Cura

di Barbara Toma

Ho un’auto sempre sporca e trascurata. E’ piccola e facile da parcheggiare, ma forte come una jeep. La adoro. Eppure la trascuro tantissimo.

Quante sono le cose a cui teniamo di cui non ci prendiamo cura?

Il cervello è un muscolo e come tale va tenuto in allenamento? Sono sicura che se dovessi fare uno di quei test che indicano la tua età cerebrale, ne uscirei ultra ottantenne!

Che oltre a leggere poesie e saggi di anatomia somatica e yoga, non faccio molto per alimentare il mio cervello.

Siamo ciò che mangiamo? Se bene io ne sia consapevole e lavori da sempre con il mio corpo, non riesco a prendermi cura di me come dovrei. Sono vegetariana per rispetto della natura e degli esseri viventi che la abitano, ma poi non riesco a smettere di ingurgitare cibo spazzatura con cadenza regolare.

Quanti/e di noi sentono di doversi prendere cura di sé stessi/e praticando una qualsiasi attività motoria, perché il loro corpo è arrivato a mandar dei messaggi molto chiari a riguardo, eppure decidono di non far nulla, ignorando la richiesta di aiuto dell’unico corpo che hanno a disposizione?

L’altro ieri una mia carissima amica lamentava di non aver passato più tempo con i suoi figli quando erano ancora piccoli. Era sempre troppo stressata, troppo occupata, troppo concentrata su di sé e ora sono grandi e non si può tornare indietro.

Mi sono imbattuta innumerevoli volte in articoli che consigliano come migliorare la propria vita e come riuscire a raggiungere i propri obbiettivi. Tutti partono dal prendersi cura. Di sé stessi e quindi degli altri e di tutto ciò che ci circonda.

CURA : Interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività.

Se dobbiamo tornare a una normalità, non potrà essere senza correggere gli errori fatti in passato. Primo tra tutti: aver dimenticato cosa sia la cura, appunto.

In un intervista di Paola Centono a Laura Sabbadini, fondatrice di ‘Donne per la salvezza – Half of it’ , leggo :

la pandemia lascia un’ Italia in crisi, ma una crisi molto diversa da quelle che conoscevamo: questa non è una crisi energetica, non è una crisi economica, questa è una crisi della cura, che successivamente si è trasformata in crisi economica e sociale. Il covid ha reso palese a tutti la sottovalutazione strutturale dei temi della cura, le cui conseguenze sono state infrastrutture sanitarie e sociali inadeguate. Le donne hanno fatto e stanno facendo da baluardo al virus, perché come lavoratrici sono in prima linea nelle scuole e negli ospedali – due terzi del personale sanitario è donna – e come madri e figlie di genitori anziani, sono in prima linea nelle case dove, già prima del Covid, il carico di cura pesava per il 67% su di loro. Ma se le donne sono, da un lato, una soluzione alla pandemia, dall’altro stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi.’

Sempre la Sabaddini propone di mettere le donne al centro del Recovery Plan non perché siamo una categoria da proteggere ma, al contrario, perché siamo una risorsa attraverso la quale costruire una rinascita sociale ed economica del Paese.

Intanto tornano a chiudere la scuole e sono di nuovo le mamme a doversi sacrificare.

Nell’anno della pandemia globale su 101mila nuovi disoccupati 99mila sono donne.

Il 98% di chi ha perso il lavoro è donna.

Il COVID ha accentuato le disparità di genere così come lock down e distanziamento sociale hanno portato a un aumento della violenza domestica.

Nel nostro Paese le donne, coloro che si prendono cura, vengono puntualmente e sistematicamente bistrattate, dimenticate, discriminate, uccise.

Eppure se penso alla CURA penso: madre.

E, guarda caso, mi vengono in mente solo parole al femminile: natura, arte, danza, solidarietà, empatia, filantropia, rigenerazione, condivisione, amore…

Nel nostro tempo c’è bisogno di cura per l’Altro.

È la sensazione che qualcuno si stia prendendo cura di noi che porta all’apertura e all’incontro, che comporta rispetto, responsabilità e stupore e apre alle possibilità.

L’arte cura l’anima.

Un bravo dottore cura il malanno mettendosi in rispettoso ascolto e osservando attentamente prima di agire.

Chi cura una stagione teatrale è in grado di mettersi a servizio degli artisti ospiti, di saper giustificare e difendere le proprie scelte artistiche e di comunicare al pubblico attraverso la propria programmazione.

Chi si prende cura di un bambino/a deve garantire i suoi bisogni primari: mangiare, dormire, avere una casa, un’educazione, una vita sociale, dei vestiti, dei libri, dei giocattoli. Come anche e sopratutto: sentirsi amati, apprezzati, ascoltati, al sicuro.

In Italiano CURA è etimologicamente riconducibile ad osservare , guardare (KU=KAU=KAV) o dal sanscrito KAVI= saggio, assennato. Nella sua forma latina si scriveva Coera ed esprimeva l’atteggiamento di premura, preoccupazione nei confronti di una persona od oggetto amati, il “prendersi cura di”.

In inglese CARE è usato sia in to take care of = prendersi cura di

che in care for = avere a cuore ( I care for you = ci tengo a te / mi preoccupo per te)

o anche nel saluto ‘take care letteralmente ‘riguardati’.

In Olandese ik zorg voor jou significa mi prendo cura di te,

mentre ik heb zorg voor jou mi preoccupo per te.

Prendersi cura vuol dire preoccuparsi.

Ha a che fare con la responsabilità, l’amore, l’osservare attentamente e agire consapevolmente.

Che bello sarebbe se tutti ci prendessimo cura della vita.

La nostra, del nostro giardino, della nostra strada, della nostra città, del nostro mare, della nostra terra, quindi di quella altrui, di persone e animali tutti.

Siamo a marzo, se le donne rappresentano una risorsa per costruire una rinascita sociale ed economica, invece di urlare i soliti slogan, perché non ci attiviamo per prenderci cura di loro?

La terra è donna.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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