Incubi, sogni, coraggio

I provini online per entrare in accademia e studiare teatro:

la voce di una giovane ragazza che recita un monologo risuona in tutta mia la casa, sento la sua energia, il suo accento del sud e tutta la sua eccitazione, quella di una giovane piena di speranze, è un’energia particolare, che conosco bene e che adoro profondamente.

La ascolto e la osservo con rispetto, il rispetto dovuto per chi si mette i gioco per inseguire un sogno.

Anche se, purtroppo, a volte sono costretta a prendermi una pausa per urlare a mia figlia, che è un’ora che è seduta con in mano una pillola e non riesce a mandarla giù. (Mi innervosisce da morire vederla quando non riesce ad affrontare le sue paure con coraggio. Non potrò affrontarle io per lei, mi piacerebbe, ma non funziona così, ed è più forte di me la convinzione che non sia molto efficace adesso consolarla.)

E’ li, seduta, con la pillola in una mano e il bicchiere d’acqua nell’altra, si lamenta, guarda la pillola, la avvicina alla bocca, esita, poi torna a borbottare qualcosa e, di nuovo, prende coraggio, si concentra e…torna a fissare la pillola.

Dio quanto odio vederla così!

Vorrei insegnarle ad avere coraggio, a buttarsi a capofitto nella vita, a provare l’ebrezza del rischio. Sogno per lei una vita di viaggi, di scoperte, di avventure..ma senza coraggio come si fa?

Sogni e coraggio.

Siamo circondati da mostruosità, il mondo fa sempre più paura, la follia dei sogni e il coraggio dei sognatori, in questo scenario, diventano indispensabili alla sopravvivenza.

Intanto la ragazza ha finito anche la poesia e la canzone, ha risposto a qualche domanda e ha lasciato il posto a un giovane aspirante attore.

E mia figlia sempre qui, con quella pillola in mano. Che incubo.

Incubi : in questi giorni è difficile non esserne sopraffatti, le mostruosità sembrano aver preso il sopravvento.

A ricordarcelo ci hanno pensato gli artisti Gan Golan e Andrew Boyd che hanno ideato l’orologio digitale apparso, proprio in questi giorni, a New York, nella grande piazza di Union Square, a Manahattan. E’ il Climate Clock e ci informa di quanto tempo ci resta a disposizione per riuscire a fermare l’irrimediabile collasso della terra. 7 ANNI. Questo il tempo che ci resta.

(Tra 7 anni le mie figlie avranno rispettivamente 17 e 11 anni. Direi che questo va di gran lunga oltre ogni mio peggiore incubo).

Come titola l’ultimo numero di ADBUSTERS: It’s the end of the future (è la fine del futuro).

Se a consolarci non resta che il presente, ecco le ultime news:

Negli stati uniti è stato scoperto un centro egli orrori: dove centinaia di immigrate venivano sterilizzate a loro insaputa.

Intanto, in Italia:

Qualcuno ha scoperto un cimitero di feti, con tanto di croci con sopra riportato il nome della madre che ha abortito. Il tutto, naturalmente, all’insaputa delle donne in questione.

Olbia: un gruppo di leghisti si è dato appuntamento al porto per accogliere con insulti e auguri di morte, donne e bambini appena sbarcati.

Roma: una tredicenne viene insultata e picchiata barbaramente solo per le sue origini arabe.

Potenza: una ragazzina di 13 anni lascia il fidanzatino e lui, per vendicarsi, ingaggia gli amici per fargliela pagare. Lassurdo è che i compagni accettano senza esitare, trasformando in un incubo quello che doveva essere un sabato sera spensierato da trascorrere in centro.

Napoli: un ragazzino di 11 anni si suicida gettandosi dal decimo piano di un palazzo. A quanto pare incitato da una sfida in chat.

Ovunque nel Bel Paese ogni giorno la mostruosa normalità di un uomo che uccide la propria moglie o i propri figli.

Allora…Europa?

Il 23 settembre la nuova Commissione europea ha finalmente affrontato il tema dei rifugiati. Risultato: la conferma dei blocchi alle frontiere, i finanziamenti a Paesi come la Libia e la velocizzazione del rimpatrio dei poveri malcapitati senza permesso di soggiorno.

E poi tutte quelle maledette immagini che ti entrano dentro senza più lasciarti, tutti quei piccoli bimbi che dormono al freddo, sull’asfalto, da quando hanno lasciato Lesbo, dove poche settimane fa un incendio ha distrutto il più grande centro di detenzione d’Europa, in realtà un’enorme baraccopoli, ora cumulo di cenere.

Torno più vicino a me: Lecce, la mia città, e sprofondo nell’incubo della cronaca nera più agghiacciante.

Una madre che piange la figlia ammazzata brutalmente, un’altra madre che piange suo figlio ucciso senza pietà, una terza madre che piange per aver cresciuto un figlio assassino e un’ intera comunità che si sforza invano di dare un senso alla banalità del male.

Perché, di fronte al male, ciò che più ferisce è sempre la mancanza di logica. E’ il dover accettare il fatto che il male esiste e che abita ognuno di noi.

E’ la segreta consapevolezza di essere tutti, in qualche modo, colpevoli per quelle giovani vite spezzate senza pietà e per un ventenne diventato mostro.

Un incubo continuo.

E allora urlo a mia figlia, perché non si tratta di una pillola, è molto di più: le urlo con tutta la mia forza di avere coraggio, le urlo perché voglio che si batta per la bellezza, la sua, quella dei suoi sogni fatati, quella di una coccinella che si posa sulla sua piccola mano di bambina di 10 anni.

Le urlo prima che sia troppo tardi, prima che il mondo la spaventi troppo.

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù’. E no, lo zucchero stavolta non sono io, lo zucchero è ciò che può trovare al di là della paura.

Basta tuffarsi nella vita ad occhi aperti.

E per ogni leghista che urla, un bambino troverà chi invece gli tende la mano, lo accoglie e lo scalda.

Siamo circondati da orrore, schiacciati ogni ora da notizie sconcertanti. Mostruosità che ci fanno sentire impotenti e ci rendono pericolosamente inermi di fronte alla vita.

Ed è per questo che, oggi più che mai, c’è bisogno di coraggio, dell’innocenza dei bambini e della forza dei loro sogni.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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