Clan Sambito, quando la mafia di Taranto procura posti di lavoro. E chiede parte dello stipendio

DOSSIER/4 L’inchiesta Tabula Rasa della Dda, delegata alla Finanza, ha ricostruito anche l’interesse dei fratelli Antonio e Cataldo Sambito, ritenuti a capo del gruppo, nella ricerca di posti di lavoro per gli affiliati: in cambio pretendevano che una quota della retribuzione fosse girato al gruppo. Il caso di Claudio Pugliese e del versamento di 500 euro su 1.300 dopo l’ingresso nella società La Multiservizi Srl come vigilantes sulla tratta ferroviaria Martina-Taranto, di pertinenza della Ferrovie Sud Est. Ricostruiti anche episodi di danneggiamento e furto dei cavi elettrici

 

Di  Stefania De Cristofaro

 

 

TARANTO – Attivi anche come ufficio di collocamento, i fratelli Antonio e Cataldo Sambito, finiti in carcere con l’accusa di aver promosso, diretto e organizzato, un’associazione di stampo mafioso a Taranto, con base nel rione Tamburi, nell’inchiesta Tabula Rasa. Erano in grado di procurare posti di lavoro ai fedelissimi, nel settore della guardiania, e in cambio chiedevano un omaggio, a titolo di ringraziamento: parte dello stipendio, da girare al gruppo di appartenenza. Scambio nella logica mafiosa, ricostruito nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare anche partendo da una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali.

L’ASSUNZIONE DI CLAUDIO PUGLIESE NELLA SOCIETÀ MULTISERVIZI SRL TRAMITE CATALDO SAMBITO

Dettagliata è l’informativa della Finanza, riportata a stralci nel provvedimento di arresto firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Edoardo D’Ambrosio: emerge che Claudio Pugliese viene assunto dalla Srl La Multiservizi, come impiegato per l’esecuzione di servizi di vigilanza non armata della tratta ferroviaria Martina Franca-Taranto, di pertinenza della società Ferrovie Sud Est, allo scopo di scongiurare i furti di cavi di rame. Oro rosso che sul mercato nero vale una fortuna. E consente di fare soldi.

I primi indizi di rilievo arrivano dall’ascolto di alcune conversazioni intercettate nell’auto di Pugliese, quando questi parla con un amico e racconta di essere stato assunto. Primo giorno di lavoro il 31 luglio 2017, come vigilantes notturno, senza armi, nei cantieri di Statte e nei quartieri Tamburi e Paolo VI di Taranto. Lui stesso confida che se quel lavoro era suo, era stato solo grazie all’intervento dei fratelli Sambito che lo “avevano segnalato al titolare dell’azienda, il quale proprio a loro si era rivolto per selezione del personale adatto allo svolgimento delle mansioni”. Al tempo stesso “non lesinava critiche perché – secondo lui – la segnalazione non era stata fine a se stessa, nel senso che non si trattava di un favore disinteressato, nei confronti di un familiare in difficoltà”. Pugliese è il cognato di Antonio Sambito. E secondo Pugliese, per quell’interessamento, doveva esserci un “introito mensile, pena il licenziamento”.

“Hai visto che ha detto lui? Che lo facciamo levare tutta na volta?”. E ancora: “Quello si deve prendere, quant’è? Cinquecento ha detto, no? Che ti devo dire”.

 

IL RIMPROVERO PER IL PAGAMENTO IN RITARDO: “STAI ATTENTO CHE TI CERCO” 

Nella conversazione in auto, mai pensando di essere intercettato, “Pugliese confida che suo cognato e il fratello fossero legatissimi ai soldi, tant’è che cercavano costantemente di trarre profitto da qualsiasi situazione, non ultima quella di trattenergli quelle somme dal suo stipendio”. Cataldo Sambito, alias U Ringo, lo aveva persino rimproverato di non essere puntuale nel pagamento:

“Stai attento che ti cerco eh. Te li cerca, non tiene vergogna. U Ringo è proprio malato per i soldi”.

