Inchiesta elezioni Carovigno: in un “libro mastro” i voti pagati

DOSSIER/7 Le conversazioni ascoltate nel periodo delle indagini dell’Antimafia di Lecce sulla tornata del 10 giugno 2018: “Se non ci arrestano oggi, non andiamo più in galera”. Scrive la gip: “All’attività di acquisto dei voti partecipa anche Cosimo Saponaro”, fratello di Andrea, considerato figura di primo piano nella raccolta di consensi in favore dello schieramento di centrosinistra, con Massimo Lanzillotti sindaco e Daniele Luperti, candidato al Consiglio

Di Stefania De Cristofaro

LE CONVERSAZIONI INTERCETTATE IL GIORNO DELLE VOTAZIONI: LA PROMESSA DI UN POSTO DI LAVORO

SU UN’AGENDA LA CONTABILITA’ DEI VOTI PAGATI: “SE LA TROVANO, MI SQUAGLIANO”

VENTI EURO PER COMPRARE IL VOTO DI UN RAGAZZO ALLA SUA PRIMA ELEZIONE

LA PROMESSA DI 50 EURO A UNA DONNA, MA LEI RIFIUTA: “NO, NO”

DOSSIER/7 CAROVIGNO – Per non dimenticare nulla, né i nomi degli elettori, né le sezioni e neppure i pagamenti, veniva tutto appuntato su un’agenda. Un “libro mastro” della contabilità. Nella convinzione, errata, di non essere ascoltati, i fratelli Saponaro, Andrea e Cosimo, parlando tra loro delle elezioni a Carovigno dicevano: “La stiamo facendo proprio sporca. Se non ci arrestano questa mattina, non ci arrestano più”. Sono stati intercettati il giorno delle votazioni, il 10 giugno 2018, vinte dallo schieramento di centrosinistra, con Massimo Lanzillotti sindaco. Andrea Saponaro è l’unico a essere finito agli arresti: è ristretto nella sua abitazione dall’8 giugno scorso. Il fratello Cosimo, è indagato a piede libero al pari dell’attuale primo cittadino.

LE CONVERSAZIONI INTERCETTATE IL GIORNO DELLE VOTAZIONI: LA PROMESSA DI UN POSTO DI LAVORO

Secondo l’accusa, a Carovigno in occasione delle amministrative di due anni fa, c’è stata “un’attività di acquisto di voti” nella quale sono stati impegnati sia esponenti dello schieramento risultato poi vincente, che gli avversari del centrodestra, ma nessuno di questi ultimi risulti ad oggi formalmente indagato. In quella attività di compravendita “partecipa unitamente a Daniele Luperti”, indagato a piede libero in qualità di candidato consigliere comunale, poi risultato primo dei non eletti, “Cosimo Saponaro”. Quest’ultimo “non solo è perfettamente consapevole della illiceità del loro comportamento”, ma si “capisce che in cambio dell’aiuto nella campagna elettorale gli è stato promesso un posto di lavoro” a tempo indeterminato. Il lavoro “fisso”.

La conversazione è stata ascoltata nell’auto in uso ad Andrea Saponaro, una Fiat Multipla. Saponaro commenta con Luperti “una fotografia”. “E’ uscita bella?”, chiede. Poi aggiunge: “Madonna, se non ce ne andiamo in galera oggi, non ce ne andiamo più”. Si sente “una risata collettiva”. “E me, la stiamo facendo troppo sporca, la stiamo facendo, eh”. Il riferimento era alle foto chieste come prova del voto dato ai candidati segnalati.

Poco dopo Cosimo Saponaro manda un messaggio vocale usando l’applicazione WhatsApp a una persona di nome Angelo (non è stata identificata, ndr): dice che lo sta per contattare Daniele. Cosimo Saponaro: “Vedi che se vai a vincere e non mi fai entrare lì fisso… magari che vincete, con tutto il cuore, voglio vedere poi se non mi dai il lavoro…fisso!”. Stando a quanto si apprende dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, eseguita nei confronti di Andrea Saponaro, c’era stato un accordo relativamente all’assunzione del fratello Cosimo. Un contratto di lavoro stabile, a tempo indeterminato. Andrea Saponaro: “Sì, ma dopo gli altri, vabbe’ fammi stare zitto!”. Cosimo Saponaro: “A me degli altri non me ne frega nulla, io per me sto pensando, gli altri se lo fanno dare da chi hanno votato”, continua.

Saponaro successivamente, sempre restando in auto, spiega come votare e chi votare, nel momento in cui incontra alcune persone: “Basta che scrive Luperti”. Poi: “Digli di cancellare le foto”. In questo caso, gli scatti sono quelli chiesti a titolo di prova per avere conferma che l’elettore aveva effettivamente votato quel candidato: solo in questo caso, ci sarebbe stato il pagamento del prezzo pattuito che variava a seconda dei casi. Questo nell’impostazione sostenuta dalla pm Paola Palumbo, applicata alla Dda di Lecce, e confermata dalla gip Simona Panzera, ma con una importante differenza sul piano della contestazione perché se la prima sostiene che ci siano i presupposti per il concorso esterno nell’associazione mafiosa a carico dell’attuale primo cittadino di Carovigno, questa tesi non è stata condivisa dalla giudice. Secondo la gip, infatti, non ci sono elementi sufficienti per sostenere che Andrea Saponaro fosse affiliato al sodalizio di stampo mafioso, di conseguenza il resto viene a cadere e non c’è alcun concorso esterno.

