Foggia, Gargano e Tavoliere, la mappa dei gruppi mafiosi: omicidi, droga e infiltrazioni nei Comuni

Dossier/9 Nella relazione Dia, sul secondo semestre 2019, ricostruita la guerra a colpi anche di Kalashnikov tra Monte Sant’Angelo, Macchia e Manfredonia, comune sciolto al pari di quello di Cerignola. Le confessioni del nuovo pentito dopo la strage di San Marco in Lamis e l’azione di fuoco ad Amsterdam. Capitali illeciti investiti nei settori agroalimentare e turistico-ricettivo. Preoccupante l’arruolamento dei giovanissimi, i cosiddetti Duemila

 

Di Stefania De Cristofaro

 

FOGGIA – Guerre di mala combattute con mitragliatori Kalashnikov, scie di sangue sul Gargano, infiltrazioni mafiose nei Comuni di Manfredonia e Cerignola, narcotraffico con legami imbastiti anche con alcuni esponenti delle cosche calabresi e clan camorristici, estorsioni ancor più subdole nel silenzio dei taglieggiati e denaro illecito investito nei settori agroalimentari e turistico-alberghiero. La mafia a Foggia e provincia è quella che in Puglia preoccupa maggiormente il Governo, anche per effetto dell’innesto di giovanissimi, i cosiddetti Duemila, come è stato evidenziato nell’ultima relazione sulle attività svolte dalla Dia nel secondo semestre del 2019 che il Ministero dell’Interno ha consegnato al Parlamento.

A FOGGIA NUOVA SEZIONE DIA E CONTINGENTE STRAORDINARIO DI FORZE DI POLIZIA

Dopo la strage di San Marco in Lamis, su proposta del ministero dell’Interno è stato deciso prima l’invio di un contingente straordinario di Forze di polizia e poi l’attivazione di una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia, istituita il 15 febbraio 2020. A conferma della “volontà dello Stato di contrastare con la massima determinazione ogni forma di criminalità”, così come ha dichiarato la ministra Lamorgese.

La risposta istituzionale ha destabilizzato le consorterie mafiose, determinando un nuovo scenario caratterizzato da “alleanze fra i gruppi di diverse macro-aree (capoluogo, Gargano, alto e basso Tavoliere). Quel che si evince dalla relazione Dia è un quadro complesso e instabile, rispetto al quale “sicurezza e giustizia” sono segnati ancora negativamente stando alla graduatoria stilata da Il Sole 24 ore con riferimento al 2019, sulla qualità della vita e sul benessere nelle province italiane, dopo aver considerato 90 parametri: Foggia risulta al terzultimo posto, vale a dire il numero 105.

NELLA CITTA’ DI FOGGIA PRESENTI TRE BATTERIE: LA SITUAZIONE DOPO I BLITZ E L’EVOLUZIONE DELLE ESTORSIONI

Qual è la situazione nella città di Foggia? “Continua” la situazione di “stallo fra tre batterie”, quelle dei “Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese”, tutte colpite in maniera pesante dai blitz Decima Azione del 2018, Chours 1 e 2 di febbraio e maggio 2019 perché i clan sono stati decapitati. Hanno perso tutti le figure apicali: al momento della redazione del dossier Dia, risultano detenuti in carcere “i boss dei clan Moretti, Sinesi, Lanza e Tolonese e i fratelli reggenti del clan Francavilla, mentre il capo clan Trisciuoglio è ai domiciliari per motivi di salute”.

Tutte le inchieste hanno evidenziato una evoluzione del rapporto tra l’estorto e l’estortore, nel senso che dal “tradizionale racket con minacce esplicite e violenze dirette” si è passati a un “modello più subdolo e insidioso” in cui “per l’assoggettamento sono sufficienti la fama criminale e la forza intimidatrice” che derivano dal vincolo associativo. Gli inquirenti definiscono questo tipo di estorsione, come “ambientale”.

