Mafia a Brindisi e provincia, Sacra corona unita di seconda generazione: “Scalpitante e violenta”

DOSSIER/5 Nella relazione Dia sul secondo semestre 2019, evidenziata l’emorragia interna al sodalizio confermata dal recente pentimento di Antonio Campana, fratello di Francesco, ritenuto boss della frangia storica della Scu. Nel vivaio, incensurati che ricorrono all’uso disinvolto delle armi e si rendono responsabili di rapine, spaccio ed estorsioni. La mappa dei gruppi che comandano. E i risultati delle inchieste condotte da polizia, carabinieri e finanza

 

di Stefania De Cristofaro

 

BRINDISI  – Sacra corona unita di “seconda generazione”  nel Brindisino. Qui la mafia è “scalpitante e violenta”, responsabile di una serie di reati, dallo spaccio di droga, alle rapine e alle estorsioni. Ci sono gruppi composti da giovani, anche incensurati, che ricorrono all’uso delle armi, sparano e uccidono senza pensarci due volte. E’ in questo contesto che inizia a delinearsi il vivaio della criminalità organizzata tra il capoluogo e la provincia, dove iniziano a perdere terreno i vecchi, i volti storici della Scu, colpiti ai fianchi sia dai verbali-confessione resi dai collaboratori di giustizia, sia da sentenze di condanna diventate definitive.

 

LA PROVINCIA DI BRINDISI NELLA RELAZIONE DIA PER IL SECONDO SEMESTRE 2019: I VERBALI DEI PENTITI

Nella relazione sull’attività posta in essere dalla Direzione investigativa antimafia (Dia), nel secondo semestre 2019, sono stati ricostruiti una serie di eventi come “indicatori dell’operatività e delle dinamiche della criminalità mafiosa brindisina”. Sono episodi in linea con quanto avvenuto nei mesi e negli anni precedenti, diventati più dirompenti per effetto dell’emorragia conseguente alle rilevazioni dei pentiti. L’ultimo in ordine di tempo è Antonio Campana, fratello di Francesco, ritenuto tutt’ora al vertice della frangia storica della Scu, riconducibile a Buccarella, e fratello di Sandro, pentito e morto suicida lo scorso mese di marzo, in circostanze che restano ancora oggi poche chiare. Antonio Campana sostiene di aver consegnato nelle mai dei pm della Dda di Lecce tutto quello che è il suo sapere sulla Sacra corona unita: nomi dei capi, affiliati e relativi gradi, attività posta in essere e guadagni annessi, autori e moventi degli ultimi fatti di sangue conosciuti in prima persona e de relato. Il verbale illustrativo della sua collaborazione, vale a dire il documento che costituisce la mappa dei segreti della Scu, è pieno  di omissis in attesa che le indagini poste in essere da polizia e carabinieri arrivino a conclusione. Ma è evidente che l’effetto terremoto all’interno del sodalizio di stampo mafioso è iniziato nel momento stesso in cui ha iniziato a circolare la notizia della collaborazione. Peraltro nota prima di tutto dietro le sbarre: radio carcere sembra continuare ad avere notizie di prima mano.

Gli stessi collaboratori “hanno fornito agli inquirenti un ulteriore contributo informativo sulle più recenti evoluzioni, dinamiche associative e su alcuni episodi riconducibili alle vecchie e nuove generazioni della Sacra Corona unita”, si legge nel capitolo che si riferisce alla situazione nella provincia di Brindisi, dove se è vero che “non sono state evidenziate particolari situazioni di criticità”, è altrettanto vero che “il crimine organizzato e mafioso ha continuato a esercitare la sua influenza sia in città che in provincia, attraverso i canonici settori”, così come è avvenuto in passato. Così come è vero che

“si sta progressivamente affermando una seconda generazione”

che nella relazione Dia viene definita con due aggettivi che destano certamente preoccupazione: “scalpitante  e violenta”. A maggior ragione se si prendono in considerazione “gravi fatti di sangue” come quello avvenuto a Brindisi, rione Perrino esattamente un anno fa: l’omicidio di Giampiero Carvone, 19 anni appena, vicino al portone della sua abitazione. Era la notte a cavallo tra il  9 e il 10 settembre 2019. Chi sparato e ucciso quel giovane è ancora libero. Mai identificato. Nessuno ha parlato. Omertà dilagante. Sono rimasti in silenzio anche quelli che facevano parte della cerchia di conoscenza di Carvone e che lui, forse, considerava suoi amici. Non c’è giustizia. Non ancora. Le indagini della Squadra Mobile non sono ancora arrivate al capolinea.

Quanto accaduto a Brindisi dà la percezione di come circolino armi fra i ragazzi e di quanto “manchi una regia operativa di più alto calibro”.