Andrea Saponaro sempre in auto insiste: “Ragazzi, ho detto che ci devono arrestare. Danie’ dobbiamo farli questi sacrifici, che dobbiamo fare”. Poi domande come: “Lo hai scritto bene? Lo hai scritto Luperti? Lo hai scritto dotto dove?”. Dall’altra parte le risposte: “Sì ho fatto Ripartiamo dal futuro (nome della lista civica, ndr), la croce. La croce su Massimo Lanzillotti, hai detto. Ho scritto un po’ brutto Luperti che ho fatto una elle che non si capisce”.

SU UN’AGENDA LA CONTABILITA’ DEI VOTI PAGATI: “SE LA TROVANO, MI SQUAGLIANO”

Le intercettazioni riportate nel provvedimento di arresto lasciano “capire” anche altro: “Si capiva che la contabilità dei voti pagati era annotata in un’agenda della quale Saponaro temeva il ritrovamento”. Lo dice lui stesso al telefono, mai immaginando di essere ascoltato, la mattina delle elezioni, alle 11,42. La telefonata è con Daniele Luperti: “Andiamo sotto alla pescheria, alla via….500 euro tre voti, è marcato”. Saponaro: “Qua abbiamo preso…prendi questa … di agenda che se mi vanno a prendere a me, mi devono squagliare (rovinare, ndr) con questa agenda”.

All’acquisto dei voti partecipava anche Vincenzo Iaia”, si legge nell’ordinanza di arresto firmata dalla gip, nel passaggio in cui si rinvia al contenuto nell’informativa del Roni-Comando provinciale di Brindisi. “Marco …(è indicato anche il cognome, ndr) le vuoi 30 euro? Ohu”. Luperti: “Aspetta, ci stanno i poliziotti”.

“Poco dopo – si legge – Andrea Saponaro e Luperti pagano il voto di tale Domenico (anche in questo caso è scritto il cognome, ndr), anche se questi non esibiva la prova fotografica”. “Che io una parola la tengo (la mantengo, ndr). Mena che li devo dare a mia moglie, che ho fatto votare pure lei. Te lo giuro”.

VENTI EURO PER COMPRARE IL VOTO DI UN RAGAZZO ALLA SUA PRIMA ELEZIONE

Nell’arco della giornata elettorale, “Vincenzo Iaia con Andrea Saponaro, continuavano ad accompagnare ai seggi gli elettori, il cui voto veniva ricompensato in denaro”. I due “avvertivano”: “I voti che li stiamo contando uno a uno”. Iaia è indagato a piede libero.

Un altro elettore, alla sua prima votazione, “veniva convinto a votare Luperti e Lanzillotti, in cambio di 20 euro”. Era un elettore che avrebbe votato un altro candidato, il cui “santino”, vale a dire il bigliettino con nome e foto, gli era stato dato quella stessa mattina: “Franceschino, si chiama”. Saponaro: “E perché stai votando Franceschino che non lo conosci? Vincenzo Franceschino era candidato al Consiglio comunale in una lista civica della coalizione di centrodestra. Risposta: “Che l’ho preso stamattina”. Andrea Saponaro: “Buttalo quel biglietto, strappalo, buttalo proprio”. L’elettore: “A me un ventina di euro mi servono per domani mattina”. E Saponaro: “Mo te li diamo venti euro, meh. Come esci ci sono 20 euro. Che sezione è la tua?”. L’elettore spiega di non saperlo perché si tratta della sua prima volta. Il primo voto. Saponaro: “Questo è il numero, devo vedere almeno il timbro qui sopra. Sai votare?”, gli chiede. Poi spiega: “Devi fare la x a Massimo Lanzillotti, e la x qua e devi scrivere Luperti”. E gli consegna un fac simile. “Questo mettilo in tasca”.

Nell’informativa di reato, i carabinieri scrivono che quel giorno c’è stata “una incessante sposale tra i seggi elettorali che consentiva a Saponaro e a Iaia di raccogliere elettori ulteriori rispetto a quelli sui quali già facevano conto”. “Abbiamo girato e abbiamo giurato tanto eh”. Qualche preoccupazione era legata alla presenza delle forze dell’ordine: “Quello finanziere è, no quello è carabiniere, nucleo operativo”. Andrea Saponaro: “Compa’ sta tutto pieno di sbirri, togliti”. Luperti: “Vedono movimenti di soldi”. Saponaro: “In galera subito ci portano”.

LA PROMESSA DI 50 EURO A UNA DONNA, MA LEI RIFIUTA: “NO, NO”

Nonostante il pressing documentato dagli atti delle indagini, tramite intercettazioni, c’è stato anche chi – fra gli elettori – ha rifiutato di essere pagato per votare i candidati indicati da Saponaro. Gran rifiuto è stato opposto da una donna che Andrea Saponaro ferma la mattina delle elezioni, “rivelandole il suo interessamento alle comunali, per la necessità di entrare nell’amministrazione di Torre Guaceto”. L’obiettivo, per l’accusa, era ottenere in via esclusiva la gestione del parcheggio al servizio della riserva naturale. “Lo sai i problemi nostri, là”. La donna: “Sì, a Torre Guaceto, beh”. Saponaro: “E ho messo proprio il socio mio, se entriamo stavolta, Daniele Luperti”. La donna: “Perché me lo stai dicendo, lo so già”. Saponaro: “Fammi due fotografie e ti do’ 50 euro”. Lei: “No, no”. Saponaro: “Apposto”. Niente da fare. Compravendita fallita, in questo caso.

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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