Studio 100 tv, cessione ramo d’azienda: “Prezzo simulato, 34.500mila euro. Lavoratori compresi”

DOSSIER/3 – I militari della Guardia Finanza hanno trovato due raccomandante firmate dalla stessa persona: “Operazione fraudolenta posta in essere dai fratelli Gaspare e Giancarlo Cardamone: avevano deciso di portare al declino la società in crisi di liquidità, la Jet srl, e hanno spostato il ramo produttivo nella Mastermedia, attiva e pulita con possibilità di godere dei contributi dello Stato”. Per il gip esisteva un’unica compagine economico-aziendale tra le due società per l’esercizio dell’emittente, tra beni strumentali e 26 dipendenti, fra giornalisti, cameraman e tecnici

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

TARANTO  – Studio 100 tv (s)venduta a un “prezzo simulato pari a 34.500, compresi i lavoratori”, 26 in tutto, fra giornalisti, cameraman, tecnici e personale di segreteria e amministrazione. La cessione del ramo d’azienda, avvenuta tre anni fa, è stata definita un “espediente posto in essere tra le società Jet srl e Mastermedia Club”, amministrate entrambe da Gaspare Cardamone, 66 anni, con socio il fratello Giancarlo, 61, entrambi indagati per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della prima società.

LA CESSIONE DEL RAMO D’AZIENDA: L’ATTO NOTARILE A NOVEMBRE 2017. NEL PASSAGGIO ESCLUSI DEBITI PER OLTRE 5 MILIONI

Per entrambi, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto Benedetto Ruberto, su richiesta della pm Lucia Isceri, ha firmato le misure interdittive del “divieto di esercitare imprese e di ricoprire cariche per la durata di 12 mesi”. Contestualmente il gip ha disposto il sequestro – per equivalente – di beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore di circa un milione di euro, pari alle imposte non versate. I fratelli Cardamone sono accusati anche di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per un importo che ammonta esattamente a 979.951,18, stando a quanto si legge del decreto di blocco finalizzato alla confisca che nella mattinata del 18 giugno è stato eseguito dai finanzieri delle Fiamme Gialle, guidati dal colonnello Marco Antonucci. Più esattamente, i militari, hanno passato al setaccio conti correnti bancari e postali, depositi al risparmio, titoli, eventuali cassette di sicurezza presso filiali presenti su tutto il territorio nazionale e partecipazione in altre imprese. Nel caso di “incampienza”, i finanzieri sono stati autorizzati al sequestro di beni immobili e mobili registrati e altri beni suscettibili di valutazione economica, ivi comprese quote di società e aziende facenti parte del patrimonio di Gaspare e Giancarlo Cardamone”.

Punto centrale dell’impostazione accusatoria è il dissesto della Jet srl, “causato dalla cessione dell’azienda Studio 100 alla società Mastermedia”, posta in essere dai “fratelli Cardamone”. “L’insolvenza – ha scritto il curatore fallimentare nominato dal Tribunale – sarebbe stata determinata dall’aggravamento della crisi finanziaria, a seguito della cessione del ramo d’azienda, identificata come unica fonte di ricavi in grado di generare flussi di liquidità per la Jet”. Mancanza di ossigeno, morte per asfissia, in definitiva.

Il passaggio di Studio 100 è avvenuto con atto notarile il 27 novembre 2017: “amministratore di entrambe le società era Gaspare Cardamone, autorizzato nel corso dell’assemblea della Jet srl  del 24 ottobre precedente, ad accettare la proposta di acquisizione”. Il prezzo indicato nell’atto acquisito dai finanzieri, risulta essere pari a 34.500 euro. “Secondo quanto sostenuto dai fratelli Cardamone” è stato determinato quale “differenza tra le attività (asset immateriale e avviamento) e le passività (debiti verso il personale), prezzo da saldare, senza interessi, entro il 30 giugno 2018”.Dal passaggio però

“venivano esclusi i debiti erariali, pari a 5.296.194,46 euro, che poi determineranno la sentenza di fallimento”.

Nell’informativa di reato, i finanzieri hanno fatto riferimento alle valutazioni nell’ambito del procedimento civilistico intrapreso dal curatore con la richiesta di sequestro giudiziario dell’azienda e/o conservativo dell’importo di due milioni e 400mila euro. Si trattava dell’importo “stimato dei contributi ministeriali vantati da Studio 100”, richiesta parzialmente accolta dal giudice civile. Con ordinanza del 4 febbraio 2019, il Tribunale di Taranto ha autorizzato il sequestro conservativo, sino alla concorrenza di 900mila euro di beni mobili e immobili della società Mastermedia o delle somme e cose a questa dovute (provvedimento successivamente reclamato sia dal curatore, che da Mastermedia).

Nel provvedimento è stato sottolineato che il prezzo di vendita della cessione è stato “simulato”, “circostanza peraltro ammessa dalla stessa Mastermedia in sede civilistica, avendo il suo consulente tecnico dichiarato che quelle reale ammontava a 1.534.500”, perché “oltre ai 34.500 euro bisognava computare la differenza tra i contributi ministeriali che, una volta ricevuti, la società Mastermedia avrebbe riconosciuto alla cedente e l’importo di 580.892 euro, quale valore dell’avviamento indicato nell’atto di cessione”.