La misura del condizionamento può essere dedotta se si fa riferimento al processo scaturito dall’inchiesta Decima azione: a costituirsi parte civile, ai fini della richiesta di risarcimento dei danni, sono stati la Regione Puglia, il Comune di Foggia, la Fondazione Antiracket e Confindustria Foggia, in qualità di rappresentanti della società e degli interessi degli imprenditori, mentre sono rimasti silenti i commercianti e i professionisti taglieggiati. Ulteriore prova, è emersa dal processo conseguente all’operazione Rodolfo su alcune estorsioni mafiose: in questo caso, durante le udienze dibattimentali, le vittime delle estorsioni, per lo più riconducibili a imprenditori del settore agroalimentari hanno assunto comportamenti “reticenti e non collaborativi”. Tale situazione ha comportato che le società delle vittime sono state ritenute talmente a rischio da essere state destinatarie della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria.

Le verità processuali sin qui emerse hanno dato rilievo all’”esistenza di un concorso tra i clan Francavilla e Lanza, appartenenti a batterie contrapposte”. In questo contesto, come evidenziato nella relazione Dia, “le vittime delle richieste estorsive, pagando al consorzio” il cosiddetto “giusto”, ottenevano tutela restando indenni rispetto a ulteriori pretese da altre associazioni. E’ emerso, inoltre, il carattere federativo delle tre batterie che, sia pure mutevole nella composizione per esigenze contingenti, consente di metabolizzare gli effetti delle attività di contrasto poste in essere e di contemperare “l’atavica incapacità di darsi una struttura gerarchica con un vertice condiviso, in grado di elaborare strategie unitarie”. A maggior ragione quando sono forti i legami familiari.

LA SOCIETA’ FOGGIANA: ZONE D’INFLUENZA ANCHE FUORI REGIONE E ALLEANZE CON I CLAN

La società foggiana, organizzazione di stampo mafioso, conferma una progressiva azione di espansione in direzione del Gargano dove i Sinesi-Francavilla vantano rapporti stabili con il clan Li Bergolis, mentre Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese restano alleati dei Romiti. Estensione accertata anche verso l’Alto Tavoliere e in particolare nelle zone di San Severo, per effetto dei legami tra i Sinesi-Francavilla e il gruppo Nardino, da un lato, e tra i clan Moretti e La Piccirella dall’altro, e Orta Nova, per la presenza dei Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese.

Con sentenza è stata accertata anche “l’influenza dei Moretti nel Sanseverese: tra i condannati compare il capo del gruppo La Piccirella, a sua volta considerato elemento di vertice della criminalità organizzata dell’area di San Severo, ma nel procedimento penale giudicato in qualità di partecipe alla società foggiana”. I legami in essere tra Moretti-Pellegrino-Lanza sono stati confermati con l’operazione Hydra nel corso della quale è stato svelato il rapporto esistente tra “un imprenditore del settore dei rifiuti e uomo di fiducia del capoclan La Piccirella”.

Oltre ai rapporti con ‘Ndrangheta e Camorra, è “conclamata la presenza della società foggiana in Abruzzo, Molise e Marche, nonché in Lombardia. Il 21 ottobre 2019 è stato arrestato, per esecuzione di pena definitiva, un cerignolano ritenuto “referente lombardo di un gruppo criminale contiguo alla batteria Sinesi-Francavilla”, incaricato dell’approvvigionamento di “grossi quantitativi di droga” per conto del sodalizio pugliese. L’uomo era stato arrestato nel 2014, nell’ambito delle indagini chiamate Gold&Camel, su traffici illeciti esistenti in Molise e nelle Marche.

