Tentata concussione a due pm: processo immediato per l’ex procuratore capo di Taranto

Carlo Maria Capristo comparirà dinanzi al Tribunale di Potenza il 12 ottobre: “Prove evidenti”. E’ tornato in libertà il 20 agosto scorso, dopo tre mesi trascorsi ai domiciliari, e ha chiesto il pensionamento. Parti offese sono la pm Silvia Curione e il pm Lanfranco Marazia, moglie e marito: la magistrata denunciò le pressioni subite dal suo ex capo per perseguire ingiustamente, in sede penale, con l’accusa di usura una persona. Capristo la chiamava “bambina mia”

 

 

Di Stefania De Cristofaro

TARANTO –  L’ex procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Capristo da indagato, ristretto ai domiciliari per tre mesi, è diventato imputato e ha riacquistato la libertà: dovrà affrontare il processo immediato con l’accusa di tentata concussione ai danni della pm Silvia Curione, la sostituta che lui chiamava “bambina mia”, diventata accusatrice principale e parte lesa assieme al marito, pubblico ministero anche lui, nel procedimento penale.

Il PROCESSO IMMEDIATO: EVIDENZA DELLA PROVA A CONCLUSIONE DELLE INDAGINI

La Procura di Potenza, diretta da Francesco Curcio, ha chiesto e ottenuto per Capristo, arrestato il 19 maggio scorso, il processo senza passare dall’udienza preliminare, sulla base dell’”evidenza della prova”. Essendo stato cristallizzato il quadro accusatorio, con l’esercizio dell’azione penale e la formulazione dell’imputazione, il gip del Tribunale di Potenza, Antonello Amodeo, ha restituito la liberà all’alto magistrato anche evidenziando il venire meno delle esigenze cautelari per due motivi: in primis, sulla base del tempo trascorso dal giorno dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, poi la circostanza che Capristo ha presentato istanza per il pensionamento.

La prima udienza dibattimentale è stata fissata al 12 ottobre, stando a quanto si legge nel decreto notificato a Capristo e agli altri imputati, gli imprenditori di Bari Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo.

LE ACCUSE MOSSE NEI CONFRONTI DI CAPRISTO E DEGLI ALTRI IMPUTATI

L’accusa iniziale, per tutti, era di induzione indebita a dare o promettere utilità, riqualificata in tentata concussione dal tribunale del Riesame di Potenza. Tentata concussione nei confronti di due sostituti procuratori, la pm Silvia Curione e il marito Lanfranco Marazia. Curione, all’epoca dei fatti, era sostituta procuratrice a Trani, ufficio diretto da Capristo dal 2008 al 2016, mentre Marazia era sostituto procuratore a Taranto, dove poi Capristo è stato trasferito. Curione e Marazia ora sono in servizio a Bari: sono stati riconosciuti come “parte offese” e in quanto tali possono costituirsi nel processo ai fini della richiesta di risarcimento del danno.

L’accusa si riferisce a episodi qualificati come pressioni” a partire dal mese di aprile 2017 e sino alla primavera del 2019, affinché venisse perseguito penalmente, “senza che ne ricorressero i presupposti di fatto e di diritto”, una persona che gli imprenditori avevano “infondatamente denunciato per usura in loro danno“. Contestazione identica mossa nei confronti dell’ispettore della polizia Michele Scivittaro, diventato autista di Capristo e ritenuto uomo suo uomo di fiducia. Scivittaro ha scelto la strada del concordato con la Procura e ha patteggiato la pena a un anno e dieci mesi di reclusione.

Capristo è accusato anche di falso in atto pubblico e truffa aggravata continuata, reati – sempre secondo la Procura della Repubblica di Potenza – “commessi per consentire a Scivittaro di lucrare illecitamente emolumenti dal ministero degli Interni”. Secondo l’accusa, anziché lavorare in Procura o per il suo ufficio, l’agente era altrove, ma  otteneva comunque il pagamento delle ore di lavoro straordinario dietro presentazione  degli statini di servizio dell’agente.

L’INIZIO DELL’INCHIESTA: LA DENUNCIA DELLA PM CURIONE. CAPRISTO LA CHIAMAVA BAMBINA MIA

Capristo, quindi, imputato per effetto delle indagini partite dalla denuncia di un suo sostituto, una donna, Silvia Curione, da lui chiamata più di qualche volta “bambina mia”. Quella “bambina” doveva proseguire le indagini a carico di un uomo che era stato denuncia­to dai tre imprenditori per usura. Ma per la pm non ce n’erano i presupposti: non poteva esserci alcun processo, solo archiviazione essendo stata accertata l’infondatezza della notizia di reato, a conclusione del periodo delle indagini preliminari. Da qui l’inizio delle pressioni esercitate dal procuratore capo Capristo, capo della pm Curione, attraverso l’intervento del poliziotto.

