Forse esiste un nome per questo calore nel petto

Di Barbara Toma

Il tempo passa e gli anni si accumulano in fretta, così come gli incontri, le esperienze, i lavori. Senza nemmeno accorgermene sono arrivata ad avere ex allievi che hanno studiato con me 15, 20, anche 25 anni fa e altri che possono dichiarare di seguirmi già da decenni.

Senza nemmeno accorgermene accumulo affetto e insegnamenti. Sono grata ad ogni mi_ singol_ alliev_ per avermi dato la possibilità di accompagnarl_ per un tratto del suo percorso, ognuno mi ha insegnato qualcosa. Ma alcuni sono entrati di diritto nel mio cuore.

Tommaso l’ho conosciuto che non era ancora maggiorenne. Io ero da poco diventata direttora artistica di un teatro situato a Gratosoglio, un quartiere di periferia di Milano, il suo quartiere.

Foto di Marco Calò

Per avvicinare la gente al teatro e alla danza di ricerca avevo messo su una stagione con un fitto cartellone di appuntamenti a prezzi più che popolari. La formazione aveva un ruolo centrale nel programma e, per i residenti della zona, era praticamente gratuita (per l’esattezza al prezzo simbolico di 1 euro l’ora; un particolare importante, perché stava a ricordare che i lavoratori dello spettacolo sono dei lavoratori, come gli altri).

Tommaso non aveva mai sentito parlare dei miei spettacoli, o di me, non era nemmeno particolarmente interessato alla danza. In realtà si era presentato alla lezione prova del mio laboratorio solo per il prezzo.

Amava il teatro, ma fino a quel momento non aveva potuto seguire la sua passione per via dei costi eccessivi. Quell’anno seguì tutta la stagione: proiezioni, concerti, spettacoli, mastercalss, laboratori… Tommaso era sempre presente. Proprio come me, che li ci lavoravo.

Infatti finì per lavorarci anche lui, aiutava con il volantinaggio.

Tommaso ha una luce particolare negli occhi, una grinta contagiosa e un sorriso generoso, ma, sopratutto, ha un gran talento, impossibile non amarlo.

Durante il mio laboratorio si lavorava alla creazione di uno spettacolo intorno al tema della felicità.

Lui aveva scritto un monologo molto forte, che io gli feci portare in scena.

In quel monologo, tra le altre cose, confessava di non essere felice perché suo padre non seguiva i suoi sogni e faceva un lavoro che non amava solo per mantenere la sua famiglia.

Tommaso era uno dei miei studenti più giovani e anche quello con più talento.

Il suo, in scena, fu un monologo molto toccante.

Tanto da cambiare il corso della vita della sua famiglia, perché suo padre, dopo averlo sentito, decise di lasciare il suo lavoro e mettersi in proprio seguendo un suo sogno.

Ero stata chiamata ad avvicinare la gente di un quartiere difficile, in gran parte diffidente, al teatro di ricerca.

Tommaso era solo uno di loro, una sola vittoria, ma una vittoria importante. Un solo un ragazzo del quartiere, ma con una storia di rivalsa che dava speranza, a me, nella mia impresa, e a tutti.

A cosa serve il teatro? Serve a intravedere nuove possibilità.

E così la storia di Tommaso divenne simbolo dell’importanza del teatro nella vita.

Tanto che, l’anno seguente, chiesi a Marco Calò, un artista che stimo tantissimo, di ritrarre Tommaso per la cartolina e le locandine della nuova stagione.

Il risultato è appeso qui, accanto a me, sul muro della mia cucina, la foto di un giovane ragazzo sul tetto di un palazzone. di Gratosoglio, all’alba, che urla nell’obbiettivo, con tutta la città di Milano ai suoi piedi.

Sono passati 6 anni. Nel frattempo Tommaso, che ormai fa parte della mia famiglia di allievi e amici, ha completato i suoi studi a Venezia, presso l’Accademia Teatrale Veneta, e oggi è tornato a vivere a Milano.

Foto di Marco Calò

Quel ragazzetto pieno di passione e talento, che viveva di lotta politica e teatro, oggi è un uomo che della lotta politica e del teatro insieme ha fatto la sua vita.

Quel ragazzetto che già allora faceva parte di Tempi diVersi (un collettivo di poesia di strada, musica, video arte e passeggiate tra cabine e monumenti) oggi ha pubblicato il suo primo libro di poesie:  “Qualche parola tra padri e figli” (edito da Eretica) e, se vivi a Milano, te lo porta a casa personalmente, in bici.

A me, che sono troppo lontana, è arrivato per posta. E dentro ho ritrovato tutto: la sua forza, la sua saggezza, il suo entusiasmo, il suo sguardo poetico, il suo affetto per me e tanto orgoglio.

Che bello veder crescere i propri studenti, vederli sbocciare, vedere come realizzano i loro sogni e ne costruiscono altri.

Anche se si lamenta di non aver concluso molto, nel suo primo anno dopo gli studi il mio ex allievo ha già all’attivo: un film, la creazione di uno spettacolo scritto e interpretato da lui e una sua collega, la conduzione di un piccolo gruppo di ricerca teatrale in una sala occupata, la stampa del suo primo libro.

E non è tutto! Nemmeno durante la quarantena è rimasto con le mani in mano, ha preso parte attivamente alle Brigate Volontarie per l’emergenza Milano, iniziativa nata per supportare la popolazione durante l’emergenza Covid-19, portando viveri alle famiglie in difficoltà.

E, proprio grazie a quest’ultima esperienza, oggi è tra i fondatori di Brigata Brigatella. Un collettivo nato proprio in seno alle Brigate Volontarie, che porta il teatro e le fiabe nei cortili di periferia per ‘Combattere insieme la paura con la cultura e per sconfiggere il virus.

Un’idea così forte e necessaria, così ben fatta, che ha subito attirato personaggi importanti, come l’attore Paolo Rossi, che ha dato il suo supporto al gruppo con la sua presenza, portando visibilità e nuove energie.

Oggi voglio vantarmi pubblicamente. Perché Tommaso è una persona speciale e io sono davvero fiera di far parte del suo percorso (e anche del suo libro, e si, perché c’è una poesia dedicata proprio a me).

Ma per leggerla dovrete comprare il suo libro, io vi lascio con Infactory, la poesia che parla del primo spettacolo che lui ha visto, proprio in quel Teatro che ci ha fatto incontrare…

 

InFactory (ovvero il primo vero spettacolo che ho visto)

In un ex capannone industriale, tra un concessionario della Ferrari ed un campo rom. È li
che ho incontrato il teatro.

Mentre
scagliavano a terra una statuetta della madonna, e tiravano un telo di plastica,

mentre
parlavano dritto a pubblico con la divisa da macellaio,

sentivo che il loro tremare era il mio.

In fondo
erano solo due trentenni, su un tappeto danza
in periferia. Eppure

quel ritrovarsi nel corpo di un altro, quello stare, per andare più in su, lontano

forse esiste un nome a questo calore nel petto.

(Tommaso Russi)

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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