Vota La Trippa col voto di scambio

di Thomas Pistoia

Guardali, girano per il paese sempre in coppia. Stanno in società, sono il gatto e la volpe della canzone.
Non riesco a non pensare che al sindaco di prima… Qualcuno gli ha acceso la macchina. No, non con le chiavi. Sì, c’era la benzina, ma non era nel serbatoio… Oh, insomma, ma ‘ssiturdu? N’hannu datu focu! Sì, gliel’hanno incendiata! Eccheccazzu, seguimi quando ti spiego, però! Di queste cose non bisogna parlare chiaramente. Bisogna bisbigliare, ammiccare, usare perifrasi. L’hai visto il film del padrino? Quello mica diceva “a tizio lo sparo”. Diceva “ci faccio una proposta che non pocià gifiutage”.
Sarò che sono un malpensante, però… Guardali, Gino. Ascolta la loro propaganda.

Votamassimovotamassimovotamassimovotamassimovotamassimo
Italiani! Elettori! Inquilini! Coinquilini! Quando sarete chiamati alle urne, per compiere il vostro dovere, ricordatevi un nome solo: Massimo La Trippa. Italiani! Votate Massimo La Trippa! Italiani! Votate La Trippa! Col sugo!

E promettono, garantiscono, dicono

Se voti Massimo La Trippa, avrai la colazione pagata al bar
Se voti Massimo La Trippa e lo fai votare ad altre due persone, a tuo figlio gli facciamo la festa di compleanno sopra al trenino
Se voti Massimo La Trippa e lo fai votare ad altre cinque, sette persone, ti faccio fare il concerto in piazza
Se voti Massimo La Trippa e lo fai votare ad altre dieci, dodici persone, indiciamo un concorso pubblico e ti diamo il lavoro fisso
Se voti Massimo La Trippa, ti diamo cento euro

Come fanno? Mo’ ti spiego. Dicono all’elettore di mettere il silenziatore al cellulare (che mo’ il telefono ha il silenziatore, come le pistole), entrare nell’urna, votare La Trippa e fotografare la scheda. Quando esce, l’elettore mostra loro la foto e riceve i soldi, oppure ottiene la conferma che riceverà il favore che ha chiesto. Dopodiché, la foto, gliela fanno cancellare. E il gioco è fatto. Voto di scambio, si chiama, Gino. Pensa, hanno anche un’agenda, un libro mastro su cui segnano tutto. Ma com’è che ‘ste cose non le sai? Non li leggi i giornali? Non la guardi la tv? Sempre su quel cazzo di Facebook, stai!

E non pensare che siano sempre così gentili, eh! Dipende chi hanno davanti. Per esempio, con le donne, quelle che lavorano nei campi, vanno per le spicce. Le minacciano di licenziamento: se non portano due voti ciascuna, restano a casa.

Votamassimovotamassimovotamassimovotamassimovotamassimo

Li senti, Gino? Ormai sono la musica di sottofondo del paese. E questi mo’ sarebbero sostenitori del candidato della sinistra, pensa che direbbe Gramsci… Come sarebbe a dire, chi è Gramsci??? Va beh, lascia stare… Questi sono di sinistra, figurati quelli di destra! Che infatti è una gara al rialzo, sai? Hanno cominciato offrendo venti euro a voto, quegli altri hanno rilanciato a cinquanta, allora loro a ottanta, adesso stanno a cento.
Cento euro, Gino. Il tuo voto vale cento euro. La democrazia, la democrazia vale solo cento euro. La democrazia vale ‘na sciurnata de fatica, una giornata di lavoro o appena qualcosa in più. Cento euro per consentire loro di mafioseggiare, di continuare i loro giochetti di potere, magari soltanto per l’appalto di un parcheggio o di un cazzo di trenino. Che adesso poi c’è anche il sotterfugio dell’associazione mafiosa. Basta stare attenti a non farsi condannare per quella e te la cavi con poco.

Votalatrippavotalatrippavotalatrippavotalatrippavotalatrippa

Guardali, sono lo specchio dell’intera nazione. Se accade qui, tra queste poche anime, cosa avviene laggiù nei palazzi di Roma?
Il punto sai qual è, Gino? E’ che sono ore che li sto osservando. Sai quante persone hanno rifiutato i cento euro? Una. Una sola. Una donna. E mi sono chiesto: ma la signora ha rifiutato quei cento euro perché crede veramente nel diritto di voto, nella democrazia, nella nostra costituzione, oppure perché, per sua fortuna, non ha bisogno di soldi? Non sono mica riuscito a darmi una risposta.
Perché adesso, va bene, potrai dirmi che tanto non cambia nulla, che loro sono tutti uguali a qualunque razza appartengano, di destra, di sinistra, di qualunque colore siano, però… Però noi, noi, dico io, te, tutta questa gente, questo paese. Noi non li cacciamo via.

Ce li teniamo e la maggior parte di noi accetta quei cento euro, accetta di vendersi.

Possibile che siamo così poveri da essere disposti a venderci pe’ ‘na sciurnata de fatica, per… Per una spesa all’Eurospin? Allora di chi è la colpa? Non sarà mica che è nostra? Non sarà mica che la povertà, quella vera, insanabile, ce l’abbiamo dentro?

Votamassimovotamassimovotamassimovotamassimovotamassimo

Gino, tocca a te, il presidente di seggio ti sta chiamando, lo senti? Ma… Perché armeggi col cellulare? Che fai? Ma… Ma… Gli hai messo il silenziatore!
Gino! Ehi!
Anche tu, amico mio?
E a te, a te quanto hanno dato?

Centoventi?

si è alzata
di nuovo
la posta

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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