Caro sindaco, caro picciotto

di Thomas Pistoia

Caro Sindaco,

noi con questa mia veniamo a dirti con commozione, con tanta commozione, cazzucazzu, la nostra stima e il nostro dolore per la tua decisione di lasciare l’amministrazione della nostra città.

Non troviamo parole per dirti quanto ti vogliamo bene, quanto abbiamo apprezzato la tua amicizia, perché amico nostro sei. Amicu nosciu e di tutti i nostri amici. Siamo stati fortunati, dove avremmo potuto trovare un altro così attento alle nostre esigenze? Minchia, nessun altro è riuscito a negare la nostra esistenza tanto quanto hai fatto tu in questi anni!

Che quella, la prima regola è! Ma di più, è una tradizione, ne va della nostra memoria storica. Infattamente proprio dall’inizio, in altre zone d’Italia, i nostri padri più gloriosi lo facevano, ogni volta che facevano un’ammazzatina, subito facevano girare la voce che loro non esistevano.

Il fatto egia sempre accaduto pequistioni de fimmine. Quistione de conna fu. Delitto d’onore.

E noi, cugini lontani di questi illustri capostipiti, abbiamo imparato subito questa regola. Come a Ugento, quando mettemmo a posto quel consigliere comunale rumpicuiuni. La prima cosa che facemmo fu far dire in giro che era stata questione passionale. Poi una lite coi vicini. E sai quanti anni sono passati prima che capissero com’era andata?

Ma stiamo divagando, caro sindaco. Tu, tu davvero, nessuno come te è riuscito a negare la nostra esistenza. Che non è stato mica facile, che noi siamo gente che ci fuma la capu! Con tutto che abbiamo sparato più volte in mezzo alla via, facendo agguati da film western coi Kalashnikov, ammazzando, ferendo, tu sei riuscito a dire che non ci siamo. E quelli che insistevano a dire che ci siamo, li hai messi alla gogna in piazza, sui muri, mostrandoti pure indignato. Eh, no, cazzo io! Come si permettevano di dire queste cose, di far fare una così brutta figura alla città?

E le querele poi? Altro colpo da maestro! Decine e decine, tutte archiviate, altre ancora da archiviare, ma chi se ne strafotte? Tanto pagano i cittadini, cazzucazzu. A noi non interessa vincere, ci basta che chi ci scassa la minchia non abbia più il tempo di scassarci la minchia.

Poi… Poi, va beh, al resto abbiamo pensato noi, coi nostri metodi, fino a far andare via chi dava fastidio, costringendolo pure a camminare con la scorta. Che poi la manodopera ci vuole, non è che puoi fare tutto da solo.

Ma tu sei stato un genio. Un ge-ni-o. Anzi, quando qualcosa è andato storto, la colpa è stata nostra, soltanto nostra. Come quella volta di quel consigliere amico degli amici che faceva minacce su Facebook. Eh, sì, sì, lo so, è stato imbarazzante. Ma l’errore è stato nostro, lo pensavamo più accorto, più lucido, invece pure lui si rivelò ‘na capu ca fuma. E’ un po’ un difetto di noi autri. Tu però lo hai dimissionato, poi ne sei uscito benissimo con la tua dialettica, con quel tuo diconondico che non si capisce mai da che parte stai. Grande. Grande politico. Grande statista. Nostro orgoglio.

Basta dire che il tuo consiglio comunale non è mai stato sciolto!

E ora fai bene, sì, non bisogna mai fermarsi, bisogna sempre puntare più in alto. La carriera deve continuare. Vai, vai pure, vai a negare la nostra esistenza pure in quegli altri palazzi. Siamo con te, do ut des, che non sappiamo che cazzo significa, ma gli istruiti lo dicono sempre quando parlano di noi e dei nostri rapporti con la politica.

Già ti vediamo, lì, nel palazzo del comando, con quella tua barba perennemente incolta, quel tuo sorriso un po’ “ma chi se ne fotte”…

Già ti vediamo fare cose straordinarie, ragionare in grande. Pure per noi che, rispetto ad altre famiglie, ultimamente, siamo un po’ sottotono, sei un esempio di ambizione, ci insegni a non scoraggiarci, che posto per quelli come noi, qui, in questa grande nazione, si trova sempre. Si parte dalla cittadina di provincia e, piano piano, si sale sale sale e chissà…

Magari un giorno negherai la nostra esistenza pure dai banchi del parlamento.

Baci sulle mani.

Firmato

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1 Commento

  1. Avatar
    Lorenzo

    Non ti conosco e non conosco la tua città ma…hai reso bene l’idea. Cazzucazzu! Posso solo dirti di andare avanti così, la voce che chiama nel deserto diventerà piano piano un coro, e chissà che non venga ascoltato?

    Reply

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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