Tempa Rossa, il pontile non regge: serve nuova procedura di VIA

ESCLUSIVO: Taranto, una “svista” non da poco nel nuovo progetto di oleodotto di Eni. Una nuova struttura portante dovrà essere realizzata non prima della procedura di Valutazione di Impatto ambientale. Entro il 6 possono presentarsi osservazioni

di Daniela Spera

Il progetto Tempa Rossa va avanti. Serve però qualche ‘ritocco’. Sì, perché nella fase di progettazione esecutiva sono emerse criticità legate alla capacità del pontile di reggere il peso del nuovo tubo utile al trasporto di greggio dai serbatoi alle petroliere che attraccheranno in Mar Grande, nel golfo di Taranto.

Una svista non da poco nel progetto originario. Si tratta di una nuova struttura portante che verrebbe posizionata accanto a quella esistente. La modifica riguarda il progetto già autorizzato –con Decreto VIA/AIA n. 573 del 27.10.2011– e in corso di realizzazione, e, quindi, secondo la normativa vigente, da sottoporre a procedura di verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale, lettera h), allegato II-bis D.Lgs 152/2006). Il termine per presentare osservazioni sta per scadere (6 agosto 2020). Ma cos’è il progetto Tempa Rossa?

Pochi sanno che il progetto Tempa Rossa coinvolge anche Taranto e che la forte opposizione locale spinse il governo- in senso contrario- nel 2014 ad accelerare il processo autorizzativo mediante un emendamento ad hoc alla legge di Stabilità 2015 (legge n.190 del 23 dicembre 2014), appositamente studiato per attribuire la connotazione di ‘strategicità e pubblica utilità’ anche alle opere riguardanti il trasporto, lo stoccaggio e l’export via mare, accessorie ai progetti petroliferi. Un lasciapassare per il progetto Tempa Rossa sul versante tarantino.

Tempa Rossa è un giacimento petrolifero situato nella valle del Sauro, in Basilicata, che coinvolge soprattutto il territorio dei Comuni di Corleto Perticara, in provincia di Potenza, e Gorgoglione, in provincia di Matera. Non solo. Total prevede di estrarre 420 milioni di barili di greggio destinato alla raffineria Eni di Taranto dove verrà stoccato e successivamente esportato via mare. Verso altre raffinerie. Probabilmente estere. Il petrolio sarà trasportato tramite condotta interrata fino all’oleodotto “Viggiano-Taranto”, di diametro di 51 cm e lungo 136 km (di cui 96 in Basilicata) che collega, da molti anni, le installazioni petrolifere della Val d’Agri alla Raffineria di Taranto.

Eni è titolare del procedimento che riguarda la logistica e le infrastrutture ma il progetto riunisce grandi gruppi petroliferi mondiali. Al fianco di Total E&P Italia, operatore incaricato dello sviluppo del progetto, figurano anche Mitsui E&P Italia B S.r.l. e Shell, entrambi con il 25% di partecipazione.

Il progetto originario ha previsto per la sua movimentazione il prolungamento del pontile Eni-Petroli, che attraversa un tratto del Mar Grande, per l’attracco delle nuove petroliere che arriveranno nel porto, con un aumento del traffico di almeno novanta navi in più all’anno. Sulla terraferma due nuovi serbatoi di stoccaggio di capacità complessiva pari a 180 mila metri cubi, situati nel parco serbatoi a Punta Rondinella, serviranno ad accogliere il greggio proveniente dai giacimenti. Due aree di pompaggio per la spedizione al nuovo pontile del greggio di Tempa Rossa e della Val d’Agri, una nuova linea di trasferimento del greggio di Tempa Rossa dai nuovi serbatoi al pontile, una linea di trasferimento del greggio della Val d’Agri dai serbatoi esistenti al nuovo pontile, completano il cuore del progetto. Inevitabili saranno l’aumento dell’inquinamento del mare e l’incremento delle emissioni in atmosfera derivanti dallo stoccaggio e dal trasporto del petrolio, in tutte le fasi della sua movimentazione.

  • Secondo lo studio preliminare ambientale presentato da Eni, e disponibile sul sito del Ministero dell’Ambiente dal 29 maggio scorso, il progetto di revisione non ricade nella disciplina di cui al D.Lgs 105/2015, per intenderci, la normativa sul rischio di incidente rilevate, poiché la posa del nuovo oleodotto sul Pontile Petroli esistente era già stato oggetto del Rapporto Preliminare di Sicurezza per la fase di Nulla Osta di Fattibilità. In merito, il CTR (Comitato Tecnico Regionale) della Regione Puglia, che vigila sull’applicazione della legge sul rischio di incidente rilevante, aveva dato parere positivo (10 aprile 2013), con prescrizioni, accogliendo anche alcune osservazioni presentate dal Comitato Legamjonici. Tra queste anche quella riguardante la scarsa resistenza complessiva degli impianti a fenomeni meteorologici come i tornado. La relazione di Eni specifica che ‘il presente progetto non modifica in alcun modo quanto allora positivamente assentito’. Ma i tecnici incaricati dalla società in merito non argomentano nel dettaglio. E non è una modifica da poco dal momento che il progetto prevede l’infissione di ben 52 pali in acciaio di grande diametro con possibili effetti sull’ambiente marino. Se tutto va bene la fase di cantiere durerà circa 8 mesi.

Ad ogni modo, prima di dare inizio all’attività, Eni dovrà ottenere il parere tecnico conclusivo (di cui all’articolo 17, comma 2 del D.Lgs 105/2015). Per questo deve presentare al CTR il rapporto di sicurezza nella versione definitiva.

L’attuale amministrazione comunale ha accolto positivamente la presenza a Taranto di Total che, nel 2018, ha inaugurato la nuova sede operativa alla presenza del sindaco Rinaldo Melucci . Un brutto colpo per gli attivisti locali che negli anni hanno portato avanti una lotta senza sosta riuscendo a fare fronte comune con le istituzioni locali. Quei tempi sono ormai lontani. Oggi tutto tace. Anche da parte dei consiglieri di opposizione più vicini ai movimenti ambientalisti. Intanto, noi faremo la nostra parte, seguendo gli sviluppi futuri.

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