Inchiesta Carovigno, parcheggi Torre Guaceto: in un pizzino dal carcere i numeri del business, 300mila euro l’anno

DOSSIER/10 Nuovi sviluppi dell’inchiesta della Procura Antimafia di Lecce. Il business dei posti auto al servizio della riserva era diventata notizia appetibile per alcuni detenuti: “Ivano Cannalire, ristretto nel carcere di Taranto, rivolgeva ad Andrea Saponaro, tramite una lettera, la richiesta di 50 centesimi sul ricavo di cinque euro per ogni posteggio”  

Di Stefania De Cristofaro

 

CAROVIGNO – In un pizzino scritto da un detenuto di Brindisi, ristretto nel carcere di Taranto, i numeri del business relativo al parcheggio di Torre Guaceto con la richiesta di una “tangente” sull’incasso per ogni auto: 50 centesimi sul ticket giornaliero pari a cinque euro per il posteggio nell’area al servizio della riserva.

Doveva essere un pensiero destinato a chi aveva perso la propria libertà, un sussidio di fronte a incassi che, stando ai conteggi del Consorzio per la gestione di Torre Guaceto, raggiungevano il tetto annuale di 300mila euro.

IL PIZZINO DAL CARCERE E LA RICHIESTA DELLA TANGENTE SUI PARCHEGGI

Ci sperava Ivano Cannalire, di Brindisi, ritenuto l’autore di una lettera indirizzata ad Andrea Saponaro, considerato dagli inquirenti figura di primo piano dell’inchiesta sulle elezioni comunali a Carovigno che due anni addietro, il 10 giugno 2018, portarono alla vittoria del candidato sindaco Massimo Lanzillotti, espressione della coalizione di centrosinistra. La richiesta di Cannalire è venuta a galla nei mesi durante i quali le utenze telefoniche in uso ad Andrea Saponaro, tuttora ristretto ai domiciliari con l’accusa di minacce elettorali, sono state intercettate. Così come sono state “ascoltate” le sue conversazioni in auto durante il periodo della campagna elettorale.

Le indagini, come si legge nell’informativa dei carabinieri del Roni-Comando provinciale di Brindisi, hanno messo in evidenza che il parcheggio di Torre Guaceto era “appetibile” in termini di business, tanto da essere diventato argomento di discussione e pretese da parte di alcuni detenuti del Brindisino. “Cannalire rivolgeva ad Andrea Saponaro una richiesta di denaro tramite due suoi emissari non meglio identificati, a mezzo di una lettera-pizzino”. “Cannalire – si legge – aveva appreso da un altro detenuto a Taranto, Mirco Scatigna della fiorente attività sui parcheggi di Torre Guaceto e che per tale motivo aveva richiesto che gli venisse corrisposta la cifra di 50 centesimi sul ricavo di cinque euro per ogni auto parcheggiata”.

Né Cannalire, né tanto meno Scatigna risultano indagati in questo troncone della Dda di Lecce, coordinato dalla pm Paola Palumbo, in qualità di applicata.

LA CONVERSAZIONE INTERCETTATA TRA ANDREA SAPONARO E DANIELE LUPERTI

 “Andrea Saponaro, nel raccontare i fatti a Daniele Luperti, faceva riferimento a un certo Ivano Cannalire e si opponeva”. Luperti, come si ricorderà, in quel periodo era candidato consigliere comunale in una lista che appoggiava Lanzillotti. Sia il sindaco che Luperti, risultato il primo dei non eletti, sono indagati a piede libero.

“Io non ci sto proprio”

Dice Saponaro sempre rivolgendosi a Luperti.

E “manifesta l’intenzione di raggiungere il padre dell’altro detenuto di Taranto, ritenuto responsabile di aver diffuso la notizia della redditività del parcheggio, per spiegare tramite lui che la gestione dell’area per i posti auto, era blindata perché sotto il controllo del prefetto e del consorzio”, è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per Andrea Saponaro.

Giovanni Donatiello

L’INCONTRO CON GIOVANNI DONATIELLO, ALIAS CINQUELIRE, LIBERO DOPO LA CONDANNA ALL’ERGASTOLO

L’episodio è stato riportato dalla pm della Dda , poiché ritenuto “inquadrabile come sussidio prestato dagli affiliati ai detenuti e ai loro familiari o comunque destinato alle casse del sodalizio” di stampo mafioso che la Procura ha contestato ritenendo i fratelli Saponaro affiliati alla Sacra corona unita, dapprima con Massimo D’Amico e Antonio Vitale, poi con Eugenio Carbone e infine con Giovanni Donatiello, alias Cinquelire, tornato in libertà dopo una condanna definitiva all’ergastolo, commutata con 30 anni scontati in carcere a conclusione del processo con rito abbreviato come mandante dell’omicidio Antonica.

