Mafia foggiana: “Non fare l’eroe, prepara i soldi”. Imprenditore denuncia: due fermi

In carcere Aldo Checchia, 29 anni, ai domiciliari Domenico La Gatta, 47, genero del boss Federico Trisciuoglio, già coinvolto nel blitz Decimabis della Dda dello scorso novembre. Accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le intercettazioni: “Questa volta andiamo a bussare a tua moglie e a tua figlia pure, vedi che devi fare”. Tassa di sovranità imposta anche per trafficare droga: 3mila euro al mese

FOGGIA – “Non fare l’eroe, prepara i soldi. Questa volta andiamo a bussare a tua moglie e a tua figlia pure, vedi che devi fare”. Un imprenditore di Foggia ha trovato il coraggio di denunciare alla polizia la richiesta estorsiva, con minaccia di ripercussioni sulla sua famiglia. In due sono stati fermati: Aldo Checchia, 29 anni, è finito in carcere, Domenico La Gatta, 47, è ai domiciliari.

I FERMI PER TENTATA ESTORSIONE AGGRAVATA DAL METODO MAFIOSO

Sono accusati entrambi di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, in concorso con Federico Trisciuoglio, già detenuto dopo essere stato coinvolto il 16 novembre scorso nel blitz Decimabis, sui nuovi assetti della “Società foggiana”, l’associazione di stampo mafioso radicata nella Capitanata e sulle attività poste in essere allo scopo di agevolare il sodalizio. Traffico di droga ed estorsione, sotto forma di imposizione di una “tassa di sovranità”. Così veniva chiamato il pizzo che garantiva immunità da qualsiasi tipo di danneggiamento, furto o rapina ai danni delle attività commerciali e imprenditoriali perché chi pagava aveva la protezione degli uomini della mafia. Trisciuoglio è ritenuto a capo dell’omonima batteria.

I due decreti di fermo stati eseguiti il 3 dicembre scorso dagli agenti della Squadra Mobile di Foggia e del Servizio centrale Operativo della Polizia di Stato.

Ieri il gip del Tribunale di Foggia ha convalidato il fermo disposto dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Bari, evidenziando l’attualità del pericolo di fuga, in aggiunta ai gravi indizi di colpevolezza. Sette sono gli episodi a sfondo estorsivo contestati a Checchia, uno a La Gatta, genero di Trisciuoglio. Quest’ultimo resta indagato a piede libero in questo troncone d’indagine, prosecuzione dell’inchiesta chiamata convenzionalmente Decimabis: essendo già in carcere, non c’era pericolo di fuga.

LA DENUNCIA DELL’IMPRENDITORE,  L’INIZIO DELLE INDAGINI E IL RUOLO DI TRISCIUOGLIO

L’input alle attività svolte dalla Squadra Mobile è arrivato dalla denuncia di un imprenditore di Foggia: “La collaborazione è stata fondamentale”, spiegano gli investigatori nella nota diffusa alla stampa. “Ha avuto coraggio e determinazioni per denunciare le richieste e le intimidazioni subite”.

“Le indagini hanno permesso di accertare la piena operatività della “batteria” capeggiata da Trisciuoglio, classe 53’, il quale, malgrado lo stato detentivo in cui si trovava (sino al 16 novembre scorso era ristretto in regime di detenzione domiciliare presso la propria abitazione), continuava ad impartire ordini ai propri affiliati gestendo le attività criminose e indicando gli imprenditori e i commercianti da colpire con pressanti richieste estorsive”

Si legge nel comunicato stampa.

LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE E LE MINACCE ALL’IMPRENDITORE

“I numerosi presidi tecnici attivati dagli investigatori della Polizia di Stato hanno permesso di documentare numerosi incontri del boss con Checchia e altri sodali, nonché con gli imprenditori estorti, costretti addirittura a recarsi a casa sua per consegnargli il denaro”. Gli agenti hanno registrato gli appuntamenti. Nel fascicolo ci sono video e intercettazioni ambientali e telefoniche. Due le conversazioni ascoltate, considerate di rilievo e richiamate sia nel decreto di fermo che nell’ordinanza di convalida: “Vedi che tieni dieci giorni di tempo, vedi se prepari i soldi. Eh, non fare la parte che non senti, vedi che non ti facciamo neanche azzuppà, prepara i soldi“, si sente dire l’imprenditore al telefono. Chiara l’inflessione dialettale.

