Fidanzati uccisi a Lecce, fermato studente di scienze infermieristiche: aveva abitato con i ragazzi

Antonio De Marco, 21 anni, di Casarano, preso nella tarda serata di ieri: dopo un lungo interrogatorio ha confessato di aver ammazzato Daniele De Santis ed Eleonora Manta. E’ stato incastrato dalle telecamere della zona, da cinque bigliettini scritti per organizzare il massacro e da un post su Facebook: “Desiderio di vendetta”. Trovate fascette e solventi: “Voleva torturare i suoi ex coinquilini e lasciare una scritta sul muro”. Il procuratore capo: “Fine di un incubo”

 

Di Stefania De Cristofaro

 

LECCE – Sì, è stato preso, ha confessato ed è in carcere: Antonio De Marco, 21 anni appena, originario di Casarano, studente di Scienze infermieristiche, è stato fermato con l’accusa di aver ammazzato Daniele De Santis, 33, ed Eleonora Manta, 30, con premeditazione e crudeltà. Con i fidanzati aveva diviso per qualche tempo l’appartamento del condominio di via Montello, a Lecce, in cui è avvenuto il massacro. Un massacro che l’aspirante infermiere ha ammesso dopo una notte di interrogatorio. E che rimanda a una vendetta, come lui stesso ha scritto in un post sul suo profilo Facebook: “Un piatto da servire freddo, che non risolve il problema ma per pochi istanti ti senti soddisfatto”. Perché vendicarsi? Perché uccidere?

LA SVOLTA NELLE INDAGINI A DISTANZA DI UNA SETTIMANA DAL MASSACRO

Per l’accusa, De Marco ha ucciso con lucida follia, seguendo un piano minuzioso, dalla mappa per sfuggire agli occhi delle telecamere, a come ammazzare, far sparire ogni traccia non prima di aver consegnato un messaggio alla città. Ma nella premeditazione, ha compiuto più qualche passo falso ed è stato identificato.

La svolta è arrivata a distanza di sette giorni dal duplice omicidio, dopo i funerali di Daniele, arbitro di calcio, ed Eleonora, dipendente dell’Inps di Brindisi. Il dolore, le lacrime e la disperazione delle famiglie. Una sola richiesta: trovare l’assassino. Trovarlo in fretta. Lo hanno trovato. E non appena il procuratore capo di Lecce, Leonardo Leone de Catris ha dato la notizia del fermo, davanti alla sede del comando provinciale dei carabinieri, c’è stato un applauso. Un battito di mani spontaneo per ringraziare gli inquirenti e gli investigatori e al tempo stesso per far sentire la vicinanza alle due famiglie.

De Marco è stato raggiunto nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove stava svolgendo regolarmente una lezione del tirocinio previsto dal corso di laurea: nel corridoio del reparto gli è stato notificato il decreto di indiziato di delitto ed è stato subito portato negli uffici del comando per essere sottoposto a un primo interrogatorio. Chi racconta quella scena, riferisce di aver visto il ragazzo scoppiare in una risata davanti ai militari. Certo è che in tutti questi giorni non ha cambiato la sua vita, né ha mostrato segni di cedimento.

I GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA A CARICO DELLO STUDENTE DI 21 ANNI

Ci sono una serie di indizi che hanno portato al suo nome e che lo indicano come l’unico autore del duplice omicidio avvenuto la sera del 21 settembre scorso. La prima della convivenza dei due fidanzati: Daniele De Santis ed Eleonora Manta avevano progettato il loro futuro assieme, mano nella mano. Insieme hanno incontrato chi ha messo fine a tutto: De Marco, stando all’accusa, ha ucciso entrambi con un coltello compatibile con uno di quelli usati dai sub. Sessanta fendenti, più della metà sul corpo di Eleonora: il cadavere è stato trovato sul pianerottolo. Poi Daniele.

Il primo indizio raccolto è l’immagine catturata da una delle telecamere presenti lungo la strada che conduce al condominio di via Montello, civico 2. I carabinieri sono riusciti a isolare un fotogramma e a ingrandirlo, arrivando ad avere il primo piano di un giovane: vestito di nero, cappuccio e guanti, sulle spalle uno zaino di colore giallo. Quella immagine ha motivato il pool ad andare avanti nella ricostruzione di un puzzle assurdo. L’indizio sotto forma di immagine è stato legato alla cerchia delle conoscenze e delle ultime frequentazioni della coppia, ricostruita iniziando dai tabulati delle telefonate fatte e ricevute dai fidanzati incrociati con alcune testimonianze. Una in particolare è stata ritenuta determinante quanto a precisione: è quella resa da un uomo che vive in un palazzo accanto e che ha riferito di aver visto un giovane correre verso via Armando Diaz.

I cellulari, quindi. Le intercettazioni telefoniche sono il secondo indizio a carico dello studente di Scienze infermieristiche. E’ stato ascoltato mentre parlava al telefono negli ultimi giorni ed è stato seguito, pedinato come avviene nelle indagini vecchio stampo, in attesa di avere riscontri di natura scientifica. Sono arrivati anche quelli: le perizie per la comparazione grafologica, partendo dai bigliettini trovati sin dalla sera stessa del duplice omicidio.

