Materiale corporeo

Ferma da troppo tempo, tempo che sembra infinito.

Poi lui.

Un giovane poeta dalla pelle scura e le mani segnate dal lavoro in campagna, uomo sensibile, attore (ma con un clown nascosto dentro), folle visionario.

Lui amico che, dopo tutta questa solitudine, mi tira fuori dall’isolamento con il suo invito: unirmi a lui nel creare qualcosa insieme ad un largo gruppo di colleghi, chiamati in causa per rispondere in modo poetico alla situazione attuale. Il progetto:

Human Body’

Dove ti chiedono di essere in pochi noi ci moltiplichiamo.

Ripartiamo dal nostro corpo politico artistico flaccido e coraggioso, resistente e pronto all’abbandono. Cosa resta del nostro corpo contagioso e reietto santo e bastardo’

Di questi tempi un invito poetico e sovversivo. Distanziati ma insieme, uniti come mai, lavorare, trovarsi, creare un luogo fertile per scoprire intese, connessioni, coincidenze…un contagio necessario e bellissimo.

Ed eccomi qui , mi si chiede di ragionare intorno al corpo. Il mio, quello di tutti noi, quello di tutte le donne del mondo, quello di madre natura.

Il corpo ancora una volta protagonista dei miei pensieri.

C’è tanto da dire, tanto da scoprire intorno a un tema così vasto. Ma ognuno affronterà il tema a modo suo.

Corpo umano, corpo scenico, corpo danzante, corpo politico, corpo di donna, corpo leso, corpo sacro, corpo violato, sconosciuto, abbandonato, mutato, malato, corpo collettivo, corpo intimo, corpo resistente, corpo magico, corpo vero, corpo in movimento, corpo statico, corpo custode di storie, di vissuto, di memoria, corpo diario di una vita, corpo testimone, corpo succube, corpo bambino, giovane, adulto, corpo anziano, corpo di cristo, corpo vergine, mai toccato, o solo sfiorato, corpo strumento, corpo fonte di guadagno, corpo ribelle, corpo anarchico, corpo presente, forte, coraggioso, corpo diverso, corpo straniero, corpo mutilato, corpo muto, censurato, coperto, oppure ostentato, corpo neutro, corpo morto, corpo vivo, corpo unico, corpo empatico, corpo sensuale, amato, desiderato, vibrante, corpo in prima linea, corpo di parte, corpo, corpo, corpo, corpo, corpo.

 

Tutta la vita un solo corpo

Mia ossessione, mio strumento, mio unico e assoluto punto di partenza.

Corpo singolo che diventa moltitudine di corpi,

Corpo maschile, virile, forte.

Corpo femminile, morbido, resistente, magico.

Corpo asessuato, asettico o contaminato.

 

Corpo plasmato a piacimento.

Corpo distaccato, altro da me,

odiato, criticato, sopravvalutato.

 

Corpo cambiato,

corpo invecchiato,

corpo negato,

nascosto e rifiutato.

 

Il mio corpo è veicolo

il mio corpo è unico e vero

Il mio corpo è stato a lungo bistrattato e sfruttato

ma è ancora qui.

68 articolazioni, 206 ossa di cui 28 solo in una mano la falange distale dal pollice destro più lunga,  perché accidentalmente schiacciata in una porta all’età i 5 anni.

La curva della mia nuca in senso contrario, ‘’inversione della lordosi’ dovuta a un colpo di frusta causato da un grave incidente in autostrada.

Le vertebre lombari schiacciate, ernia del disco L5 + L6 causata dallo studio della danza nonostante la schiena poco flessibile.

Una cicatrice sotto l’alluce sinistro ( taglio delle chele di un granchio da piccola), il ricordo del morso di un cane sulla mano destra, le labbra sempre visibilmente, disastrosamente, rovinate e ferite, per via del mio inguaribile tic nervoso.