 

I GRUPPI DOMINANTI A BRINDISI E NEI COMUNI DELLA PROVINCIA

A Brindisi città “mentre il gruppo Brandi appare ormai fortemente indebolito dall’azione di contrasto degli ultimi anni (ci sono state condanne definitive a giugno 2019 con esecuzione degli ordini di carcerazione, ndr), i Morleo continuano a operare nel settore del narcotraffico”, è scritto nella relazione. In provincia, sono attivi i due schieramenti malavitosi dei “mesagnesi”, laddove con questa definizione si fa riferimento ai gruppi “Rogoli, Vicientino, Pasimeni e Vitali” dai nomi dei capi storici, tutti in carcere e finiti al 41 bis (la detenzione dura) e dei “tuturanesi” da intendersi come “gruppo Buccarella”. Tra le fila di quest’ultimo gruppo “vi è attualmente una figura di spicco della criminalità mesagnese, recentemente scarcerata”.

I “comuni che confinano con la provincia di Lecce”, ossia “Torchiarolo, San Pietro Vernotico, Cellino San Marco, San Donaci e San Pancrazio Salentino, risentono del controllo di entrambe le fazioni, con alternanze di accordi e divisioni interne, frutto persino di decisioni prese da boss ristretti in carcere”. Nei territori di Torre Santa Susanna e Oria resta il sodalizio “capeggiato dai Bruno” per il “controllo del mercato della droga”.

 

IL TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI: GUADAGNI PER IL MANTENIMENTO DEI DETENUTI

Nel solco del passato, è il traffico di droga a costituire il fenomeno di più vasta portata criminale: “garantisce sicuri e stabili guadagni, parte dei quali vengono impiegati per il mantenimento delle famiglie dei detenuti”. I contatti con altri ambienti ci sono: “forte è l’influenza della criminalità barese, soprattutto nella zona Nord della provincia brindisina”.  Le indagini della Guardia di Finanza hanno portato a scoprire, nel mese di dicembre 2019, i legami tra un uomo di Ostuni, “figlio di uno storico boss del contrabbando”, con il “clan Strisciuglio di Bari. Altre inchieste coordinate dalla Dda hanno evidenziato partnership con i gruppi malavitosi del Leccese: “tale assunto  – si legge nella relazione – trova conferma della operazione Mombello condotta dai carabinieri di Brindisi il 6 luglio 2019”. In questo caso, oltre a essere stata accertata “una intesa attività di spaccio, cocaina in particolare, a Tuturano, Copertino e Casarano, è stato evidenziato il ruolo di alcuni indagati contigui al clan Buccarella”. Non solo. Le indagini hanno fatto luce sull’operatività di un gruppo dedito ai furti e alle ricettazioni di automezzi usati in agricoltura, attraverso il ricorso alla tecnica del “cavallo di ritorno”.

Il narcotraffico è stato confermato dalla sentenza definitiva di condanna scaturita dall’inchiesta chiamata Uragano, risalente al 2015, con la quale sono state

“disarticolate tre organizzazioni le quali, interagendo fra loro gestivano buona parte del mercato della droga nel territorio salentino, riuscendo nella stessa attività anche in Emilia Romagna e Friuli”.

La base logistica era a San Pietro Vernotico e faceva capo a un esponente della Scu, affiliato al boss Campana.

 

CONTATTI E RELAZIONI D’AFFARI CON COSCHE CALABRESI E GRUPPI ALBANESI

Contatti e relazione d’affari, in particolare per il reinvestimento dei capitali illeciti, sono stati documentati con alcune consorterie calabresi. “Il 30 luglio 2019, la Dia di Bologna ha confiscato beni mobili e immobili, per un valore complessivo di sei milioni di euro, riconducibili a una persona originaria di Cutro, ma domiciliata a Parma”. Il blocco ha riguardato 187 immobili tra terreni e fabbricati in Emilia, Puglia (tra uliveti e vigneti in agro di Ostuni) e Calabria, cinque società, un’impresa e diversi conti correnti bancari. La persona è stata arrestata nel 2015, condannata nell’ambito dell’inchiesta Aemilia per associazione di stampo mafioso, reimpiego di capitali illeciti ed estorsione, “avendo agito al fine di agevolare i cutresi del gruppo Grande Aracri”.

Nel secondo semestre 2019 sono stati riscontrati anche contatti con gruppi criminali albanesi ai fini dell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti. Albanesi sia operanti nel Paese d’origine, che in provincia di Brindisi. Gli esiti dell’inchiesta Outlet del 23 luglio 2019 condotta dalla Polizia di Bologna ha svelato un traffico di marijuana e cocaina dal Paese delle Aquile: “pur avendo come epicentro il capoluogo emiliano, l’attività illecita si ramificava in Puglia e in particolare lungo la costa di Brindisi come punto di approdo degli ingenti carichi e in Umbria e Toscana”. Il gruppo era in grado di reperire i natanti per il trasporto, i piloti per la traversata, i luoghi di stoccaggio e i corrieri. “Fra i soggetti brindisini, figura un elemento più volte condannato per associazione di stampo mafiosa, il quale, oltre al ruolo di trasportatore di carichi di stupefacente, portava avanti una propria autonoma attività di spaccio, con il figlio e altre persone di fiducia”.