E poi:

“Vedi che i 10 giorni stanno passando. Hai capito o no, non fare l’eroe, oh non fare l’eroe, non fare l’eroe, perché altrimenti questa volta andiamo a bussare a tua moglie e a tua figlia pure, vedi che devi fare, prepara i soldi, prepara i soldi”.

L’indagine ha permesso di individuare in Checchia l’autore del tentativo di estorsione denunciato e ha accertato anche il coinvolgimento del boss Trisciuoglio, facendo emergere profili di responsabilità rispetto ad altri episodi estorsivi consumati o tentati ai danni di numerosi commercianti e imprenditori foggiani.

L’ESTORSIONE AL TRAFFICANTE DI DROGA: TREMILA EURO AL MESE

Tra i capi di imputazione provvisori, contestati a La Gatta, Checchia e Trisciuoglio, anche l’estorsione ai danni

di un trafficante di droga all’ingrosso, costretto a versare una  “tassa di sovranità” pari tremila euro al mese all’organizzazione mafiosa per svolgere la sua attività illecita. Tanto valeva il consenso del sodalizio.

“Tale evidenza testimonia il capillare controllo del territorio praticato dalla “Società Foggiana”, in grado di controllare ed assoggettare qualsiasi attività anche quelle di natura illecita”, si legge nell’ordinanza di convalida. Le intercettazioni hanno portato a galla il coinvolgimento di appartenenti alla “batteria” dei “Moretti-Pellegrino-Lanza”, alcuni dei quali tratti in arresto lo scorso 16 novembre, nell’ambito dell’operazione Decimabis. L’inchiesta ha certificando l’esistenza di un rapporto di mutua assistenza tra le “batterie” dei “Moretti-Pellegrino-Lanza” e dei “Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe”, necessaria a garantire la sopravvivenza di entrambe e la prosecuzione delle attività secondo un regolamento condiviso che veniva chiamato “sistema”.

I proventi finivano in una cassa comune, finalizzata al pagamento degli “stipendi” per i consociati, nonché al mantenimento dei sodali detenuti e dei loro familiari, anche attraverso il sostenimento delle spese legali, sviluppando in tal modo collaudati processi di gestione centralizzata nell’acquisizione e nella ripartizione delle risorse economiche.

LA SQUADRA STATO E IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA SOCIALE

“Questa ennesima ed importantissima operazione antimafia attesta, ancora una volta, l’impegno e la determinazione della Polizia di Stato, della Direzione Distrettuale Antimafia e della Procura della Repubblica di Foggia nell’attività di contrasto e di repressione della criminalità organizzata foggiana, testimoniando l’attenzione della “Squadra Stato” verso un territorio da troppo tempo vessato da un’asfissiante e tentacolare oppressione mafiosa”, si legge nella parte finale della nota diffusa alla stampa.

“Al riguardo appare oltremodo significativa la collaborazione di alcuni imprenditori foggiani che hanno vinto ogni resistenza e denunciato i tentativi di intimidazione di cui erano stati vittime; circostanza che lascia ben sperare per un generale risveglio della coscienza sociale dell’intera comunità foggiana”.

 

Leggi anche: 

Società foggiana e tassa di sovranità: 40 arresti per mafia. Anche un dipendente del Comune

Traffico di droga dalla Capitanata al Molise e all’Abruzzo: 16 arresti

Dia: la mafia foggiana si espande

Foggia, Gargano e Tavoliere, la mappa dei gruppi mafiosi: omicidi, droga e infiltrazioni nei Comuni

Mafia, infiltrazioni nell’agroalimentare, ristorazione ed edilizia: 48 arresti

Mafia a Foggia, ecco cosa dice l’ultima relazione della DIA

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment