Inchiesta elezioni Carovigno: “Manovre opache, sindaco asservito alle esigenze del duo Luperti-Saponaro”

DOSSIER/8 I carabinieri del Roni-comando provinciale di Brindisi hanno documentato che il 3 agosto 2018, Andrea Saponaro e Daniele Luperti “raggiungono l’abitazione di Massimo Lanzillotti”, eletto primo cittadino il 10 giugno, “per farsi consegnare l’autorizzazione per il transito del trenino” a Torre Guaceto

Di Stefania De Cristofaro

 

CAROVIGNO – “Il sindaco di Carovigno resta asservito alle esigenze del duo Daniele Luperti e Andrea Saponaro”, all’indomani delle elezioni del 10 giugno 2018: nessun dubbio per i carabinieri del Roni-Comando provinciale di Brindisi, dopo aver ascoltato decine e decine di conversazioni, in auto e al telefono, e documentato diversi incontri. Come quello avvenuto il 3 agosto 2018, due mesi dopo la vittoria di Massimo Lanzillotti: “Saponaro e Luperti raggiungono l’abitazione del sindaco per farsi consegnare direttamente da lui, la documentazione relativa al transito del trenino sulle strade adiacenti il parcheggio” di Torre Guaceto.

 

GLI ESITI DELL’ATTIVITA’ DI INDAGINE E I RAPPORTI DOPO LE VOTAZIONI

L’informativa di reato è stata consegnata dai carabinieri di Brindisi il 15 novembre 2018 e più volte viene richiamata e riportata nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Simona Panzera del Tribunale di Lecce, per l’arresto ai domiciliari di Andrea Saponaro, con l’accusa di minacce elettorali.

Gli investigatori hanno descritto anche lo scenario che si è venuto a delineare a Carovigno, all’indomani delle votazioni del 10 giugno 2018, con l’affermazione dello schieramento di centrosinistra e di Lanzillotti sindaco, al primo turno, avendo ottenuto il 50,10 per cento dei consensi, con 4.955 voti sul totale di 9.889 validi.

“I dialoghi intercettati dimostrano come Lanzillotti cercasse il modo di rispettare gli accordi, pur con le dovute cautele, ben consapevole dei rischi politici e non, cui poteva condurlo il patto con Saponaro”

Si legge nell’informativa. In questa ricostruzione, condivisa dalla pm della Dda Antimafia Paola Palumbo, c’è stato voto di scambio al punto da arrivare a contestare il concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso, a carico dell’attuale sindaco. Ipotesi di reato non riconosciuta, invece, dalla gip secondo la quale non ci sono i presupposti per ritenere mafioso Saponaro, le cui condotte restano circoscritte nell’area della criminalità ordinaria ed alimentate dall’interesse esclusivamente personale di ottenere la gestione in via esclusiva delle aree parcheggio al servizio di Torre Guaceto.

Nell’informativa, i carabinieri hanno messo in evidenza le date ritenute significative nel rapporto tra Lanzillotti sindaco e il duo Saponaro-Luperti, partendo dal 13 giugno, dunque tre giorni dopo la vittoria elettorale: “Lanzillotti perorando la causa di Daniele Luperti e dovendo rispettare gli accordi, telefona a Michele Conte (professionista ovviamente estraneo all’inchiesta, ndr) al quale chiedeva un parere circa l’incompatibilità di Luperti” a entrare in Consiglio comunale “poiché socio di una cooperativa, la D&A, che aveva contenziosi con il Comune di Carovigno”. La coop risulta costituita il 10 dicembre 2013, con atto notarile, tra Luperti e Andrea Saponaro (assieme a una donna, non indagata).

“Lanzillotti – scrivono i carabinieri – valutava tale possibilità, poiché un altro consigliere doveva essere nominato assessore e per questo motivo Luperti sarebbe subentrato in Consiglio comunale, come primo dei non eletti”. Per effetto della surroga. “Egli si preparava al fine di superare eventuali opposizioni alla nomina, sin dall’inizio pretesa da Saponaro”.

Il giorno dopo, 14 giugno 2018, nella conversazione ambientale delle 8, “con Michele Zurlo (non indagato, essendo estraneo ai fatti, ndr) emerge come Andrea Saponaro si stesse muovendo all’interno dell’Amministrazione comunale di Carovigno e avesse preso contatti con Massimo Lanzillotti, affinché quest’ultimo potesse autorizzargli l’apertura del parcheggio”, si legge sempre nell’informativa di reato dei militari, a cui la gip ha rinviato. “Nel proseguio della conversazione, Saponaro comunicava a Santacroce gli accordi che erano stati pattuiti all’interno della coalizione circa la nomina di Daniele Luperti nel consiglio di amministrazione di Torre Guaceto”. Cosimo Santacroce non è indagato, era ed è esponente della coalizione politica di segno opposto. Le indagini hanno documentato che lo stesso Saponaro “prendeva contatti anche con i candidati dell’altro schieramento al fine di contrastare e rimuovere Alessandro Ciccolella dagli organi di amministrazione del Consorzio di Torre Guaceto”.

L’obiettivo di Saponaro era ottenere la gestione del parcheggio in regime di monopolio, incassando l’esclusiva. “Saponaro e Luperti cercavano di blindare il loro progetto sul parcheggio attraverso la nomina del professore Elio Lanzillotti nel consiglio di amministrazione del Consorzio, nel timore che il prefetto (Mario Tafaro, ndr) potesse intervenire nelle nomine attraverso il nuovo sindaco Lanzillotti, pregiudicando in tal modo la scelta del loro referente”. Elio Lanzillotti, docente in pensione, figura nell’elenco delle persone indagate in questo troncone.

Il 19 giugno 2018, sempre stando a quanto hanno scritto i carabinieri del Roni di Brindisi “interveniva una importante conferma del pieno coinvolgimento del sindaco”:

“Massimo Lanzillotti intratteneva una conversazione con Corrado Tarantino (non indagato, ndr) e a specifica richiesta del suo interlocutore circa eventuali idee già possedute in merito alle cariche da distribuire, manifestava l’intenzione di nominare Elio Lanzillotti per mantenere certi equilibri”.

Tarantino, già consigliere comunale a Carovigno, ed ex segretario provinciale del Partito Democratico, è stato poi nominato alla guida del Consorzio di Torre Guaceto: “Elio per mantenere determinati schemi, equilibri, capisci a me”. E poi: “Qua lo sai come va a finire? Elio Lanzillotti è la nomina diretta di Francesco Leoci”. Quest’ultimo è stato eletto presidente del Consiglio comunale ed è finito sul registro degli indagati.

Lo stesso giorno “interveniva una ulteriore conversazione di estrema rilevanza poiché dava conto della ragione per la quale il sindaco non dava più seguito alla perorata nomina di Daniele Luperti, posto che giungeva notizia di una indagine su illeciti legami tra lui e Luperti”. Il rischio era il commissariamento del Comune. Rischio in verità diventato attuale oggi, poiché a Carovigno sono al lavoro gli ispettori del Ministero: dovranno esaminare i due anni di attività dell’Amministrazione Lanzillotti per verificare se ci siano o meno state infiltrazioni o tentativi di condizionamento. Ispezione chiesta dall’attuale prefetto di Brindisi, Umberto Guidato, rispetto alla quale il primo cittadino si è detto sereno perché in tal modo saranno accertate la correttezza del suo operato e la liceità degli atti amministrativi.

Sempre il 19 giugno “Andrea Saponaro commenta, inizialmente contrariato, la inversione di rotta del sindaco rispetto agli accordi, sottolineando che aveva conservato tutti i messaggi scambiati con lui ma poi, valuta una nomina alternativa nel Cda, ossia quella di Vito Perrino (del tutto estraneo alle indagini, ndr) specificando di aver già parlato in tal senso con Francesco Leoci”. Lanzillotti, inoltre, “discuteva con il non eletto Luperti le nomine nella giunta comunale”. E Luperti “consigliava di lasciare Leoci presidente del Consiglio, fermo restando gli accordi per l’assegnazione della delega su Torre Guaceto che sarebbe stata fatta dallo stesso Leoci”.

Non solo. Nell’informativa si legge anche che “la fattiva osservanza degli illeciti accordi pre-elettorali da parte del sindaco si rivela nel suo prodigarsi per la nomina di Elio Lanzillotti quantomeno quale componente del Cda di Torre Guaceto, in sostituzione del dimissionario Fabio Celino (estraneo all’inchiesta, ovviamente, ndr), in modo tale da garantire gli interessi di Saponaro”. “Tieniti riservata questa cosa”, dice al telefono il 21 giugno alle 14. A distanza di 24 ore, il primo cittadino “informa di questa intenzione la consigliera di maggioranza Annamaria Saponaro (anche lei estranea alle indagini, ndr) e consapevole della incompatibilità di Elio Lanzillotti, aggiungeva che ci avrebbero pensato altri a buttarlo fuori. Il sindaco, a conferma della opacità della manovra, si raccomandava di non divulgare la notizia”.