LA MAFIA GARGANICA E IL POTERE DI INTIMIDAZIONE: USURA E NARCOTRAFFICO. AFFARI CON LA ‘NDRANGHETA

Quanto alla mafia garganica, nella relazione Dia è stato messo in evidenza lo “strettissimo rapporto con il territorio, dove esercita un potere di intimidazione e vengono poste in essere estorsioni, traffico di stupefacenti e usura”. Scenario precario perché in continua evoluzione, ma con stabili vincoli familiari. Lo zoccolo duro è rappresentato dal clan dei Montanari e ruolo chiave è da attribuire alla famiglia Li Bergolis di Monte Sant’Angelo: “elemento di punta di tutta la mafia garganica -si legge nel dossier – è il reggente del clan Li Bergolis, nipote del patriarca ucciso a Monte Sant’Angelo nel 2009 al quale, l’11 novembre 2019, è stata notificata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza”. Il provvedimento è scaturito dal fatto che lo stesso, dopo essere stato scarcerato il 13 settembre precedente, “si era reso irreperibile per diverso tempo” per poi essere arrestato dalla Guardia di Finanza il 20 novembre successivo nell’inchiesta Friends sul narcotraffico. “Gli esiti delle indagini mettono in chiara luce l’ambizione del clan dei Montanari di affermare la propria egemonia sulle attività illecite dell’intera macro area del Gargano, se non addirittura di consolidarsi a livello extraregionale e nazionale”. Non solo. Le investigazioni hanno evidenziato “importanti collaborazioni con la ‘Ndrangheta e rapporti d’affari per droga e armi nel triangolo Rosarno-Monte Sant’Angelo-Torino con soggetti legati alla cosca Pesce-Bellocco di Rosarno”. “Significativa è la presenza di esponenti” di questa cosca “in occasione del summit tenutosi a Monte Sant’Angelo a settembre 2016, durante il quale” – secondo gli inquirenti- “i calabresi avrebbero trattato l’acquisto di un chilo di eroina dai Montanari”. Droga da destinare alla piazza di Torino.

Contiguità anche tra la batteria montanara e gruppi criminali di Lucera, fondato su rapporti di amicizia tra i due esponenti di rilievo delle cosche, dopo il comune periodo di detenzione nella stessa cella del carcere di Bari da luglio ad agosto 2015.

Una certa autonomia, invece, è stata riscontrata nell’area di San Giovanni Rotondo e i territori di San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Sannicandro e Cagnano Varano, dove alcune figure sono riuscite a ritagliarsi il proprio spazio operativo.

IL TRAFFICO DI COCAINA, L’OMICIDIO AD AMSTERDAM E LE CONFESSIONI DELL’ASSASSINO PENTITO

Nello smistamento della droga e in modo particolare della cocaina, in Puglia, ruolo centrale è assunto dai Montanari, stando a quanto venuto a galla con l’inchiesta Montagne verdi, poi confermato dalla sentenza pronunciata il 10 luglio 2019 e dall’operazione Gargano dell’8 agosto 2019. Quest’ultima inchiesta ha accertato l’esistenza di due sodalizi, tra loro connessi: “il primo capeggiato da un elemento del clan Lattanzio di Barletta, il secondo da un pregiudicato del clan Montanari, ucciso ad Amsterdam a ottobre 2017”. L’omicidio maturato negli ambienti del traffico di droga, terreno di collaborazioni tra mafia garganica e’Ndrangheta. L’autore di quell’omicidio, Carlo Magno, ha confessato e ha deciso di passare dalla parte dello Stato, diventando collaboratore di giustizia. Il cadavere di Tucci venne ritrovato dalla polizia olandese in una valigia, nel cofano di un’auto.

Nei verbali, in parte leggibili in chiaro, c’è la “ricostruzione delle rotte del traffico di cocaina dal Sud America in Olanda, dove svolgeva da anni la funzione di broker tra i cartelli colombiani e le due organizzazioni mafiose italiane”. Coperti da omissis, invece, restano i passaggi dei verbali relativi alla strage di San Marco in Lamis e altri omicidi, in attesa che arrivino a conclusione gli accertamenti chiesti dai pm della Dda. Il 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis furono uccisi quattro uomini: Mario Luciano Romito, capo dell’omonimo clan, il cognato Matteo de Palma e due fratelli, imprenditori agricoli, Aurelio e Luigi Luciano, del tutto estranei alla criminalità. Freddati per caso, solo perché il quel momento il loro furgone si trovava dietro l’auto su cui viaggiava Romito.

