera vita del condannato poiché per chi è condannato all’ergastolo ostativo esiste un’eccezione che gli permetta di essere ammesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione: la collaborazione con la giustizia.


Totò Riina aveva inserito tra le condizioni del famoso “Papello” della trattativa Stato-mafia proprio l’abrogazione dell’ergastolo ostativo. Curiosa combinazione: da cittadini è lecito avere il sospetto che in tutto questo possa nascondersi uno strascico della trattativa?

Era certamente uno dei punti del “Papello” di richieste che Riina pretendeva dallo Stato per fermare la terribile stagione delle stragi. La conferma giudiziaria, in sede di testimonianza, proviene proprio dal suo luogotenente Giovanni Brusca. In merito all’esistenza di una trattativa tra Stato e mafie ritengo che i rapporti tra i due siano talmente evidenti a chi voglia individuarli che la sentenza di Palermo è solo una conferma processuale. Non parlerei inoltre di “trattativa” ma userei il plurale. Ci sono purtroppo poteri deviati legati a Roma, ai grandi affari, alle lobbies bancarie, ai poteri finanziari che fanno affari con le mafie, le usano e sono a loro volta usati. La trattativa s’interromperà quando avremo uno Stato che vorrà realmente combattere le mafie.

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E’ ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

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