Vero è che nel mese di agosto 2018 le intercettazioni hanno raccontato anche di “un accesso di Donatiello presso il parcheggio antistante il lido di Torre Guaceto gestito da Andrea Saponaro”. Ma per la gip quell’incontro “al più” dimostra “un rapporto di conoscenza” e non, invece, l’appartenenza all’associazione di stampo mafioso. Allo stesso modo, “è insufficiente a dimostrare la comune e attuale appartenenza dei fratelli alla Scu, la richiesta di Ivano Cannalire”.

Andrea Saponaro, nel corso del dialogo, “accennava” la questione  “a Giovanni Donatiello a cui i due emissari si sarebbero rivolti prima di presentarsi dallo stesso Saponaro, per consegnargli la lettera”: “a Mesagne sono andati a die…Giovanni Cinquelire, andate là, meh”. Luperti: “E gli ha detto andate là e andate a prendervi una cosa di soldi”.

Secondo la gip, “il contegno di Saponaro appare distonico rispetto alla contestata appartenenza al consesso associativo mafioso”.

GLI INCASSI DEL PARCHEGGIO DI TORRE GUACETO: LA RELAZIONE DEL CONSORZIO DI GESTIONE

Quanto ai numeri del parcheggio, in una delle ultime relazioni del Consorzio per la gestione dell’area al servizio di Torre Guaceto, si legge che gli introiti “si aggirano attorno a 300mila euro l’anno”. L’importo è stato evidenziato nel documento firmato dai componenti del consiglio di amministrazione con riferimento agli anni 2013-2014 ed è stato riportato nell’informativa dei carabinieri nel capitolo in cui si ricostruisce la storia della gestione dei posteggi. Storia che, stando alla cronaca attuale, continua.

“Il patrimonio più prezioso del Comune di Carovigno è costituito dalla Riserva naturale di Torre Guaceto, area di interesse naturalistico che vede, nel periodo estivo, un grande afflusso turistico”, hanno scritto i carabinieri. “Andrea Saponaro e Giovanni Saponaro (fratelli) hanno condizionato l’Amministrazione comunale per ottenere la gestione dei parcheggi nell’ambito del progetto relativo alla realizzazione della Porta di accesso alla riserva”.

Il punto di partenza è il 2007: “Il Consorzio per agevolare e regolamentare la visita e l’afflusso dei turisti nella zona, istituita e riconosciuta come riserva con decreto del Ministero dell’Ambiente il 4 febbraio 2000, stipulò un contratto di affitto per un terreno in contrada Scianolecchia”. Quel fazzoletto di terra era di proprietà di due persone: “Salvatore Saponaro (del tutto estraneo alle indagini, ndr) e Daniele Luperti, da utilizzare come area parcheggio”. Il contratto nel 2013 venne modificato: “diritto di superficie per 30 anni, a seguito di un progetto per la realizzazione di un’area parcheggio definitiva attraverso il compimento di opere pubbliche”.

“Attraverso una procedura di evidenza pubblica, la gestione fu assegnata al massimo ribasso al migliore offerente”: la società cooperativa “La Torre, con sede a Torre Santa Susanna e attualmente in liquidazione, si aggiudicò l’appalto dal 2007 al 2012, sia per la gestione del parcheggio che per le attività di trasporto pubblico collettivo, versando al Consorzio di gestione un canone di circa 30mila euro, trattenendo il resto dei guadagni, come da contratto di conduzione”, si legge sempre nell’informativa dei militari.

Nel 2013 e nel 2014 il Consorzio decise di gestire in prima persona i parcheggi, tenuto conto della dimensione degli incassi.

“Nel 2014, la cooperativa D&A, con sede legale a Carovigno, si aggiudicò l’appalto per il trasporto pubblico”.

