Pierluigi Camboa: “riorganizzazione sanitaria? Una dolorosa soddisfazione morale”

Il Dott. Pierluigi Camboa

Medico condotto ad Uggiano la Chiesa (Le) dal 1978, il dott. Pierluigi Camboa nel 1989 opta per l’Area funzionale di Igiene e sanità pubblica della Usl Lecce/9 (Poggiardo) affiancando alla passione per la Medicina quella per gli aspetti gestionali. Nel 1991 è vincitore di concorso per dirigente apicale di Organizzazione dei servizi sanitari di base e prosegue la sua carriera in qualità di Coordinatore del dipartimento dei Distretti. Docente in corsi in Organizzazione e gestione dei servizi sanitari, è autore di numerose pubblicazioni tecniche, tra le quali citiamo le ultime due, entrambe uscite nel 2019 con Comunicazione Sanitaria Editore:

  • Come liberarsi dalla schiavitù delle liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche;

  • Il medico di famiglia nel futuro sanitario della Puglia.

Nel 2007, in qualità di coordinatore della rete dei Distretti della ASL Lecce, il dott. Pierluigi Camboa presentò un progetto di profonda revisione organizzativa della rete dei servizi sanitari territoriali. La proposta, forse troppo ardita per l’epoca, fu bocciata.

Abbiamo chiesto al dott. Camboa una riflessione su quella proposta, alla luce dell’emergenza covid-19 in corso.

“Quando presentai la proposta di riorganizzazione della rete dei servizi sanitari territoriali, mi fu risposto che mai e poi mai si sarebbe potuto smantellare la rete delle minuscole guardie mediche di bacino pluri-comunale, a vantaggio di un Presidio di Continuità Assistenziale in una sede già ospedaliera! Mai e poi mai si sarebbe potuto innescare una rivoluzione nei piccoli campanili, per attivare un servizio centralizzato con 3 medici e 2 infermieri in turno, al fine di assicurare l’esecuzione delle prestazioni domiciliari e ambulatoriali richieste per i codici bianchi e verdi e con la possibilità di fungere anche da servizio di astanteria (per l’osservazione prolungata del paziente), al fine di dare respiro all’asfittica rete dei presidi di pronto soccorso ospedaliero e del 118”.

“E che dire poi – prosegue Camboa – del servizio di DSAP (Day Service Ambulatoriale Personalizzato), con tutta quella faraonica organizzazione basata sulla VMD (Valutazione Multi Dimensionale) e sulla stesura di un PASI (Piano di Assistenza Specialistica Individuale)? Anche qui la risposta fu sempre “mai e poi mai”.

“Ma il colmo della misura era quello di aver previsto l’immediata attivazione di una rete di servizi di assistenza in caso di calamità e/o di maxi-emergenze (terremoti, inondazioni, epidemie, tossinfezioni alimentari, ma anche la stessa emergenza stagionale legata all’influenza, con gli ospedali saturi di pazienti). Ma di quale rete stavo cianciando? Ero al limite della follia, se non a rischio di licenziamento… Passarono gli anni e, andato in pensione, continuai a interessarmi di sanità pubblica e a collaborare con la prestigiosa società scientifica dei direttori di distretto (la CARD), presentando, in vari congressi nazionali, le mie idee a una platea che parlava – per mia fortuna – la mia stessa lingua. Alla fine, nel corso degli ultimi due anni, decisi di scrivere tre piccoli manuali attraverso i quali poter illustrare il mio punto di vista sulla necessità di una profonda revisione organizzativa dei servizi di assistenza territoriale basata sull’innovazione”.

Pubblicazioni nelle quali Pierluigi Camboa, tra le altre cose, ha proposto con dovizia di dettagli tecnici anche le seguenti:

Potenziamento delle forme associative dei medici di famiglia, compresi i micro team (MMG + infermiere), per assicurare adeguati livelli di qualità assistenziale anche nei centri più piccoli. E allora ditemi: con la sola eccezione di qualche buontempone che ritiene che il medico di famiglia possa essere sostituito dalla consultazione su Google, non vi sembra che un po’ in tutte le regioni si stia pensando al potenziamento dell’assistenza territoriale?

Istituzione in H24 del presidio centralizzato di continuità assistenziale: è addetto alla gestione (ambulatoriale e/o domiciliare) dei codici bianchi e dei codici verdi, come primo intervento, attraverso la collaborazione tra medico di continuità assistenziale e infermiere; inoltre, tale presidio assicura l’osservazione prolungata del paziente (astanteria), previa organizzazione di adeguate sale con letti attrezzati. E allora ditemi: questo Presidio Centralizzato di Continuità Assistenziale non è quello che si sta tentando febbrilmente di realizzare a livello nazionale, in questi giorni di terrore epidemico, per tentare di coprire una di quelle enormi falle della rete dei servizi territoriali?

Gestione delle micro e delle macro-emergenze (es. eventi catastrofici, tossinfezioni alimentari, epidemie, ecc.): previsione dell’attivazione immediata di posti-letto integrativi dell’ambito della rete degli OdC (UDTT) per la degenza temporanea del paziente e di reparti di isolamento, per la gestione di pazienti intermedi (non critici) nel caso di epidemie. E allora ditemi: questi servizi per la gestione delle emergenze non vi sembrano uguali ai servizi per le Cure Intermedie e per le Cure Transizionali che si stanno febbrilmente tentando di realizzare per i pazienti Covid-19?

“E allora ecco perché parlo di “dolorosa soddisfazione morale”, ma non mi arrendo e rilancio; infatti, avendo riscontrato una straordinaria coincidenza di idee, con il prof. Enrico Bernini Carri (autorità di valore internazionale nel campo delle maxi-emergenze) abbiamo deciso di promuovere un nuovo studio con il quale cercheremo di dare un ulteriore contributo per evitare, in futuro, di restare attoniti e sgomenti nei confronti della comparsa di una nuova maxi-emergenza, come ci è successo, purtroppo, nel caso di questo stramaledetto virus.”

“Vedremo se qualcuno, almeno questa volta, ci ascolterà” – conclude Pierluigi Camboa.

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