Ecolio 2, l’impianto che puzza. Di marcio

INCHIESTA/ Ecolio2 è un piccolo impianto che tratta e smaltisce reflui speciali e pericolosi. Si trova a Presicce nel Sud Salento e con Ecolio (che si trova a Melendugno, stesso Comune dove passa Tap) e Solvic di Canosa fa parte della costellazione delle imprese di Italo Forina, già rinviato a processo per traffico illecito di rifiuti nel processo Petrolgate. Da tempo i cittadini si oppongono al suo ampliamento, perché subiscono esalazioni nauseabonde che rendono l’aria irrespirabile. Seguendo la scia della puzza abbiamo trovato qualche verità e tante domande senza risposta.

Di Ada Martella

Nel Sud Salento, a Presicce, nelle campagne appena fuori il paese, c’è la Ecolio2 srl, un impianto industriale che, a dispetto del nome, Eco e Olio, tratta e smaltisce reflui speciali e pericolosi. Il nome deriva dalla sua destinazione originaria: depurare le acque di vegetazione dei frantoi. Ma in realtà il business principale del suo proprietario, Italo Forina, è quello di smaltire rifiuti pericolosi e non. L’imprenditore ha, infatti, altri due impianti simili a quello di Presicce, Ecolio srl di Melendgno (Le) e Solvic srl di Canosa.

Ecolio 2 è diventato “uno dei pochi impianti in Puglia in grado di trattare i reflui tra i più inquinanti esistenti” in virtù di una serie di autorizzazioni rilasciate dalla Provincia di Lecce (Settore Ambiente) e dalla Regione Puglia (Ufficio Grandi Rischi). Un impianto ‘sotto mentite spoglie’, poiché i cittadini dei cinque paesi coinvolti (Presicce, Acquarica, Salve, Morciano, Patù) – che subiscono gli effetti di questa attività – non sapevano che a Presicce si smaltissero rifiuti speciali pericolosi. Quel che si sapeva è che Ecolio 2 depurasse acque di vegetazione e i reflui delle fosse settiche, almeno fino all’estate del 2018.

Il 2018 è ‘l’anno della puzza’, quando centinaia di persone hanno iniziato a denunciare tremendi odori, bruciore alla gola e agli occhi. Da lì è partito tutto, dalla ‘puzza’: la decisione della Provincia di Lecce di sottoporre Ecolio 2 al riesame dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), il blocco della sezione termica dell’impianto (dove vengono distillati i rifiuti pericolosi) e l’Ispezione Straordinaria dell’Arpa Puglia. Da quando, nei pasi del Basso Salento, è scattato l’allarme (estate del 2018) c’è stato un susseguirsi di convegni, dibattiti pubblici, riunioni di comitati, fiaccolate, consigli comunali monotematici, grazie ad un continuo passaggio di documenti ufficiali, ricerche su internet, pareri di esperti. Da cui sono seguiti una serie di esposti alle autorità competenti (Provincia, Regione, Arpa, Asl, Procura, Ministero della Sanità).

L’Ispezione Straordinaria dell’Arpa (Agenzia Regionale per l’Ambiente) nell’impianto di Presicce, avvenuta tra il 2018 e il 2019, ha rilevato numerose criticità e una violazione alla normativa ambientale. Motivo per il quale la procedura del riesame dell’AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale), avviata a fine 2018, è ancora in corso. La Provincia di Lecce – l’ente preposto a rilasciarla – sta prendendo tempo. Anche sul fronte giudiziario, Ecolio 2 e il suo patron Italo Forina sono ‘sotto esame’. L’esposto dell’Arpa – per via della violazione alla normativa ambientale (sono stati riscontrati valori fuori norma di mercurio, cadmio, rame e zinco nel suolo) – e quelli presentati dai Comuni, da Legambiente, Italia Nostra e dalla Lilt, hanno spinto la Procura di Lecce ad aprire un fascicolo.

Ma quella di Lecce non è l’unica Procura ad indagare su Italo Forina.

Nell’ultimo consiglio comunale monotematico di Salve (7 febbraio) – indetto per pronunciarsi sulla chiusura definitiva di Ecolio 2 – il sindaco e i consiglieri, unanimi, sono andati dritti al punto e sono state messe sul tavolo le principali preoccupazioni:

  • Italo Forina è sotto processo per ‘traffico illecito di rifiuti’ – in qualità di legale rappresentante dell’impianto Solvic di Canosa – nella maxi inchiesta ‘Petrolgate’, in cui sono coinvolti i funzionari degli impianti petroliferi Eni di Potenza.