La sostituta procuratrice Silvia Curione

Curione dice no, lo ripete e lo scrive chiaramente nell’esposto denuncia a sua firma: “Il materiale acquisito mi convinceva della infondatezza della notizia di reato e mi portava altresì a dubitare della genuinità della narrazione posta a base della denuncia-querela, tant’è che incardinavo un autonomo modello 21 (un fascicolo d’inchiesta, ndr) a carico dei fratelli Mancazzo per il delitto di cui all’articolo 368 codice penale in danno” della persona accusata di usura. “Per tale motivo -si legge sempre nella denuncia della magistrata – “avanzavo richiesta di intercettazione telefonica sulle utenze in uso ai fratelli Mancazzo, al loro cugino e” alla stessa persona denuncia per usura. Dalle intercettazioni, viene a galla l’appellativo di “bambina” rivolto alla magistrata.

L’INCONTRO FRA IL POLIZIOTTO SCIVITTARO, AUTISTA DI CAPRISTO, E LA PM

Scivittaro, stando agli atti dell’inchiesta, si reca a Trani per incontrare la magistrata e chiederle di scrivere e firmare il prov­vedimento di chiusura delle indagini per usura. Il provvedimento avrebbe agevolato gli imprenditori ai fini della richiesta di sequestro di alcune cambiali. Di quell’incontro, racconta la stessa Curione: “L’aspetto che maggiormente rileva ai fini della presente relazione è che in data 16 aprile 2018 sì è presentato nel mio ufficio Michele Scivittaro, agente della polizia di Stato che a Trani collaborava con il Procuratore dottor Capristo, con cui tuttora collabora presso la Procura di Taranto”, si legge.

“Io l’ho fatto accomodare proprio perché conosciuto in quanto tale (…). Io mi limitavo a riferire al predetto che avrei prontamente definito il fascicolo (in realtà avevo già approntato la richiesta di archiviazione che tuttavia non avevo ancora depositato, in attesa di avere certezza sulle utenze telefoniche effettivamente in uso agli interessati e oggetto di intercettazione) e che se i denuncianti avessero inteso chiedere il sequestro di effetti cambiari, avrebbero dovuto depositare apposita istanza. La visita dello Scivittaro mi ha lasciata perplessa, tanto che informavo immediatamente la S.V. tramite sistema whatsapp”. 

LE ACCUSE NEI CONFRONTI DELL’EX PROCURATORE CAPO DI TRANI

Della visita, Curione riferisce all’epoca procuratore di Trani, Antonino Di Maio dal quale la pm sostiene di aver ricevuto un invito a “non essere emotiva”, dal momento che poteva trattarsi di “millanterie”. Di Maio è rimasto a piede libero, a fronte delle accuse di abuso d’ufficio e favoreggiamento personale: secondo la Procura di Potenza, sono da considerare omissivi i comportamenti Di Maio, finalizzati a “procurare impunità a Capristo”.

Una volta sentita come persona informata sui fatti, in relazione al contenuto di quella denuncia, la pm conferma ogni cosa e racconta al pm di Potenza (competente funzionalmente) di possibili ritorsioni nei confronti del marito pm: “Ci preoccupammo molto per l’accaduto”, si legge in un passaggio del verbale nel quale viene sintetizzato il racconto avvenuto a cavallo tra i mesi di giugno e luglio 2019. “Concordammo sul pericolo che, soprattutto lui, in quanto sostituto di Capristo, correva ove non avessi assecondato il favore richiesto per i Mancazzo”.

LA DIFESA DI CAPRISTO: “ESTRANEO A OGNI ACCUSA, CONDOTTE SEMPRE CORRETTE”

L’ex procuratore capo di Taranto ha sempre respinto le accuse. Lo ha fatto sin dal 19 maggio scorso, giorno dell’esecuzione del provvedimento di arresto ai domiciliari. Ha negato le contestazioni e rivendicato la legalità, la dignità e il rispetto per la funzione di magistrato svolta in 40 anni di vita nel corso dell’interrogatorio di garanzia, alla presenza dell’avvocato penalista Angela Pignatari.

Capristo adesso dovrà affrontare il dibattimento per dimostrare la propria innocenza, a meno che i suoi difensori non optino per riti alternativi.

 

 

Leggi anche

Corruzione, truffa e falso: arrestato Capristo, capo Procura di Taranto

 

 

Silvia Curione, “magistrata magistrata”, altro che “bambina mia”

 

Capristo, le parole mostruose del “club dei fedelissimi”

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!