Circostanza che lascia di stucco l’interlocutore di Pugliese, ben a conoscenza del fatto che lo stesso era il fratello della moglie di Antonio Sambito:

“Secondo me, se uno ti deve fare un favore, che ti trova un lavoro, poi basta, un favore è, non esiste proprio che tu… che U’ Ringo ti deve levare i soldi”.

La spiegazione di Pugliese è quanto mai semplice: “Cognato e fratello su quelle questioni non facevano alcuna differenza, perché era comunque considerato un affare” e se lui non avesse aderito alla richiesta di pagare, il lavoro sarebbe stato affidato ad altra persona. Non aveva alcuna importanza il fatto che, secondo Pugliese, lui stesso fosse “in credito di quasi 93mila euro, per il lavoro svolto in passato per conto del cognato”. Lavoro che per l’accusa lecito non era, perché Pugliese nella stessa conversazione, diceva di essere stato sempre lui a muoversi: “Lui non fa le cose piccole fuori”. Quelle di piccolo cabotaggio, scrive la Finanza nell’informativa consegnata al pm della Dda, come “il traffico di sostanze stupefacenti e il contrabbando di sigarette”.

La conferma che dietro l’assunzione c’era Cataldo Sambito, arriva anche dalla telefonata che Pugliese fa con una donna: “Come hai fatto?”, chiede lei.

“Tramite mio cognato, hanno cercato qualcuno per lavorare, però non è vigile armato, mi devono dare la macchina e devo fare il giro dei cantieri”.

 

LA PERDITA DELLA GARA D’APPALTO E I SABOTAGGI: “STASERA COMINCIAMO BUMM, BUMM, A MENARE TUTTE COSE” 

Il servizio di guardiania procede senza problemi sino al 31 gennaio 2018, quando Pugliese viene avvisato che la Poligal, poi assorbita dalla società La Multiservizi, non aveva vinto l’appalto per i cavi: “Siamo rimasti tutti senza lavoro, non sto scherzando”, dice uno dei dipendenti a Pugliese. “Lo sappiamo solo noi di Taranto, quelli di Manduria non sanno niente. Da domani non si lavora più”. Pugliese chiede: “Oh compa’, ma veramente siamo morti?. Quindi, la conferma:

“Abbiano perso tutto praticamente! Ha perso proprio l’appalto con la Sud Est”.

Dalle intercettazioni emerge che “alcuni ex dipendenti Poligal, tra i quali Pugliese, avrebbero organizzato una serie di sabotaggi delle linee di pertinenza di Ferrovie Sud Est, nell’agro di Statte, con l’intento di screditare la nuova impresa di vigilanza vincitrice della gara d’appalto, allo scopo di far rientrare nel servizio la società La Multiservizi (ex Poligal) e conquistare nuovamente il posto di lavoro”. Questa è la tesi dell’accusa, secondo cui “è logico dedurre che Cataldo Sambito durante le riunioni svolte dal 2 febbraio 2018 presso il suo circolo, abbia disposto il danneggiamento e che tale disposizione sia stata impartita subito dopo, tanto che a partire dal 9 febbraio, i dipendenti capitanati da Claudio Pugliese iniziano a recarsi a Statte per i sopralluoghi presso le linee ferroviarie”. “Non posso parlare del fatto al telefono”, dice Pugliese a una donna. Di persona, in auto, la spiegazione:

“Allora, ti ricordi che abbiamo perso il lavoro lì? Per quelli di Bari, quelli di Bari si sono sempre fatti rubare! Si facevano rubare i cavi dei treni, quelli là ci hanno detto a noi, vedete voi che dovete fare, cioè rubate voi”.