I Montanari, alleati del clan Francavilla di Foggia, restano in “contrapposizione con il gruppo Ricucci-Romito-Lombardi. Quest’ultimo è stato così denominato per la prima volta nell’ordinanza di custodia eseguita dai carabinieri il 17 aprile 2019: è attivo tra “Manfredonia, Monte Sant’Angelo, frazione Macchia, e Mattinata e vanta legami con altri gruppi del promontorio, in particolare San Marco in Lamis, Apricena e Vieste, nonché con i clan Moretti e Trisciuoglio di Foggia e con la malavita cerignolana. Anche questo gruppo è legato ad alcune cosche calabresi.

LA FAIDA IN ATTO FRA I LI BERGOLIS E I ROMITO DOPO LE EPURAZIONI

Nella relazione Dia sul secondo semestre 2019 viene sottolineata la pericolosità della situazione che si è venuta a creare tra i Li Bergolis e i Romito: è in atto – si legge – “una faida, dopo le eccellenti epurazioni dei clan Notarangelo, Gentile e Romito” ed è in questo contesto che l’11 novembre 2019, a Monte Sant’Angelo è maturato l’omicidio di Pasquale Ricucci, 45 anni, elemento di vertice del clan Ricucci, erede dei Romito, a cui ha fatto seguito come risposta, l’agguato fallito a Manfredonia del 29 novembre successivo ai danni di Leonardo Miucci, detto Dino, fratello maggiore di Enzo, ritenuto il reggente del clan Li Bergolis. Ricucci venne freddato sotto casa sua, a Macchia, da otto colpi di fucile calibro 12 caricato a pallettoni sparati da due sicari. “Era indagato – si legge – per associazione mafiosa nell’operazione Iscaro&Saburo e dopo la discovery degli atti processuali che diede inizio alla sanguinosa scissione tra i clan Li Bergolis e Romito, nonostante fosse legato da vincoli di parentela a esponenti del primo gruppo, si schiero a favore del secondo assumendo ben presto un ruolo apicale. Leonardo Miucci era alla guida della sua auto, quando venne bersagliato da diversi colpi di Ak-47 Kalashnikov.

Per gli inquirenti, se da un lato il gruppo dei Montanari è apparso “rafforzato anche dalla vicinanza di alcuni giovani appartenenti a famiglie una volta rivali, gli Alfieri-Primosa-Basta, nonché dal consolidamento dell’alleanza con la famiglia dei Lombardi (detti i Lombardoni), il clan Ricucci-Romito-Lombardi risulta indebolito”. Ulteriore criticità è costituita dalla latitanza di uno degli elementi apicali del clan Ricucci, cognato del boss ucciso, considerato il braccio operativo del gruppo.

INFILTRAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI MANFREDONIA

Nonostante questo, “il sodalizio resta protagonista indiscusso dell’evoluzione del fenomeno mafioso su quel territorio, nonché di una significativa ingerenza nella gestione della cosa pubblica, come sembrano comprovare anche gli elementi alla base dello scioglimento del Consiglio comunale di Manfredonia deliberato con decreto del presidente della Repubblica il 22 ottobre 2019. Il 21 maggio precedente, il sindaco si era dimesso. La gestione dell’Ente è stata affidata per 18 mesi a una commissione straordinaria.

