Il virus del fatturato e la lentezza meridiana

Dal regno della lentezza meridiana, accettate i nostri consigli. Solo così potrete tornare a visitarci. E noi saremo felici di ospitarvi sulle nostre distese di sabbia, dove con la giusta distanza ci sarà posto, se non per tutti, per molti.

 

Di Luigi Cazzato

 

Il presidente Emiliano aprirà la Puglia ai lombardi per l’estate. De Luca ha minacciato invece di chiudere la sua Campania. Chi ha ragione?

Qualche settimana fa ci chiedevamo come mai l’epidemia fosse scoppiata al nord e come mai con quella violenza in Lombardia. Ora forse la risposta ce l’abbiamo. E’ stato molto difficile per Milano fermarsi in tempo utile. E’ stato difficile per Brescia non occupare le case di riposo coi contagiati. E’ stato difficile per qualcuno di Bergamo rinunciare alla settimana bianca, quando il virus ci faceva compagnia già da tempo.

Risultato? Stando ai dati ufficiali, la Lombardia ha raggiunto il record mondiale di letalità (19%), conta un quarto dei decessi di tutta Europa (24.000 su 100.000) e, per rimanere in Italia, più di un terzo dei contagiati (68.000 casi su 184.000). Insomma, un disastro di proporzioni bibliche. Ma, si dice, all’inizio è stato difficile percepire la gravità della dimensione e si sono fatti errori, su cui, lo sappiamo, la magistratura sta indagando.

D’accordo. Si può sbagliare. E si aggiunge: è facile ragionare col senno del poi. E’ vero. Ma perché da qualche parte, vedi nel Veneto, il senno c’era anche prima?

Ma la domanda adesso soprattutto è: perché perseverare? Perché questa dannata fretta a riaprire, dopo l’errore della lentezza nel chiudere? La domanda ovviamente è retorica poiché conosciamo la risposta.

La macchina del fatturato non può fermarsi.

I concorrenti ne approfittano, sono lì come iene in pista nella gara a chi arriva prima al traguardo, costi quel che costi.

Ed è proprio qui il punto: non può costare così tanto. Il costo l’abbiamo già pagato come italiani, soprattutto del nord. Ora ci vuole l’intelligenza che prima non c’è stata. Come ha detto Franco Cassano, sulle pagine di questo giornale, ora occorre “pazienza e capacità di sopportazione” che è “l’unica saggezza possibile di fronte ai limiti di quanto l’uomo fa e può fare”.

Perfino il Premier inglese Boris Jhonson, che ha guardato il virus in faccia, sta domando i suoi spiriti e quelli dell’ideologia che incarna, difendendo il lockdown. Una ricaduta sarebbe letale per tutti. E l’eventuale scontro per la sopravvivenza, economica e non, feroce.

Non è, né deve essere, una guerra di sud contro nord, come tante volte è successo di nord contro sud. Anche qui bisogna imparare dagli errori, leghisti.

Per questo da sud imploriamo: rallentate, non abbiate fretta a riaprire.

Un ritorno del picco epidemico, se vogliamo parlare solo di affari, sarebbe il colpo di grazia finale, al nord come al sud.

Dal regno della lentezza meridiana (per tornare al nostro sociologo noto nel mondo), accettate i nostri consigli. Solo così potrete tornare a visitarci. E noi saremo felici di ospitarvi sulle nostre distese di sabbia, dove con la giusta distanza ci sarà posto, se non per tutti, per molti.

Del resto, siamo la terra di Vittorio Bodini. Che di noi meridionali disse:

“il Sud ci fu padre / nostra madre l’Europa”.

Accogliamo da sempre chiunque, da qualsiasi latitudine: normanni e arabi, bizantini e longobardi. Perché non dovremmo accogliere i lombardi?

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