L’intercettazione è del 9 febbraio 2018, alle ore 21,53. Pugliese prosegue: “Cioè noi non dobbiamo rubare, dobbiamo tagliare solamente i casi”. Poi il racconto di quanto sostiene di aver fatto ieri: “Siamo andati e qualcosa in campagna c’è, abbiamo visto la situazione e adesso questa notte, stasera verso le nove o le dieci che noi sappiamo le postazioni nascoste dobbiamo andare e dobbiamo tagliare i cavi del treno…ma che siamo stupidi! Noi sappiamo che quei cavi non hanno corrente, solo quei cavi. In pratica in automatico, cosa succede: questi stavano da un anno e mai sono stati rubati e adesso stanno rubando! Infatti io non sono stato licenziato, ancora non ho la carta del licenziamento, capito? Hanno un mese di proroga quelli, capito? Allora, se in questo mese li allarmiamo 3-4 volte, quelli se ne vanno e tu rimani a lavorare”.

Il 12 febbraio, Pugliese chiama un collega per prendere appuntamento per la serata. In auto, lo stesso Pugliese parla con un conoscente: “Ha perso l’appalto la Poligal! Se l’è pigliato La Sicurezza di Castellaneta! E ma mo, da stasera, cominciamo, bumm bumm, a menare a terra tutte cose, capito? Proprio lo dobbiamo far capire che qua loro non ci devono stare. Dobbiamo andare io, Davide e Alessandro, come dobbiamo fare? La nostra è, come si dice, la fatica è nostra. Noi la dobbiamo fare per forza”. La sera, attorno alle 20,53 Pugliese raggiunge Statte, come ha accertato il geolocalizzatore e la conferma del taglio dei cavi ferroviari arriva  dall’ascolto di un’ambientale:

“Questa cosa per me è la prima volta eh! Dobbiamo tagliare e nascondere”.

Alle 22,02, il ritorno in auto e un sopralluogo nella zona industriale, nei pressi del passaggio al livello: “Per portare a termine l’operazione – scrivono i finanzieri – sarebbe stato utile un flex a batteria da installare su un tubo”. Ma questa ipotesi era “troppo rumorosa”. Meglio pensare a “fare una prolunga di un metro al trabattello che avevano già usato in serata per il danneggiamento”. Più tardi, alle 22,34 l’arrivo a Statte, in via Spontini e un’ora dopo Pugliese rientra a Taranto e parlando con un amico dice:

“Abbiamo fatto danno. Siamo andati a tagliare i cavi, hai capito, da dove andavo a lavorare io!”.

Praticamente una confessione ascoltata in diretta dagli investigatori. Confermata la mattina successiva a un collega di lavoro, presso il cimitero San Brumone: “Dobbiamo tagliare i cavi, ci mettiamo tre o quattro di noi con il trabattello e le cose alle linee, un macello”.

LA CONCLUSIONE DEL GIP: “DANNEGGIAMENTO COMMESSO AL FINE DI EVITARE LA PERDITA DEL POSTO DI LAVORO”

Tutte le tessere del puzzle sono state ricomposte dal gip, secondo il quale gli elementi raccolti consentono di affermare che Pugliese e altri dipendenti della società di vigilanza privata (nei cui confronti, al momento, non c’è contestazione) venuti a conoscenza che l’attività era stata affidata a una società diversa, “al fine di evidenziare l’incapacità di questa a svolgere l’incarico, dapprima tranciavano i cavi di elettrificazione e successivamente li sottraevano, ponendo così in essere azioni di danneggiamento e sottrazione”.

Quanto alle aggravanti, il gip ha ritenuto di escludere quella mafiosa contestata a Pugliese perché l’indagato ha agito “non al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso di cui faceva parte, ma la fine di evitare la perdita dell’appalto e quindi di conservare il posto di lavoro”, si legge nel provvedimento di arresto. Rimane salva – ha precisato il giudice per le indagini preliminari – che i “fratelli Sambito, avendo procurato il posto di lavoro a Pugliese, hanno preteso che parte dello stipendio, circa 500 euro su 1.300, fosse stornato in loro favore e quindi del clan di appartenenza”.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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