Inchiesta elezioni Carovigno: acquisto voti anche nel centrodestra. “Cento euro, si è alzata la posta”

DOSSIER/5 Fra gli atti confluiti nel fascicolo dell’Antimafia, anche intercettazioni che evidenziano come nello schieramento opposto a quello di Massimo Lanzillotti, attuale sindaco espressione del centrosinistra, erano in atto manovre identiche. “L’influenza di Andrea Saponaro”, l’unico finito ai domiciliari, si “estendeva a candidati” che sostenevano il diretto sfidante “Tonino Pagliara”: “Contatti con Vincenzo Franceschino e Cosimo Santacroce per rimuovere Alessandro Ciccolella dal Consorzio di Torre Guaceto”

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

CAROVIGNO – “Anche lo schieramento opposto” rispetto al centrosinistra con Massimo Lanzillotti candidato sindaco a Carovigno, poi eletto, “stava acquistando voti”. Sino a “cento euro”. Manovra a “un prezzo molto superiore”, quella nella coalizione di centrodestra che nel 2018 aveva schierato Antonio Pagliara nella corsa per la fascia Tricolore.

Emerge anche questa sfumatura dalle intercettazioni allegate al fascicolo dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce sull’ultima tornata elettorale nella città della ‘Nzegna, conosciuta per la tradizione degli sbandieratori.

L’ACQUISTO VOTI NELLO SCHIERAMENTO OPPOSTO A LANZILLOTTI: ANTONIO PAGLIARA SCONFITTO PER DIECI VOTI

Per Lanzillotti vittoria al primo turno. Obiettivo centrato all’esito delle votazioni del 10 giugno 2018, con 4.955 voti, pari al 50,10 per cento dei voti validi, 9.889, superando quindi la soglia del 50 per cento (4.945) per dieci voti appena. Un soffio. Una manciata di preferenze dal sapore amaro, allora come ora, per il diretto antagonista di Lanzillotti, Antonio (detto Tonino) Pagliara, a capo dello schieramento di centrodestra con il senatore (ex) Vittorio Zizza, tra gli esponenti più autorevoli. Pagliara, probabilmente, sperava nel ballottaggio. Niente da fare con il 31,31 per cento dei voti, pari a 2.069. Gli altri candidati sindaco erano Salvatore Ancora del Movimento 5 Stelle 15,95 per cento, 1577 voti, e Marco Lotti del “Movimento Fronte Civico” 2,64 per cento, 261.

Degli altri due aspiranti sindaco, non c’è traccia nelle intercettazioni riportate a stralci nell’ordinanza di custodia cautelare, ai domiciliari, eseguita nei confronti di Andrea Saponaro, accusato di minacce in chiave elettorale, in favore di Lanzillotti, per arrivare a ottenere la gestione dei parcheggi al servizio dell’area di Torre Guaceto.

Saponaro è ristretto nella sua abitazione dallo scorso 8 giugno per effetto del provvedimento firmato dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, su richiesta della pm Paola Palumbo, applicata alla Dda salentina.

LA TELEFONATA TRA LANZILLOTTI E IL FRATELLO: “QUELLO CENTO EURO”

Al contrario, ci sono riferimenti alla coalizione alternativa rispetto a quella di Massimo Lanzillotti, indagato a piede libero in questo troncone. “Nel pomeriggio del 10 giugno 2018, il candidato Lanzillotti aveva notizia che anche lo schieramento opposto stava acquistando voti, tra l’altro a un prezzo superiore a quello praticato dal suo”. A chiamarlo è il fratello Pasquale che, ovviamente, è del tutto estraneo al procedimento penale: “Mi ha chiamato Raffaele, niente sono giunte telefonate, cose, che il più forte candidato di quelli sta facendo le foto e li sta retribuendo”, si legge nel provvedimento della gip. Massimo Lanzillotti: “Ah, sta facendo fare le fotografie”. Il fratello: “Sì, dice che ha chiamato pure Ciccio va! Tanto per dirtene una!”. Di nuovo Massimo Lanzillotti: “50 euro a fotografia”. Pasquale Lanzillotti: “Cento, cento!”. La reazione del candidato sindaco di centrosinistra:

“Cento euro? Minchia! Si è alzata la posta allora!”.

Il fratello: “Appunto”. Massimo Lanzillotti: “Ho capito! Ah si è chiamato pure Ciccio!”. L’altro: “Appunto! Se si possono far lasciare i telefonini prima che entrino nella cabina, hai capito?”. Risposta: Sì, sì”.

Per l’accusa questa conversazione, intercettata sull’utenza in suo al candidato Lanzillotti, è “preziosa” perché “prova la consapevolezza da parte sua che anche i suoi alleati stavano pagando gli elettori”.

Questa almeno è la chiave di lettura presentata dalla pm e condivisa dalla gip, escludendo alla fine la sussistenza di indizi tali da contestare l’ipotesi di un concorso esterno di Massimo Lanzillotti all’associazione di stampo mafioso che la Dda ha ritenuto esistente per Andrea Saponaro.

INFLUENZA DI SAPONARO PER CANDIDATI OPPOSTI A LANZILLOTTI: FRANCESCHINO E SANTACROCE

L’influenza di Andrea Saponaro sulla futura Amministrazione comunale di Carovigno, si estendeva anche a candidati che sostenevano un sindaco diverso da Lanzillotti”, si legge nell’informativa di reato dei carabinieri del Roni-Comando provinciale di Brindisi. “Nella specie, Tonino Pagliara”. Saponaro “prendeva infatti contatti anche con i candidati Vincenzo Franceschino e Cosimo Santacroce per contrastare e rimuovere Alessandro Ciccolella dagli organi di amministrazione del Consorzio di Torre Guaceto, come si capisce da una conversazione” intercettata il 2 giugno 2018. Influenza trasversale per raggiungere l’obiettivo della gestione dei parcheggi.