 

IL PORTO DI BRINDISI RACCORDO PER DROGA, MERCI CONTRAFFATTE, SIGARETTE, RIFIUTI E CLANDESTINI

Nella relazione sull’attività posta in essere dalla Dia, c’è un riferimento alla situazione del porto di Brindisi: “continua a rappresentare un raccordo centrale non solo per il traffico di droga, ma anche per quello delle merci contraffatte, del contrabbando di tabacchi lavorati esteri (le cosiddette bionde) e dei rifiuti illeciti”. La costa è stata interessata dal fenomeno dell’immigrazione clandestina: “in tale specifico settore traspare una forte autonomia delle organizzazioni criminali trasnazionali per la tratta degli esseri umani, anche in passato è emerso un tangibile coinvolgimento di alcuni ex contrabbandieri brindisini”. Il 22 luglio 2019, a seguito di controlli della Finanza, sono stati trovati due afgani e un minore iracheno nella cella frigo di un Tir proveniente dalla Grecia con un traghetto di linea. Il 4 novembre è stato arrestato un pakistano per traffico di essere umani dalla Grecia. Dopo il ritrovamento del cadavere di un uomo, avvenuto a settembre 2018, a San Giovanni in Marignano, è stata scoperta un’organizzazione dedita alla tratta di clandestini tra la Grecia e l’Italia, attraverso i porti di Patrasso e Igoumenitsa verso Brindisi”.

Quanto ai prodotti falsi made in Cina, ci sono stati una serie di sequestri: il 26 luglio 2019 sono state scoperte 600 borse contraffatte per un valore di almeno un milione di euro. Sul fronte dei rifiuti, il 6 dicembre l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno sequestrato rifiuti speciali contenuti in un rimorchio in partenza da Brindisi verso la costa greca. Il rappresentante legale della società di spedizione italiana di quella destinataria greca, unitamente all’autotrasportatore di nazionalità bulgara sono stati denunciati.

 

ASTE IMMOBILIARI PILOTATE PER AGGIUDICARSI LE VENDITE GIUDIZIARIE

Nel Brindisino, non sono mancati i casi di “aste immobiliari pilotate”, in “alcuni casi da soggetti vicini a sodalizi mafiosi”, stando a quanto si legge nella relazione sull’attività della Dia. “Emblematica è stata l’operazione Incanto condotta dalla Polizia di Brindisi il 15 luglio 2019”: ha “fatto luce si attività illecite poste in essere da un gruppo di soggetti che, oltre a millantare o spendere la propria appartenenza alla criminalità, riuscivano a inserirsi nei meccanismi burocratici sottesi alle vendite giudiziarie”. Gli indagati avevano “fondi comuni e addirittura un’agenzia immobiliare che si occupava della partecipazione alle vendite, ritenute, per vari aspetti, maggiormente lucrose”.

 

FALSI MADE IN PUGLIA, IL FENOMENO DELLA SOFISTICAZIONE DEGLI ALIMENTI, E IL CAPORALATO

Nel Brindisino non mancati fenomeni di “sofisticazione degli alimenti”, pratiche commerciali scorrette attraverso cui viene falsata la sana concorrenza sui mercati, nazionali e internazionali, ingannando i consumatori con “falsi made in Puglia”. Di rilievo è stata l’operazione chiamata Ghost Wine (vino fantasma) eseguita dal Nucleo antisofisticazione dei Carabinieri di Lecce e dall’Unità investigativa dell’Ispettorato centrale repressione frodi del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Undici indagati arrestati con l’accusa di fatto parte di tre sodalizi che erano riusciti a operare attraverso lo “schermo di società compiacenti appositamente costituite”. Il vino diventava “fantasma” nel senso che il “sistema illecito permetteva di ottenerlo a basso costo per essere poi commercializzato come prodotto di qualità o addirittura biologico, Doc o Igt, potendo contare sulla fondamentale collaborazione di un funzionario infedele di Lecce”.

Le forze dell’ordine della provincia brindisina, infine, sono state impegnate nel contrasto al lavoro nero e in particolare al caporalato, tanto che è stata creata una task force che ha permesso di passare al setaccio le situazioni nelle zone agricole di Carovigno, San Pietro Vernotico, Tuturano, Francavilla Fontana e San Pancrazio Salentino.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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