Silvia Curione, “magistrata magistrata”, altro che “bambina mia”

Ha scardinato un sistema di potere nella Procura di Trani. Magistrata fino in fondo.

 
di Marilù Mastrogiovanni
 
La sostituta procuratrice Silvia Curione

Lei è Silvia Curione, è una giovane magistrata, ed è lei che ha fatto arrestare il capo della Procura di Taranto.
E’ lei la protagonista di tutte le cronache, di oggi e di domani, anche se tutte le cronache la lasceranno in secondo piano e forse non la nomineranno affatto.
Lei, che il procuratore capo Carlo Maria Capristo, da oggi ai domiciliari, chiamava “bambina mia”. Un’espressione usata per sminuirla, sottometterla, marchiarla come proprietà di.
Solo apparentemente una espressione affettuosa: il capo della procura che chiama “bambina mia” una sostituta procuratrice, che ha fatto indagini su mafie e criminalità organizzate, non mette nessun affetto nel pronunciare quelle parole.
C’è tutto il peso del patriarcato, in quelle parole, ed il sistema di potere patriarcale che prova a mettere all’angolo la professionista.
Non ti dimenticare che sei “mia” e sei una “bambina”: fragile, che ha bisogno di protezione, ha bisogno del papà e sono io il tuo papà, che ti dice che cosa fare e che cosa no. Che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.
Intimidazione. Sessismo. Traspare tra le righe di della relazione della pm, consegnata alla Procura di Trani.
Ma Silvia Curione in quella relazione non ha denunciato nulla di tutto questo: il sessimo, il patriarcato più becero di cui è stata vittima, lo ha lasciato sullo sfondo. Per ora. Silvia Curione ha denunciato il tentativo di manipolazione delle indagini da parte dell’attuale capo della procura di Taranto Carlo Maria Capristo. Non si è piegata. Non si è lasciata intimidire.
E la sua denuncia ha scardinato un sistema di potere che è caduto con un effetto domino: magistrati, due, un poliziotto, imprenditori, tre.
Silvia Curione ha fatto la magistrata fino in fondo. Lei è una “magistrata magistrata”, per parafrasare “Fortapàsc” e la storia del giornalista Giancarlo Siani. Ma Silvia Curione non è una eroina. E’ “solo” una cittadina che al momento giusto ha fatto il suo dovere e ha scelto da che parte stare. 
Lei ha onorato la sua missione laica e la Costituzione. Altro che “bambina”.
Abbiamo bisogno di donne come Silvia Curione. Donna libera a cui deve andare tutto il nostro appoggio, la nostra gratitudine, la nostra protezione e solidarietà. Dobbiamo essere noi la sua “scorta”.
Perché il potere non dimentica.

2 Commenti

  1. Avatar
    Massimo Marnetto

    Sostegno e gratitudine alla PM Curione
    Alla Procura di Trapani – (email: [email protected])

    Scrivo per manifestare il mio pieno sostegno civile alla magistrata Curione, che ha smascherato le indebite pressioni del Procuratore Capo di Taranto, Carlo Maria Capristo, convertite in accuse di tentata corruzione, truffa e falso. La Dottoressa Curione ha avuto il coraggio non solo di resistere alle richieste illecite di un giudice che ha oltraggiato la sua funzione degenerandola in arrogante potere personale; ma anche di denunciare l’abuso, ben sapendo che si sarebbe esposta a ritorsioni. Come infatti poi è avvenuto nei confronti del marito magistrato, alle dirette dipendenze di Capistro e da questo immediatamente isolato.

    A fronte di questo formidabile impegno contro l’atavica subcultura dell’arrogante abuso di potere, vorrei che arrivasse alla PM Curione la gratitudine mia e di molti altri cittadini, per l’esempio di disciplina e onore che ha offerto a tutto il Paese. E che segnalo alla Presidenza della Repubblica per un adeguato riconoscimento.

    Con vigilanza democratica, Massimo Marnetto

    Reply

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!