Bancarotta fraudolenta, indagati i fratelli Cardamone editori di Studio 100: sequestro per un milione di euro

DOSSIER/1 – Misura interdittiva di un anno notificata a Gaspare e Giancarlo Cardamone, di Taranto, nell’inchiesta della Guardia di Finanza scaturita dal fallimento della società che gestiva l’emittente di Taranto, con redazione anche a Brindisi: dalla Jet set schiacciata da 5,5 milioni di euro, a una good company, la Mastermedia club

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

TARANTO – Dalla dichiarazione di “morte” della Jet srl che gestiva l’emittente televisiva Studio 100, made in Taranto, schiacciata dal peso di 5,5 milioni di euro, alla nascita di una società nuova, Mastermedia club, senza debiti. I fratelli Gaspare e Giancarlo Cardamone, il primo in qualità di amministratore unico, e l’altro di socio, sono finiti sotto inchiesta con le accuse di bancarotta fraudolenta patrimoniale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: i finanzieri hanno notificato ai due imprenditori la misura interdittiva del “divieto di esercitare imprese e di ricoprire cariche per la durata di 12 mesi” e hanno sequestrato beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore di un milione di euro, pari alle imposte non versate.

 

 

L’INCHIESTA DELLA GUARDA DI FINANZA DOPO IL FALLIMENTO

L’ordinanza è stata eseguita questa mattina, 18 giugno 2020, dalle e Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto. Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto, su richiesta della pm Lucia Isceri: “Scaturisce da una complessa attività di indagine condotta da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto relativa al fallimento di una nota emittente televisiva”, spiegano in una nota i finanzieri. Il punto di partenza è costituito dalla declaratoria di fallimento pronunciata per la Jet srl, la società che ha gestito per diversi anni Studio 100, la tv dei tarantini, sino alla nascita della Mastermedia Club, nel mese di novembre 2017. Emittente dei fratelli Cardamone, tanto nella prima, quanto nella seconda versione.

La sentenza dichiarativa di fallimento è stata emessa su istanza della Procura di Taranto “attesa l’irreversibile incapacità della società di far fronte ai propri debiti verso l’Erario”. Nel corso degli anni, l’esposizione debitoria aveva superato il tetto di cinque milioni di euro: stando ai conteggi emersi dopo la nomina del curatore fallimentare, la sommatoria raggiungeva quota 5,5 milioni. Importo di dimensione tale da togliere, di fatto, respiro alla Jet srl.

I finanzieri hanno passato sotto la lente d’ingrandimento “alcune operazioni poste in essere dagli amministratori nella fase pre-fallimentare”, ritenute sospette perché avvenute prima della “morte” della srl. Fase, peraltro, piuttosto delicata e controversa  per l’impatto sui lavoratori impegnati nell’emittente che ha una redazione anche a Brindisi. Giornalisti e cameraman lamentavano ritardi nei pagamenti degli stipendi.

 

LA RICHIESTA DI ACCESSO AL CONCORDATO PREVENTIVO E LA RICHIESTA DI FONDI MINISTERIALI

“Prima di essere dichiarata fallita la società Jet srl aveva fatto richiesta di accesso all’istituto del concordato che consente di evitare il fallimento facendo fronte ai debiti secondo un piano di risanamento”, spiegano dal comando della Guardia di Finanza di Taranto. “L’obiettivo era bloccare le istanze di fallimento e prendere tempo per perfezionare la cessione del ramo d’azienda in cui far confluire gli asset positivi da salvare: le frequenze per la trasmissione e la possibilità di richiedere i contributi ministeriali destinati alle emittenti televisive, fondamentali per il sostentamento della società”, si legge nella nota stampa che riprende – in parte – quanto sostenuto dal gip nell’ordinanza di applicazione della misura interdittiva con contestuale sequestro. I fratelli Cardamone, stando a quanto sostiene l’accusa, speravano di ottenere un milione e mezzo di euro, a titolo di contributo statale.

Presupposto per l’ottenimento di tale finanziamento è la regolarità contributiva e previdenziale rispetto ai lavoratori dipendenti. Secondo la tesi della pm, condivisa dal giudice per le indagini preliminari, per superare gli ostacoli, c’è stata la “creazione di una good company”, la Mastermedia club. Good company perché non aveva alcun debito. I  5,5 milioni di euro doveva rimanere rimasti in capo alla bad company, la Jet srl, società il cui destino era stato “preordinatamente incanalato verso il fallimento”.

Nel caso in cui la vecchia società avesse effettivamente ottenuto il contributo, l’importo sarebbe stato destinato al pagamento dei debiti previdenziali e tributari.

Lo stanziamento nei confronti della nuova società in bonis, invece, sarebbe stato libero da ogni vincolo con conseguente danno per lo Stato.

 

LA MANOVRA E LA SOSPENSIONE DELL’EROGAZIONE DELLA SOMMA

L’intervento della Guardia di Finanza di Taranto, su delega della locale Procura della Repubblica, ha permesso al Ministero dello Sviluppo Economico di sospendere l’erogazione della somma, provvedimento avallato anche da un parere dell’Avvocatura dello Stato.  La manovra ricostruita dai militari era finalizzata, quindi, a dirottare le risorse della fallita società in  favore di un’altra comunque riconducibile agli indagati, in modo tale da sottrarla alle procedure concorsuali. I fratelli Cardamone, inoltre, secondo l’accusa, “hanno fraudolentemente sottratto risorse patrimoniali per il pagamento delle imposte dovute, sterilizzando ogni possibile azione di rivalsa dell’Erario”.

Il quadro probatorio così delineato, in relazione ai reati ipotizzati ed alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ha permesso al gip  di disporre, per entrambi, la misura interdittiva del divieto di esercitare imprese e di ricoprire cariche in seno a queste per la durata di 12 mesi. Il giudice, inoltre, ha ordinato il “sequestro preventivo per equivalente fino al valore di circa un milione di euro, pari all’imposta fraudolentemente non versata”.

Gli sviluppi investigativi odierni confermano l’attenzione operativa che la Guardia di Finanza storicamente riserva al settore dei reati fallimentari e tributari.

 

AMMINISTRATORE UNICO SEMPRE LO STESSO: GASPARE CARDAMONE. SOCIO, IL FRATELLO GIANCARLO

Nel fascicolo d’inchiesta, c’è il provvedimento datato 14 febbraio 2019, con il quale il giudice Claudio Casarano del Tribunale civile di Taranto bloccò beni mobili e immobili nella disponibilità della “Mastermedia Club srl” . Il curatore fallimentare della Jet slr, Cosimo Valentini, nominato dal tribunale, rappresentato in giudizio dall’avvocato Adeo Ostilio, chiese il sequestro di una somma di oltre due milioni di euro. 

Nella sentenza del giudice Casarano, c’era la conferma dei ruoli rivestiti dai fratelli: amministratore unico di entrambe le società, era Gaspare Cardamone, con socio suo fratello Giancarlo e c’era anche il riferimento alla finalità della “cessione del ramo d’azienda lo scopo perseguito dalle parti era anche quello di ottenere i contributi statali: la good company avrebbe potuto conseguire i benefici più facilmente di quanto avrebbe fatto la bad company” che ha accumulato debiti con il Fisco per oltre 5 milioni di euro.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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