Franceschino e Santacroce erano entrambi candidati consiglieri comunali nella lista “Carovigno Nuova”, a sostegno di Pagliara, per il centrodestra. Non risultano indagati, ma i loro nomi emergono dall’ascolto di Saponaro che parla nella sua auto con una persona: “Pure se vincono quelli, sai”, dice. “Chi, gli altri?”, chiede l’uomo. Saponaro: “Pagliara”. E ancora: “Lì ci sta don Peppino, ci sta Franceschino e ci sta Santacroce”. Poi la spiegazione: “Questa è una mossa, si può dire che abbiamo fatto, capi’? Tanto cento, duecento voti avanti o indietro, non cambia niente a nessuno. Se vinciamo qua stiamo noi, se vinciamo là, stanno quelli… per quello che gli ha fatto Ciccolella a Santacroce, tu pensi che Santacroce perdona Ciccolella?”. Infine: “Don Peppino non lo può vedere proprio Ciccolella, sta scannato di brutto (sono ai ferri corti)”.

Saponaro, in altri termini, stando a quel che dice in auto, giocava su due tavoli politico-elettorali.

Lanzillotti da un lato, e Pagliara dall’altro per lo stesso motivo:

“E’ morto quello, è cotto, o vinciamo noi o vincono quelli, Ciccolella è morto”.

Saponaro non tollerava il direttore del Consorzio, per una serie di situazioni che si erano venute a creare nel corso del tempo, tutte a lui sfavorevoli.

Antonio Pagliara

PAGLIARA: “PROFONDO RAMMARICO, VOGLIO CHIAREZZA, SONO FIDUCIOSO NELLA MAGISTRATURA”

Lo sconfitto Pagliara già nell’immediatezza del risultato elettorale chiese chiarezza. Nei giorni scorsi è tornato a chiederla, scrivendo poche righe indirizzate ai giornalisti, ma nulla ha detto rispetto ai riferimenti allo “schieramento opposto” contenuti negli atti dell’inchiesta. Quello schieramento opposto che, seppur in maniera indiretta, lo tira in ballo essendo stato il candidato primo cittadino. Vero è, che gli atti delle indagini non sono conoscibili a chi non è indagato. E Pagliara non risulta indagato, a differenza di Lanzillotti.

“Ho appreso con profondo rammarico la notizia dei fatti che sarebbero avvenuti in occasione delle ultime elezioni comunali del 2018, che mi videro candidato sindaco e protagonista di una campagna elettorale, unitamente alle quattro liste che mi sostenevano”

Ha scritto l’ex candidato sindaco del centrodestra. “Nelle ultime ore – da quanto appreso dagli organi di stampa – sembrerebbe che il risultato elettorale, che mi vide sconfitto al primo turno per pochi voti, sarebbe stato falsato da una serie di episodi poco chiari, che meritano di essere approfonditi”.

“Non appaiono sufficienti le scarne dichiarazioni del sindaco in carica, subito dopo l’accaduto, il quale si limita a dire di non essere a conoscenza di nulla”, ha scritto sempre Pagliara. “Abbiamo infatti appreso tutt’altro dagli organi di stampa. Rispettoso della magistratura, a cui va tutta la mia riconoscenza per il lavoro svolto, penso che sia opportuno, al più presto, nell’interesse e nella immagine della nostra città, che il sindaco e l’amministrazione tutta facciano chiarezza sui fatti a loro contestati”.

Nessuna dichiarazione, ad oggi, di Franceschini e Santacroce tenuto conto del fatto che, non essendo indagati, non hanno potuto avere conoscenza degli atti dell’inchiesta della Dda di Lecce.

PAGAMENTI AGLI ELETTORI IL GIORNO DELLE VOTAZIONI E GLI AVVERTIMENTI: “STANNO GLI SBIRRI”

Nella ricostruzione dell’accusa, “è naturalmente partecipe anche Daniele Luperti nell’attività di retribuzione dei voti espressi”. Luperti, candidato consigliere comunale per Lanzillotti sindaco, è indagato a piede libero. Fra le intercettazioni ritenute gravi indizi, c’è quella del 10 giugno, giorno delle elezioni quando Andrea Saponaro gli dice: “Tu dammi 80 euro”. Luperti: “Ottanta euro?”. Saponaro: “Tu non ti preoccupare, uno o due quanti ne vuoi. Danie’ non pensare alle chiacchiere”. Poi nuovamente Saponaro, con riferimento alla telefonata di chi diceva di aver votato, ma non aveva mandato la fotografia nel seggio elettorale:

“Non glieli dare, non ne ha fatto fotografie”.

Alle 9,25, una “telefonata tra Andrea Saponaro e Francesco Leoci (capolista di Daniele Luperti, poi diventato presidente del Consiglio comunale e indagato a piede libero, ndr): “Lasciava capire come quest’ultimo fosse consapevole della illiceità dei comportamenti, perché veniva avvertito della presenza degli sbirri”. C’erano le forze dell’ordine a presidiare i seggi elettorali, sia all’esterno dei plessi scolastici che all’interno.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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