  • Ecolio 2 ha l’autorizzazione a smaltire diversi reflui pericolosi, tra cui ‘le acque di drenaggio dell’Eni’ (CER 16 10 01*).

Sono tante le domande che le comunità coinvolte continuano a porre alla Provincia e alla Regione, senza mai ricevere risposte. Ecolio 2 ha smaltito i pericolosi rifiuti dell’Eni di Potenza?Perché e come, Ecolio 2 ha avuto l’autorizzazione a smaltire ‘le acque di drenaggio dell’Eni’? Si tratta di un rifiuto classificato come pericoloso con il codice CER 16 10 01*. E ancora: “Le oltre 12mila tonnellate di ‘soluzioni acquose di scarto’, provenienti da Potenza e smaltite da Ecolio 2 nel 2018, di che natura erano?”. Le ‘soluzioni acquose di scarto’ sono classificate come un rifiuto non pericoloso, con il codice CER 16 10 02.

Ecolio 2 ha una lunga storia burocratica di autorizzazioni, a partire dal 1991 (permesso di costruzione) sino ad oggi, che si intreccia con ‘le vite parallele’ di Italo Forina, legale rappresentante di Ecolio 2, ma anche proprietario di altri due impianti della stessa tipologia, Ecolio srl di Melendugno e Solvic srl di Canosa di Bari. Ed è una storia che ha come protagonisti – oltre ad Italo Forina – i codici CER (Codice Europeo Rifiuti), attraverso i quali i rifiuti vengono classificati e, come vedremo, non sempre in modo corretto. Non sono molti, ma bisogna tenerli a mente. Sono il business di Italo Forina e, come dice una vecchia regola del giornalismo, per sbrogliare una questione complessa: ‘follow the money’.

Nella prima puntata dell’inchiesta del Tacco d’Italia partiamo dalle domande delle 5 comunità coinvolte e le rimoduliamo.

  • Quando e come si sviluppano i rapporti tra Italo Forina e gli impianti petroliferi dell’Eni di Potenza?

  • Il rifiuto pericoloso ‘acque di drenaggio dell’Eni’ (CER 16 10 01*) è il vero pericolo?

  • Che cos’è il rifiuto non pericoloso ‘soluzioni acquose di scarto’ (CER 16 10 02), perché è il vero business di Ecolio 2?

AVERE UNA FERRARI E GUIDARLA COME UNA CINQUECENTO

Ecolio 2 è stato autorizzato, negli anni, a smaltire un elenco di 191 codici CER, di cui 41 con asterisco, ossia rifiuti speciali pericolosi. Nato come impianto di smaltimento acque di vegetazione (acque reflue dei frantoi), grazie alle numerose autorizzazioni, si è trasformato in un “uno dei pochi impianti in Puglia in grado di trattare i reflui tra i più inquinanti esistenti”, come spiega il tecnico di Ecolio 2, l’ing. Daniela Travisani, negli Elaborati del 2011, quando ottiene l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Autorizzazioni tutte passate al vaglio del Comitato Via (Valutazione Impatto Ambientale) della Regione Puglia nel 2013, con esito positivo.

Una Ferrari degli impianti di smaltimento rifiuti pericolosi. Eppure, tutto il business di Italo Forina, legale rappresentante di Ecolio 2, si basa sullo smaltimento di soli 32 codici CER, tra cui 6 pericolosi. Di questi 32, sono 3 i Codici CER più smaltiti, il vero core business di Ecolio 2, tutti classificati come non pericolosi: i ‘fanghi delle fosse settiche’, le ‘soluzioni acquose di scarto’ e il ‘percolato da discarica’.

Partiamo dal rifiuto che è al secondo posto della classifica dei più smaltiti da Ecolio 2, le ‘soluzioni acquose di scarto’ (CER 16 10 02) e dal suo ‘codice a specchio’, il pericoloso 16 10 01* (acque di drenaggio dell’Eni), quello che tanto ha allarmato le comunità del Basso Salento.

L’impianto Ecolio2, a Presicce, nel sud Salento

LA ‘MODIFICA NON SOSTANZIALE’ E IL SUO CODICE SPECULARE

Entriamo nel vivo dell’inchiesta. Il momento in cui, nella lunga storia burocratica delle autorizzazioni di Ecolio 2, compare un ennesimo rifiuto pericoloso, ma con una provenienza certa: gli impianti petroliferi dell’Eni. Le date e le circostanze in cui accade sono importanti, perché hanno a che fare con la Basilicata e il processo ancora in corso, ‘Petrolgate’, sullo smaltimento illecito di rifiuti, messo in atto falsificando i codici CER.

