SHOAH: chi dimentica è complice

di A. S.

Mi capita talvolta di leggere sui social delle discussioni sui campi di sterminio, dove si discute chi (sovietici o alleati?, ndr) abbia liberato cosa e quando. Vorrei fare alcune precisazioni in merito ad alcuni punti di confusione che ho impressione siano diffusi.
Perché vi chiedete? Perché sono nipote di ebrei deportati in alcuni Lager tristemente noti, e perché certi avvenimenti vanno ricordati nella loro drammaticità, scevri da orientamenti politici.

Partiamo dal principio:
lo sterminio degli ebrei, chiamiamolo SHOAH, diaspora, sterminio, ma non chiamiamolo OLOCAUSTO. Poichè questo termine indica un rituale religioso abbinato ad una festa importante.
I Lager, si dividono in KL ed AL, ossia campi di concentramento e campi di lavoro. Solo dopo la Conferenza di Wannsee si realizzeranno i campi di sterminio, che saranno 6: Treblinka, Majdanec, Sobibor, Belzec, Birkenau, Chelmno.
Gli altri campi allora cosa erano?
Auschwitz era un po’ di tutto, ad esempio.
I campi maggiori, come Auschwitz, avevano campi sussidiari, che servivano per varie operazioni. Birkenau e Treblinka erano due ausiliari di Auschwitz, ma deputati allo sterminio sistematico, insieme erano capaci di “liquidare” 2500 esseri umani considerati “indesiderabili” dal regime nazista. Tuttavia, Auschwitz, tra i suoi 45 campi ausiliari, contava anche campi di lavoro, il più celebre era MONOWITZ, dove lavorò come chimico Primo Levi, nella locale fabbrica di gomma sintetica.

Da questo si può comprendere un fatto. I Lager, erano delle vere e proprie organizzazioni produttive, che dovevano produrre numeri.
Infatti le SS traevano grandi vantaggi economici dai Lager. Come?
In pratica gli internati venivano “affittati” alle grandi aziende tedesche, non solo di armamenti, ma anche farmaceutiche come la Farben (attuale Bayer) che a Gusen (campo ausiliario di Mauthausen) aveva un polo produttivo in cui erano usati internati.
Ogni internato, con il suo lavoro, causava un profitto economico che l’azienda pagava alle SS. Gli internati, una volta arrivati al punto di esaurimento psicofisico, venivano uccisi, con le tecniche che tutti conosciamo.
Ora vorrei precisare alcuni punti.
Nei lager vi erano solo ebrei? No, purtroppo la follia nazista colpiva diverse categorie, che erano considerate indesiderate. Gli ebrei e gli slavi tuttavia, subivano il peggio, poiché considerati “SUBUMANI”.

Nei lager donne e bambini morivano subito? No, la folle idea nazista arrivava a sfruttare sia donne che bambini per vari usi, dagli esperimenti fino a lavori nelle fabbriche (i bambini venivano usati per lavori dove le manine piccole erano un vantaggio). Appena arrivati nel campo, gli uomini venivano separati dalle donne, per privare gli internati dei propri nuclei familiari, in modo da annientarli emotivamente. Dopo questo, venivano prelevati i deportati vecchi, malfermi, malati, con forme di disabilità. Queste categorie venivano avviate alle tristemente note docce. Quel che accadeva lo sapete tutti.
Si moriva solo nei Campi di sterminio? No, la dottrina dei lager era frutto di uno studio ponderato. Gli internati dovevano essere umiliati, disumanizzati, sfruttati e poi liquidati quando non più in grado di essere un profitto.

Gli italiani furono internati solo a Mauthausen? No, purtroppo non vi era una destinazione stabile. Diversi internati italiani finirono a DACHAU (ad esempio i miei parenti), altri a Buchenwald.
Mauthausen, paradossalmente, era un campo esistente durante la prima guerra mondiale e usato per i prigionieri italiani in quel conflitto.

Perché ho fatto questa precisazione? Perché questo argomento, è tristemente destinato all’oblio. Dato che i testimoni in vita si riducono sempre di più. Ma questo è un argomento che tutti, e ribadisco TUTTI, dobbiamo tenere a mente e raccontare ai giovani.
Badate bene però, non dobbiamo farne questione politica. Poiché la politica è l’ultimo dei mali in questa orribile vicenda storica.
Quello che deve farci riflettere e che deve farci paura è altro.
Osservate l’applicazione intellettuale, ragionata, calcolatrice, metodica e organizzativa che vi è in questa vicenda. Addirittura la creazione di uno schema di annientamento psicofisico che azzerava gli internati e tacitava le coscienze degli esecutori. Ricordiamoci, che le tante SS interrogate dopo la guerra risponderanno sempre “eseguivo gli ordini”. In questo frangente nacque la “LOGICA DELL’APPARATO” ossia l’annullare il rimorso o la coscienza poichè si esegue un ordine arrivato da qualcuno più in alto, applicabile al soldato semplice, al generale o al notabile.

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