“Del tutto esplicito”, per l’accusa, “il riferimento al ruolo esecutivo del sindaco rispetto alle determinazioni di Andrea Saponaro, emerso nel corso di una conversazione tra Vincenzo Franceschino, consigliere di minoranza, e Vittorio Zizza”, già senatore, esponente della coalizione di centrodestra, attuale rappresentante della Lega Salvini premier. Sono entrambi estranei alle indagini. “Ma la cosa più brutta è quella che ha fatto il sindaco, cioè quello ha preso posizione perché Burzone glielo ha detto”. Burzone è il soprannome di Andrea Saponaro.

Quello stesso giorno, il sindaco “convoca personalmente Saponaro per informarlo. In particolare, Saponaro prima con Francesco Leoci e successivamente con Massimo Lanzillotti nei pressi della sede del comitato elettorale”. Nella conversazione con Leoci, Saponaro dice di essere stato “chiamato da Lanzillotti, il quale gli aveva detto di parlare con Leoci e che nessuno doveva fare casino”.

Il 23 giugno 2018, i carabinieri ascoltano una conversazione tra Luperti e Saponaro “che documenta, ancora una volta, l’interessamento del sindaco per superare gli ostacoli burocratici per la gestione dei parcheggi da parte di Saponaro”. E’ Luperti, stando a quanto è riportato nell’ordinanza, a riferire di un colloquio con il primo cittadino, il quale gli aveva illustrato la strada per superare il problema della Via (valutazione di impatto ambientale).

“Disse, sei si fa un lavoro subito, il Comune stesso e tu fai la richiesta, fai le cose, non c’è bisogno nemmeno che fai più la Via tu! Fai un’unica Via per tutti. Visto che mo’ abbiamo controllato tutte le carte, le cose, che l’anno scorso il Consorzio poi disse che non erano più 500, erano mille, poi dice che fai un’unica Via e dice che siccome il Consorzio e il numero delle macchine e sta fatto uno studio antropico della riserva, per esempio…su tante persone servono mille macchine”.

E ancora:

“Allora possono dire che siccome 500 macchine sono poche, che sono fatti loro, e si può creare per ordine pubblico un’unica Via e fate un unico”. Sempre intercettato: “Leoci ha fatto una richiesta per farlo a Serranova, ma il commissario non gli rispose e non ha fatto in tempo, quindi sta pure sospeso. Il sindaco può dire, mi ha detto, che là è pericoloso… è troppo lontano…l’ufficio tecnico dice a Torre Guaceto non mettere più le macchine così, ma le dovete mettere così”.

Andrea Saponaro è in attesa della decisione dei giudici del Consiglio di Stato, avverso il provvedimento del Comune di Carovigno: “In caso di esito negativo, sarebbe comunque intervenuto il sindaco in suo favore”. “Abbiamo fatto ricorso, se non ci danno risposta, qualcosa la deve fare Massimo..giusto per lavorare quest’anno, se vuole fare un’ordinanza, quello che vuole fare, la deve fare”. La notizia dell’esito del ricorso arriva il 27 luglio 2018: “Anche il sindaco Massimo Lanzillotti chiamava Daniele Luperti per avere conferma dell’accoglimento del ricorso, avendolo già saputo informalmente, chiedendo benché fosse lui il sindaco, direttive sul da farsi”, è scritto agli atti dell’inchiesta. Lanzillotti: “E ora?. Luperti: “Eh boh”. Lanzillotti: “O madonna, e vabbe’, posso avere qualcosa?”.

La pronuncia favorevole per Saponaro, “rappresenta per il sindaco la migliore soluzione poiché risolutiva del problema dei parcheggi, sollevandolo al contempo dalla difficoltà incontrate in Consiglio comunale nella esecuzione degli accordi illeciti in favore dello stesso Saponaro”, sostengono gli investigatori. “Per noi è meglio proprio”, dice Lanzillotti intercettato. “Ci solleva il problema del caos, che ce ne frega a noi, e in più lavorano”. Si arriva a quel 3 agosto, quando Saponaro e Luperti raggiungono il sindaco a casa per avere documenti amministrativi a loro favorevoli. Per quale motivo consegnarli direttamente, per di più a casa sua?

 

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Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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