Il 22 giugno 2016 – data da ricordare – Italo Forina, in qualità di legale rappresentante di Ecolio 2, inoltra agli Uffici della Provincia di Lecce la richiesta a smaltire le acque di drenaggio ENI, derivanti dal processo di lavorazione del petrolio (rifiuto pericoloso CER 161001*). Come già nel 2002, la Provincia chiede lumi alla Regione, al Comitato VIA: “la modifica dell’elenco CER, con l’introduzione del rifiuto pericoloso, deve ritenersi una ‘modifica sostanziale’, tale da dover sottoporre Ecolio 2 ad una nuova Valutazione di Impatto Ambientale?” Il Servizio VIA della Regione Puglia – ottenute le rassicurazioni necessarie da Ecolio 2 circa la capacità dell’impianto a smaltire tale rifiuto – con la Determinazione Dirigenziale n. 12 del 02/02/2017, a firma dell’ing. Caterina Dibitonto, risponde che no, non occorre una nuova VIA, trattasi di ‘modifica non sostanziale’. Ecolio 2 ottiene l’autorizzazione. A ben vedere, il Comitato Via non ha tutti i torti: il CER 161001* è in buona compagnia, ci sono altri 41 Codici CER pericolosi nelle potenzialità di smaltimento di Ecolio 2, tutti già autorizzati nel 2002, e passati al vaglio dell’AIA e della VIA, tra cui il pericoloso CER 19 02 04* (non è un codice a caso, come vedremo più avanti).

Il CER 16 10 01* ha un ‘codice specchio’, un codice cosiddetto generico, il 16 10 02 non pericoloso – soluzioni acquose di scarto – che Ecolio 2 è autorizzato a smaltire dal 2002. La differenza tra i due è data dal grado di pericolosità, che nel caso del 16 10 02 è inferiore rispetto al suo ‘codice specchio’. Dai dati forniti da Ecolio 2 – almeno quelli in nostro possesso – non si capisce di che tipo di “soluzione acquose di scarto” si tratti, ossia quali impianti industriali lo abbiano prodotto. E non è un particolare da poco, viste le ingenti quantità che la ditta smaltirà negli anni.

Eni petrolgate
Eni, il fascicolo 3 dell’inchiesta “Petrolgate”, che riguarda lo stoccaggio di olii “Cova”

LE VITE PARALLELE DI ITALO FORINA, ‘PETROLGATE’ E IL FALSO CODICE CER

Per capire cosa succede a Presicce, bisogna fare un salto a Potenza, dove ci sono gli impianti petroliferi dell’Eni.

Italo Forina ha una doppia vita, anzi tripla, perché, oltre ad Ecolio 2 di Presicce, è il proprietario di altri 2 impianti, tutti della stessa tipologia: Ecolio srl a Melendugno e Solvic srl a Canosa di Bari. L’essere a capo di tre impianti consente ad Italo Forina il gioco delle tre carte: se uno dei tre non ha l’autorizzazione a smaltire un rifiuto, se un altro è sotto la lente di qualche procura, ce n’è sempre un altro pronto a ricevere rifiuti, pericolosi e non.

Le vite parallele si intrecciano. Italo Forina, con una mano chiede autorizzazioni per Ecolio 2 e con l’altra riceve una brutta notizia, a causa di Solvic, l’impianto di Canosa.

Il 29 marzo del 2016, Italo Forina – in qualità di amministratore unico della Solvic srl – viene raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare a firma del Gip Michela Tiziana Petrocelli, per il reato di cui agli artt. 81 cpv, 110 cp e 260 Dee. L.vo n° 152/2006, ossia traffico illecito di rifiuti, a seguito della maxi inchiesta‘Petrolgate’ sugli impianti petroliferi dell’Eni a Viggiano (Pz), svolta dalla Procura di Potenza.

Spiega il Gip Petrocelli nell’ordinanza: “Negli anni 2013-2014, l’Eni ha smaltito quasi 600mila tonnellate di rifiuti pericolosi utilizzando un codice CER falso – il CER 16 10 02, che comportava un costo di 33,01 per tonnellata – e comunque diverso da quelli che avrebbero dovuto essere applicati – ossia CER 19 02 04* e 13 05 08*, che comportavano costi superiori e ricompresi tra i 40 ed i 160 euro – consentendo ad Eni un risparmio sui costi di smaltimento che variano dai 10 ai 40milioni di euro.” Sono in 37 ad essere stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare, quasi tutti funzionari o dipendenti dell’Eni e 9 titolari di impianti di smaltimento, tra cui Italo Forina.

