Mafia a Carovigno, i verbali dei pentiti: “I fratelli Saponaro nostri affiliati”. Sono indagati nell’inchiesta sulle elezioni

DOSSIER/9 I nomi riportati nei verbali di dieci collaboratori di giustizia finora rimasti coperti da omissis: dai primi dichiaranti, Emanuele Belfiore e Massimo D’Amico, sino a Ercole Penna e Francesco Gravina, per arrivare a Sandro Campana, morto suicida il 31 marzo scorso, secondo il quale Andrea e Giovanni Saponaro erano legati a Giovanni Donatiello di Mesagne. Per la gip non sono sufficienti per capire se si tratti di “consapevole partecipazione associativa”, come sostiene la pm della Dda, oppure di “concorso esterno o favoreggiamento o addirittura mera convivenza”

Di Stefania De Cristofaro

 

 

CAROVIGNO – A Carovigno la mafia c’era e c’è, secondo i pentiti che della Sacra Corona Unita hanno svelato nomi, ruoli e segreti. Dieci uomini diventati collaboratori di giustizia hanno parlato dei fratelli Andrea e Giovanni Saponaro, disegnando la rete delle affiliazioni mafiose a Carovigno, rimasta sino ad ora coperta da omissis. I due fratelli oggi sono indagati nell’inchiesta della Dda di Lecce, sulle elezioni comunali nella città della ‘Nzegna del 10 giugno 2018, e sono stati tirati in ballo per la prima volta venti anni fa, da Emanuele Belfiore.

L’ultimo pentito, a parlare di loro è stato Sandro Campana, morto suicida lo scorso 31 marzo, secondo il quale erano legati a Giovanni Donatiello di Mesagne, tornato in libertà di recente.

LA PRESENZA DELLA SCU A CAROVIGNO: I VERBALI DEI PENTITI DELLA SACRA CORONA UNITA

Francesco Campana

I verbali degli ex della Scu, passati dalla parte dello Stato nel corso degli ultimi venti anni, sono stati riportati nell’ordinanza di custodia che trattiene ai domiciliari Andrea Saponaro, per minacce elettorali, nel troncone che riguarda le amministrative vinte dal candidato sindaco Massimo Lanzillotti, espressione della coalizione di centrosinistra, al primo turno. Vittoria per un soffio rispetto al centrodestra, anche se l’inchiesta ha evidenziato che compravendita di voti c’è stata all’epoca sia da una parte che dall’altra. Vero è, che a essere finito sul registro degli indagati è stato solo il candidato primo cittadino del centrosinistra, per il quale la pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Paola Palumbo, aveva chiesto la misura interdittiva, sostenendo che vi fossero indizi sufficienti a contestare il concorso esterno nell’associazione mafiosa. Il reato associativo di stampo mafioso, come espressione della Scu, era stato ipotizzato nei confronti di Andrea Saponaro, impegnato nella raccolta voti finalizzata a ottenere la gestione in esclusiva dell’area parcheggio al servizio della riserva di Torre Guaceto. La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, ha ridimensionato il quadro accusatorio sino ad arrivare a escludere per Saponaro l’appartenenza alla mafia perché debole è la “piattaforma indiziaria”: “non supera – ha spiegato – positivamente il vaglio giudiziale”.

La gip se da un lato ha ritenuto “attendibili” le dichiarazioni rese dai pentiti, dall’altro ha evidenziato che “non risultano arricchite della necessaria indicazione di condotta specifica o di fatto, di comportamento o evento o dialogo o conversazione concreti che, al contempo, rispondano al requisito di essere riferibili a un contesto di coinvolgimento nella gestione, piuttosto che di adesione o partecipazione o conoscenza interessata a una specifica attività o interesse riconducibile alla vita e all’evoluzione del suddetto sodalizio mafioso”. Manca qualcosa, in altre parole, per arrivare a “definire strutturalmente la condotta addebitata”, si legge nelle valutazioni relative al compendio indiziario. “Se si tratti di consapevole ed efficace partecipazione associativa”, convincimento della pm sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri del Roni-Comando provinciale di Brindisi, “oppure se si tratti di concorso esterno in tale partecipazione ovvero favoreggiamento o addirittura mera connivenza”.

