Asl di Lecce, inchiesta Buste pulite: “Tangenti per le protesi”. Mazzette igienizzate per il Covid

DOSSIER/2 – Indagine della Finanza partita nel periodo dell’emergenza sanitaria. Lunedì scoperta la consegna di 850 euro: arrestati in flagranza, con l’accusa di corruzione, la responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica, Carmen Genovasi, e Giuseppe Bruno. Ieri raffica perquisizioni: altri quattro indagati, tra i quali il marito della funzionaria e l’ex consigliere comunale Fabio Campobasso. Si cercano denaro, assegni e documenti

 

Di Stefania De Cristofaro

 

LECCE – In una busta da lettera, una di quelle color giallo, c’erano 850 euro in banconote da 50. “Una tangente in cambio di due prescrizioni di protesi”, secondo la pm. Una mazzetta igienizzata con il gel, per evitare il contagio da Covid 19, prima di essere messa in tasca. Con l’accusa di corruzione, i militari della Finanza hanno arrestato la responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica della Asl di Lecce, Carmen Genovasi, e Giuseppe Bruno, dipendente della società “Nuove tecnologie ortopediche Colella srl”. Sorpresi in flagranza, nel momento del passaggio di mano di quella “busta” appena “pulita” per il virus.

Non l’unica, probabilmente. Per questo, ieri ci sono state una serie di perquisizioni, con contestuale aumento del numero degli indagati dei quali è noto il nome: sono sei. Numero che potrebbe salire nelle prossime settimane.

 

L’INCHIESTA BUSTE PULITE: GLI ARRESTI IN FLAGRANZA E LE IPOTESI DI REATO

La funzionaria, 46 anni, nativa di Lecce e residente a San Pietro in Lama, e il dipendente della società che produce protesi, 57 anni, originario di Copertino, ma residente a Collemeto (frazione di Galatina), sono stati portati nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, in attesa dell’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Giovanni Gallo.

La pm Roberta Ricci, titolare del fascicolo d’inchiesta, ha già chiesto la convalida con emissione dell’ordinanza di custodia cautelare, di fronte a gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari. I due indagati, in sede di udienza, avranno la possibilità di rispondere alle domande del gip e del pm e, se lo riterranno, aggiungere dichiarazioni utili a chiarire le rispettive posizioni, di fronte all’accusa principale di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Contestazione che, come risulta dagli atti, è stata mossa “sino al 29 aprile 2020”.

I due sono accusati, inoltre, di “falsa attestazione e falso in atto pubblico in concorso, sino al 10 febbraio 2020” e falso ideologico in atto pubblico, continuato sino al 27 febbraio scorso”. Sono difesi dai penalisti Carlo Caracuta e Simona Ciardo.

Secondo la lettura degli elementi fin qui raccolti dai finanzieri del Nucleo Pef (polizia economico finanziaria), nell’ufficio di Genovasi si svolgevano una serie di incontri, tra i quali quelli con i rappresentanti e dipendenti di società che producono e distribuiscono diversi dispositivi medici, in particolare protesi ortopediche e ortesi. Non sempre il rapporto tra la responsabile amministrativa dell’ufficio assistenza protesica della Asl e il privato si sarebbe svolto lungo i binari della legalità, al momento della predisposizione delle pratiche per la fornitura delle protesi.

Stando alla tesi descritta nell’informativa della Finanza datata 12 maggio, l’incarico alle aziende per la fornitura arrivava direttamente, “in violazione dell’iter previsto dalla legge”. Di rilievo in questo ambito sono  il “decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017, la legge regionale numero 4 del 2010 e il Codice degli appalti.

Secondo gli investigatori, la funzionaria assegnava le pratiche ai singoli imprenditori direttamente, “di fatto ignorando il diritto del paziente di scegliere le protesi”. I dispositivi, in alcuni casi, venivano pagati più del dovuto, mentre in altri non erano adeguati alle necessità.

 

LE PERQUISIZIONI E GLI ALTRI INDAGATI: CI SONO ANCHE IL MARITO DELLA FUNZIONARIA E UN EX CONSIGLIERE COMUNALE

A quanto si apprende, le indagini sono partite nel periodo dell’emergenza sanitaria allo scopo di contrastare il fenomeno della corruzione nell’ambito della Pubblica Amministrazione e quello dell’impiego illecito di risorse pubbliche nelle settimane in cui le Asl hanno visto aumentare in maniera notevole, se non addirittura esponenziale, alcune tipologie di fornitura. Pochi, al momento, gli atti conoscibili, tenuto conto del fatto che si è nella fase preliminare e, di conseguenza, è necessario garantire da un lato, il segreto istruttorio per non compromettere l’esito degli accertamenti (ancora in corso) e dall’altro, salvaguardare il diritto a essere informati delle persone coinvolte, in modo tale da garantire l’effettivo esercizio del diritto di difesa.