In Basilicata – in Val d’Agri, lì dove ci sono i pozzi petroliferi – c’è stato un vero e proprio disastro ambientale, causato dall’Eni, la più importante holding di proprietà dello Stato. Questo racconta ‘Petrolgate’, una maxi truffa basata sulla falsificazione dei codici CER. Ossia, classificando un pericoloso rifiuto derivato dalla lavorazione del petrolio come non pericoloso, l’Eni ha risparmiato sui costi di smaltimento. Ricordate il CER 16 10 02, le famose ‘soluzioni acquose di scarto’? Un codice generico, non pericoloso, attraverso il quale la ‘combriccola Petrolgate’ ha smaltito centinaia di migliaia di tonnellate di fanghi contaminati da idrocarburi e da additivi chimici, contaminando il suolo e le falde acquifere profonde. Ma non solo in val d’Agri.

Che parte ha avuto Italo Forina, con il suo impianto di Canosa? Lo leggiamo nella relazione del consulente della Procura, il chimico Mauro Sanna: “Nel solo anno 2014, la ditta Solvic srl ha smaltito 4.365,94 tonnellate di rifiuti con il falso Codice CER 16 10 02. Quello corretto è il CER 19 02 04*, per il quale la ditta non era autorizzata”.

Che tipo di rifiuto è il CER 19 02 04*? Sempre Mauro Sanna: “Il Codice indica ‘miscugli di rifiuti contenenti almeno un rifiuto pericoloso’. Il miscuglio è dato, oltre che dalle cosiddette acque di strato, anche da altri reflui contaminati dalle sostanze utilizzate nei processi purificazione del gas naturale, nei processi chimici dello zolfo e nei processi di desolforazione. Le sostanze contaminanti sono: metildietanolammina (Ammina) e glicole trietilenico”.

Italo Forina ha smaltito – secondo quanto sostiene la Procura di Potenza – il miscuglio di fanghi contaminati da idrocarburi ed altri additivi chimici (CER 19 02 04*), un tipo di rifiuto pericoloso per cui il suo impianto non era autorizzato, dunque non era tecnicamente in grado di trattarlo correttamente, dunque ci sono molte probabilità che abbia liberato sostanze altamente inquinanti e pericolose nell’aria, nell’acque e nel suolo di Canosa.

eni petrolgrate Cova
Eni, fiammate ed esalazioni in atmosfera presso l’impianto Cova, in Val d’Agri, in Basilicata

Quanto ha guadagnato Italo Forina smaltendo i fanghi dell’Eni spacciandoli per ‘soluzioni acquose di scarto’ (CER 16 10 02)? Come si legge nell’ordinanza del Gip di Potenza, la tariffa è 33,01€ a tonnellate, le tonnellate smaltite sono state 4.365,94, dunque il guadagno nell’anno 2014 è poco più di 144mila euro. Va detto – per farsi un’idea del volume d’affari – che questo codice è uno dei tanti che il solo impianto Solvic di Canosa ha smaltito quell’anno.

Eni, Petrolgate

COSA PUO’ SCATENARE ‘LA PUZZA’ E QUANTO PUÒ ESSERE PERICOLOSA

Così come, nel Basso Salento, è stata ‘la puzza’ a far scattare l’allarme e far si che la Procura di Lecce aprisse un fascicolo su Ecolio 2, anche la maxi inchiesta ‘Petrolgate’ della Procura di Potenza è partita a causa di ‘importanti problemi odorigeni’. Le numerose segnalazioni sono arrivate da chi abita nei dintorni del COVA – il centro di stoccaggio dei reflui Eni – o nei pressi degli impianti che smaltivano quei reflui.

I consulenti della Procura hanno dato un nome a quella ‘puzza’: “Appare inequivocabilmente chiaro che il refluo caratterizzato da ENI con il codice CER 16 10 02, a causa verosimilmente della presenza al suo interno di H2S (che, stante gli esiti della relazione del Consulente Sanna, potrebbe essere correlata alla presenza di ammina) genera notevoli problematiche di percezioni odorigene moleste in tutti gli impianti a cui il refluo è destinato per il trattamento e successivo smaltimento”.

L’acido solfridico H2S è un gas incolore, dall’odore caratteristico di uova marce. Il composto è caratterizzato da una soglia olfattiva decisamente bassa. È una sostanza estremamente tossica, poichè è irritante e asfissiante. L’azione irritante ha come bersaglio le mucose, soprattutto agli occhi.”

