Inchiesta Asl di Lecce, le intercettazioni: al telefono le tangenti diventano spigole

DOSSIER/4 – “Quanto pesava quel pesce? Due chili e sei e io ti ho dato un chilo e otto pulita”. La conversazione, secondo il gip, conferma la “consegna di una bustarella, contenente somme di denaro, quale prezzo per i favori prestati dal pubblico funzionario Carmen Genovasi, al privato”. E fa “emergere un preoccupante mercimonio” posto in essere dalla responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica della Asl di Lecce, che gestiva in prima persona le pratiche”

Di Stefania De Cristofaro

 

 

LECCE – Pesce da pesare e consegnare. Nelle conversazioni telefoniche intercettate, le mazzette diventavano spigole da un chilo e 800 grammi, suscettibili di un calo di peso di 200 grammi: “linguaggio criptico” per nascondere “il passaggio di denaro” destinato alla responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica della Asl di Lecce, Carmen Genovasi, in carcere dall’8 giugno scorso, con l’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, vale a dire “l’assegnazione diretta di pratiche di fornitura di supporti protesici aggirando la normativa vigente che tutela la libertà di scelta del paziente, in danno del Servizio Sanitario”.

Arrestata in flagranza di reato dai finanzieri assieme a Giuseppe Bruno, dipendente della società “Nuove tecnologie ortopediche Colella srl.

 

LE INTERCETTAZIONI RIPORTATE NELL’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE: “IO IL PESCE L’HO PRESO, QUANTO PESAVA QUELLA SPIGOLA?”

Nell’ordinanza di custodia cautelare, chiesta dalla pm Roberta Licci, e firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale salentino, Giovanni Gallo, sono riportare alcune telefonate intercettate nel periodo delle indagini delegate alla Guardia di Finanza.

Tra queste, c’è la conversazione avvenuta la mattina del 7 novembre 2019 tra Pietro Ivan Bonetti e Manola Bisconti. Bonetti, 71 anni, legale rappresentante della società Ampliaudio, è ai domiciliari, dopo la raffica di perquisizioni eseguite dai finanzieri. Domiciliari anche per Monica Franchini, 49, dipendente in nero di un’azienda sanitaria.

Bisconti, 30 anni, di Lecce, è indagata a piede libero assieme a Fabio Campobasso, 52 anni, di Lecce, assistente amministrativo della Asl di Lecce dal 2014, è marito di Franchini; Vincenzo Stefanachi, 52 anni, di Acquarica-Presicce;  e Giovanni Rodia, 46 anni, di San Pietro in Lama, marito della responsabile Asl.

“Bonetti rappresenta a Bisconti di aver provveduto a risolverle una determinata situazione, specificatamente l’autorizzazione di una prescrizione di ausili e che le aveva ritirato del pesce, di cui indicava il peso”, scrivono i finanzieri nell’informativa che il gip ha riportato nel provvedimento di arresto. “Bonetti – si legge – specificava però avrebbe dovuto consegnarlo entro le 12-12,30”.

Il tratto considerato di rilievo, ai fini dell’accusa, è il seguente:

“Quella cosa te l’ho risolta, mi segui? Poi, Manola, io il pesce l’ho preso ed un  chilo e 800 grammi, però tieni presente che io te lo devo portare a forza entro le 12-12,30”.

La donna dice: “Eh, va bene, ti aspetto qua”. La lettura che viene data nell’impostazione che ha portato a contestare la corruzione è che “Bonetti ha cripticamente avvisato la propria interlocutrice che avrebbe dovuto corrispondere la somma di 1.800 euro a una terza persona, per il servigio ricevuto-commissione affidata”.

Il giorno seguente, “Bonetti telefona nuovamente a Bisconti e avvisa che la persona, a cui aveva consegnato il pesce, aveva riscontrato un calo di peso rispetto a quello indicato in precedenza”. Bonetti, sempre stando alla lettura data dall’accusa, “lascia intendere che il beneficiario della somma di denaro aveva lamentato la mancanza di 200 euro rispetto a quanto pattuito, ossia aveva ricevuto 1.600 euro anziché 1.800”.

Bonetti si rivolge a Manola Bisconti:

“Manola, scusami, quanto pesava ieri quella spigola?”

Risposta: “Eh, due e sei”. Bonetti: “Come?”. La donna: “Due chili e sei e io ti ho …era un chilo e otto, pulita”. Bonetti: “Ho capito, va bene. Mi trovo un chilo e sei, invece”. Bisconti: “Noo, in chilo e otto era pulita”. L’unica spiegazione, tanto per i finanzieri, quanto per il gip è che “c’era stata una consegna di denaro” e che “il peso del pesce a cui i due facevano riferimento, era da intendere come somma da dare a una terza persona” identificata in “Carmen Genovasi, funzionaria Asl con cui Bonetti intrattiene rapporti volti a indirizzare l’erogazione di supporti protesici a carico dell’Azienda sanitaria locale di Lecce”.

