Di recensioni negative, ragnatele nella f**a e collaborazioni fantasma: il caso de Il Taccuino

Recensione sgradita: ufficio stampa attacca una blogger di libri definendola afflitta da: «Sindrome da troppe ragnatele nella f**a». Ma il web e il mondo editoriale non ci stanno e scoprono ben altro

di Valentina Isernia

L’antefatto è comune nell’era social: una Casa Editrice invia a Daisy, curatrice di un blog molto seguito (8.000 follower su Instagram prima dei fatti, vertiginosamente saliti a 12.000), una copia di un libro da recensire. Daisy lo fa in un modo meno comune rispetto al solito, in tono pacato, oggettivo e disinteressato, lo boccia: “Non sono riuscita a finirlo”. Un comportamento irreprensibile, al giorno d’oggi, in un mondo editoriale che crede che basti regalare un libro per avere un’eco pubblicitaria facile e gratuita.

Ma “Il Taccuino”, l’ufficio stampa della Casa Editrice che si è occupata della pubblicazione del libro non ci sta. Quella realtà «specializzata nella promozione professionale per editori, scrittori ed eventi letterari», dopo una serie di tweet lanciati senza alcun riferimento, proprio non riesce a trattenere l’affronto e mette in atto una serie di comportamenti tutt’altro che professionali.

Ben poco da interpretare, il messaggio è chiaro: se una donna osa stroncare il nostro gentile omaggio è solo perché soffre di tipica sindrome da troppe ragnatele nella f**a.
Eccoci, senza fraintendimenti o possibili errate interpretazioni: il copione preconfezionato, banalizzante, ancora troppo condiviso dal sentire comune, tirato in ballo quando una donna alza la voce e contesta. In una sola parola: isteria da insoddisfazione sessuale.

Viene da chiedersi perché si sia richiesto il giudizio di una giovane blogger considerata una nullità e perché tanta rabbia per un giudizio di così poco valore, come definito ripetutamente dai gestori dell’account Instagram:

Purtroppo per Il Taccuino, non viviamo più nel XIX secolo e il popolo del web è insorto, ponendo il caso all’attenzione di altre Case Editrici e media di spessore che non solo hanno tenuto a prendere le distanze dall’Ufficio Stampa in questione ma hanno cominciato ad indagare sulle tante collaborazioni che lo stesso vantava.

Mentre Il Taccuino pubblicava un tentativo di giustificazione dei propri inopportuni comportamenti – adducendo che l’autore dei commenti sessisti fosse stato un collaboratore che avrebbe perso il figlio “la settimana scorsa” e senza mai rivolgersi direttamente a Daisy – David Puente, Debunker di Open e Autore del programma “Fake – La fabbrica delle notizie” portava alla luce alcune stranezze riscontrate sul sito web dell’Ufficio Stampa. Nella pagina Staff de sito web de Il Taccuino, infatti, comparivano una serie di profili di collaboratori a cui erano associate foto non veritiere e personaggi che hanno confermato la loro estraneità alla collaborazione tanto paventata.

Mentre Puente indagava, Il Taccuino ci regalava l’ultima perla dai torni pastello, adatti a signorine offese che hanno bisogno di essere placate con omaggi dal sapore romantico, prima di oscurare il proprio sito web e cadere in un apparente silenzio stampa che sa di sconfitta umana e professionale. Per loro e, tristemente, per tutti noi.

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Info sull'autore

Valentina Isernia

Giornalista pubblicista, laurea in Industria Culturale e Comunicazione Digitale presso l’Università la Sapienza di Roma con specializzazione in Social Media. Analista di contenuti televisivi e di misurazione audience in real time. Social Media Manager, Social Engager, Community Manager, Storyteller

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