Per farsi un’idea di cosa sia successo in Basilicata – dell’entità del danno ambientale e della maxi truffa messa in opera da Eni – si può consultare il sito ‘Cova Contro’, gestito da un collettivo di ambientalisti e giornalisti. C’è proprio tutto, il racconto di cosa è accaduto negli ultimi 15 anni, l’archivio di tutti i documenti ufficiali, i resoconti delle varie udienze del processo ancora in corso, le perizie sulle matrici ambientali commissionate a professionisti ‘terzi’, che non sono dell’Arpa, non sono della Procura, ma sono quelli pagati dal collettivo attraverso il crowdfunding. Un esempio di ‘resistenza civile’ prezioso.

Torniamo a Presicce, alle vite parallele di Italo Forina. Il suo impianto Solvic di Canosa non ha l’autorizzazione per smaltire il pericoloso miscuglio di fanghi contaminati dell’Eni (CER 19 02 04*). Viceversa, Ecolio 2 di Presicce ha l’autorizzazione a smaltire sia il codice corretto – miscuglio di fanghi dell’Eni 19 02 04*– sia quello falso, le famose ‘soluzioni acquose di scarto’ (16 10 02), entrambi dal 2002.

Perché Italo Forina vuole anche un terzo codice CER, ‘le acque di drenaggio dell’Eni’ (16 10 01*)? E perché ne chiede l’autorizzazione quando è in piena bufera giudiziaria?

TRE CODICI CER PER UN SOLO RIFIUTO: LA RICETTA PER LO SMALTIMENTO ILLECITO DEI RIFIUTI

Il reato ambientale ‘traffico illecito di rifiuti’ si basa su un vecchio ‘giochetto’ ben noto a chi è nel business dei rifiuti, sia esso un produttore o uno che li smaltisce. Basta dare un’occhiata al processo sul caprolattame – uno dei rifiuti più pericolosi esistenti – smaltito da Italo Forina nell’impianto di Melendugno (vedi Tacco n.56 “Incazzati verdi”).  Si prende un rifiuto pericoloso – come il caprolattame, che ha girato per 20 anni in Italia perché nessuno lo voleva – e lo si declassa con un falso codice, fino a farlo diventare innocuo, di certo tra quelli autorizzati che l’impianto può smaltire, con la complicità di chi lo produce e di chi rilascia le autorizzazioni.

Perché Italo Forina, nel giugno del 2016 – già coinvolto nell’inchiesta ‘Petrolgate’ sullo smaltimento illecito dei rifiuti dell’Eni – chiede per Ecolio 2 l’autorizzazione a smaltire le ‘acque di drenaggio dell’Eni’ (CER 16 10 01*)?

Per inciso, la richiesta a smaltire un rifiuto pericoloso non è una passeggiata. La ditta deve fornire una gran quantità di elaborati, di analisi, deve sostenerne le spese (circa 2mila €), deve attendere anche più di un anno. E inoltre, può essere una richiesta ‘rischiosa’, perché – come si è visto – gli enti competenti potrebbero decidere di sottoporre la ditta ad una nuova procedura di VIA, quindi altri elaborati, analisi, pareri dell’Arpa e dell’Asl, tempi e costi, e via via.

Facciamo un passo indietro. Siamo nel 2013-2014, Italo Forina è riusciuto ad entrare in contatto con l’Eni, una delle più grandi industrie petrolifere del mondo. Fino a quel momento, Ecolio 2 ha smaltito perlopiù grosse quantità di bottini delle fosse settiche e di percolato da discarica (vedi Monteco di Burgesi), e tutti i rifiuti provenivano esclusivamente dalla Puglia. Pur avendone le autorizzazioni, non ha mai smaltito nessun rifiuto pericoloso. È un bel salto di qualità per l’imprenditore che, oltre alla Puglia – in cui detiene una sorta di monopolio con i suoi 3 impianti – conquista i territori della Basilicata, insieme all’Eni. È entrato nel ‘giro giusto’. Ma – da quanto ha rilevato al Procura di Potenza – entra dalla porta sbagliata, Italo Forina si mette in affari con un’organizzazione nata per attuare un traffico illecito di rifiuti, a Viggiano (Pz). Roba grossa, 600mila tonnellate di rifiuti pericolosi da smaltire con un Codice falso, con la complicità di funzionari e dirigenti dell’Eni e con 8 importanti ditte di smaltimento. All’interno dell’organizzazione Italo Forina è un pesce piccolo, la sua ditta Solvic di Canosa smaltirà solo una piccola parte (4mila tonnellate). Viene indagato e messo ai domiciliari nel maggio del 2016. Ma tant’è, Italo Forina ha altri due impianti della stessa tipologia, Ecolio di Melendugno ed Ecolio 2 di Presicce, attività per le quali i processi in cui è stato coinvolto non hanno mai portato a nulla di fatto, sebbene l’impianto di Melendugno abbia smaltito il famigerato e pericoloso caprolattame. Sono puliti. Dunque, Italo Forina ha altre due carte da giocarsi. Ha un contatto prezioso con l’Eni che non vuole perdere, ora che entrato nel giro. E per di più, l’Eni – codice falso o no – continuerà a produrre centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti che qualcuno dovrà pur smaltire. È probabile che nei mesi che precedono l’arresto, stia cercando un modo per ‘porre rimedio’ alla questione del codice falso. Ma quale può essere il codice corretto per i rifiuti dell’Eni?