In un foglietto recuperato lungo la strada che porta al condominio di via Montello, c’era un percorso, una mappa vera e propria con indicazione delle telecamere presenti nella zona della palazzina. Da quegli occhi, l’assassino voleva tenersi alla larga. Non voleva essere visto. Voleva agire in incognito. Era convinto di riuscirci. Aveva studiato il tragitto. Si sbagliava. Quelle scritte sono state comparate con alcuni documenti che i carabinieri hanno acquisito negli uffici del Comune di Lecce e in Prefettura. “Stessa mano”, stando ai primi risultati.

Biglietti scritti dalla stessa mano sono stati trovati nel corso delle perquisizioni a casa dello studente: ne sono stati sequestrati quattro e per gli inquirenti si tratta di fogli dal contenuto agghiacciante poiché sono istruzioni su cosa fare per uccidere e per cancellare con appostiti solventi le tracce di sangue. Sono, quindi, una ulteriore conferma della volontà di uccidere i due ragazzi, della premeditazione, della ferocia, aggravanti già contestate nel decreto di fermo, e non solo. C’è dell’altro, stando a quanto affermato dal procuratore capo nel primo incontro con i giornalisti, mentre De Marco era in caserma.

LA PREMEDITAZIONE E LA FEROCIA: FASCETTE PER IMMOBILIZZARE I FIDANZATI E TORTURARLI

L’altro materiale trovato e posto sotto sequestro porta a uno scenario ancora più inquietante: secondo la ricostruzione, il 21enne si era procurato delle fascette in plastica, come quelle usate dagli elettricisti, e con quelle voleva immobilizzare i fidanzati, legarli e torturarli. Un paio di fascette sono state lasciate sul luogo del delitto: è probabile che non abbia proseguito nel piano, perché disturbato da rumori o voci di alcuni condomini. La concitazione prima del duplice omicidio è stata avvertita da alcuni residenti. E’ possibile, quindi, che sia fuggito e che nella corsa per non essere preso abbia commesso errori che si sono rivelati determinati per le indagini.

Il procuratore capo, ieri sera, ha parlato di una “fortissima premeditazione” ha detto che

“ciò che è stato rinvenuto nell’abitazione ci fa propendere per l’ipotesi che l’omicidio in realtà dovesse essere una rappresentazione, anche per la collettività”.

Secondo il sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini e gli aggiunti Elsa Valeria Mignone e Guglielmo Cataldi, il piano del giovane contemplava un ultimo passaggio: una scritta da lasciare sul muro dell’appartamento come messaggio. Assurdo.

IL PROCURATORE CAPO: “LECCE ESCE DA UN INCUBO”. LA CONFESSIONE IN MATTINATA

“Questa è la nostra ipotesi accusatoria”, ha aggiunto ieri il procuratore parlando con i giornalisti. “Ci auguriamo ora una confessione”. “La città di Lecce”, ha concluso il capo della Procura, “esce da un incubo”. L’applauso di ieri sera conferma che l’incubo è finito con il fermo dell’universitario, sottoposto a un interrogatorio fiume a conclusione del quale c’è stata una prima ammissione.

Antonio De Marco, stando a quanto si apprende, ha confessato alla presenza dell’avvocato d’ufficio, Andrea Starace del foro di Lecce. Le sue dichiarazioni sono state messe a verbale e saranno inviate al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, di fronte al quale l’universitario dovrà comparire nelle prossime ore per essere la convalida del fermo. La procura chiede la custodia cautelare in carcere e sottolinea, in aggiunta ai gravi indizi di colpevolezza, la sussistenza di esigenze cautelari concrete e attuali.

IL MOVENTE E IL POST DU FACEBOOK: L’UNIVERSITARIO AVEVA VISSUTO NELL’APPARTAMENTO DEI FIDANZATI

Se ci sono gli indizi e se c’è la confessione, manca ancora una tessera per dire che il puzzle sia completato: il movente. Per quale motivo Daniele ed Eleonora sono stati uccisi? Quel che si sa ad oggi è che De Marco non fosse solo uno dei conoscenti dei fidanzati, ma che abbia avuto modo di frequentare entrambi per un certo periodo di tempo. Le indagini, infatti, hanno portato a scoprire che lo studente ha abitato nello stesso appartamento di via Montello, civico 2: ci sarebbe stato un periodo di convivenza fra i tre, sino a quando la coppia ha deciso di iniziare un nuovo percorso a due. Erano contenti. Lei lo aveva anche pubblicato su Instagram: la sua ultima storia prima di essere accoltellata a morte.

E’ possibile che la decisione di comunicare lo sfratto, abbia determinato il giovane a uccidere entrambi? Al momento, si parla di vendetta, riprendendo quanto lo stesso De Marco ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il 31 luglio scorso, dal blog “Universo psicologia” con il titolo “desiderio di vendetta”.

Il suo commento è stato il seguente:

“Un piatto da servire freddo… è vero che la vendetta non risolve il problema ma per pochi istanti ti senti soddisfatto”.

Due faccine con il sorriso hanno accompagnato il testo. E’ davvero in queste righe il movente del massacro di due ragazzi che stavano andando incontro al futuro? Hanno incontrato chi voleva ammazzarli proprio lì dove avevano progettato di vivere assieme.

 

Leggi anche: 

Doppio assassinio Eleonora e Daniele: “Lecce esce dall’incubo” e vi piomba Casarano

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!