Il relitto e la “Fanciulla”

5 Agosto. E’ una giornata plumbea, non è certo il meteo estivo salentino a cui siamo abituati. Di buono c’è che il sole non soffoca. Svoltando dalla duna che, provenendo dalla strada, nasconde per un attimo alla visuale parte dell’orizzonte, compare, come preso in prestito da un libro di avventure, un relitto. E’ lì, davanti a un altro luogo leggendario, quell’“Isola della fanciulla” protagonista di uno dei femminicidi più antichi della storia. Ma, guardando bene, ci si rende subito conto che il veliero inclinato su un fianco, sventrato dall’urto con gli scogli, non è un galeone, bensì un più recente barcone a motore, di quelli utilizzati per il trasporto degli immigrati.

di Thomas Pistoia

Ufficialmente pare provenire dall’Egitto. Il 25 Gennaio scorso, quando si incagliò tra gli scogli dell’isolotto, i suoi otto occupanti si dichiararono pescatori che, con l’imbarcazione in avaria, avevano trovato approdo di fortuna presso Torre Pali. Ma il quid di questa vicenda non è o non è più stabilire se i pescatori fossero davvero pescatori e non invece dei migranti. Il problema ora sta nel fatto che il barcone, da otto mesi, sta ancora lì. O meglio, si è spostato dalla costa dell’isolotto, presso la quale era arrivato “in piedi” e, trasportato dai marosi e dal tempo, si è inclinato qualche decina di metri più in là.

Avvicinarlo è molto semplice, tant’è che, al mio arrivo, ci sono già quattro intrepidi bagnanti fermi lì, ammollo, ad osservarlo. Una di loro è chiaramente una turista toscana e dà un po’ di colore alla situazione con il commento più ovvio: “ma perché ‘un lo levano?”

Già. Perché il barcone, da Gennaio, è ancora in mare a deturpare e inquinare il litorale di Torre Pali?

Inquina? Dicono di no. Effettivamente, l’unico intervento effettuato con vera urgenza è stato quello di farlo svuotare di tutti i liquidi che conteneva. Ma sono soltanto i carburanti a inquinare?

A onor del vero, l’acqua è apparentemente limpida. Certo, è impossibile non pensare che ci sono sostanze nocive che sono invisibili. Il puzzo di ferro arrugginito è evidente, così come è evidente, che chiunque può raggiungere il relitto e entrarvi dentro, anche un bambino, col rischio di farsi male o peggio.

L’atmosfera, con la spiaggia e l’isola così poco distanti, è inquietante. Mentre faccio delle riprese, a un certo punto sento sotto i piedi qualcosa di strano. E’ una gomena. Sono immerso fino al petto, in equilibrio su una fune. I pezzi di legname semi staccati si muovono al ritmo delle onde, frammenti di stoffa appesi, danzano debolmente col vento. Una rete, forse da pesca, galleggia sul pelo dell’acqua. La barca era chiaramente un rottame anche prima. Forse qualche leghista dovrebbe venire qui a vedere da vicino che “navi da crociera” utilizzano i migranti. Per prendere il mare su uno di questi cosi devi essere davvero più che disperato.

La domanda posta dalla turista toscana resta comunque ancora insoddisfatta. Proviamo a seguire la storia del barcone dal momento in cui è stato svuotato di tutti i liquidi.

E’ il 26 Febbraio 2020, quando l’Agenzia Dogane e Monopoli, a seguito di gara d’appalto, assegna alla Eco Servizi Ambientali S.r.l. di Lequile l’”affidamento diretto contratto di cessione con obbligo di distruzione di 2 imbarcazioni confiscate utilizzate nell’immigrazione clandestina”.

Come si legge nella determina a contrarre l’azienda di cui sopra ha battuto gli altri concorrenti all’appalto con un’offerta ammontante a Euro 93.000.