La risposta è nella relazione del consulente della Procura, Mauro Sanna, ed è una storia poco onorevole per la holding dello Stato. La ‘combriccola dell’Eni di Potenza’, fino al 2014, classificava i fanghi derivati dall’estrazione del petrolio come ‘acque di drenaggio’ con il CER pericoloso 16 10 01*. Non era il codice corretto – come spiega Sanna – ma se non altro quei fanghi partivano da Potenza con il rango di rifiuti pericolosi. Poi, ‘la combriccola’ decide di alzare il tiro, nel gioco delle falsificazioni, e declassa i fanghi contaminati e pericolosi a ‘soluzioni acquose di scarto’ con il famoso CER 16 10 02, non pericoloso.

Ed ecco che, il 22 giugno del 2016, Italo Forina inoltra la richiesta alla Provincia di Lecce, vuole per Ecolio 2 quel Codice, e specifica anche le caratteristiche: acque di drenaggio dell’Eni.

Italo Forina ha ora tutte le ‘carte buone’: 2 impianti di smaltimento (il terzo è sotto la lente della Procura) e 3 codici per lo stesso rifiuto dell’Eni. Ha quello che la Procura ha stabilito essere il ‘codice corretto’ molto pericoloso, quello un po’ meno corretto ed ha il codice generico, innocuo, quello delle soluzioni acquose di scarto. Ma, come vedremo più avanti, solo uno sarà il vero business di Ecolio 2, quello innocuo.

Di fatti, di quelle ‘acque di drenaggio dell’Eni’ (CER 16 10 01*) Italo Forina non sa che farsene, ne smaltisce appena 14 tonnellate nel 2017, e poi basta. Un guadagno minimo, neppure quanto serve per ammortizzare le spese burocratiche sostenute nella richiesta di autorizzazione a smaltirlo. E per di più, quelle poche tonnellate non provengono neppure dall’Eni di Potenza.

IL CER 16 10 02 – MARCHIO DI FABBRICA DI ECOLIO 2 – E IL BUSINESS CON LA PROVINCIA DI POTENZA

A dispetto della autocelebrativa presentazione ‘Siamo uno dei pochi impianti in Puglia in grado di smaltire i reflui più inquinanti esistenti’, il vero business di Ecolio 2 è un banalissimo codice generico, non pericoloso: ‘soluzione acquose di scarto’ CER 16 10 02. Ma cosa ha a che fare questo codice generico con l’Eni? Come sostiene la Procura di Potenza, è con quel falso codice che sono state smaltite illecitamente oltre 600mila tonnellate di fanghi pericolosi. Quand’è che diventa il ‘codice d’oro’ di Ecolio 2?

I contatti tra l’impianto di Presicce Ecolio 2 e la provincia di Potenza iniziano tra il 2014 e il 2015, come già per la Solvic di Canosa, ma in una sorta di doppio binario. Mentre Italo Forina fa smaltire alla Solvic le famose 4mila tonnellate di fanghi dell’Eni con il falso codice, alla Ecolio 2 spetta smaltire i fanghi delle fosse settiche, almeno fino al 2017.

Lo si evince dall’Elaborato che la ditta ha fornito alla Provincia (Riscontro Pareri II CdS del 26/09/2019), dove si trovano i grafici riassuntivi di tutte le tipologie, le quantità e le provincie di provenienza dei rifiuti trattati dal 2011 sino al 2019 da Ecolio 2. Quello che manca in questo Elaborato sono alcuni dati molto importanti: le industrie da cui provengono i rifiuti, chi li ha prodotti. Possiamo parlare solo di provincia di provenienza, tranne che per un preciso rifiuto, il cui codice CER fa riferimento ai fanghi prodotti dall’Eni. Detto ciò, da questo documento si evincono anche una serie di coincidenze e alcuni dati bizzarri.

