Progetto Tempa Rossa: Eni carente sul monitoraggio ambientale

Di Daniela Spera

Procede il cantiere per la realizzazione del progetto Tempa Rossa che origina dalla Basilicata e coinvolge anche Taranto dove Eni gestirà lo stoccaggio e la movimentazione del petrolio. In attesa di sapere se ci sarà una nuova Via per il progetto di rafforzamento del pontile  arriva per Eni un ‘no’ dal Ministero dell’Ambiente.

Taranto – Si è conclusa con esito “negativo” la procedura di Verifica di Ottemperanza inerente il progetto di adeguamento delle strutture della raffineria di Taranto per lo stoccaggio e la movimentazione del greggio proveniente dal giacimento “Tempa Rossa”, in Basilicata. Il parere si riferisce, in particolare, al Piano di Gestione terre e rocce da scavo la cui variante, con decreto direttoriale del 20 giugno 2014, era stata esclusa da Valutazione di Impatto ambientale ma con prescrizioni.

La verifica riguarda la prescrizione n.1 che prevede un Piano di Monitoraggio Ambientale aggiornato ed integrato con ulteriori valutazioni. Eni ha fornito al Ministero dell’Ambiente una relazione tecnica sugli esiti di monitoraggio (ante operam, corso d’opera e post operam), concordato con ARPA Puglia.

Il documento, però, non ha convinto la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA e VAS che, tenendo conto del parere negativo, costituito da ben 12 pagine, della Sottocommissione VIA, ha ritenuto non ottemperata la prescrizione. In particolare, per la parte relativa al monitoraggio novembre 2018 – ottobre 2019.

Non risultano forniti da Eni né il “dettaglio delle metodologie impiegate per il campionamento, il monitoraggio e le analisi relativi alla parte mare (acqua, mitili, sedimenti e benthos)” né il “pronunciamento da parte di ARPA Puglia sui dati di competenza relativi all’ambiente marino”. La relazione risulta anche carente in merito alla ‘valutazione e interpretazione delle anomalie e delle criticità rilevate’.

La Sottocommissione VIA specifica che

dalla documentazione presentata risulta impossibile valutare la qualità dei dati presentati, mancando completamente la descrizione di dettaglio delle metodologie di campionamento e di studio utilizzate’ e aggiunge che ‘la documentazione presentata risulta frammentaria e di non facile lettura, priva di una Relazione Sintetica che possa consentire un’immediata disponibilità delle informazioni sulle varie questioni da valutare e sulle modalità con cui vengono affrontate, che indichi con chiarezza, per ogni singolo aspetto prescrizionale, la documentazione prodotta e le procedure tecnico/amministrative messe in atto dal Proponente, al fine di consentire a questa Commissione di procedere ad una compiuta valutazione.’

Insomma, l’Eni ha combinato un bel pasticcio, anche perché non risulta agli atti neanche il report riassuntivo necessario per comprendere se le “condizioni ambientali critiche”, relativamente al monitoraggio a mare, sia stato effetto delle attività di dragaggio dei fanghi portuali, oppure sia una condizione cronica o, ancor peggio, di ulteriore scadimento della qualità ambientale.

 

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