Secondo l’accusa, quel che “è pacifico” è che “poco o niente del corrispettivo è stato materialmente versato dalla Mastermedia alla Jet e che la prima, dopo la cessione e per effetto della stessa, ha preteso e ottenuto contributi statali per le emittenti televisive statali”.

LA FINALITA’ DELLA CESSIONE: CONSEGUIRE CONTRIBUTI PER LE EMITTENTI TV. LE DUE RACCOMANDANTE CON LA STESSA FIRMA

Per quale motivo procedere con la cessione? La risposta che emerge dalle indagini èconseguire i contributi dello Stato”, i quali sarebbero serviti a pagare il grosso del debito con i dipendenti, lasciando i crediti erariali di oltre cinque milioni di euro che avevano determinato la pronunzia di fallimento, al destino degnato della Jet. Fallita, appunto. E’ stato anche evidenziato che le due società coinvolte nella cessione, “facevano capo alla stessa persona fisica, la quale assumeva il ruolo di amministratore unico anche della cessionaria, oltre che della cedente: eloquente nel senso della evidente ricorrenza dell’unicità del centro di interessi da considerarsi artefice dell’operazione, il rilievo che le due raccomandate nelle quali si sarebbe consacrato l’accordo simulatorio sul prezzo fossero a firma della stessa persona”. Le lettere sono state trovate dai finanzieri e sono allegate agli atti del fascicolo.

“E’ allora poco credibile che, considerando anche le profonde difficoltà in cui versava l’impresa televisiva, vi potesse essere già stato un passaggio effettivo di denaro, a titolo di prezzo della cessione, quando si doveva far fronte a ben altri pesanti priorità”. In primis pagare i lavoratori dell’emittente.

O meglio:

“Regolarizzare la loro posizione contributiva, allo scopo di ottenere gli agognati contributi dello Stato, al cui pagamento peraltro era condizionato il pagamento del debito dei lavoratori”.

Tra i documenti acquisiti, c’è anche l’accordo raggiunto con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

LE DICHIARAZIONI DELL’AMMINISTRATORE UNICO AL CURATORE FALLIMENTARE

Nella misura interdittiva, è stato riportato anche il contenuto delle dichiarazioni che l’amministratore unico ha rilasciato al curatore fallimentare nel dicembre 2018: “Pur confermando che non era quello indicato nell’atto notarile il prezzo effettivo della cessione, non era tuttavia in grado di indicarlo, neanche per approssimazione”.

L’operazione, posta in essere dai fratelli Cardamone, che per l’accusa è statafraudolenta”, si è poi completata con la stipula di altri contratti che hanno consentito alla Mastermedia di continuare a operare con le risorse della Jet srl”.

Le verifiche condotte dalla Finanza hanno accertato che le due società hanno “stipulato anche un contratto di locazione con opzione di acquisto delle attrezzature, avente ad oggetto tutti i beni della Jet, il 19 gennaio 2018, ossia successivamente alla cessione del ramo d’azienda”. Nell’atto si fa riferimento a ponti radio, ripetitori, strumentazione elettronica per la trasmissione dei segnali. Canone mensile paria 500 euro, “mai concretamente versato”. Non vi è stata alcuna interruzione dell’attività dell’emittente televisiva, “sicché deve credersi che anche a prescindere da tale contratto, le attrezzature indicate siano state costantemente utilizzate per le trasmissioni, non essendovi mai stata soluzione di continuità nell’attività aziendale nel passaggio solo formale dalla Jet a Mastermedia.

C’è stato, inoltre,un contratto di affitto della nuova sede legale della Jet srl, finalizzato al trasferimento della fallita da via Pignatelli a Statte, in via Rizzola, nello stesso comune, stipulato il 3 ottobre 2018, per la durata di un anno e per un corrispettivo di 3.600 euro”. Somma che “non risulta versata”.

PATRIMONIO DISSIPATO: JET RIMASTA UNA SCATOLA VUOTA

La conclusione è cheattraverso la cessione del ramo d’azienda, lavoratori compresi, e i due contratti successivi, la società Mastermedia ha intrapreso interamente l’attività prima svolta dalla Jet che, non svolgendo altro dopo la cessione, è rimasta un contenitore vuoto. Con una serie di risultati: “La Jet che versava in default tanto da subire diverse istanze di fallimento, ha ceduto il ramo d’azienda produttivo alla Mastermedia, escludendo i debiti con l’Erario, facendo così ottenere i contributi dello Stato alla cessionaria”. Quest’ultima, in tal modo, avrebbe potuto pagare il grosso debito dei dipendenti, lasciando i crediti erariali di ben 5.296.194,46 euro (causa della pronunzia di fallimento), al destino della società fallita.

Il “creditore fortemente pregiudicato è rimasto certamente il Fisco, essendo stati pagati i debiti di altri creditori, diversi dai lavoratori, ottenendo la desistenza dal fallimento”. E ancora:E’ stato inequivocabilmente acclarato che Gaspare Cardamone ha dissipato, con il concorso del fratello Giovanni, il patrimonio dell’azienda, svuotandola di contenuto e trasformandola in una vera e propria scatola vuota”.

 

Leggi anche:

DOSSIER/1 – Bancarotta fraudolenta, indagati i fratelli Cardamone editori di Studio 100: sequestro per un milione di euro

DOSSIER/2 – Studio 100 tv: fallimento dopo istanza di una deputata, ex giornalista dell’emittente

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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