  • 2015_Ecolio 2 inizia a ricevere i primi rifiuti dalla provincia di Potenza, un solo codice: ‘fanghi da fosse settiche’ per poco più di 5 tonnellate.

  • 2016 (l’anno della maxi inchiesta sull’Eni, Forina è ai domiciliari)_ il codice è sempre lo stesso, ma compare un dato bizzarro: Ecolio 2 smaltisce fanghi da fosse settiche per un quantitativo di 0,06 tonnellate: 60 kg. Non è per fare ironia, ma viene spontaneo chiedersi: quale ditta di smaltimento si prende il papale fastidio di caricarsi in macchina un bidone di 60 kg di cacca e fare tutto quel tragitto – certo non comodo – da Potenza fino a Presicce? Ecolio 2 di Italo Forina, la Ferrari degli impianti di smaltimento rifiuti speciali pericolosi.

  • Nel 2017_ Ecolio 2 torna al rango di Ferrari degli impianti pugliesi. Il terremoto dell’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti è alle spalle. Ma i codici che compaiono hanno a che fare proprio con la maxi inchiesta ‘Petrolgate’.

Alla voce ‘provincia di Potenza’, compaiono 2 nuovi codici. In realtà non sono nuovi, li abbiamo già incontrati, in una sorta di destini incrociati: il primo è il famigerato ‘codice corretto’, pericoloso, che indica il miscuglio di fanghi contaminati dei pozzi Eni (CER 19 02 04*), il secondo è il falso codice con il quale quei fanghi sono stati smaltiti illegalmente come ‘soluzioni acquose di scarto’ (CER 16 10 02).

Ecolio 2 smaltisce oltre 2mila tonnellate del miscuglio dei fanghi Eni (CER 19 02 04*). Sono una quantità notevole per un rifiuto pericoloso. Nello stesso anno, smaltisce altri 3 rifiuti pericolosi, ma nessuno supera le 5 tonnellate. Il costo di smaltimento del CER 19 02 04* varia dalle 40 alle 90 euro a tonnellata, da cui si presume che il guadagno per la ditta sia stato intorno alle 100mila euro (a cui vanno aggiunti gli introiti proveniente dagli altri 13 codici CER smaltiti nel 2017, per un totale di quasi 117mila tonnellate di rifiuti).

Eppure, come è già accaduto per le ‘acque di drenaggio dell’Eni’, Ecolio 2 non smaltirà più il CER 19 02 04*. Italo Forina rinuncia a questo codice pericoloso e quindi remunerativo, unica possibilità ‘legale’ per smaltire i fanghi contaminati dell’Eni.

Viceversa, Per quel che riguarda il codice più innocuo, quello generico, le tonnellate sono poco più di 800, destinate ad aumentare in modo esponenziale.

  • Il 2018 è ‘l’anno della puzza’, ma è anche l’anno dei record. Dalla provincia di Potenza arrivano a Presicce autocisterne su autocisterne di ‘soluzioni acquose di scarto’ (CER 16 10 02).

Ecolio 2 fa il botto, smaltisce ben 12550,37 tonnellate con il codice CER 16 10 02.

Da quale impianto della provincia di Potenza arrivano quelle 12mila tonnellate? Il CER le classifica come ‘soluzioni acquose di scarto’, ma di cosa, di che natura sono? Perché, nel 2018, questa quantità così ‘fuori norma’ per gli standard di Ecolio 2? Nell’anno precedente, 2017, e in quello successivo, 2019, le tonnellate di CER 16 10 02 provenienti dalla provincia di Potenza si aggirano intorno alle mille tonnellate.

Nessun tipo di rifiuto è mai stato smaltito da Ecolio 2 in quelle quantità, tranne i fanghi delle fosse settiche (e si può comprendere).

Una quantità fuori norma non solo per quel che riguarda la provincia di Potenza. Nei grafici annuali dei rifiuti smaltiti da Ecolio 2, il CER 16 10 02 compare sempre, in tutte le annate, proviene da ogni parte della Puglia. La quantità media smaltita, dal 2011 al 2019, si è sempre aggirata intorno alle 3mila tonnellate, almeno fino a quando, nel 2018, Ecolio 2 e Italo Forina stipulano un super contratto con un impianto industriale della provincia di Potenza: oltre 12mila tonnellate da smaltire. Quale?