Tra i dichiaranti segnalati nella richiesta della pm, solo Massimo D’Amico riferisce un episodio significativo dell’apporto consapevole alla vita del sodalizio”, ha scritto la gip. “L’episodio – ricorda – è l’aver procacciato ai sodali armi da impiegare in attività illecite”. Ma si tratta di fatti che si riferiscono a molti anni fa: “ante 2000”. La circostanza temporale, quindi, “non consente di ritenere utile il contributo al fine di documentare il permanere del vincolo associativo nei decenni successivi”.

Non state giudicate come sufficienti “le attestazioni di appartenenza di altri collaboratori” perché “non appaiono idonee a soddisfare il criterio valutativo, anche laddove si precisa del tutto genericamente che i Saponaro svolgevano attività di narcotraffico”. “Affermazione – si legge ancora – di cui peraltro l’indagine non fornisce alcuna traccia”.

LE DICHIARAZIONI DI MASSIMO D’AMICO, EX UOMO TIGRE, E DEI FRATELLI LEO

Il primo collaboratore a riferire di Andrea e Giovanni Saponaro, si chiama Emanuele Belfiore, “storico braccio destro di Eugenio Carbone”: “I fratelli da Carovigno erano già affiliati, il primo a Massimo D’Amico e l’altro ad Antonio Vitale e sono entrati a far parte del clan a carico di Carbone con la dote di tre quartini a Giovanni e vangelo ad Andrea”. Il verbale è datato 30 ottobre 2000. D’Amico, una volta fatto mea culpa, ha fatto mettere per iscritto i nomi di persone a lui affiliate: “I miei affiliati sono Andrea Saponaro che aveva il grado di vangelo a mio carico e che ora è passato con Eugenio Carbone”. Le dichiarazioni risalgono al 13 luglio 2000.

“Posso riferire che, nel corso di un colloquio con suo fratello Giovanni, ebbi a chiedergli delle armi che mi aveva fornito Stano, tramite Giuseppe Caputi. Le armi, tra cui due mitragliette e un bazoka furono consegnate dall’Andrea a Toni Convertini e a Massimo Carrieri. Una delle due mitragliette venne utilizzata da Convertini nell’attentato ad Antonio Carone”.

 

Attentato mortale avvenuto nell’estate del 1997.

LE AFFILIAZIONI SECONDO LUIGI GIRARDO, FABIO FORNARO E SIMONE CAFORIO

L’affiliazione è stata, poi, riferita da “Luigi Girardo”, il quale “rendeva dichiarazioni immediatamente dopo l’omicidio di Eugenio Carbone, scoperto grazie alla sua collaborazione con la polizia”. Gli assetti dopo l’eliminazione di Carbone, sono stati riferiti da Giuseppe Leo, poi diventato pentito assieme al fratello Giuseppe, detto Peppo: “A Carovigno vi erano due referenti di Carbone, Giovanni e Andrea Saponaro”. Dopo la morte di Carbone “sono passati sotto Giuseppe Leo”.

Anche il brindisino Fabio Fornaro, ex belva, ha riferito dei fratelli Saponaro, indicandoli come “capi zona di Carovigno nel settore degli stupefacenti”. I verbali firmati da Fornaro sono del 2008.

“In totale ai Saponaro abbiamo ceduto oltre 30 chilogrammi di fumo, in varie occasioni. Alla fine del 2004 ho ceduto due chili di eroina”.

Nel 2007 “Simone Caforio indicava i Saponaro quali referenti dell’associazione di Carovigno”: “Si occupano prevalentemente di traffico di stupefacente e gestiscono un lido nella parte di costa che interessa quel comune”.

