Taranto, clan Sambito: il capo, l’assunzione e la scalata nell’Amiu, la società per la raccolta rifiuti del Comune

DOSSIER/3 Il gip: “Rapporto confidenziale con alcuni dirigenti”. Antonio Sambito “sfruttava il potere d’intimidazione per scalare le gerarchie lavorative, arrivando a mansioni di controllo delle squadre di operai”. Le intercettazioni svelano anche che il presidente pro tempore della società si rivolge al dipendente dopo il furto della sua auto. La partecipata spiega: “Interventi speciali a sostegno dell’occupazione, archivio distrutto da un evento atmosferico nel 2015”. Nessuna richiesta del certificato penale per assumere l’uomo del clan.

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

TARANTO – L’assunzione come operaio semplice, senza richiesta del certificato penale, nell’ambito di interventi speciali a sostegno dell’occupazione, e la scalata sino a diventare “incaricato di pubblico servizio”, coordinatore di una squadra di operai.

In dieci anni, Antonio Sambito, a capo dell’omonimo clan di stanza a Taranto, rione Tamburi, è diventato nome di riferimento all’interno della società Amiu spa, la partecipata del Comune che si occupa della raccolta dei rifiuti: risulta titolare di contratto di lavoro a tempo indeterminato, al sesto livello e retribuzione di quasi 38mila euro l’anno, e gode di un “rapporto confidenziale con alcuni dirigenti”, tanto da essere convocato persino a una riunione con il direttore della società in house e contatto dal presidente dopo il furto dell’auto.

 

LA SCALATA IN DIECI ANNI: IL SALTO DI LIVELLO E L’AUMENTO DI STIPENDIO

La promozione nella partecipata dell’Amministrazione di Taranto è uno degli aspetti sui quali si è soffermato il pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Milto Stefano De Nozza, nella richiesta di arresto, incassando la firma del giudice per le indagini preliminari del Tribunale Edoardo D’Ambrosio. Quella scalata è considerata un “altro tratto distintivo dell’associazione di stampo mafioso, promossa e organizzata dai fratelli Sambito, Antonio e Cataldo”, finiti entrambi in carcere per mano dei finanzieri, nell’ambito dell’inchiesta chiamata Tabula Rasa. “Facendo leva sul potere d’intimidazione che gli derivava dai suoi trascorsi criminali che lo avevano portato a essere conosciuto e temuto sul territorio, in relazione alle vicende oggetto delle cronache giudiziarie a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, sfruttava questa condizione anche per scalare le gerarchie lavorative, considerato che, sostanzialmente temuto dalle maestranze aziendali, non lesinava comportamenti minacciosi”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.

“L’aver raggiunto mansioni di controllo delle squadre di operai che procedevano alla rimozione dei rifiuti, consentiva a Sambito di spostarsi e di utilizzare liberamente i mezzi dell’Amiu sul territorio comunale, compresa l’isola amministrativa sita fra i Comuni di Pulsano e Lizzano”. Circostanza che “risultava fondamentale al controllo del territorio e alla possibilità di relazionarsi con altri esponenti criminali locali”.

Sambito, stando a quanto emerge dagli atti allegati al fascicolo d’inchiesta, nel periodo di detenzione del carcere di Bologna, dal 1999 al 2001, è stato “percettore di reddito per attività lavorativa”. Una volta ottenuta la scarcerazione, nel 2002 e sino al 2033 ha lavorato alle dipendenze di una società di costruzioni con sede a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. A seguire è stato assunto da un’impresa di Taranto, per la quale ha lavorato fino al 2007, poi nel 2008 è passato a una cooperativa di servizi di Napoli, per approdare l’anno successivo nell’Amiu, la partecipata del Comune di Taranto, costituita nel 1974. Lo zoom dei finanzieri ha avuto per oggetto “un considerevole incremento dello stipendio”, dato certificato dalla banca dati dell’Anagrafe tributaria: Sambito è passato da una retribuzione annua di 16.893 euro, nell’anno 2010, alla somma di 37.848 nel 2018”. Come è stato possibile? Per gli investigatori è “un segno evidente di una singolare e inspiegabile progressione aziendale che ha comportato un aumento dello stipendio”.

