Nuovi modelli di analisi e di lotta al crimine organizzato

Con il passare degli anni, gli strumenti di lotta alle mafie sembrano aver perso d’intensità e di significato prospettando l’esigenza di nuovi modelli adeguati al tempo e alle evoluzioni delle nuove mafie.

Di Vincenzo Musacchio

Oggi ci troviamo sempre più di frequente ad aver a che fare con organizzazioni criminali transnazionali, capaci di stringere alleanze con reti criminali di altri Paesi in maniera articolata o anche solo per una singola operazione illecita. E’ inutile nasconderlo, la libera circolazione di merci e capitali ha generato enormi opportunità che le organizzazioni criminali, detentrici di enormi capitali, hanno saputo sfruttare a proprio vantaggio, proprio grazie ad una flessibilità operativa non soggetta a vincoli. La stessa globalizzazione ha altresì garantito anche alle vecchie associazioni di stampo mafioso tradizionalmente confinate nelle aree d’origine (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia) di affacciarsi facilmente sui mercati globali adeguandosi in fretta agli standard della nuova economia globalizzata.

Le nuove mafie non usano quasi più la violenza ormai sostituita da nuovi strumenti corruttivi.

La moderna distribuzione della ricchezza nel mondo, la nascita di economie emergenti quali quelle asiatiche e dell’Oceania, il mutamento dei mercati e delle esigenze dei consumatori ha aperto nuove possibilità e nuovi spazi dei quali le mafie si sono immediatamente approfittate alleandosi tra di loro anziché farsi la guerra.

L’idea di avere a che fare ancora con le vecchie associazioni mafiose è ormai superata dai tempi, ma i sistemi di lotta alle stesse purtroppo sono rimasti a quel periodo storico. Il punto di partenza per l’elaborazione di nuovi sistemi di contrasto al crimine organizzato è, ancora una volta, la globalizzazione dei mercati leciti e illeciti.

Il nuovo modello criminale mafioso si connota per la piena aderenza al paradigma imprenditoriale e per la sua divide ormai transnazionale.

Poiché appare sempre più impercettibile e di difficile identificazione la linea di confine tra il lecito e l’illecito e sempre più frequente il ricorso da parte delle organizzazioni criminali a strutture organizzative lecite, o apparentemente tali, che realizzano, o coadiuvano, la realizzazione di scopi illeciti o reati specifici. Le nuove mafie hanno compreso che occorre variare al massimo i propri affari per cui coniugano sempre gli interessi propriamente criminali con quelli leciti o para-leciti tendenzialmente valorizzati dal modello d’impresa criminale. Il tutto poi è fortificato dall’uso di ogni forma di corruzione che consente a questi gruppi criminali di intessere rapporti con la politica e con l’economia.

Le nuove strutture delinquenziali organizzate che hanno acquisito, in modo diretto o indiretto, la gestione e il controllo di attività economiche, politiche e finanziarie non usando più la forza dell’intimidazione che è propria delle organizzazioni a delinquere di cui all’art. 416 bis c.p., ma la potenza della corruzione acquisendo così posizioni di monopolio e di egemonia in determinati settori imprenditoriali, commerciali e finanziari anche a livello transnazionale. In un simile scenario nuove norme di diritto sostanziale e il coordinamento investigativo e giudiziario tra gli Stati, nella repressione una delle conseguenze della più volte ricordata globalizzazione, restano la principale arma di lotta a un fenomeno che riguarda le nuove metamorfosi mafiose a livello internazionale.

Sotto il profilo sostanziale, occorre stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in sfere di criminalità particolarmente grave che presentano una dimensione transnazionale derivante dal carattere o dalle implicazioni di tali reati o da una particolare necessità di combatterli su basi comuni. Sotto il profilo processuale, la cooperazione investigativa e giudiziaria in materia penale va improntata sul principio di riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie e deve includere il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri perlomeno in ambito europeo.

Senza la consapevolezza di queste metamorfosi mafiose e senza l’adeguamento legislativo alle stesse la lotta alle mafie sarà combattuta con armi spuntate.

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Info sull'autore

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale presso l'Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma (2011-2012) Associato per il settore penale della School of Public Affairs and Administration - Rutgers University di Newark (USA) Presidente dell' Osservatorio Antimafia del Molise Direttore Scientifico della Scuola di Legalità - don Peppe Diana - di Roma e del Molise

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