Doppio assassinio Eleonora e Daniele: “Lecce esce dall’incubo” e vi piomba Casarano

Di Marilù Mastrogiovanni

Lecce esce dall’incubo, ha detto il procuratore De Castris.
E nell’incubo invece piomba Casarano.
Di nuovo al centro di efferati fatti di cronaca nera, la piccola cittadina del Sud Salento si sveglia smarrita e incredula.
Un ragazzo invisibile, di una famiglia invisibile, come tante: umile, semplice, con i genitori che tirano a campare con piccoli lavoretti. Abitano in una zona popolare e chi lo conosce lo ricorda bambino, solitario, taciturno, il primo della classe.
Può un ragazzo di 21 anni di un paese di provincia, covare una rabbia così cieca verso la felicità altrui da trasformarla in una sete di vendetta da placare solo con fiumi di sangue?

Qual è il messaggio che avrebbe voluto lasciare alla comunità?

Immaginava un’azione dimostrativa plateale, ha accennato il procuratore De Castris.
Quale messaggio finora inascoltato voleva lanciare Antonio De Marco?
E chi, finora, non ha avuto orecchie per sentire la sua voce? Una voce che solo nell’atrocia, nel sadismo e nella lama di un pugnale da sub ha trovato il tono giusto per tracciare parole mai dette.
Quali sono quelle parole? Perché Antonio De Marco è riuscito a scrivere solo con sangue quello che aveva dentro? Voleva lasciare un messaggio, forse scriverlo sulla parete.

L’assassinio di Eleonora e Daniele non chiude la porta sulla paura del mostro, come ha detto De Castris quando ha afferma “Lecce esce dall’incubo”, ma la spalanca sulla paura del mostro che è in ognuno di noi. Sulla paura di quali mostri possiamo diventare, quando siamo lasciati soli, vasi di coccio tra vasi di ferro.
Spalanca la porta sulle nostre responsabilità, sulle colpe di ciascuno, sulle colpe del contesto sociale, prima ancora che familiare, in cui è vissuto Antonio De Marco, reo confesso.
Il contesto familiare, sicuramente, lo conosceremo grazie alle numerose perizie che seguiranno.
Il contesto sociale invece, quello, lo conosciamo bene.
E’ un contesto di provincia che esclude il diverso, e se lo include è un’inclusione spesso formale, un’ inclusione che addita. E’ un contesto conformista, dove il dio denaro è idolatrato, dove si ha un’idea distorta del successo, che è macchinoni, ostentazione, spavalderia. Dove avere lo smartphone di ultima generazione o la playstation ultimo modello fa la differenza tra l’ “essere popolare” e l’essere invisibile.
E nessuno vuole essere invisibile. Nessuno vuole essere escluso.

Antonio De Marco invisibile non è lo più. Probabilmente è proprio quello che voleva: non essere più invisibile, non essere più escluso.
Ma oggi sono tutti i padri e tutte le madri di quel paese a sud del Sud, a doversi chiedere quali sofferenze hanno potuto infliggere a questo giovane figlio tali da trasformarlo in un mostro.

 

Leggi anche: https://www.iltaccoditalia.info/2020/09/29/fidanzati-uccisi-a-lecce-fermato-studente-di-scienze-infermieristiche-aveva-abitato-con-i-ragazzi/

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2 Commenti

  1. Avatar
    G.Patrizia Morciano

    Bravissima! L’unica cosa sensata che ho letto in mezzo a tante analisi sociologiche arbitrarie e a sterili esercizi di bella scrittura!
    Patrizia Morciano

    Reply

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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