Vero è, che ha raggiunto il sesto livello retributivo, quello riconosciuto ai coordinatori e agli impiegati di concetto, rispetto al primo attributo al momento dell’assunzione, quando è entrato nella società con la qualifica di operaio semplice.

ARCHIVIO ASSUNZIONI AMIU DISTRUTTO DAL MALTEMPO NEL 2015 E PROGRAMMA DEL COMUNE A SOSTEGNO DELL’OCCUPAZIONE

La domanda, a questo punto, è: come è avvenuta l’assunzione di Sambito alle dipendenze dell’Amiu? Hanno provato a rispondere i finanzieri, rivolgendosi ai dirigenti della partecipata ai quali hanno chiesto di visionare il fascicolo. E i funzionari hanno “riferito che a causa di un grave evento meteorologico, avvenuto nel 2015, gli archivi cartacei dell’azienda erano stati distrutti e non era stato più possibile ricostruirli”. All’epoca gli uffici si trovano a Taranto, in via della Croce. I militari della Finanza sono riusciti a ottenere solo “due cartelline relative ad Antonio Sambito, nelle quali erano contenuti alcuni fogli, dai quali non è stato possibile risalire alle modalità di assunzione e alla carriera”. Gli investigatori non si sono fermati.

L’elemento di interesse arriva qualche giorno dopo. Il 3 dicembre, il dirigente del personale dell’Amiu, consegna una comunicazione risalente al 22 febbraio 2008, inviata a Sambito dal centro per l’impiego di Taranto relativa a “Interventi speciali a sostegno dell’occupazione nel Comune di Taranto, programma Pari”. Nella successiva lettera del 2 dicembre, a Sambito viene comunicata una “selezione, con eventuale colloquio, finalizzata a valutare l’idoneità a essere assunto presso alcune aziende che avevano espresso fabbisogni occupazionali”.

L’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato, full time, è del 30 dicembre 2008. Aspetto che i finanzieri hanno scoperto era stato già oggetto di approfondimento dai carabinieri di Taranto (ma non è dato sapere, ad oggi, quale sia stato l’esito del procedimento penale).

 Così come hanno scoperto che le “progressioni di carriera di Sambito sono state decretate dall’azienda in seguito a sentenze del giudice del lavoro, adito dal dipendente”. Mettendo insieme le tessere del puzzle, è risultato che da gennaio a maggio 2014 Sambito aveva il primo livello; da giugno 2014 a giugno 2016, il terzo; da luglio 2017 a marzo 2018, il quarto; da aprile 2018 a ottobre 2019, il quinto e infine dal novembre 2019, il sesto livello.

NESSUNA RICHIESTA DEL CERTIFICATO PENALE E DEI CARICHI PENDENTI

Le indagini della Finanza sono arrivate alla conclusione, secondo cui Sambito è stato assunto all’Amiu, “dopo aver partecipato a due riunioni presso il centro per l’impiego di Taranto, dove sarebbe stato compilato il suo curriculum vitae, con la collaborazione di un operatore di Italia lavoro. Quel che è stato evidenziato nell’informativa, è che non è stata chiesta l’esibizione del certificato penale e dei carichi pendenti, sebbene Antonio Sambito all’epoca “avesse una serie di condanne per le quali aveva espiato pene detentive”, una nel 1994 e l’altra nel 2001, “in relazione alle quali era stato sottoposto alla pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici”.

E questo, stando al dettato normativo e alla giurisprudenza della Corte di Cassazione è incompatibile con l’assunzione e con le successive progressioni di carriera che hanno permesso a Sambito di ricoprire l’attuale qualifica di “incaricato di pubblico servizio ex articolo 358 del Codice penale”.

IL GIUDICE NON INFORMATO DEI TRASCORSI CRIMINALI DI SAMBITO. E L’ASCENDENTE SULLA DIRIGENZA AMIU: LE TELEFONATE CONFIDENZIALI

I finanzieri, inoltre, hanno esaminato la documentazione esibita al giudice del lavoro:

“Non si rinviene alcun elemento o circostanza dalla quale si evince che il Tribunale sia stato informato dei gravi trascorsi criminosi di Sambito, compendiati nel certificato penale”.

