Asl Lecce, inchiesta tangenti: “Verifiche su contiguità con medici firmatari delle prescrizioni per protesi”

DOSSIER/5 – Si allargano le maglie delle indagini dei finanzieri dopo l’arresto della funzionaria Carmen Genovasi, responsabile del settore Assistenza protesica: zoom sugli atti acquisiti e ascolto dei pazienti. Il gip: “Verifiche su chi ha firmato i documenti che costituiscono la base dell’avvio delle pratiche sulla quale si innestano gli accordi corruttivi”. Spuntano altri regali: termometro e saturimetri durante l’emergenza Covid

Di Stefania De Cristofaro

 

 

LECCE – Si allargano le maglie dell’inchiesta “Buste pulite”, sulla Asl di Lecce e sulle prescrizioni di protesi, macchiate da tangenti, fra denaro e altre utilità, a cui si aggiungono un termometro e un saturimetro in piena emergenza Covid 19.

I finanzieri stanno mettendo a fuoco tutte le pratiche istruite dall’ufficio della funzionaria Carmen Genovasi, responsabile del settore Assistenza protesica, arrestata in flagranza di reato, con l’accusa di corruzione, lo scorso 8 giugno, per approfondire un ulteriore aspetto: i rapporti con i medici che hanno firmato le prescrizioni necessarie per il riconoscimento delle protesi, per accertare eventuali complicità.

 

GLI SVILUPPI DELL’ATTIVITA’ INVESTIGATIVA E I SOSPETTI SU CONTIGUITA’

Secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Legge, Giovanni Gallo, se è vero che ad oggi le indagini e in particolare le attività di natura tecnica, vale a dire le intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno consentito di “cristallizzare le plurime e gravi condotte illecite oggetto della contestazione, è pur vero che le indagini devono proseguire con complesse acquisizioni documentali”. Il motivo non è mistero, essendo stato spiegato dallo stesso gip nell’ordinanza di custodia cautelare che, al momento, trattiene in carcere Genovasi e Giuseppe Bruno, dipendente della società “Nuove tecnologie ortopediche Colella srl, e mantiene ai domiciliari Bonetti, 71 anni, legale rappresentante della società Ampliaudio, Monica Franchini, 49, dipendente in nero di un’azienda sanitaria. Si rende quanto mai necessario, approfondire “le contiguità – pure in nunce emergenti in atti – con personale medico deputato a effettuare le prescrizioni che costituiscono la base dell’avvio delle pratiche sulle quali si innestano poi gli accordi corruttivi”, poiché le indagini hanno dimostrato  che in diversi casi c’è stato “un illecito mercimonio”.

Il do ut des, alla base di intese corruttive, è stato respinto da Carmen Genovasi, nel corso dell’interrogatorio davanti al gip, in sede di udienza di convalida dell’arresto avvenuto in flagranza di reato, mentre è stato ammesso da  Bruno con riferimento alla consegna di una busta di denaro contenente 850 euro, in banconote da 50, avvenuta la mattina dell’8 giugno. Poco prima dell’arrivo dei finanzieri che, stando a quanto emerge dagli atti, sono intervenuti praticamente in diretta, avendo seguito l’incontro fra i due sui monitor collegati alle telecamere nascoste – previa autorizzazione – nell’ufficio di Genovasi, nella palazzina della Asl di Lecce.

Le domande, quindi, sono le seguenti: ci sono stati medici compiacenti? E, nel caso, chi sono? E cosa hanno ottenuto in cambio? A rispondere saranno i finanzieri del Nucleo Pef (polizia economica e finanziaria) impegnati nel lavoro di composizione del puzzle.

Restano a piede libero Manola Bisconti, 30 anni, di Lecce, è indagata a piede libero assieme a Fabio Campobasso, 52 anni, di Lecce, assistente amministrativo della Asl di Lecce dal 2014, è marito di Franchini; Vincenzo Stefanachi, 52 anni, di Acquarica-Presicce;  e Giovanni Rodia, 46 anni, di San Pietro in Lama, marito della responsabile Asl.

 

PRATICHE LAVORATE DA GENOVASI, IPOTESI CHE SIANO FALSE: “LA FUNZIONARIA DISTRUGGE UNO DEI TRE MODELLI CARTACEI”

“D’altro canto  vi è da dire che, in alcuni episodi,  si profila  l’ipotesi che le pratiche lavorate da Genovasi fossero false, ovvero che il paziente fosse ignaro dell’intero iter amministrativo”, ha aggiunto il gip. “Tale statuizione deriva dall’incrocio dei dati investigativi ottenuti mediante intercettazioni telefoniche e captazioni audio/video”. Le pratiche di erogazione, infatti, si compongono di tre moduli di carta copiativa, di diverso colore, due dei quali vengono inviati, rispettivamente, all’Asl per la fatturazione e alla azienda fornitrice.

Il terzo modello cartaceo dovrebbe rientrare nella disponibilità del paziente. “In alcune occasioni si è potuto osservare la funzionaria impegnata a distruggere accuratamente uno dei tre modelli cartacei  (in effetti in sede di perquisizione si rinviene una busta contenente pratiche stracciate a pezzetti) dopo aver consegnato una copia al privato di turno (Bonetti, Bruno o Franchini)”, si legge sempre nel provvedimento di arresto. “Ciò è accaduto il 3 febbraio 2020 (ore 11:29), il 28 febbraio (ore 11:46) e il 30 marzo 2020 (ore 10:19).

