Mafia nel Regno unito: la relazione della Dia

Gli affari mafiosi nel Regno unito: l’analisi nella relazione della Dia, la Direzione investigativa antimafia

 

La globalizzazione ha offerto alle mafie italiane enormi possibilità di scambio e occasioni di business a livello internazionale. La relazione della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), riferita al 1° semestre del 2019, illustra – Stato per Stato – la capacità criminale di penetrare negli snodi nevralgici delle società, incunearsi nelle zone d’ombra e arricchirsi, mutuando le stesse pratiche ovunque. Nella mappa mondiale degli affari illeciti di Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra e Sacra Corona Unita, questa è la situazione Nel Regno Unito.

Il Regno Unito rappresenta da sempre, per la criminalità mafiosa, un’area di interesse per riciclare denaro, utilizzando società finanziarie e attività imprenditoriali.

Un rapporto ufficiale della National Crime Agency rileva che “ogni anno miliardi di sterline di provenienza criminali quasi sicuramente continuano a essere riciclati attraverso le banche del Regno Unito e loro filiali. L’entità del riciclaggio dei proventi criminali – continua la nota – è quindi una minaccia per l’economia e la reputazione del Regno Unito”.

La semplificazione del diritto societario ha consentito l’infiltrazione della criminalità organizzata calabrese, come testimonia l’operazione Affare Oppido conclusa il 26 giugno 2019 dalla Dia di Bologna. L’attività investigativa ha accertato che il clan Grande Aracri, tramite professionisti qualificati, aveva congegnato una truffa ai danni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti occultando parte del patrimonio (beni mobili, immobili e quote societarie) in “scatole” societarie, con sede in Inghilterra e Costa D’Avorio. Alcune investigazioni concluse nel 2018 avevano già fatto emergere come i gruppi mafiosi calabresi fossero dediti ad attività di riciclaggio nel Regno Unito, attraverso la costituzione di articolate reti societarie.

Nel febbraio 2018, infatti, nell’ambito delle operazioni Vello d’Oro e Martingala, è stato disarticolato un sodalizio ndranghetista, che tramite società cartiere nel Regno Unito e in altri paesi, realizzava attività di riciclaggio e di reimpiego di capitali illeciti. Inoltre, a dicembre 2018, a seguito dell’operazione Piano B è stato accertato che il clan camorristico dei Casalesi, attraverso un imprenditore e presunto intermediario finanziario, aveva investito 12 milioni di euro utilizzando diverse società con sede in Gran Bretagna e altrove.

Il suolo britannico è utilizzato dai sodalizi mafiosi italiani anche per coprire la latitanza di alcuni propri esponenti, come testimonia l’arresto eseguito a Londra, il 21 febbraio 2019, di due appartenenti a un clan camorristico dedito allo spaccio di stupefacenti, approvvigionati direttamente dalla cosca Strangio di San Luca (Rc). Di particolare rilievo anche il provvedimento di sequestro eseguito dalla Dia il 15 aprile 2019, nell’ambito di un’attività preventiva coordinata dalla Procura di Bologna (che ha colpito un patrimonio di 7,8 milioni di euro) con riflessi anche nello Stato del Jersey (Gb), dove sono stati sequestrati diversi conti correnti riconducibili a un noto contrabbandiere di origini napoletane. Il soggetto colpito dal provvedimento era già emerso nell’ambito di una vasta operazione condotta dalla Dia, denominata Crna Gora (1999).

L’operazione, che nel tempo ha consentito l’arresto di numerosi corrieri nonché il sequestro di ingenti quantitativi di sigarette, ha permesso, in particolare, di accertare come il “re delle bionde” agisse come un vero e proprio broker a livello internazionale, provvedendo a movimentare – attraverso la costituzione di numerose imprese fittizie – ingenti quantità di tabacchi lavorati esteri, in accordo con le organizzazioni criminali pugliesi e campane.

Anche con il Regno Unito, non più immune all’infiltrazione della criminalità organizzata italiana, è stata creata un’efficace cooperazione di polizia che ha visto come partner primario la National Crime Agency, istituita con la finalità di aggredire le organizzazioni criminali di tipo mafioso. Con questa struttura creata ad hoc, la Dia – anche attraverso l’Ufficiale di collegamento presente in Italia – collabora attivamente nell’ambito di uno scambio informativo per la mappatura delle presenze criminali nei rispettivi Paesi.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!