Assurdo. Ma vero. Il giudice si esprime in base agli atti e quel certificato agli atti non c’era.  A “tal proposito – scrivono i finanzieri – a riprova del forte ascendente criminale di Sambito anche sulla dirigenza aziendale, appariva significativa una lunga conversazione tra questi e un funzionario, dalla quale si rileva innanzitutto come vi fossero rapporti confidenziali”. L’intercettazione è del 2 febbraio 20217, alle 14,12. In alcuni passaggi ci sono “riferimenti ad alcune visite che il dirigente avrebbe fatto a casa di Sambito, tant’è che conosceva bene anche la moglie con la quale si intratteneva al telefono, commentando, tra l’altro, questioni lavorative del marito.

Con quella telefonata, “Sambito rappresentava al dirigente di aver avuto diverbi con un’impiegata amministrativa dell’azienda in relazione alla compilazione degli statini che attestavano le prestazioni svolte dagli operai”. Ma questo, stando a quanto si legge, “non era adempimento di competenza di Sambito”.

Lo stesso Sambito “chiede al dirigente di far trasferire la donna ad altro incarico”. Ma che motivo aveva Sambito di occuparsi anche degli statini? Risposta degli investigatori: “Attestare lo svolgimento di compiti da impiegati, oltre che da coordinatore e il fatto che l’impiegata gli stesse creando problemi, rappresentava un evidente impedimento”.

IL DIRIGENTE: “NON È LO STATINO CHE FARÀ COMPROMETTERE IL PERCORSO, STATTI SERENO”

Questa è la trascrizione della conversazione tra Sambito e l’ingegnere Cosimo Natuzzi, allora come oggi dirigente tecnico, il quale – va precisato – è estraneo all’inchiesta:

“Tonino, non è lo statino che ti farà compromettere un percorso, non ti fissare, dai mo statti sereno che queste sono… non sono queste le cose che contano e continua a dirigere bene il tuo lavoro”.

La lettura data dall’accusa è nel senso di una “evidente compiacenza esistente, finalizzata a far compiere un percorso lavorativo all’interno della società municipalizzata che lo avrebbe portato ad arrivare a un inquadramento superiore”.

Agli atti, c’è anche una nota, del 15 luglio 2017, con la quale veniva segnalata “la mancata vidimazione del badge da parte di Antonio Sambito, il giorno precedente.

Il 28 febbraio successivo, c’è una nota a firma di Rocco Lucio Scalera, dirigente amministrativo dell’Amiu, con cui viene comunicato a Sambito che

“oltre alle mansioni già svolte, avrebbe dovuto provvedere anche a un’attività di controllo dei servizi di raccolta indifferenziata presso l’autoparco aziendale”.

Con relazione periodica alla direzione di competenza, segnalando eventuali criticità. Scalera, non è indagato: è estraneo alle vicenda, essendoci unicamente una contestazione mossa nei confronti di Sambito.

IL DIRIGENTE A TELEFONO CON SAMBITO: “VOGLIO PARLARE CON IL TUO AVVOCATO, PER LA SVOLTA”

“Uno dei primi dati che risalta è che, alcuni mesi dopo la nomina di Scalera a dirigente, inizia la scalata di Sambito”, scrivono i finanzieri. Nell’ordinanza di arresto è riportato un tratto della conversazione intercettata il 24 agosto 2017 tra Scalera (chiamante) e Sambito:

“Senti, io voglio parlare con l’avvocato tuo, così gli dico qualche svolta, però di devo sentire prima un attimo a te”. Sambito dice: “Fai quello che abbiamo parlato ieri”. E ancora: “Anche se lui si incavola, non fa niente, che là è tutto fatto. Sono fatti nostri là e lui si deve levare di mezzo. Sì, allora io gli ho detto che voglio andare a causa. Vito che io faccio le mansioni”.

Il tal modo – si legge – ribadisce la “ferma intenzione di intraprendere una causa giudiziaria nei confronti dei suoi datori di lavoro. “Posso aspettare un mese, due mesi, l’importante che tu gli lasci la delibera che se la vede poi mandami a causa e tutto. Hai capito?”. Scalera: “Eh, va bene, il mandato mi serve.