“Dal momento che un secondo modulo, è necessariamente inviato all’ufficio Asl che si occupa della liquidazione del costo del supporto, si desume che quello distrutto fosse di pertinenza del paziente, a questo punto certamente ignaro dell’assegnazione di un dispositivo protesico a suo carico”, dice il giudice per le indagini preliminari.

 

L’ASCOLTO DEI PAZIENTI COME PERSONE SUI FATTI E IL PERICOLO DI INQUINAMENTO DELLE PROVE

“Il risultato di tale prassi, osservata dalle captazioni video, come da fermo immagine del 30 marzo è che l’Asl, in buona sostanza, si vede, con ogni probabilità, costretta a sostenere economicamente il costo di un supporto protesico che non verrà mai consegnato a un ignaro paziente che non ne ha fatto richiesta, con grave nocumento per l’Ente e per la collettività”. Si tratta di un sospetto che dovrà necessariamente essere approfondito e verificato: “La predetta ipotesi investigativa dovrà essere vagliata necessariamente alla luce della documentazione che verrà acquisita unitamente alla escussione delle persone apparentemente destinatarie dei presidi”. Sono state già avviate, infatti, le convocazioni di persone ritenute informate su fatti. Alcune sono state identificate, altre no.

L’attività d’indagine ancora in essere

“verrebbe ad essere frustrata dallo status libertatis degli indagati che, ove liberi, certamente tenterebbero di eliminare le prove documentali e/o di indurre i dichiaranti (ancora da identificare, ma a loro certamente noti) a rendere versioni compiacenti”

Ha evidenziato il gip secondo il quale “il quadro indiziario complessivamente ricostruito evidenzia come Genovasi  sia costantemente dedita alla tutela di interessi privatistici, per il cui soddisfacimento sacrifica senza alcun pudore e  senza remore l’interesse pubblico derivante dal proprio ruolo, svilendo la dignità della funzione pubblica in favore delle richieste pervenutele da imprenditori amici”.

Questo “al fine di trarre da questi plurime utilità per sé e/o per i prossimi congiunti, a detrimento dell’interesse pubblico, avuto riguardo alla circostanza che la scelta dell’impresa deputata a fornire i presidi, i cui costi sono sostenuti dal sistema sanitario nazionale, dipende in modo sostanzialmente esclusivo dalla capacità degli imprenditori di soddisfare le pretese economiche della medesima, ciò che ovviamente si ripercuote anche sul costo finale del presidio sanitario fornito a carico dell’Asl, comparativamente maggiore per la necessità del fornitore di coprire col maggior prezzo il costo della “tangente”.

ALTRI REGALI: TERMOMETRO E SATURIMETRO IN EMERGENZA SANITARIA

I “rapporti di Carmen Genovasi con Bonetti rappresentante della società Ampliaudio, con Bruno, Franchini e Campobasso sono caratterizzati dalla continua e costante dazione di buste ed altri involucri ad opera di questi ultimi, cui corrisponde, da parte di Genovasi la distribuzione di pratiche relative alla prescrizione di ausili protesici la cui fornitura viene appaltata alle società rappresentate dai corruttori o a questi collegate, al fine di garantire a costoro un illegittimo vantaggio patrimoniale in spregio delle normative di settore e, più in generale, della disciplina degli appalti pubblici, che tutela il principio di trasparenza e libera concorrenza in ogni forma di contrattazione tra i privati e la Pubblica Amministrazione”. 

Genovasi “peraltro è beneficiaria non solo di dazioni di denaro ma anche di altre tipologie di utilità”.

Nel corso delle attività investigative, con riferimento al rapporto con Bonetti, “si è potuto assistere a continue regalie e favori elargiti da quest’ultimo in favore della funzionaria, tra cui si annoverano articoli dedicati al cane della stessa, farmaci antiparassitari e finanche il prodigarsi per adattare un collaboratore alla funzione di dog sitter per consentirle di non doversi preoccupare di cercare una persona cui affidare l’animale, nonché l’assunzione del proprio marito al fine di fargli maturare i requisiti temporali per la corresponsione del sussidio di disoccupazione da parte dell’Inps.

Per l’accusa, a elargire altre regalie a Genovasi non è solo Bonetti,  ma anche Giuseppe Bruno, il quale almeno in una occasione (il 13 marzo scorso) “le ha regalato un termometro e un saturimetro dalla stessa esplicitamente richiesti nel pieno dell’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione del Covid-19”. Nella medesima occasione “Bruno, ha consegnato a Genovasi l’ennesima busta che la stessa, con metodologie ormai abituali, riponeva nel cassetto della scrivania per poi recuperare all’atto di abbandonare l’ufficio”.

La reiterazione e abitualità delle condotte, intrattenute sempre tra i medesimi protagonisti, depone per l’esistenza di un sistema corruttivo collaudato nel tempo, ed è chiaramente indice di un elevato grado di pericolosità sociale. Questa valutazione ha portato il gip a firmare l’arresto chiesto dalla pm Roberta Licci,  dopo aver precisato che “non assume rilevanza in questa fase la sospensione del servizio della funzionaria Genovasi (documentata dalla difesa, ndr), considerato che si tratta di un provvedimento del tutto provvisorio e che, comunque, nella fase attuale del procedimento deve considerarsi molto attuale il pericolo di inquinamento probatorio, considerata la particolare capacità dimostrata responsabile dell’ufficio Asl di alterare la realtà e strumentalizzare le persone a lei vicine”. Resta la possibilità per la difesa della funzionaria, di presentare ricorso al Tribunale del Riesame di Lecce e chiedere l’attenuazione della misura con il riconoscimento degli arresti domiciliari.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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