Coronavirus, gli ospedali privati della Puglia: “Uniti per la salute di tutti”

Il presidente Aiop, Polito Salatto: “I nostri posti letto e il personale qualificato già a disposizione del sistema pubblico regionale. Pronti per la fase post emergenziale”. L’associazione rappresenta 12 case di cura, sei centri di riabilitazione e cinque tra Rsa e Rssa, per un totale di 3.696 posti letto accreditati

di Stefania De Cristofaro

BARI – Il nemico Coronavirus è subdolo perché invisibile, aggressivo e capace di diffondersi giorno dopo giorno. “Mai come ora bisogna fare squadra: dobbiamo essere uniti per la salute della Puglia ed è per questo che gli ospedali e le cliniche private della regione hanno messo a disposizione i propri posti letto e il proprio personale. Il gioco di squadra fa la differenza e noi abbiamo il dovere di dare il massimo in questa emergenza sanitaria e, allo stesso tempo, di avviare un confronto per il dopo, per non ricadere negli errori degli ultimi decenni”.

L’Aiop in campo dal 16 marzo

Crede nella forza dell’unione, Potito Salatto, presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata della Puglia (in sigla Aiop) e in qualità di portavoce della categoria ha garantito l’impegno della sfera che solitamente viene considerata alternativa a quella pubblica. Dal 16 marzo privato e pubblico sono in tandem nella lotta alla Covid 19. “Lavoriamo come componente privata, per la salute di tutti, nel rispetto delle indicazioni che vengono impartite dal Ministero e dalla Regione Puglia”, dice da Bari. L’Aiop ha sede nel capoluogo regionale e rappresenta 12 case di cura, sei centri di riabilitazione e cinque tra Rsa e Rssa, per un totale di 3.696 posti letto accreditati.

“Il momento è critico ed è nostro dovere collaborare con il centro di crisi regionale e mettere in atto tutte le azioni utili ed efficaci per contrastare la diffusione del contagio e garantire le giuste cure ai pazienti”, prosegue Salatto. “E’ vero che l’impegno non è facile se non addirittura proibitivo, ma nessun operatore sanitario può fare un passo indietro: è necessario che la parte privata della sanità faccia rete in modo tale da rendere possibile il decongestionamento degli ospedali pubblici”, dice. Era già successo ai tempi del Colera. Sembra una vita fa.

Per tradurre in fatti, la dichiarazione di volontà, nel privato sono stati sospesi tutti i ricoveri ordinari. “Sono garantite le urgenze, così come le attività per patologie oncologiche, quelle ambulatoriali e di diagnostica caratterizzate da una specifica urgenza. Di questo ce ne scusiamo con la nostra utenza, posto che involontariamente e per una causa più che giusta, abbiamo procurato un disagio. Certo, dovrà essere valutata con attenzione la ricaduta di queste decisioni, sia sul piano socio-assistenziale, che su quello economico-occupazionale, ma adesso le priorità sono altre”.

L’impegno è e resta la garanzia della salute di tutti. “Il principio cardine del nostro servizio sanitario nazionale è non abbandonare nessuno”, ricorda il presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata della Puglia. “Garantire a tutti, indipendentemente dall’età e dal sesso, l’assistenza necessaria. Ed è evidente che il virus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario”.

Terapia intensiva, sub intensiva e pneumologia

In linea con il principio che, nei fatti, diventa il primo comandamento della sanità, l’Aiop è impegnata nel potenziamento dei posti di letto di terapia intensiva, sub intensiva e di pneumologia che costituiscono le trincee di combattimento. I posti di terapia intensiva nel settore privato sono pochi. “Pensiamo che sia importante alleggerire il carico di pazienti ordinari (non Covid, ndr) che grava sugli ospedali pubblici, in modo tale che in queste corsie ci siano tutte le energie possibili, dai posti letto ai medici”.

“Va dato atto alla Regione Puglia di aver adottato in maniera tempestiva provvedimenti di responsabilità, sia in termini di prevenzione che di cura, partendo dalla fornitura di dispositivi di protezione individuali a medici, infermieri e personale ausiliario”, prosegue. “Purtroppo anche in Puglia ci sono stati morti, anche fra chi lavora nella sanità”. Ogni giorno, la Regione aggiorna la triste contabilità delle persone decedute, di quelle contagiate e comunica il bollettino dei pazienti Covid guariti.

