Ndrangheta in Australia: il business dell’ortofrutta

Madafferi e Luppino, multimiliardari australiani, convocati in Italia per riferire dei loro rapporti con alcune ndrine. Dalle intercettazioni emerge la figura di capobastone di Madafferi. L’ipotesi investigativa è che siano a capo di una potente rete criminale internazionale

 

Mandati di arresto e documenti giudiziari archiviati in un tribunale italiano e ottenuti da The Age e da The Sydney Morning Herald, identificano i re multimilionari di frutta e verdura – Tony Madafferi e Diego (Danny) Luppino – come papabili mafiosi aventi rapporti con la Ndrangheta.

La “coppia” non è accusata di alcun crimine né in Italia né in Australia e i mandati di arresto riguardano altri individui, ma le autorità antimafia hanno prodotto trascrizioni telefoniche in cui vengono citati come personaggi appartenenti alla Ndrangheta. Le intercettazioni sono state raccolte durante l’operazione Eyphemos, un’indagine che ha portato all’arresto di 65 uomini per attività mafiose tra cui estorsione e corruzione politica in Calabria.

Uno degli arrestati, Domenico Forgione nato in Australia, secondo gli inquirenti, fu corrotto mentre ricopriva una carica politica in Calabria. Gli atti giudiziari si riferiscono anche al clan mafioso di Alvaro che opera sia in Calabria che in Australia. Per decenni, le autorità australiane hanno studiato le sue attività ad Adelaide, dove ha sede, e a Sydney, Melbourne e nella città di Griffith, nel Nuovo Galles del Sud.

Le accuse a Luppino e Madafferi sono state negate con veemenza da entrambi gli uomini. Il figlio di Luppino, Dom, le ha descritte come infondate. Non vi è alcun elemento che spinga a pensare che Madafferi o Luppino siano coinvolti in attività criminali, nonostante siano stati nominati nel breve documento in mano alla Direzione antimafia italiana.

La corte inserisce in un fascicolo le attività dettagliate (che potrebbero essere mutuate dalla sceneggiatura dell’epopea mafiosa de Il padrino) descrivendo un mondo di rituali antichi, di lotte per il potere familiare e di reti che si estendono attraverso un mondo sotterraneo criminale internazionale e la politica italiana.

Luppino è considerato essere una delle figure più anziane e ricche della Ndrangheta australiana. Le autorità italiane affermano abbia avuto rapporti significativi con un anziano capo della mafia calabrese, Cosimo Cannizzaro, che si è recato a Melbourne per incontrare proprio Luppino.

Dalle intercettazioni telefoniche a carico di Cannizzaro, ora agli arresti domiciliari in Italia, si evince che, a novembre 2018, il signor Luppino gli aveva ripetutamente chiesto di entrare a far parte delle sue fiorenti attività imprenditoriali in Australia e lo aveva anche ospitato a Melbourne sapendo della sua “autorità nell’ambito della Ndrangheta”.

Cannizzaro è stato anche registrato mentre descriveva una scena in casa di Luppino dove “sette persone contavano i soldi”. Le autorità italiane definiscono la conversazione come di “estremo significato”, ma le trascrizioni lasciano aperta la possibilità che il denaro costituisse i fondi derivati ​​dalla sua fiorente attività produttiva. Il figlio di Luppino ha detto che suo padre era solo un amico di vecchia data di Cannizzaro e che tutti i soldi contati nella casa di Melbourne erano legittimamente guadagnati vendendo prodotti.

“Sono solo amici. Erano amici da ragazzini. Vuole bene a mio padre” ha detto Dom Luppino. “Queste accuse non hanno fondamento. Mio padre non ha mai fatto nulla di disonesto. Si è fatto il mazzo per tutta la vita. È un gran lavoratore”.

Nelle intercettazioni, Cannizzaro parla di Luppino come se, insieme ad altri presunti capi della mafia australiana, avesse cercato il suo aiuto per risolvere uno “scandalo di tipo sentimentale” per una relazione tra una figura legata alla mafia australiana e una donna. Quella figura di mafia, secondo le intercettazioni, ha dovuto pagare un “onere” ​​o una “dote”.

Diego Luppino ha avviato una bancarella di prodotti da mercato a Dandenong negli anni ’60 e, grazie alla sua longevità e al suo successo, è diventato una figura iconica nel settore ortofrutticolo. Nel 2012, il politico dell’Australian Labour Party (Alp) Ben Carroll, che ora è il Ministro alla Prevenzione della Criminalità di Victoria, ha parlato del suo “privilegio di presentare Diego Luppino” come membro onorario di un’associazione della comunità italiana locale che l’ha sostenuto dopo essere stato eletto nel 2012. “Diego è qualcuno a cui so di poter chiedere consiglio, ha dichiarato Carroll.

Per le intercettazioni, Cannizzaro descrive Tony Madafferi come “capo bastone”, un leader del braccio australiano della Ndrangheta. Non è la prima volta che Madafferi viene citato in un tribunale in ambito mafioso. All’inizio degli anni ’90, è stato nominato due volte come sospetto sicario (accuse che ha negato e che non sono mai state confermate) nelle indagini sugli omicidi di due fruttivendoli. Nel 2015, non è riuscito nel suo tentativo di convincere The Age a rivelare i nomi di fonti riservate che hanno informato il giornale sulle sue donazioni a tutto lo spettro politico statale e federale.

Alla richiesta di commentare le ultime notizie provenienti dall’Italia, Madafferi ha dichiarato: “Di cosa volete parlare? Trovatevi un lavoro. Da dove viene questa stronzata? Non ha niente a che fare con me”.

I registri aziendali mostrano che Luppino, Madafferi e il defunto Rosario Gangemi – indicato dalla polizia australiana come padrino di mafia – sono stati direttori e proprietari di un’azienda australiana tra il 1988 e il 2000.

Le pressioni esercitate da Madafferi sui politici per impedire a suo fratello, il trafficante di droga Francesco Madafferi, di essere espulso dall’Australia sono state oggetto di intensa attenzione da parte dei media negli ultimi dieci anni.

Nel 1992, quando gli investigatori interrogarono Madafferi su ciò che pensava di Liborio Benvenuto, un altro presunto capo della mafia australiana, lui rispose: “Un uomo molto buono. Molto onesto e rispettato ovunque”. Madafferi impressionò i detective ai quali disse di essere un uomo influente: “sono molto rispettato” riferì.

 

Fontehttps://www.smh.com.au/national/two-australians-named-in-italian-court-as-alleged-leaders-of-the-mafia-20200226-p544nw.html

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