Va bene, da mo me la vedo io”. Sambito poi chiama il suo avvocato e riferisce quanto detto nella chiamata con Scalera, “disponendo un contatto tra questi e il suo legale”.

 

LA RICHIESTA DI INCONTRO CON IL PRESIDENTE AMIU: “CI PRENDIAMO UN CAFFÈ TUTTI INSIEME” 

Il successivo 9 marzo, nuova telefonata tra Sambito e Rocco Scalera, durante la quale facevano riferimento a problematiche interne alla municipalizzata, ma quel che è rilevante ai fini delle indagini è che “alle lamentele di Scalera, Sambito rispondeva nel modo seguente”:

“Non dare retta, non pensare a nessuno tu. Tu quando è qualcosa, chiama che ne parliamo”. Il dirigente: “Va bene, aspetto a te, quando sei disponibile tu ci sentiamo e ne parliamo”.

Per l’accusa, si tratta di una circostanza che “certamente non dovrebbe verificarsi nell’ottica di una normale gerarchia aziendale”, a maggior ragione tenuto conto della posizione di Sambito. Situazione analoga il 15 maggio successivo, quando Scalera chiede a Sambito un “incontro per discutere di analoghe questioni, approfittando dell’importante presenza del presidente della loro società, nonostante” il dipendente “in quel periodo fosse in ferie”:

“Ci prendiamo un caffè, in modo che io poi quando parlo con il presidente, ci prendiamo il caffè tutti insieme”.

L’incontro avviene il 18 maggio, stando agli accordi intercettati fra i due. Scalera, infatti, convoca Sambito alle 11,30 in direzione:

“Dobbiamo parlare tutti insieme con il dirigente e il presidente sull’organizzazione, ok?”.

A dimostrazione della “notevole considerazione di cui vantava Sambito per quanto attiene le varie dinamiche aziendali. L’unica spiegazione possibile, secondo la tesi accusatoria è che, “pur non avendo alcun titolo, “ciò derivava certamente dalla caratura criminale dell’indagato, nota sia a Scalera che a tutti i soggetti con i quali si trovava a interagire”.

Alle intercettazioni telefoniche, sono state aggiunte quelle in ambientale, attraverso cui è stato possibile ascoltare le conversazioni “presso un distributore di benzina, dove si vedono di solito”. Il primo colloquio viene registrato il 10 maggio, attorno alle 11: “Emerge – si legge nell’informativa – la loro comunanza d’intenti, diretta a consentire a Sambito la migliore collocazione possibile, allo scopo di farlo ben figurare agli occhi dei vertici aziendali”.

Circostanza di rilievo è che questo incontro avviene a distanza di quasi due settimane dall’udienza del giudice del lavoro, in seguito alla quale “grazie alla fattiva collaborazione di  Scalera, Sambito si vede riconoscere il quito livello e avrebbe avuto l’ennesima progressione di carriera, con il sesto livello.

 

LA LETTERA PER I NUOVI INCARICHI A SAMBITO: “L’ABBIAMO FATTA CON IL PRESIDENTE”. LE TENSIONI ALL’INTERNO DELL’AIU: “PASSERAI DEI GUAI, ALLA CORTE DEI CONTI STANNO FACENDO LE SEGNALAZIONI”

Ma c’è di più, per lo meno secondo quanto sostiene l’accusa, perché “dalle parole di Scalera, emerge palesemente che questi, d’accordo con il presidente pro tempore della municipalizzata, aveva redatto la lettera per i nuovi incarichi da attribuire a Sambito, senza interpellare altri due colleghi dirigenti, Cosimo Natuzzi e Egidio Durante, perché a suo dire, specialmente il primo, avrebbe opposto resistenze”. Quando Scalera racconta a Sambito della telefonata ricevuta di primo mattino dal collega Natuzzi, in riferimento alla lettera d’incarico, evidenzia come quest’ultimo fosse molto contrariato, anche perché le nuove mansioni di Sambito avrebbero invaso verosimilmente il campo d’azione di Paolo Fischetti, il quale era impiegato-coordinatore alle sue dirette dipendenze. Scalera, inoltre, non mancava di sottolineare il disprezzo verso il collega, soprattutto quando narrava della telefonata nel corso della quale, Natuzzi aveva paventato eventuali denunce alle Corte dei Conti: “Mi ha chiamato stamattina subito mentre mi stavo facendo la barba e ha detto: ma che è sto fatto di questa lettera? Ho detto: te l’ho mandata anche a te. Ha detto: tu sei entrato nei servizi miei, troviamo un accordo. Chi ti ha detto di fare la lettera? Gli ho detto: senti, a me la lettera mi sono sentito con il presidente! Se va bene al presidente, va bene anche a me, punto. Ha detto: no ma qua ti avviso, con calma ti avviso, passerei dei guai per questa lettera, roba di denunce, va bene se è roba di denunce non è niente, poi me la vedo io perché qua con gli operai c’è già, poi stanno tutti incavolati, succedono disservizi, casini, puoi passare guai con il sesto livello a quello per il fatto che nessuno può avere livelli, se no alla Corte dei Conti qua già stanno facendo segnalazioni”. La conclusione:

