Pericolo pubblico numero uno: fuga sulla sabbia

Un inseguimento spettacolare. Da film americano. No, non era uno spietato killer. Non era Matteo Messina Denaro, il boss superlatitante. No. Era un tizio senza mascherina né autocertificazione

di Thomas Pistoia

Il soggetto è uscito alle ore 10 e 10 antimeridiane. L’agente di sorveglianza ne ha comunicato in centrale la posizione e l’abbigliamento. Indossa un cappellino con visiera e una tuta da ginnastica scura. Tutto molto anonimo. Si dirige, con buona andatura, verso sud. Non indossa alcun dispositivo di sicurezza.

Ci troviamo a [obmissis], ridente località balneare. Dalla documentazione in possesso delle forze dell’ordine, il soggetto risiede in loco. In questo momento sembra diretto verso il lungomare. All’altezza di via [obmissis], l’agente di sorveglianza si sgancia e comunica alla volante 14, di servizio presso il suddetto lungomare, il possibile accesso alla spiaggia del sorvegliato.

La pattuglia comunica di aver ricevuto la posizione, si avvicinerà alla zona a sirene spente, per non insospettirlo.

Alle ore 10 e 14, il soggetto pone il primo passo sulla sabbia e si dirige verso il mare. La pattuglia 14, vista la situazione, chiede rinforzi. In centrale la richiesta è subito accolta e vengono allertate le pattuglie 16, 21 e 26.

Lui nel frattempo è arrivato sul bagnasciuga e sta volgendo il suo sguardo verso l’orizzonte. Il mare è una tavola. Come capita a chiunque, lo stare di fronte a quell’immensa distesa d’acqua placida, l’immaginare il punto preciso in cui il cielo azzurro la bacia, l’udire il grido dei gabbiani, il percepire il lieve tocco delle piccole onde sulla punta delle scarpe, causa in lui pensieri esistenziali e filosofici.

Come siamo piccoli di fronte a tutto questo. Passerà tutto questo silenzio? E questa solitudine? Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Finirò mai di pagare il mutuo?

Gli viene in mente uno sketch in cui Checco Zalone imita Vendola e lo immagina alle prese con un bambino che gli fa una sequela di domande sul TFR. Vendola alla fine risponde “Bambino. Ma tu. Da me. Che cazzo vuoi?”. Scoppia a ridere, poi decide di camminare un po’ sul bagnasciuga.

A questo punto, alle 10 e 20, su ordine del comando, si alzano in volo le unità H7-25 e H7-26, droni d’assalto equipaggiati con missili Cruise di fabbricazione sovietica e dotati di rilevatore calorifico.

Nello stesso momento le pattuglie 14, 16, 21 e 26 bloccano le vie di accesso alla spiaggia, installando un’unità operativa presso la veranda del bar “Da Enzo”, attualmente chiuso.

Alle 10 e 24, i droni d’assalto raggiungono l’obiettivo. Le pattuglie di terra, armi in pugno, accedono alla spiaggia, si avvicinano al soggetto e gli intimano l’alt. Costui guarda prima in cielo, poi guarda gli uomini in divisa che corrono verso di lui e non capisce più un cazzo.

Si volta e si dà alla fuga.

Si lancia in una corsa disperata nella sabbia e comincia a urlare “che volete da me? Non ho fatto niente!”. Ma quelli insistono. Sopra di lui il ronzìo dei droni d’assalto, che lo seguono da destra e da sinistra.

Uno dei poliziotti intima ancora l’alt e spara un colpo in aria. Ottiene il solo risultato di spingere il soggetto a correre ancora più forte. Ora punta alla strada. Vorrebbe fare come Rambo, prendere uno dei poliziotti e dirgli “lasciami stare. In città comandi tu, qui sulla sabbia comando io”. Vorrebbe che il caporale Gargiulo, suo superiore ai tempi del militare nella caserma di Cuneo, andasse nel centro di comando e dicesse “non sono qui per salvare il soggetto da voi, ma per salvare voi dal soggetto”. Ma non può.

Con un balzo di cui non si sarebbe mai ritenuto capace, scavalca un muretto e raggiunge l’asfalto. A questo punto, lo sceriffo Paparabella, comandante in capo delle operazioni, dichiara che si è rotto i coglioni.

– Ora basta! – dice – Droni pronti a far fuoco!

I rilevatori di calore illuminano sul radar interno la sagoma del fuggitivo. Per lui è finita. Un programma televisivo di una rete nazionale sta riprendendo tutto l’inseguimento.

La voce metallica del computer recita:

– Bersaglio inquadrato, fuoco tra 3, 2, 1…

In una località segreta, il latitante Matteo Messina Denaro, comodamente seduto in poltrona, sta guardando la tv. Uno dei suoi guardiaspalle vede l’inseguimento sullo schermo ed esclama:

– Minchia, boss! Ti immagini se un gionno fanno così pure cunnuautri!

Matteo sorride.

Cianquillo, picciotto. Cunnuautri non lo faranno mai.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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