Dea ossigeno, lavori senza scia né progetto: ditta senza contratto

Elusa la normativa sulla certificazione SOA, modificato per la seconda volta l’impianto originario. Collaudo compromesso. Da dicembre manutenzione ossigeno del Fazzi e Dea eseguita da ditta senza contratto di subappalto

di Marilù Mastrogiovanni

Alla catena di sant’Antonio dell’illegalità del DEA di Lecce si aggiunge un nuovo anello.

Oggi i lavori per la riparazione del tubo rotto dell’aria sintetica si sono trasformati in un’occasione per modificare per la seconda volta, e in maniera sostanziale, il progetto originario per l’erogazione dell’ossigeno all’ospedale Covid19, il cosiddetto DEA.

La ditta IGS srl che ha eseguito i lavori non ha il contratto di subappalto: scaduto a dicembre, non è stato rinnovato.

Quindi, tecnicamente, non potrebbe avere accesso al Fazzi e al DEA, non potrebbe mettere mano agli impianti, non potrebbe entrare nel cantiere, dove ci deve essere un registro di chi entra e di chi esce.

I lavori sono stati supervisionati dall’ingegner Andrea Zocco, che è il responsabile dell’esecuzione del contratto con la Air Liquide, la ditta responsabile della manutenzione degli impianti e che aveva subappaltato il servizio ad IGS.

Il sopralluogo di oggi a seguito del quale è stato modificato l’impianto originario del DEA

Il geometra Antonio Urso, responsabile unico del procedimento per la realizzazione di questi lavori, raggiunto da noi al telefono alle 19.53 di oggi,  da dichiarato di non aver firmato alcuna “scia”.

La “scia” è la comunicazione obbligatoria per legge per la realizzazione di qualunque impianto, anche, per esempio, la modifica degli impianti di un bagno in casa.

Anche ad Air Liquide era scaduto il contratto a dicembre, ed è stato prorogato ex post, 78 giorni dopo la scadenza.

Oggi è stato riparato il tubo rotto da cui, come abbiamo dimostrato con un video, fuoriusciva gran quantità di aria medicale, composta da ossigeno e azoto. E’ stato anche posto rimedio all’allaccio maldestro che ha causato la chiusura totale di Rianimazione: il tubo della “bretella” improvvisata infatti, era stato allacciato a valle del collettore DEA e quindi non si poteva riparare se non fermando l’erogazione dell’ossigeno e dell’aria sintetica.

Ora è stato fatto un collegamento a monte del collettore, ripristinando il corretto funzionamento del cosiddetto “anello” dei gas medicali, così come era stato progettato e realizzato in base al progetto originario del DEA.

Però, come si può vedere dalle foto e dal video, è stato aggiunto un altro tratto di tubazioni in rame, per il trasporto dell’ossigeno e dell’aria medicale. Dal video si vede che i tubi in rame non sono sostenuti da staffe antisismiche.

Le tubazioni fanno un “giro” nuovo rispetto al precedente, entrano nella cabina di riserva dei gas medicali prevista dal progetto originario. E’ la seconda modifica dell’impianto originario collaudato dai Vigili del fuoco.

Come potete vedere dal video e dalla foto, la cabina è vuota, perché non c’è più la riserva di gas medicali prevista dall’impianto originario.

La “bretella” di collegamento infatti ha l’obiettivo di far sì che il Dea sia alimentato dallo stesso impianto di gas medicali del Fazzi, grazie ad una tubazione lunga circa 300 metri.

Quindi, il contratto prorogato ad Air Liquide, che ha vinto l’appalto per la fornitura di gas medicali e per la manutenzione dei relativi impianti del Fazzi, è stato esteso anche al DEA, di fatto aggirando ed eludendo la legge sugli appalti pubblici.

Infatti il DEA era stato pensato come un ospedale autonomo rispetto al Fazzi e dunque per rifornirlo di ossigeno e aria medicale sarebbe stato necessario un nuovo appalto.

Invece così, grazie a quel collegamento e al quel tubo, è stato prorogato l’appalto ad Air Liquide invece di farne uno nuovo.

E veniamo ad oggi: la ditta che ha eseguito i lavori di riparazione, modifica e ampliamento dei tubi di ossigeno e aria sintetica, è la IGS srl, a cui Air Liquide ha subappaltato il servizio di manutenzione il 14 luglio 2016.

I SERVIZI SUBAPPALTATI AD IGS

La Air Liquide ha subappaltato, a norma di legge, i seguenti servizi:

1. parte dei servizi di mautenzione ordinaria, straordinaria e reperibilità medicinali, assistenza ai controlli analitici dei gas medicali: 39mila euro

2. parte dellinstallazione impianti gas medicali: 40.320 euro

3. parte del servizio di distribuione bombole: 89.180 euro

Per un totale di 168.500 euro per un anno.

Il contratto di subappalto è stato poi prorogato alla scadenza l’anno successivo e fino al 31 dicembre 2019, per un totale di 505.501,8.

Da dicembre ad oggi il contratto di subappalto non è stato prorogato e nonostante questo, la IGS srl da dicembre ad oggi ha eseguito i lavori di manutenzione per l’intero ospedale Vito Fazzi e il DEA.

Ad oggi non risulta presso gli uffici competenti della Asl alcuna comunicazione di proroga del contratto di subappalto.

LA CERTIFICAZIONE SOA

La legge impone determinate caratteristiche di capacità tecniche e finanziarie alle ditte che partecipano agli appalti della pubblica amminsitrazione.

E’ la certificazione SOA, richiesta come prerequisito per partecipare ad appalti superiori a 150mila euro.

In questo modo, spacchettando il servizio e prorogandolo di anno in anno si è elusa la normativa sulla certificazione SOA, che possiede chi ha vinto l’appalto ma non il subappaltatore.

Nella catena di sant’Antonio dell’illegalità, se errare è umano, perseverare è diabolico.

D’altra parte, abbiamo visto, pubblicando le comunicazioni protocollate del direttore generale Rodolfo Rollo e poi della direttrice amminsitrativa Anna Rita dell’Anna, che la volontà di affidare la fornitura dei gas medicali ad Airliquide è precedente l’emergenza: risale al 6 dicembre scorso, quando Rollo ha comunicato nero su bianco la volontà di affidare la fornitura dei gas medicali del Dea ad Air liquide.

Realizzare quella bretella abusiva era l’unico modo per farlo.

E’ il paese dei cachi.

Ma i fatti sono testardi.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!