Quel che è certo, è che nel pomeriggio di ieri e sino alla tarda serata, i finanzieri sono stati impegnati in una serie di perquisizioni, disposte dalla Procura: contestualmente alla notifica del decreto, i destinatari hanno assunto lo status di indagati. Ad oggi i nomi conoscibili sono quelli di quattro persone, in aggiunta ai due arrestati: Pietro Ivan Bonetti, 71 anni, di Lecce, legale rappresentante della società Ampliaudio-Centro di correzione uditiva srl, azienda accreditata  con la Asl di  Lecce per la fornitura di supporti protesici di tipo audiometrico; Monica Franchini, 49 anni, nata a Vernole, ma residente a Lecce, “dipendente in nero di un’azienda sanitaria allo stato non identificata”; Fabio Campobasso, 52, di Lecce, ex consigliere comunale, marito di Monica Franchini, assistente amministrativo della Asl di Lecce dal 2014; Giovanni Rodia, 46 anni, nato a Monteroni, ma residente a San Pietro in Lama, marito di Carmen Genovasi.

Fra gli indagati, il nome noto, è quello di Campobasso tenuto conto dell’impegno nella politica e di una serie di incarichi che il professionista ha ricoperto: è stato nominato presidente del Collegio sindacale della società Lupia Servizi spa, società del Comune di Lecce; è stato anche revisore dei conti per la Provincia di Lecce; prima ancora revisore per la società Salento Energia, partecipata della Provincia di Lecce.

L’elenco è parziale e provvisorio: dal decreto di perquisizione, infatti, si evince che il procedimento penale è carico anche di “altri”.

 

L’INFORMATIVA DELLA GUARDIA DI FINANZA: “PLURIMI ATTI CONTRARI AI DOVERI D’UFFICIO, IN CAMBIO DI DENARO E UTILITÀ”

“Dalle indagini svolte, emergono concreti indizi di sussistenza di plurimi delitti”

Si legge nel decreto che rinvia al contenuto dell’informativa dei finanzieri. “In particolare, in base agli accertamenti, emerge come Carmen Genovasi, nella sua qualità di responsabile amministrativa dell’Ufficio assistenza protesica del distretto Asl di Lecce, incaricata della gestione e della autorizzazione delle pratiche di erogazione di supporti protesici a carico dell’Azienda sanitaria, abbia posto in essere plurimi atti contrari ai doveri del proprio ufficio, in cambio di denaro e/o altre utilità”. Corruzione, uno scambio, secondo l’accusa. Dall’altra parte, seguendo questa ricostruzione, chi “concretamente” consegnava denaro e utilità: “Pietro  Ivan Bonetti, rappresentante legale della società Ampliaudio-Centro di correzione Uditiva srl Unipersonale, accreditata con la Asl per la fornitura di supporti protesici di tipo audiometrico; Giuseppe Bruno, il dipendente della società Nuove Tecnologie ortopediche Colella srl (arrestato in flagranza di reato, ndr); Monica Franchini unitamente al coniuge Fabio Campobasso”. Tutti “soggetti nei cui confronti Genovasi si metteva a disposizione , ricevendoli personalmente nel suo ufficio, predisponendo unitamente a loro le pratiche per l’erogazione dei supporti protesici, della cui fornitura veniva incaricate direttamente le ditte rappresentate dai tre, in palese violazione della procedura stabilita dalla legge”.

Secondo la pm, “alla luce di quanto sinora accertato, vi è fondato motivo di ritenere che presso le abitazioni, gli uffici e le relative pertinenze, nonché sulle persone degli indagati, possano trovarsi cose relative ai reati per i quali si procede e in particolare somme di denaro, assegni, documentazione sia cartacea che su supporto informatico”.

Per questo motivo, ha ordinato le perquisizioni che hanno tenuto impegnati i finanzieri sino alle 23 di ieri, giovedì 11 giugno 2020.

LA ASL SOSPENDE LA RESPONSABILE DELL’UFFICIO ASSISTENZA PROTESI

L’azienda sanitaria locale di Lecce, intanto, ha sospeso in via cautelativa la responsabile dell’ufficio Assistenza protesi: il provvedimento a carico di Carmen Genovasi, è stato firmato dal direttore generale della Asl, Rodolfo Rollo; dal direttore sanitario, Roberto Carlà; dal direttore amministrativo, Antonio Pastore; dal dirigente dell’area, Grazia Argentiero; e dalla responsabile dell’istruttoria, Stefania De Marco. Si tratta di atto dovuto, conseguente all’arresto.

 

Leggi anche:

DOSSIER/1 – Asl Lecce, non solo bustarelle: “Caciocavalli in cambio di una scarpa ortopedica. E prodotti per il cane”

DOSSIER/3 – Inchiesta Asl di Lecce: “Posto di lavoro per il marito della funzionaria e falsa invalidità”

DOSSIER/4 Inchiesta Asl di Lecce, le intercettazioni: al telefono le tangenti diventano spigole

DOSSIER/5 Asl Lecce, inchiesta tangenti: “Verifiche su contiguità con medici firmatari delle prescrizioni per protesi”

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!