Sempre tenore criptico, nella telefonata intercettata il 4 novembre 2019: viene “ascoltata” sull’utenza in suo a Bonetti e ha per oggetto – si legge nell’ordinanza – “il passaggio di denaro tra lo stesso e Genovasi”. Avviene alla presenza di un familiare di Bonetti e lui “lamenta una carenza di cuffiettine dalla scatola che aveva con sé e che avrebbe dovuto consegnare alla funzionaria”.

Nella ricostruzione dei fatti, quel “disguido evidenzia la presenza nella scatoletta di una somma evidentemente inferiore a quanto Bonetti aveva riposto qualche giorno prima”.

BONETTI RESTA A CORTO DI DENARO E CHIEDE UN PRESTITO A UNA PARENTE

Le indagini hanno anche svelato che, a un certo punto, Bonetti resta “a corto di liquidità e si vede costretto a chiedere un prestito di denaro contante a una familiare, al fine di soddisfare le pressanti richieste di incontro pervenutole da Genovasi a da un suo collaboratore (che non è indagato, ndr)”. La necessità di Bonetti di avere liquidi, prima di vedere la funzionaria Asl, “certifica che almeno parte di quanto prestatogli dalla parente, fosse destinato alla responsabile dell’ufficio dell’Azienda sanitaria locale”. La conferma, per gli investigatori, arriva dalla telefonata del 12 febbraio, attorno alle 13

Bonetti chiama la parente, della quale viene indicato il nome: “Tengo due cose importanti. Una a…(e indica il nome di un altro familiare, ndr) e un’altra, mi segui?”.

Le indagini hanno accertato che Bonetti preleva denaro assieme alla parente e dopo contatta Genovasi: “La funzionaria si è dovuta allontanare dall’ufficio per presenziare a una cerimonia funebre”. Genovasi dice: “Ivan, ora sono a un funerale, fino alle tre ti ho aspettato”. La telefonata è del 12 febbraio alle 15,33.

 

LE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI E LE IMMAGINI: “TI FACCIO RECAPITARE IL LIBRO CHE MI HAI PRESTATO, TRAMITE MIO MARITO”

Alle intercettazioni telefoniche, si aggiungono le conversazioni “ambientali”, quelle registrate nell’ufficio di Genovasi, come gravi indizi di colpevolezza valutati dal gip: “In quella del 9 marzo 2020, alle 11,41, è la funzionaria a richiedere esplicitamente denaro a Bonetti, in previsione della chiusura degli uffici, in virtù dell’incombente adozione delle misure di contenimento a contrasto della diffusione del Covid 19”.

Il successivo primo aprile, poco dopo le 10,35, le immagini registrate dalle telecamere nascoste nella stanza della Asl documentano la “consegna di una busta gialla a Genovasi da parte di Fabio Campobasso, marito di Monica Franchini, anche lui dipendente della Asl di Lecce”. Il dialogo intercettato è vago, non reca alcun riferimento al passaggio della busta. “Tuttavia – si legge – l’incontro è preannunciato telefonicamente a Genovasi da Franchini nella giornata precedente, il 31 marzo”. Franchini “afferma che avrebbe fatto recapitare un libro a Genovasi che le sarebbe stato prestato in precedenza, tramite il marito”.

Il 22 aprile Bonetti accede all’ufficio di Carmen Genovasi e “intrattiene con la funzionaria una lunga conversazione, nel corso della quale sono spesso chiamati ad intervenire alcuni collaboratori”. Il discorso ha per oggetto, prevalentemente, “aspetti formali relativi alle pratiche di prescrizione ed autorizzazione di diversi supporti protesici”. Nel corso del dialogo “appare evidente il prodigarsi di Genovasi al fine di perfezionare le varie pratiche, al punto da modificare le date riportate sui modelli cartacei ed apporre diciture corrette relative ai singoli supporti da autorizzare”, è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare. “Addirittura, come seguisse una precisa scadenza, è la Genovasi a richiedere a Bonetti le prescrizioni di alcuni pazienti mentre, in teoria, ove mai dovesse esservi un rapporto tra la funzionaria ed un imprenditore chiamato a fornire le protesi, dovrebbe essere l’esatto contrario”.

“Nel frattempo Bonetti estrae una busta e la porge alla funzionaria che, una volta aperta, ne verifica il contenuto e la ripone sul lato sinistro della propria scrivania. Nel porgere la busta, Bonetti afferma:

“…allora…eh…. ti ho portato eh…cinque pratiche di quella cosa…. mi segui?”.

Successivamente la funzionaria prosegue le proprie attività e, “alle 12:41, dopo aver sanificato con del disinfettante la busta consegnata da Bonetti, provvede a riporla all’interno della propria borsa”. Dal video sono stati ricavati alcuni fotogrammi.

Le immagini, inoltre, hanno accertato che il 29 aprile scorso, Genovasi ha incontrato nuovamente Bruno per consegnargli  “diverse pratiche che questi si adopera a sottoscrivere apponendo la firma del paziente”. Al termine del passaggio di pratiche è la funzionaria a “riferire, per ben due volte, che con Bruno farà “tutto un conto”, con inequivocabile riferimento alle diverse pratiche consegnate allo stesso”. L’inchiesta non è ancora arrivata al capolinea.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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