Good news against bad news

Due maestre di mia figlia sono risultate positive. Scuola chiusa e noi tutti in quarantena.

Ancora più fermi di prima. Nemmeno più le lezioni di danza in spiaggia o quelle di yoga sul terrazo. Solo noi tre. Chiuse in casa, aspettando e sperando in un tampone dall’esito negativo.

Rivivo il lock down in pieno: i disturbi del sonno, mia figlia 6 ore al giorno davanti al pc, i lavoretti per intrattenere la piccola, le faccende di casa che rimandavo da secoli… Visto che sono qui, sarebbe bello leggere, ma mi riesce estremamente difficile farlo per più di 10 minuti in presenza della piccola.

E allora apro il baule delle vecchie foto di famiglia, ordino casa, mi diletto faccio lunghi bagni pseudo rilassanti, approfitto di questo bel giardino e del sole al mattino, insomma faccio di tutto per restare nella mia bolla di solitudine privilegiata.

Ma i tempi sono quelli che sono e le cattive notizie riescono a raggiungerti sempre e comunque, soprattutto in una società come la nostra che, lo sappiamo bene, ama diffondere solo quelle!

E allora resto qui, bersaglio immobile di raffiche di notizie taglienti, scioccanti, terrificanti, degne dei migliori horror. Riportate male, malissimo. Ma, ahimè, vere.

Un ragazzina partorisce nel bagno di casa e getta il neonato dalla finestra.

L’ennesimo stronzo assassino che uccide figli, moglie e cane e viene descritto come bravo padre di famiglia che non riusciva ad accettare la separazione.

Il giovane mostro senza scrupoli, laureato alla Bocconi, accusato di sequestro di persona e violenze inaudite su delle giovani donne (con tanto di denunce, testimonianze e terrificanti video che lo incastrano), descritto dal Sole24ore come un bravo imprenditore, vulcano di idee e progetti che, per il momento, è stato spento a causa delle accuse a cui deve rispondere…

3 femminicidi in 3 giorni. E ogni volta lo stesso indecente spettacolo della stampa che riduce il tutto a isolati fatti di cronaca e dipinge gli assassini come povere vittime.

(Arriverà mai il giorno in cui i giornalisti che scrivono queste oscenità, che di fatto difendono e favoriscono la violenza di genere, verranno puniti dalla legge?)

Il parroco che nella sua omelia paragona l’aborto allo stupro e alla pedofilia (asserendo che il primo è certamente più grave dei secondi) e ricorda alle donne che devono essere sottomesse agli uomini.

Tutte quelle interviste a colleghi lavoratori dello spettacolo che stanno man mano cambiando lavoro…

Il padre che per 40 giorni occulta il cadavere della figlia in bagno perché non vuole perderla.

E poi tutte quelle notizie che non fanno rumore.

Come la promozione di due poliziotti ,coinvolti e condannati per i fatti della Diaz durante il G8 di Genova nel 2001, che non solo continuano a lavorare indisturbati ma stanno anche facendo carriera!

O il milione di tonnellate di acqua radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima che il Giappone ha appena allegramente scaricato in mare nell’indifferenza generale.

Difficile non deprimersi.

Ma ci sono anche le buone notizie. E io le cerco, le colleziono e le custodisco come beni preziosi.

Per esempio:

Il sindaco del comune di Guardistallo che decide di scontare l’IVA dagli assorbenti femminili perché è una tassa ingiusta.

Il direttore di un supermercato di Milano che sorprende un uomo nell’atto di rubare il pane e, invece di denunciarlo, gli regala una spesa

L’arcivescovo della diocesi di Reggio Calabria, Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che fa un appello contro la cultura maschilista.

E una lunga lista di conquiste femminili in pochissimo tempo!

Peccato che sia sempre ‘una donnala protagonista.

La prima alla guida della banca centrale in Giappone, la prima alla guida di Facebook Africa, quella nominata a capo di una squadra di pompieri in Francia o dell’Università Ca Foscari di Venezia e, addirittura, quella eletta alla vice presidenza degli Stati Uniti!

Si, ‘una donna’. Perché il più delle volte queste notizie vengono riportate senza fare i nomi. C’è addirittura una pagina satirica di Wikipedia che segnala le volte in cui una notizia viene riportata parlando di ‘una donna in modo generico.

Perché non importa cosa riusciamo a fare, siamo sempre invisibili (e sacrificabili).

Ma in Italia un po’ di più, tanto che il giorno della vittoria di Biden e della sua vice Kamala Harris, tutti i capi di stato del mondo hanno fatto un tweet per congratularsi con entrambi, tranne il nostro! Anzi, mi correggo, tranne i nostri politici tutti! Che hanno fatto gli auguri solo a Biden.

E non mi sembra neanche più qualcosa di assurdo. Perché rispecchia alla perfezione il Paese in cui viviamo e chi lo guida.

Ma se c’è del marcio anche nelle buone notizie, come faccio a scrivere un pezzo meno negativo di settimana scorsa? Non si può essere sempre negativi, dai!

Ma no, infatti, dai. Tutto sommato voi siete ancora qui, io sono ancora qui, le mie bambine sono ancora qui, il frigo è pieno e, anche se siamo state a contatto con un positivo e siamo in quarantena, non abbiamo alcun sintomo e ci aspettiamo un tampone negativo.

E allora faccio un bel respiro profondo e mi preparo a tornare ad insegnare danza su zoom.

Se non fosse che…non riesco più a togliermi dalla testa le urla di una madre che ha perso il figlio in mare.

Non riesco a togliermi dalla testa Joseph, il piccolo neonato morto ieri. 6 mesi.

Morto per colpa nostra. Nostra solamente.

Avete mai visto un neonato da vicino? Ne avete mai sentito l’odore? Avete visto il suo sguardo che si apre al mondo per la prima volta, pieno di fiducia e totalmente innamorato della sua mamma?

Se non ci fossero stati i medici di Emergency e quell’unica barca di Open Arms rimasta in mare, a morire sarebbero stati in 120.

Perché, perché?

Ogni bambino che muore è figlio mio.

Ogni bambino che muore è figlio nostro.

E questa eterna quarantena ha un sapore maledettamente amaro.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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