“Poi domani la vediamo, se ci sono problemi la aggiustiamo la lettera, che se la fa vedere a te, tu fai il casino (ride)”.

Non è tutto. Sempre nel corso della stessa conversazione, “i due trattavano della situazione di un dipendente che era stato arrestato da circa due anni e per il quale Scalera, verosimilmente per compiacere Sambito, non aveva ancora provveduto a formalizzare il licenziamento”. L’arresto era avvenuto nell’operazione Pontefice l’11 ottobre 2016. Sambito riferiva a Scalera che la moglie del dipendente arrestato, si era rivolto a lui per avere notizie in merito. “Scalera dapprima replicava che la donna aveva rivolto minacce a Mimmo Natruzzi, circostanza che Sambito dichiarava di aver già appreso, poi spiegava che non aveva ancora provveduto a licenziarlo, pur avendo dovuto farlo già da dicembre 2017 e che gli aveva solo inviato la lettera di licenziamento che, poi non aveva fatto ratificare al consiglio di amministrazione dell’Amiu.

Il suggerimento era stato di “predisporre nel frattempo una pratica perché, in considerazione della condanna che gli era stata inflitta superiore a venti anni di reclusione, non avrebbe potuto temporeggiare oltre nel mantenerlo sospeso dal servizio”.

I FINANZIERI: “SCALERA, DIRIGENTE AMIU, PIÙ VOLTE VIENE MENO AI DOVERI DI LEALTÀ VERSO L’AZIENDA”

I finanzieri scrivono questo nell’informativa conclusiva inviata al pm della Dda: “Appare chiaro che Rocco Lucio Scalera, come dirigente dell’Amiu Spa fosse ripetutamente venuto meno ai suoi doversi di lealtà e di diligenza verso l’azienda perché, sia con comportamenti attivi, che omissivi, da una parte consentiva ad Antonio Sambito di avere una rapida progressione di carriera in ragione del riconoscimento dell’espletamento di mansioni superiori che egli stesso, artatamente e con consapevole accordo con Sambito stesso, aveva consentito venissero eseguite. Dall’altra non dava corso alla procedura del dipendente, pur nella consapevolezza del provvedimento di custodia cautelare, poi sfociato in condanna a oltre venti anni.

Le intercettazioni, inoltre, hanno permesso di evidenziare “chiare intimidazioni in stile tipicamente mafioso”, poste un essere da Sambito nei confronti di alcuni colleghi:

“Quei signori non hanno capito che vogliono fare la guerra! Io qua non la posso fare a livello mio, però la faccio fare da fuori con io dentro qui, capisci a me cosa sto dicendo”.

Sambito “dimostrava di poter contare su un gruppo di persone all’esterno dell’Amiu che, in seguito a un suo ordine preciso, non avrebbero minimamente indugiato nello scatenare gravi ritorsioni verso quanti lo osteggiavano a livello lavorativo”.

 

IL FURTO DELL’AUTO AL PRESIDENTE DELL’AMIU E L’INCARICO A SAMBITO DI RITROVARLA: “NON CONOSCI NESSUNO?” 