LE DICHIARAZIONI DI ERCOLE PENNA E FRANCESCO GRAVINA, ALIAS IL GABIBBO

Ercole Penna

 

In tempi recenti, nel 2011, dei fratelli Saponaro ha parlato Ercole Penna, di Mesagne, ex Lino u’ biondo della Scu, in posizione di vertice nell’associazione mafiosa: “Referenti al nostro gruppo e precisamente affiliati ad Antonio Vitale, vi sono Andrea e Giovanni Saponaro, fratelli”, si legge nel verbale allegato all’ordinanza di custodia cautelare.

“Preciso che nel dire referenti, intendo affermare che detti soggetti svolgono e controllano ogni settoredi attività illecita in quel comune. Nello specifico, Giovanni Saponaro, è molto dedito al traffico e alla commercializzazione delle sostanze stupefacenti.

Francesco Gravina

Al riguardo posso dire che lo stesso da ultimo è stato arrestato per il possesso di 300 grami di cocaina che, per quanto mi disse Daniele Vicientino, Saponaro l’aveva da questo acquistata”.

Due anni dopo, a pentirsi è Francesco Gravina, alias il Gabibbo: nel 2014 riferisce dell’ “affiliazione dei fratelli Saponaro a Giovanni Donatiello, detto cinquelire, all’epoca detenuto, poi rimesso in libertà”.

 

 

“Per questa loro decisione, vi fu la reazione di Daniele Vicientino che tramite Giuseppe lu spizzatu, comunicò a Giovanni Saponaro, di non compiere alcuna attività illecita su quel territorio oppure, qualora avesse voluto continuare, gli stessi avrebbero dovuto approvvigionarsi dal nostro gruppo. Sono venuto a conoscenza di ciò da Tobia Parisi, durante alcuni nostri incontri avvenuti nell’ultimo periodo di latitanza di Parisi”.

 

SANDRO CAMPANA, L’ULTIMO PENTITO A FARE I NOMI DEI FRATELLI SAPONARO

Nel 2015, la Sacra corona unita, versante brindisino, subisce un ulteriore colpo con la decisione di collaborare resa da Sandro Campana, fratello di Francesco, ritenuto il capo della frangia storica riferibile a Buccarella, e fratello di Antonio Campana, il quale lo scorso anno ha intrapreso la strada del pentimento. Sandro Campana si è suicidato il 31 marzo scorso, per motivi che ancora non sembrano del tutto chiaro. Il suo testamento è costituito dai verbali resi oltre che sugli omicidi avvenuti all’interno dell’associazione, sulla rete delle affiliazioni:

“Giovanni Donatiello mantiene ancora alcuni affiliati, tra i quali a Carovigno i fratelli Andrea e Giovanni Saponaro”, si legge in quello del 10 settembre 2015.

Sandro Campana

“I rapporti di Donatiello con me e mio fratello sono buoni, nel senso che ci rispettiamo a vicenda e non ci pestiamo i piedi”. Questo a conferma della cosiddetta pax mafiosa. “Non ci sono più rapporti con i capi storici”.

 

I CONTATTI CON GIOVANNI DONATIELLO, DETTO CINQUELIRE, TORNA LIBERO DOPO LA CONDANNA ALL’ERGASTOLO

 

Donatiello è tornato a essere uomo libero, dopo la condanna al carcere a vita, in qualità di mandante dell’omicidio Antonica, risalente al 1989: l’ergastolo senza isolamento è stato sostituito con i 30 anni di carcere scontati in cella.

Le indagini sulle elezioni a Carovigno di due anni fa, hanno accertato contatti fra Saponaro e Donatiello, stando alle intercettazioni, ma per la gip del Tribunale di Lecce Simona Panzera “l’attività captativa nei mesi di giugno e agosto 2018 testimoni i rapporti” fra i due”, rapporti che però restano del tutto sfocati”. Tali da non poter sostenere l’appartenenza alla Scu o condotte di stampo mafioso.

 

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Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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