La vigilanza nelle strutture private

“Quanto alle nostre strutture – sottolinea Salatto – resta massima la vigilanza per impedire che i luoghi di cura si trasformino in focolai di contagio”. Il rischio è quanto mai concreto, come riferiscono le cronache quotidiane da Nord a Sud, tanto che in diversi casi è stato necessario avviare indagini per capire cosa sia successo all’interno delle strutture, soprattutto nelle case di riposo per anziani. Se siano stati rispettati e applicati i protocolli e se, invece, ci siano profili di responsabilità rilevanti sul piano penale. Le risposte arriveranno a conclusione degli accertamenti delegati ai carabinieri del Nas, al lavoro anche in Puglia.

La fase 2 dopo il lockodown

Contestualmente all’avvio della cosiddetta fase 2, quella che dovrebbe portare al graduale ritorno alla normalità dopo il lockdown, con la riapertura di alcune attività, l’Aiop di dice pronta. “Come sanità privata abbiamo anche l’obbligo di non fermarci all’emergenza e di guardare a cosa sarà dopo”, dice il presidente. “Raggiunto il picco, fermata o comunque contenuta l’epidemia, la ripartenza sarà caratterizzata da problemi che vanno considerati già da ora perché le cure che nelle ultime settimane sono state rinviate, andranno a scadere e, di conseguenza, si pone l’esigenza di smaltirle. E di farlo anche in maniera celere”, spiega.

“C’è poi da considerare la ripresa delle attività di riabilitazione e il ritorno alla gestione ordinaria delle residenze sanitarie assistite e delle residenze socio sanitarie assistite, senza dimenticare l’attività di assistenza psichiatrica e dei centri diurni”.

E’ un puzzle complesso quello della sanità privata. “Il fatto è che, per effetto di questa emergenza, sono venuti al pettine tutti i nodi legati al definanziamento della sanità e al persistere di una differenza tra le regioni del Nord e quelle del Sud Italia”, prosegue Salatto. “E’ una situazione che si trascina da decenni: sappiamo bene, ed è sotto gli occhi di tutti, che i livelli di assistenza che vengono garantiti in Puglia e più in generale nell’area del Mezzogiorno, sono distanti da quelli di altre aree”. Il motivo? “L’idea universalistica e lungimirante del servizio sanitario nazionale è stata tradita da quella di dare dita a 21 sistemi regionali diversi”, spiega. “C’è poi da considerare un altro elemento: il perdurare del meccanismo della spesa storica, in base al quale o per effetto del quale, chi era primo lo sarà sempre più. In pratica è come se corressimo una gara in cui c’è qualcuno che è già partito o che deve coprire una distanza minore. Mi pare evidente che non ci siano le condizioni per un miglioramento, per recuperare sugli altri”.

L’auspicio

Il riferimento è da un lato ai sistemi sanitari delle Regioni Lombardia, Veneto, Emilia, e dall’altro a quelli delle regioni meridionali: “Se questa epidemia ha messo in ginocchio i sistemi considerati i migliori persino in Europa, si può facilmente immaginare quale impatto ha avuto sugli altri”.

“Ci sarà modo e tempo per avviare un dialogo costruttivo, anche con riferimento alla situazione relativa ai pazienti che la Regione esporta: dati alla mano, c’è un esborso di 300 milioni di euro l’anno e c’è uno sbilanciamento fra i pazienti attratti e quelli che vanno via, superiore a 200milioni. L’auspicio è che questa esperienza convinca tutti della necessità non più rinviabile, di rifondare e quindi riformulare il servizio della salute, in modo tale da non escludere nessuno”.

Troppo corta resta la coperta ed è evidente che si tira da un lato, per rispondere alle esigenze di un reparto, dall’altro c’è chi resta scoperto. E dall’altro ci sono sempre pazienti ai quali va garantito il diritto alla salute. “Noi, per quanto di nostra competenza, siamo pronti a fare di più e speriamo di non essere relegati a fare di meno, sia per l’alta complessità che per la medio-bassa. Mi riferisco al fatto che ogni struttura privata ha un etto di prestazioni per i residenti in Puglia ed è molto limitata la possibilità di attrarre pazienti da altre regioni. Questa, a nostro avviso, non è una scelta logica, ma una scelta che resta ancorata a pregiudizi ideologici”.

“Non è mistero per nessuno che l’imprenditore privato che opera nel settore della sanità venga visto come uno che eroga servizi solo per persone che se lo possono permettere se non addirittura come uno che specula. Falso. Noi siamo realtà complementari alla sanità pubblica. E siamo fieri di essere la sanità a cui ci si rivolge per scelta e non per caso, merito dei nostri medici, degli infermieri e di tutto il personale. L’aspetto umano fa la differenza, non dimentichiamolo e non può e non deve essere soffocato da logiche meramente contabili che non hanno volti, sentimenti ed empatia”.

Potito Salatto, presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata della Puglia (Aiop)

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