Dea Lecce, ossigeno a rischio: cedono i lavori del tubo

Dopo neanche 15 giorni dalla conclusione dei lavori del tubo non autorizzato, cede l’asfalto e il materiale di riempimento. Il tubo non ha ancora il nulla osta dei Vigili del Fuoco. Bisogna intervenire subito

 

di Marilù Mastrogiovanni

 

Cede l’asfalto e il materiale di riempimento sottostante schiaccia quello che c’è sotto.

Sotto, c’è il tubo di ossigeno che deve portare il gas medicale dal Fazzi al Dea, l’ospedale progettato per l’emergenza-urgenza, ora riconvertito a “ospedale Covid-19”.

 

Dopo appena 15 giorni dalla conclusione dei lavori realizzati, come denunciato dal Tacco d’Italia, senza autorizzazione, senza determina o delibera di conferimento lavori da parte della Asl di Lecce, è accaduto quello che temevamo.

Il terreno ha ceduto e il tubo sottostante, se non è già compromesso, è a rischio.

Il Tacco ha documentato giorno dopo giorno con foto e video i lavori che abbiamo definito abusivi, spiegando perché.

Raffaele Dell’Anna, presidente dell’ordine degli ingegneri, che fa parte del team di tecnici che ha rilasciato la certificazione antisismica, sulle pagine del Tacco aveva messo in guardia le Autorità: le tubazioni di gas medicali devono rispondere a precise tecniche di costruzione per evitare che vengano sottoposte a stress termici e dinamici.

La notte dopo la pubblicazione dell’intervista, un terremoto con epicentro in Grecia ha scosso tutto il Salento.

La bretella di collegamento per portare l’ossigeno dal Vito Fazzi al Dea percorre diverse decine di metri “volante”, aggrappata a staffe sulla parete del Fazzi, poi viene interrata e sottoposta all’asfalto, quotidianamente attraversato da mezzi pesanti.

 

Anna Rita Dell’Anna

Non solo: la scelta irresponsabile dell’Asl di Lecce (una scelta che come abbiamo dimostrato parte da lontano, ben prima dell’emergenza: si legga la lettera della dott.ssa Annarita Dell’Anna) di realizzare la bretella di collegamento dell’ossigeno dal Fazzi al Dea, ha causato un immediato danno erariale: la centrale dei gas del Dea e i locali realizzati per accoglierla, sono stati abbandonati senza mai entrare in funzione. Realizzati, collaudati e mai usati.

 

Invece di utilizzare la centrale dei gas del Dea, costata circa 180mila euro, a cui vanno aggiunti quelli per la realizzazione dei locali, si è scelto di improvvisare un collegamento per trasportare l’ossigeno. La centrale consente di “autoprodurre” l’aria medicale, filtrando e depurando l’aria naturale a cui si aggiunge l’ossigeno. Invece si è scelto di collegare il Dea al Fazzi: in qesto modo oltre all’ossigeno si deve comprare anche l’aria sintetica, cosa diversa dal quella naturale e filtrata che si poteva produrre al Dea. Altri soldi, altre spese immotivate.

 

Inoltre non è stata verificata, misurata e certificata la pressione con cui l’ossigeno arriva dal Fazzi al DEA. Non si ha la certezza che arrivi dal primo all’ultimo letto con la stessa pressione.

 

Infine i flussometri: l’abbiamo denunciato due giorni fa. I flussometri devono essere forniti dalla ditta responsabile della manutenzione: è chiaramente specificato nel capitolato d’appalto.

La ditta è la Air Liquide. Il contratto, scaduto il 31 dicembre scorso, è stato prorogato ex post, dopo 78 giorni dalla scadenza.

Ora, dovrebbe rifornire il Dea di flussometri per consentire l’erogazione dei gas medicali. Invece la Asl ha indetto una gara ristretta a cui ha invitato altre ditte, non quella che per contratto dovrebbe fornirli.

 

Una gestione scellerata da parte della dirigenza Asl, in tempi in cui la burocrazia e i burocrati dovrebbero essere un’ancora cui aggrapparsi e non un peso che manda a fondo la sanità, bene comune.

 

 

 

 

Leggi la prima puntata della nostra inchiesta:

DEA Lecce senza ossigeno, la vergogna di Emiliano

 

 

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Marilù Mastrogiovanni

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