L’inchiesta Tabula Rasa ha permesso anche di ricostruire quanto avvenuto dopo il furto della Range Rover Evoque usata dall’allora presidente pro tempore dell’Amiu, Luca Tagliente, avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 giugno 2018. Tagliente, nell’immediatezza dei fatti, contatta telefonicamente Antonio Sambito : “Vedi un po’ tu, dove l’hanno portata. Non conosci nessuno?”. E Sambito: “Adesso mi faccio un giro però quelle macchine tutti da fuori da vengono. I rumeni e i brindisini”. Tagliente: “Non è roba nostra? Risposta: Non è roba di qua, soprattutto i Range Rover, me dai fammi muovere un po’”. La mattina del 3 giugno 2018, Sambito procede nella ricerca e “sfruttando il ruolo lavorativo che aveva all’interno dell’Amiu si reca lungo la litoranea tra Pulsano e Lizzano e contatta il gestore di un bar”, volto già conosciuto alle forze dell’ordine. Vuole sapere se ha notizie sull’auto. E gestore gli fa sapere che, stando al suo giro di conoscenze, furti del genere erano commessi da persone di  Oria, in provincia di Brindisi, che usavano il carroattrezzi per caricare le auto. “A tutti li ho fatto venire ieri qua, ma niente. Mi hanno detto da Oria”. Sambito aggiunge: “Mo stamattina ho mandata l’imbasciata a Fasano”. Mentre l’altro fa sapere di aver avvisato un suo amico meccanico che sta ai domiciliari. Sambito, sempre nell’ottica di ritrovare l’auto del presidente, si dimostra disponibile a versare anche una somma di denaro, il cosiddetto caffè: “Se c’è, tra compagni dobbiamo farlo”.

Intanto il 7 giugno, Sambito commenta le dimissioni di Tagliente dalla presidenza dell’Amiu. Dimissioni che sarebbero decorse dal 19 luglio.

“Peccato abbiamo perso una cosa bella, peccato un braco cristiano veramente, mi dispiace”.

Nell’impostazione dell’accusa, “il dispiacere era legato a rapporti che, anche e soprattutto per il tramite di Scalera, avevano creato le basi per l’ultima progressione di carriera”.

“In ogni caso – si legge nella relazione dei finanzieri – le vicende descritte appaiono significative, in quanto certificano ulteriormente come Antonio Sambito, dietro la parvenza di impiegato modello dell’Amiu, si collocava come figura di spicco nella malavita locale in quanto tale era riconosciuto sia dai vertici dell’azienda che da vari esponenti criminali che al suo cospetto manifestano sempre grandi forme di rispetto”.

 

L’ACCUSA DI CORRUZIONE E I BUONI BENZINA: 300 EURO AL MESE. LA CONSEGNA NEL CIMITERO

Nei confronti di Sambito, il pm ha contestato anche la  corruzione in concorso con Francesco Alfeo: stando all’accusa, in “qualità di dipendente dell’Amiu, come coordinatore del servizio presenze nei mercati giornalieri e, quindi, di incaricato di pubblico servizio, aveva il compito di redigere i rapporti attestanti la presenza del personale della cooperativa Kratos di Taranto a cui erano stati aggiudicati i lavori di pulizia, e riceveva con cadenza mensile somme di denaro anche sotto forma di buoni benzina”. In media, 300 euro. A pagare, Alfeo, gestore di fatto della coop, dopo essere stato dichiarato dalla Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, incapace di contrattare con la Pubblica Amministrazione per la durata di un anno”. Fatto “commesso al fine di portare a ulteriore esecuzione il programma criminoso dell’associazione di stampo mafioso”. Sodalizio tentacolare. Ma per il gip, in questo caso, non c’è sufficiente gravità indiziaria.

Secondo il pubblico ministero, il controllo e la gestione diretta delle maestranze della coop consentiva a Sambito di predisporre i servizi a proprio piacimento, riuscendo in tal modo a ben figurare sia con i vertici dell’Amiu che con la dirigenza della cooperativa che risultava sempre ben operare in relazione agli appalti che le erano affidati. La consegna della somma di denaro avveniva, per lo meno nella maggior parte dei casi, all’interno del cimitero San Brunone, previo accordo telefonico. Appuntamenti che per il gip sono da ritenere sospetti, ma niente di più. “Non ci sono riscontri che tale utilità fosse ricevuta a titolo corruttivo”.

 

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Foto di apertura di Renato Ingenito

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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