Quanto ha guadagnato, Italo Forina, con le 12550,37 tonnellate del CER 16 10 02? È presto detto, basta moltiplicarle x 33,01€ a tonnellata: 414mila e 287 € (Una bella cifra per uno solo CER, se si pensa che nello stesso anno ne ha smaltiti altri 15 per un totale di poco più di 114mila tonnellate di rifiuti).

Ci sono un paio di considerazioni da fare.

La prima riguarda i costi che un impianto di smaltimento rifiuti deve sostenere. Molto semplicemente: smaltire un rifiuto pericolo è certamente più remunerativo, rispetto allo smaltimento di uno che non lo è. Ma farlo correttamente, seguendo alla lettera le normative ambientali, significa sottoporre l’impianto ad una serie di revisioni, manutenzioni, sostituzioni dei filtri e di tutta quella componentistica adibita all’abbattimento delle componenti inquinanti. Inoltre, lo smaltimento di un rifiuto pericoloso implica a sua volta la produzione di scarti, sempre pericolosi, che vanno smaltiti in altri impianti appositi. E tutto questo ha un costo notevole per la ditta. Ecco perché la falsificazione dei codici CER conviene a tutti: produttori e ditte di smaltimento rifiuti, come Eni insegna.

La seconda è, di fatto, una domanda aperta e riguarda il ruolo dell’Eni, il colosso del petrolio che produce migliaia di tonnellate al giorno di acque di drenaggio dei pozzi. In tutti questi anni (dal 2016 ad oggi), in attesa che la fine del processo accerti o meno lo smaltimento illecito dei rifiuti, Eni ha continuato a smaltire i fanghi contaminati dei suoi pozzi spacciandoli per ‘soluzioni acquose di scarto’ (CER 16 10 02)?

TERMINIAMO LA PRIMA PUNTATA DELL’INCHIESTA CON LE DOMANDE A CUI NON ABBIAMO TROVATO UNA RISPOSTA. Abbiamo provato più volte a contattare i Forina (padre e figlio), ma senza successo.

  1. Perché Ecolio 2 inizia a smaltire nello stesso anno (2017) il CER 16 10 02 e il CER 19 02 04*, entrambi provenienti dalla provincia di Potenza?

  2. Le oltre 12mila tonnellate smaltite del CER 16 10 02 di che natura erano? Da quale ditta produttrice della provincia di Potenza provenivano le tonnellate? In quale sezione dell’impianto sono stati smaltiti: quella biologica o quella termica?

  3. Dato che la sezione termica di Ecolio 2 è bloccata da un anno (diffida della Provincia), ci sono ancora fanghi con il CER 16 10 02, provenienti dalla Provincia di Potenza, stoccati nell’impianto, in attesa di essere smaltiti?

  4. Perché Italo Forina rinuncia a smaltire il CER 19 02 04*, unica possibilità legale per smaltire i fanghi dell’Eni?

  5. Eni ha continuato a smaltire le acque di drenaggio dei pozzi con il presunto falso codice CER 16 10 02?

L’INCHIESTA CONTINUA

C’è ancora molto altro di cui raccontare. L’Ispezione Straordinaria dell’Arpa, ad esempio, il cui Rapporto Conclusivo datato febbraio 2019 è un vero bollettino di guerra. Che fa il paio con il progetto ‘Geneo’ della Lilt, che denuncia da anni come il territorio del Basso Salento sia impregnato di metalli pesanti, e che abbia il primato italiano per incidenze tumorali. La storia ‘delle carte bollate’, ossia di come Ecolio 2, nato con il permesso di costruzione per un impianto che tratta acque di vegetazione, sia diventato la Ferrari pugliese degli impianti di smaltimento rifiuti speciali e pericolosi (“uno dei pochi impianti esistenti in Puglia in grado di trattare i reflui tra i più inquinanti esistenti”). Una storia ancora in corso, che è arrivata ad un punto decisivo. Il processo di riesame dell’AIA da parte della provincia di Lecce si è arenato a causa del lockdown: Italo Forina otterrà la sua ennesima autorizzazione, potrà continuare a smaltire rifiuti speciali e pericolosi? Non sarà facile, ci sono 5 comunità (Presicce, Acquarica, Salve, Morciano, Patù) sul piede di guerra.

PER SAPERNE DI PIU’

ECOLIO2, prescrizioni ambientali non rispettate dal 2013

 

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Ada Martella

Giornalista professionista e skipper

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