Covid 19, l’ergastolano scarcerato torna in cella: per Barivelo revoca della detenzione domiciliare

Era nella sua abitazione dal 26 marzo. Il 23 maggio eseguito l’ordine di esecuzione di espiazione della pena: il tarantino è stato portato nel carcere di Lecce. E’ condannato al fine pena mai per l’omicidio dell’agente della penitenziaria Carmelo Magli, medaglia d’oro al merito civile. A Magli è anche intitolata la casa circondariale di Taranto

Di Stefania De Cristofalo

 

In carcere. L’ergastolano Francesco Barivelo, riconosciuto in via definitiva colpevole di aver ucciso il poliziotto Carmelo Magli nel 1994, è tornato in cella il 23 maggio scorso, dopo quasi due mesi in detenzione domiciliare per l’emergenza Covid 19: gli agenti della Squadra Mobile di Taranto, sabato scorso hanno notificato l’ordine di esecuzione di espiazione della pena definitiva emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Taranto.

 

L’ORDINE DI ESECUZIONE

Barivelo, originario del capoluogo jonico è stato accompagnato nel carcere di Lecce, dove sconterà il “fine pena mai”, conseguente alla conclusione del processo per l’uccisione dell’agente della polizia penitenziaria avvenuto la notte del 18 novembre 1994. Magli, nato a Francavilla Fontana, nel Brindisino, aveva 24 anni e stava rientrando a casa, dopo il turno di lavoro. Lo aspettavano la moglie e due bimbe. Una aveva la febbre.

L’ergastolano era stato scarcerato e aveva ottenuto il differimento della pena ai domiciliari, nell’abitazione della sua famiglia nel rione Tamburi di Taranto, il 26 marzo dal Tribunale di Sorveglianza. I giudici avevano accolto l’istanza presentata dal difensore in relazione alle disposizioni relative al contenimento del contagio da Covid 19 nelle carceri italiane, tenuto conto delle condizioni di salute di Barivelo, ritenute precarie. Scarcerato assieme a 375 detenuti italiani.

 

LE POLEMICHE DOPO LA SCARCERAZIONE

Donato Capece, Segretario Generale del Sappe (Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria)

A casa lo hanno trovato gli agenti della Mobile per dare esecuzione all’ordine di espiazione in carcere. La posizione di Barivelo è stato oggetto di valutazione nei giorni scorsi durante riunioni che si sono svolte in Prefettura per monitorare l’evoluzione della situazione epidemiologica e lo stato delle carceri. Anche per effetto delle polemiche sollevate non appena il segretario generale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria (il Sappe), Donato Capece, aveva dato notizia della decisione dei magistrati di Sorveglianza di riconoscere il beneficio dei domiciliari.

“Che fine ha fatto la giustizia?”

Chiedeva Capece. “Mi appello al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, affinché chi si è reso responsabile di crimini efferati ed è stato giudicato colpevole e condannato all’ergastolo sconti la sua pena in galera”, aveva fatto sapere.  “Altro che certezza della pena. Lo Stato abdica al suo primario compito di assicurare la giusta pena a chi uccide. È una vergogna che un assassino sia a piede libero. Le scelte in materia penitenziaria di questo governo sono gravi e offensive delle vittime della criminalità e dei loro parenti, che piangeranno sempre i familiari uccisi”.

 

IL DOLORE DELLA FIGLIA

Il post di Lucia Magli

Il dolore e la rabbia della famiglia hanno avuto il volto e la voce di Lucia Magli, 27 anni, figlia del poliziotto ucciso. Ha scritto un post su Facebook: “Con tutta la fatica del mondo, con il cuore che mi si contorce e le lacrime che scendono giù, mi chiedo solo perché? Che significa questo? Come è possibile?”, chiedeva. Che diritto ha questa persona di vivere in libertà quando mi ha privato di mio padre, ha tolto a me, mia madre e mia sorella la possibilità di essere felici”. Tutto cancellato quella maledetta sera.ì

 

L’OMICIDIO

Quel 18 novembre di 26 anni fa, Magli era in auto e stava percorrendo la strada per San Giorgio Jonico, quando venne raggiunto da due uomini in sella a una moto. E ucciso: spararono con una pistola e una mitraglietta skorpion. Barivelo impugnava la pistola, stando alla sentenza. Assieme al tarantino, c’era Osvaldo Mappa, poi diventato collaboratore di giustizia e ucciso in seguito a un agguato nel 2008.

Il cadavere di Magli venne trovato l’indomani. L’omicidio di Carmelo Magli maturò durante il processo “Ellesponto” alla criminalità organizzata pugliese, come atto di intimidazione verso le forze di polizia”, si legge sempre sul sito del Sappe. Era stato deciso che sarebbe stato ucciso il primo agente uscito dall’istituto a fine turno. Carmelo Magli, fu il primo quella sera.

All’agente Carmelo Magli, è intitolata la casa circondariale di Taranto. Magli, poi, con decreto del Ministero dell’Interno, è stato riconosciuto “Vittima del Dovere”. Il suo assassino, quindi, è in carcere per scontare una pena che non avrà fine. Ergastolo.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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