Ok, è tutto a posto. Procediamo? No. Il barcone, come sappiamo, è ancora lì. Va bene, c’è stato di mezzo un lockdown, ma non può essere sufficiente a spiegare una così lunga attesa. Raggiungiamo allora al telefono Vincenzo Lanzilotti, il titolare della Eco Servizi Ambientali S.r.l. e gli chiediamo cosa sta accadendo.

Il ritardo non è dovuto a noi” ci dice l’imprenditore “Quando è stata emessa la determina i pontoni erano a disposizione”.

Pontoni?

Sono imbarcazioni simili a delle piattaforme dotate di gru. In quel punto si può operare in due modi. Uno ci è stato vietato, o quantomeno ci è stato detto di prenderlo in considerazione solo come ultima ratio, perché viene considerato dannoso per l’ambiente. Consiste nell’avvicinare il relitto con tre escavatori gommati, quindi non metallici, imbracarlo, trasportarlo sulla spiaggia e lì bonificarlo. Il timore che gli scogli possano venire danneggiati durante le operazioni ha portato al divieto di adottare questa soluzione.”

L’altro modo?

E’ quello di utilizzare i pontoni. Una squadra di sommozzatori specializzata, nel tempo di una settimana, taglierà il relitto in 3 pezzi. I pontoni solleveranno i tre elementi e li porteranno (abbiamo già chiesto l’autorizzazione) nel terzo braccio del porto di Leuca, adibito da tempo a cimitero delle barche dei clandestini. Il problema è che, nel raggio di mille chilometri non si trova un pontone.”

Chi deve fornire i pontoni?

Abbiamo come referente una ditta esterna. Questa ci ha comunicato per iscritto che i pontoni sono attualmente impegnati nella sistemazione di alcune murate poste come protezione di lidi su cui stazionano i bagnanti. Sostengono di non poter interrompere un lavoro che serve per tutelare vite umane soltanto per spostare una barca. Ci hanno dato la loro disponibilità dal 20 Agosto in poi e noi con una pec abbiamo informato di ciò l’Agenzia delle Dogane. Abbiamo provato anche a rivolgerci ad altre ditte a Gorizia, a Udine, ma il costo dell’operazione solo per la distanza risulta quadruplicato. La stessa Agenzia, che di norma è molto pressante, ha compreso che una soluzione del genere comporterebbe un notevole spreco di soldi pubblici.”

Come si chiama questa ditta esterna?

Questo non glielo posso dire perché non so se vogliono essere nominati. Quello che posso dirle è che comunque sì, la barca è brutta a vedersi, ma non può inquinare in alcun modo perché è stata bonificata dei liquidi.”

C’è un pericolo anche per i bagnanti. E’ facilmente raggiungibile anche dai bambini.

Anche a Porto Cesareo c’è la Principessa che sta lì da 3 anni. Quella si potrebbe togliere in 3 minuti, non è stata tolta per una questione di costi.”

Comunque la data ufficiale dell’intervento per Torre Pali ora è un generico “dopo il 20 Agosto”?

Abbiamo mandato una nota ufficiale all’Agenzia delle Dogane in cui comunichiamo che i pontoni saranno disponibili da questa data. La determina riguarda 2 barche. Quella che stava a Leuca l’abbiamo già smaltita. Di quella di Torre Pali abbiamo smaltito la parte di coperta, ma finché non c’è il pontone non possiamo terminare.”

Dunque per ora il relitto resta lì, nella posizione e nelle condizioni che vedete nel filmato (sempre che non venga nuovamente spostato dal meteo e dalle maree). Resta lì con le sue incognite relative alla sua possibilità di inquinare, con il dubbio che qualcuno prima o poi, avvicinandolo, possa farsi male.

 

A noi non resta che fare il classico nodo al fazzoletto e verificare se dopo il 20 Agosto (che come indicazione è invero un po’ troppo generica) l’intervento sarà completato.

Stiamo di vedetta, come i marinai di un tempo, sul pennone più alto dei galeoni.

Un giorno o l’altro, all’orizzonte, qualcosa apparirà.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!