Mafia, a Brindisi nuovo aspirante pentito: Andrea Romano, all’ergastolo per omicidio

Ha iniziato a rendere dichiarazioni davanti ai pm della Dda di Lecce il 18 dicembre scorso. E’ ritenuto volto emergente della Sacra corona unita in città, a capo di una frangia con base nel rione Sant’Elia

di Stefania De Cristofaro

BRINDISI – Nuova crepa nella tenuta dei segreti della Sacra corona unita, ramificazione brindisina: Andrea Romano, 34 anni, accusato di essere a capo dell’omonima frangia con base a Brindisi città, ha iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati dell’Antimafia di Lecce. Il primo verbale a sua firma è del 18 dicembre scorso.

PRIMO VERBALE SECRETATO: ROMANO E’ CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER L’OMICIDIO TEDESCO

Contenuto secretato, fogli coperti da omissis. Impossibile al momento sapere cosa abbia già detto e cosa intenda riferire Romano, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Cosimo Tedesco, 52 anni, avvenuto nel capoluogo il primo novembre 2014, dopo la festa di Halloween organizzata per il compleanno di una bambina di tre anni. Litigio per affermare l’onore offeso in un particolare contesto socio-culturale.

E’ certo che Romano abbia iniziato a rendere dichiarazioni, stando a quanto è stato comunicato questa mattina, 23 dicembre 2020, dal pubblico ministero della Dda, Guglielmo Cataldi, in apertura dell’udienza preliminare in cui Romano è imputato assieme a 58 persone.

UDIENZA PRELIMINARE A CONCLUSIONE DELL’INCHIESTA SYNEDRIUM

Si tratta del troncone scaturito dall’inchiesta chiamata convenzionalmente Synedrium che ha portato a scroprire l’esistenza di un gruppo mafioso a Brindisi, con a capo Andrea Romano, in tandem con Alessandro Coffa. L’inchiesta che lo scorso mese di febbraio sfociò nel blitz condotto dai carabinieri, con 16 arresti.

I nomi di Romano e Coffa compaiono nei verbali resi dai pentiti Sandro Campana e Antonio Campana, fratelli di Francesco, considerato capo della frangia cosiddetta storica dell’associazione mafiosa.

Sandro Campana si è tolto la vita nella località protetta che gli era stata assegnata dallo Stato e, ad oggi, nulla di è saputo sull’omicidio.

Antonio Campana ha ultimato il periodo delle dichiarazioni. Il solco tracciato dai due fratelli Campana è stato seguito nell’arco dell’ultimo anno da Roberto Leuci e Vito Braccio: sono entrambi collaboratori di giustizia.

IL CLAN ROMANO-COFFA NELLA RICOSTRUZIONE DELLA DDA DI LECCE

Per i magistrati dell’Antimafia, Romano e Coffa negli ultimi anni hanno rivestito il “ruolo di promotori, dirigenti e organizzatori” di “un’associazione mafiosa” che a Brindisi città è “nota come clan Romano-Coffa”, “quale frangia della Scu”esistente dal novembre 2014” e del quale hanno fatto parte anche le donne. E’ scritto nel capo d’imputazione.

Nel periodo di indagine, i carabinieri sono riusciti a scoprire alcuni pizzini, mezzi di comunicazione scritti ereditati dalla vecchia guardia della Sacra corona unita, per fornire indicazioni sulla gestione delle attività illecite. Prima fra tutte, il traffico di droga e le estorsioni, anche sotto forma di pretesa di assunzione degli uomini e delle donne di fiducia del clan.

I PIZZINI SEQUESTRATI DAI CARABINIERI DOPO L’OMICIDIO TEDESCO

I primi bigliettini sono stati scoperti il 13 novembre 2014, subito dopo l’omicidio Tedesco: due fogli scritti a mano, sui quali erano stati annotati nomi e cifre, “riconducibili all’attività di spaccio e traffico di droga per conto del gruppo Coffa-Romano”. Stando alla lettura che sia il pm che il gip hanno dato delle intercettazioni, un manoscritto “conteneva gli ordini e le indicazioni che Andrea Romano trasmetteva ai suoi sodali sulla raccolta del denaro provento delle attività illecite”. L’altro foglio, invece, conteneva gli aggiornamenti sull’attuazione delle direttive intraprese in suo nome”. In questo secondo foglio, c’erano anche i nomi di alcune donne, a conferma della presenza femminile nelle organizzazioni mafiose.

Per legge, Andrea Romano dovrà rendere dichiarazioni in un periodo massimo di 180 giorni.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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