Del consiglio di amministrazione del Consorzio, titolare dei più ampi poteri per la gestione di Torre Guaceto, all’epoca facevano parte: Mario Tafaro, ex prefetto di Brindisi, in qualità di presidente; Nicolò Giovanni Carmineo, vice presidente; Angelo Roma, dirigente del Comune di Brindisi, vice presidente; Angelo Fabio Celino, consigliere (che poi si dimise); Lara Marchetta; Teodoro Nigro (all’epoca comandante della Polizia locale di Brindisi, ora passato a Mesagne) e Alessandro Ciccolella, procuratore speciale.

Il nome di Andrea Saponaro compare ufficialmente, per la prima volta, nei documenti il “10 dicembre 2013 nell’atto notarile con il quale si costituisce la “D&A società cooperativa A.R.L”. Gli altri “soci sono Daniele Luperti e Carmela Taliento”, quest’ultima del tutto estranea all’inchiesta. Il 14 maggio 2015, “l’assemblea consortile decise la gestione diretta del parcheggio, attraverso la selezione di una società interinale esternalizzando l’attività di trasporto”. Per questo venne avviata una “gara pubblica per la selezione della società interinale per la fornitura di lavoratori da destinare all’area di servizi di Punta Penna Grossa”. Tre furono le società invitate: Wintime spa, Gi Group spa e Open Job Metis. L’offerta più vantaggiosa risultò quella presentata dalla Open Job Metis.

Per il servizio di trasporto, furono “invitate a presentare preventivo tre società”: “D&A società cooperativa, Gruppo Crocetta srl e Salento Open Tour, tutte attrezzate con il trenino”. “A rispondere fu solo il Gruppo Crocetta che si aggiudicò il servizio da svolgere nel periodo dal 30 giugno 2015 sino al 27 luglio 2015, come da contratto”.

“Il 23 gennaio 2015  il cda affrontò il problema  dell’area parcheggio con il progetto Torre Guaceto paesaggio come museo, finanziato dalla Regione Puglia”. L’altra data significativa per le indagini è il 18 luglio dello stesso anno, giorno in cui il “Gruppo Crocetta subiva il danneggiamento del trenino usato per il trasporto a Penna Grossa, con danni stimati in almeno 12mila euro”. Per evitare l’interruzione del servizio durante il week-end, “le attività di trasporto furono affidate alla società Giusarco srl che portò a termine il servizio nei giorni stabiliti, senza dare però ulteriore e successiva disponibilità”.

Il nome di Daniele Luperti finisce agli atti dei carabinieri il 9 maggio 2016, quando la stazione di Carovigno lo “deferisce in stato di libertà”, assieme a “Pasquale Colella e a Salvatore Saponaro per la violazione del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, per aver effettuato lavori di trasformazione di un terreno usato come area parcheggi in passato, senza concessione”.

“Successivamente – scrivono sempre i carabinieri – l’area parcheggio veniva spostata nei pressi del villaggio turistico Meditur, gestita dalle società D&A e Locopark srl di Carovigno, per un totale di 350 auto, ossia 175 ciascuno, con relativo trasporto di turisti a mezzo trenini”. Fino al mese di agosto 2018, quando sono terminate le intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sulle elezioni a Carovigno, la coop D&A ha gestito due aree parcheggio, mentre un’altra area è gestita dal Consorzio. Questo assetto scaturisce dalla pronuncia del Consiglio di Stato, con l’accoglimento del ricorso presentato dalla coop contro la sentenza del Tar di Lecce che individuava il Consorzio di Torre Guaceto come unico ente preposto alla gestione dei parcheggi.

Nell’informativa, infine, si fa riferimento al procedimento amministrativo avviato per verificare la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della misura interdittiva antimafia nei confronti della D&A, da parte della prefettura di Brindisi. In quella “circostanza, Daniele Luperti dichiarava che la società era costituita tra tre soci, ovvero Luca Luperti, Angela Rosa Semeraro e Carmela Taliento, precisando che Luca Luperti (fratello di Daniele, ndr) era subentrato al posto di Andrea Saponaro il 2 maggio 2014 assieme a Semeraro”. Saponaro risultava dipendente: il suo nome, infatti, era nella lista delle sei persone consegnata dallo stesso Luperti.

Per la gip del Tribunale di Lecce va

“esclusa l’esistenza di legami a clan mafiosi, fermo restando la caratura criminale di Saponaro, il quale ricorre a ogni metodo illecito e allo stesso potere intimidatorio della sua notoria pericolosità  delinquenziale pur di realizzare le sue mire monopolistiche su Torre Guaceto”.

Fine individualistico, per un tornaconto esclusivamente personale di fronte al business.

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Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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