Nel provvedimento di scioglimento sono stati evidenziati “elementi di condizionamento sia da parte della mafia locale, che della batteria foggiana dei Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese”, tra i quali “relazioni dirette di alcuni esponenti dell’Amministrazione cittadina e soggetti di spicco della criminalità organizzata, nonché legami societari e affaristici tra i primi o loro familiari ed esponenti delle cosche mafiose”. Questo è il passaggio conclusivo della relazione del prefetto: “intricato intreccio di relazioni familiari, frequentazioni e convergenze di interessi che legano diversi esponenti della compagine di governo e dell’apparato burocratico dell’Ente, alcuni dei quali con precedenti penali, a soggetti controindicati ovvero a elementi anche apicali dei sodalizi localmente egemoni”. Sono state rilevate “gravi, reiterate anomalie e irregolarità nel settore delle concessioni demaniali marittime per l’esercizio di stabilimenti balneari, stigmatizzate anche dalla Ragioneria generale dello Stato a seguito del controllo ispettivo del luglio 2018”. Evidenziata, inoltre, la “sistematica disapplicazione del protocollo d’intesa con la prefettura del luglio 2017, in base al quale il Comune di Manfredonia si era impegnato a richiedere le informazioni antimafia”. Irregolarità pure nel servizio di riscossione dei tributi locali, licenze per la somministrazione di bevande, impianti di acquacoltura, ambiti del locale sistema produttivo che assumono una funzione trainante nell’economia del territorio e abusivismo edilizio.

VIESTE E LA ZONA DEL TAVOLIERE: LA MAPPA DEI GRUPPI ATTIVI

A Vieste, le contrapposizioni sfociate nella faida scissionistica tra Raduano e Iannoli-Perna sono cessate per effetto delle operazioni di contrasto che hanno scompaginato entrambi i sodalizi. L’ultima, chiamata Neve di marzo, ha riguardato i Raduano e il narcotraffico, con la cattura di un esponente nelle Isole Canarie dove sia era trasferito per sfuggire all’arresto. Nel clan Raduano, sono in atto ulteriori fratture, come dimostra l’operazione del 19 ottobre 2019 con la quale sono stati fermati due uomini con l’accusa di tentato omicidio, dopo essere stati identificati grazie alle immagini degli impianti di video-sorveglianza. Erano in una casa di campagna nella disponibilità della famiglia Notarangelo.

Nella zona del Tavoliere restano confermate la commistione d’interessi e le collaborazioni fra gruppi criminali locali, foggiani e del Gargano: la mafia sanseverese e quella cerignolana continuano a dare prova di centralità rispetto ai traffici illeciti che si svolgono in Puglia e non solo. San Severo è “epicentro delle dinamiche criminali della provincia per il ruolo strategico nel traffico di droga”, grazie a “forti legami con la Camorra, la ‘Ndrangheta e la criminalità albanese”.

Il riassetto degli equilibri viene portato avanti dal gruppo La Piccirella-Testa contrapposto al clan Nardino nella guerra di mafia delineata dall’operazione Ares del 6 giugno 2019. La mafia sanseverese ha consolidato il proprio peso nei comuni di San Paolo di Civitate, Apricena, Poggio Imperiale e soprattutto Torremaggiore. Il clan Moretti-Pellegrino-Lanza ha interessi “nei settori degli appalti pubblici e nella gestione dei rifiuti nell’alto Tavoliere”. In questo settore, ruolo di primo piano è stato contestato a un imprenditore, coinvolto nell’inchiesta Hydra, accusato di autoriciclaggio e truffa usando le società di famiglia: per la Procura è diventato “uomo di fiducia dei capi clan La Piccirella e Moretti, circostanza documentata in occasione del summit a Pescara, il 2 giugno 2017”. L’inchiesta ha permesso anche di ricostruire uno degli omicidi compiuti a San Severo nella guerra di mafia, individuando come responsabile un dipendente dell’azienda operante nella raccolta dei rifiuti.

LUCERA, APRICENA E LA ZONA DEL BASSO TAVOLIERE: RAMIFICAZIONI IN ABRUZZO E MOLISE

Piccoli gruppi sono presenti a Lucera, dove è aumentato il numero di giovanissimi. Scenario in cui si innesta il ritorno in libertà di figure di vertice della criminalità locale che sembra favorire la propensione dei clan storici Ricci, Cenicola e Barbetti a riaffermare la propria supremazia con proiezioni extraregionali, in particolare in Molise e Abruzzo come confermato con l’inchiesta White Rabbit e Drug Wash.

