La pericolosità delle infiltrazioni mafiose nel settore pubblico

di Vincenzo Musacchio

In Italia le mafie sono riuscite penetrare nelle più alte sfere del governo nazionale e di quello locale. La natura e l’estensione dell’infiltrazione nel settore pubblico varia secondo il tipo e del profilo dei gruppi criminali organizzati. Le continue metamorfosi mafiose hanno portato all’abbandono delle forme tradizionali del metodo mafioso e all’approdo verso “nuove” forme di criminalità organizzata che mostrano diversi modelli di comportamento, motivazioni e approccio nei confronti dello Stato.

Le mafie hanno ancora bisogno dello Stato per conservare la propria ricchezza e continuare a prosperare. Di conseguenza, tali nuovi gruppi criminali tendono a creare un rapporto collusivo con lo Stato utilizzando molteplici mezzi illegali. La corruzione è al momento il principale strumento operativo utilizzato. I “nuovi” gruppi criminali, emersi dall’era post stragista di Totò Riina, prosperano, ancor più che in passato, laddove lo Stato è debole o latitante. Approfittano della loro enorme disponibilità economica e utilizzano tutti i possibili strumenti corruttivi facendo accordi con lo Stato centrale e periferico allo scopo di crescere e diventare sempre più potenti. L’uso della corruzione da parte delle mafie vive diversi livelli. Il primo approccio, avviene sempre mediante l’offerta di una tangente in cambio di un singolo favore per ottenere una licenza, un permesso a costruire, o informazioni che facilitano l’attività criminale o aiutino a infiltrarsi nell’economia di un territorio. Al primo approccio segue una seconda fase che consiste nel pagare tangenti continue ai funzionari pubblici al fine di garantire la persistenza dell’infiltrazione mafiosa e la trasformazione successiva in radicamento. I funzionari pubblici in questa seconda fase solitamente sposano la causa criminale. Vi è poi un ultimo livello nel quale le reti criminali possono infiltrarsi ad alti livelli nelle istituzioni pubbliche arrivando agli ambiti di governo della Nazione. Quest’ultimo livello d’infiltrazione si rivolge a ruoli apicali in uffici centrali (Ministri, Sottosegretari, Parlamentari) che possono fornire benefici a lungo termine per i gruppi criminali e a loro volta trarne.

In tal modo le mafie diventano sempre più potenti e hanno una maggiore potenza criminale in ogni parte della Nazione. Questo livello d’infiltrazione può arrivare persino a influenzare il processo legislativo, di applicazione della legge, e le decisioni giudiziarie. Di conseguenza, politica corrotta e mafie creano una complicità in grado di mettere in pericolo gli equilibri democratici dello Stato. I grandi profitti generati dalle attività criminali, in primis, il traffico di droga, rendono i mafiosi molto potenti, consentendo loro di infiltrarsi nell’economia e nei processi politici di un territorio. La corruzione è attualmente parte essenziale del metodo mafioso utilizzato per penetrare nei gangli vitali dello Stato anche nella fase in cui vi sono le elezioni. I contributi economici concessi dai mafiosi alle campagne elettorali per i candidati ritenuti strategici rappresentano un mezzo efficace per tenere in pugno il politico eletto. Questa strategia ha l’enorme vantaggio di consentire ai criminali di influenzare l’agenda politica di un territorio o dell’intero Paese.

Oggi la mafia è silente e mercatistica e si fa forte del potere economico e corruttivo che ha sostituito intimidazione e violenza. Crimine organizzato e corruzione costituiscono ormai un unicum indifferenziato. È perciò improrogabile la necessità di una chiara analisi di politica criminale che porti a una modifica normativa in considerazione proprio di queste metamorfosi mafiose. Una nuova fattispecie incriminatrice potrebbe far rientrare a pieno titolo nell’alveo dell’art. 416 bis c.p. anche le relazioni illecite fra apparati pubblici e crimine organizzato in forma stabile e associata che caratterizzano il fenomeno storico delle mafie contemporanee.

Vorrei precisare che il venir meno della violenza e dell’intimidazione come strumento principale di operatività di queste organizzazioni criminali non le rende meno pericolose, anzi, è vero il contrario. Il mio maestro Antonino Caponnetto m’insegnava che le mafie si evolvono e si adattano e quasi si plasmano al contesto sociale, economico e politico di riferimento e s’infiltrano nell’economia e nella politica, ad alti livelli. Per questo oggi sono convinto più che mai che sia arrivato il momento di adattare e migliorare gli strumenti per contrastare le nuove forme e le sfide della criminalità mafiosa. Tra questi c’è anche la riscrittura del delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso. E’ arrivato il momento di adattare e migliorare gli strumenti per contrastare le nuove forme e le sfide della criminalità mafiosa. La riformulazione del delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso necessariamente adeguato alle recenti metamorfosi del crimine organizzato è un’esigenza ormai improrogabile.

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Info sull'autore

Vincenzo Musacchio

Giurista, professore di diritto penale, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA) e ricercatore dell'Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

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