 

Intanto l’unghia del mio dito medio scava avidamente sulle labbra per riuscire a trovare anche solo un piccolissimo lembo di pelle da poter tirare via, e poi un altro, un altro, un altro, fino a che non diventa possibile finire il lavoro con i denti. Fino a che non sento il gusto caldo e agrodolce del mio sangue.

Domani sarà più facile e più soddisfacente. Domani mi divertirò.

A qualsiasi età, tirare via le croste rimane una delle cose più attraenti del corpo umano –

La pelle, l’organo più grande del corpo umano (stesa in orizzontale coprirebbe un letto a due piazze), sempre disidratata. Non bevo abbastanza, tendo a dimenticamene.

E poi lei, la mia bellissima costellazione di nei, sparsa su tutta la superficie del corpo e capitanata dal mio segno di riconoscimento: una grande voglia scura sulla coscia destra.

 

Corpo vissuto, con i legamenti consumati da studio, lavoro e infortuni mai curati come si deve.

Corpo di madre, che si è allargato per farsi involucro.

E seni, che hanno nutrito e ora pesano sotto la forza di gravità.

 

Corpo intriso di memoria.

Corpo intelligente, capace di memorizzare intere coreografie di gesti, movimenti e azioni ed eseguirle nello spazio sempre allo stesso modo.

Corpo poco curato (il minimo indispensabile).

Corpo reattivo e animalesco.

 

Corpo talentuoso e fortunato.

 

Connesso con la terra, con gli dei, con il pavimento e con lo spazio.

Capace di volare al suolo.

Corpo mai fermo, bello – solo – in  – movimento.

Corpo tramite tra cielo e terra.

Corpo fulcro e sintesi, corpo presente, unione tra passato e futuro.

Corpo maturo.

Con qualche lentiggine e piccole cicatrici di ferite dimenticate.

 

Corpo pieno di vuoti incolmabili.

Triste, segnato, ma pieno di vita, nonostante tutto.

 

I piedi e le mani forti e virili, quelli di mio padre

le gambe, gli zigomi e gli occhi di mia madre

poi niente più, tutta papà

tranne quello strano incedere , quel modo di muoversi così particolare…

 

Corpo pesante, ma ricettivo e attivo.

Corpo sensibile. Corpo timido, con mani che sudano sempre al momento sbagliato.

Piedi prensili e sempre scalzi, estremità vive, schiena consapevole, bacino mobile, anche arrugginite (ma basta poco).

 

Calli in posti inconsueti: sul coccige, sul collo del piede, sulla schiena.

E lividi sulla spalla ossuta.

 

Viso triangolare.

Viso vissuto, strano, struccato, segnato dal dolore, dolore profondo,

segnato dal tempo, dalla vita, dalle gioie.

Corpo cartina geografica di sentimenti ed emozioni.

Corpo scrittura del mio vissuto.

 

E’ questo il materiale corporeo che abito, ed è da qui devo partire per arrivare a danzare i corpi del mondo.

 

‘C’è una ruga che parte dalla mia tempia e termina sotto l’occhio destro. Esita, vacillando lievemente, incerta su dove arrivare. E’ la strada che percorremmo un giorno in Provenza, quando si era fatto tardi e non si trovava albergo, e questa strada continuava tra i campi di lavanda e io sudavo e tu non ti perdevi d’animo, e infine arrivammo. Poi c’è una ruga, più piccola ma profonda, tra le sopracciglia. Breve come la telefonata che veniva da lontano a farmi piangere, come la notte passata ad aspettare notizie, come un’inutile preghiera’.

(testimonianza di una lettrice, dal blog di ‘Il copro delle donne’ di Lorella Zanardo)

 

Per mantenerci in equilibrio utilizziamo circa trecento muscoli.

Una persona può sopravvivere senza gran parte dei suoi organi interni: senza stomaco, senza il 75% del fegato, l’80% dell’intestino, senza un rene, un polmone e, volendo, senza alcun organo dell’area pelvica e inguinale.

Ma io, senza creare, senza lasciarmi contagiare dalla creatività altrui, senza danzare, non potrei mantenere un equilibrio, né sopravvivere a nulla.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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