La presenza della criminalità lucerina nei traffici di droga nei territori abruzzese e molisano ha trovato riscontro anche nell’operazione Friends del 20 novembre 2019 che ha evidenziato una parziale ricomposizione dei clan Papa e Ricci i quali vantano canali di approvvigionamento presso le organizzazioni camorristiche in Campania, come il clan Cesarano operante fra Pompei e Castellamare di Stabia.

Ad Apricena si assiste al ritorno in auge del boss del clan Padula, dopo la remissione in libertà avvenuta il 15 novembre 2017: questa figura, secondo gli inquirenti, “potrebbe incidere sugli assetti criminali e in particolare sulle direttrice Apricena-Vico del Gargano-Rodi, risvegliando i contrasti con i Di Summa-Ferrelli”. Significativa è stata l’inchiesta Madrepietra del 23 luglio 2019, sul fronte della contaminazione della Pubblica amministrazione con arresti di amministratori locali e imprenditori accusati di aver seguito procedure irregolari nelle assegnazioni di gare d’appalto indette dal Comune tra il 2014 e il 2018.

Nel basso Tavoliere, la mafia è identificabile nei clan Di Tommaso e Piarulli con contatti con le criminalità andriese e bitontina. Emblematica è l’operazione Nemesi del 15 novembre 2019 che ha portato all’arresto di un esponente del clan Piarulli, considerato canale di approvvigionamento di droga per i D’Abramo e gli Sforza, a loro volta legati al sodalizio Parisi-Palermiti di Bari, operanti ad Altamura.

INFILTRAZIONI ECONOMICHE NEI SETTORI AGROALIMENTARE E TURISTICO-ALBERGHIERO

Il settore più vulnerabile quanto a infiltrazioni economiche nella zona di Cerignola è il comparto agroalimentare: il 5 novembre 2019 è stato eseguito un provvedimento di prevenzione, sotto forma di amministrazione giudiziaria, a carico di un’azienda agricola il cui titolare – secondo le indagini – era “inserito nel gruppo Piarulli-Ferraro”. Non va dimenticato che il Comune di Cerignola è stato sciolto il 14 ottobre 2019.

Nei settori turistico-alberghiero e della pesca sono sempre più frequenti intestazioni fittizie e reimpiego di capitali di provenienza illecita.

In materia di riciclaggio è emerso l’ennesimo legame tra l’area del Gargano e la ‘Ndrangheta nell’ambito dell’inchiesta chiamata Rinascita Scott del 19 dicembre 2019, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. E’ emerso che “elementi di una famiglia di imprenditori originari del Nord Italia, da anni residenti a San Giovanni Rotondo, attivi nel settore ricettivo-alberghiero, siano stati coinvolti in operazioni di riciclaggio poste in essere dalla cosa calabrese dei Mancuso”. La collaborazione sarebbe nata dall’esigenza di recuperare una struttura oggetto di procedura fallimentare, poi tornata nella disponibilità degli imprenditori grazie a complesse operazioni societarie e prestanomi e soprattutto “attraverso l’impiego di denaro illecito”. Condotte aggravate perché finalizzate, per l’accusa, a favorire l’associazione mafiosa.

A Orta Nova, Ordona, Carapelle, Stornara e Stornarella permangono i gruppi Gaeta, Russo, Masciavè. I Gaeta sono legati alla batteria foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza.

MANOVALANZA TRA I GIOVANISSIMI: I DUEMILA IMPIEGATI PER RAPINE E RACKET

Fenomeno preoccupante è la presenza di “manovalanza reperita tra i giovanissimi, i cosiddetti duemila, regolarmente impiegati dalle consorterie nel racket e nelle rapine”, dopo gli arresti con conseguente decimazione degli organici.

Da un lato le giovani leve sono favorite dai vuoi che si sono venuti a creare nelle gerarchie criminali, dall’altro si assiste a baby gang che danno vita a forme di violenza animante da un sentimento diffuso di mal sopportazione della legalità.

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Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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