Va tutto bene

di Barbara Toma

Va tutto bene, certo, però al presente. Perché no, proprio non ce la faccio a scriverlo al futuro.

No, grazie, io non ci casco più, al futuro ci ho già pensato in questi giorni e il risultato è stato a dir poco devastante.

Che qui si passa da un futuro incerto a un futuro certamente disastroso.

Per cui, no, col cavolo che ci casco più!

Qui e ora

solo qui e ora

niente passato, niente futuro

solo presente

Jusquici tout va bien come si ripeteva, mentre cadeva giù dal palazzo, il ragazzo del famoso film La Haine (Odio)

Fino a qui tutto bene’

Al presente stiamo tutte bene.

Tutte in salute, nessuno tossisce, abbiamo chi ci porta da mangiare (anche decisamente troppo direi), abbiamo una casa confortevole, abbiamo la compagnia delle altre 3, abbiamo la fortuna di avere un giardino e il maltempo lo affrontiamo con una buona scorta di legna per il camino e una caldaia funzionante.

Certo, ieri si è intasato il pozzo nero e , per la prima volta da quando siamo in questa casa, le nostre stesse feci sono sbucate in giardino. (Quale immagine più appropriata per questo momento?)

Certo, qui non abbiamo soldi da parte, non si lavora da mesi e probabilmente si continuerà a non lavorare per ancora molto, molto tempo.

Certo, la piccola non riesce a capire perché siamo sempre a casa e la grande alterna momenti di tristezza ad altri in cui la frustrazione si trasforma in rabbia.

Certo, questo è solo l’inizio, che non sappiamo quali conseguenze avrà sui bambini questa vita da reclusi.

Certo, vivere nell’insicurezza è dura, non sappiamo nulla, se non che è meglio stare in casa.

Ma per quanto, fino a quando? E come sarà la vita dopo?

Ma io non ci casco più!

La regola numero uno della resilienza è questa: niente passato e niente futuro, solo presente.

Pensare al futuro, il futuro prossimo, mi porta ad abbassare la testa e le aspettative.

Pensare al futuro mi costringe ad ammettere che devo dovrò rinunciare ai progetti, a un minimo di sicurezza e navigare a vista, senza vento nelle vele.

Domani pagherò l’affitto, poi non avrò più nulla.

Ecco, è andata così: ho ragionato sulle probabilità, mi sono messa a pensare a troppe incognite,

ho cercato i immaginare il futuro quando nessuno, nessuno, oggi, è in grado di immaginare il presente.

Ed è così che ho iniziato a star male.

Per forza ho pianto! Per forza ho fatto incubi!

Poi però poi mi son detta che no, cazzo, così non può andare!

Devo stare bene. Pensare a una cosa la volta, concentrarmi sul qui e ora.

Qui c’è un gran bisogno di ridere, di sorridere, di star bene, qui c’è bisogno di resistere.

Resistere alle preoccupazioni, alle paure, allo sconforto, alla rabbia, alla frustrazione.

Altrimenti diventeremo tristi e incazzati, inizieremo ad odiare tutto, non solo chi ci governa.

Odieremo chi non può capirci, perché vive una situazione diversa (per cui tutti), odieremo chi posta video nella sua casa di lusso, chi si lamenta perché non può andare dall’estetista, chi riesce a cucinare tutto il giorno, chi parla di approfittare di questo tempo prezioso per fare yoga, meditazione, imparare una nuova lingua, rilassarsi con i propri figli, apprezzare la vita etc..?

Finiremmo per odiare chi ride, chi danza, chi scherza…alla fine tutti odierebbero tutti.

Accumulare odio e frustrazione non aumenterebbe il già grande divario che già c’è tra la gente e ci farebbe affondare più velocemente.

Non siamo tutti sulla stessa barca.

C’è chi ha uno yacht e chi invece galleggia aggrappato a un pezzo di legno nell’oceano.

Ognuno vive questo momento a modo suo.

Ma tutti viviamo una situazione di emergenza e a nessuno gioverà agitarsi.

Tutti avremo bisogno di rimodulare le nostre vite, tutti siamo a corto di abbracci, tutti abbiamo paura.

No, io non voglio odiare nessuno. Io voglio amare.

Io AMO.

Stare nel presente, respirare.

Cantare anche, se possibile.

Domani è un altro giorno. Pensiamo ad oggi, allora:

oggi il virus è arrivato anche a Gaza, ci mancava solo quello. E anche in Mali, nel piccolo villaggio del mio amico Yacouba…ormai è ovunque, ed è molto più pericoloso di quanto non pensassimo.

Milano è vuota, triste, malata. Uno strazio.

Di getto ho scritto una lunga dichiarazione d’amore per la mia amata città d’adozione.

Ma non posso condividerla, non è il momento per una lunga e malinconica dichiarazione d’amore a una Milano vuota e sofferente.

E’ il momento di infondere speranza.

Proprio come quei vecchi film in bianco e nero, quei musical americani in cui tutti danzano leggeri come piume e tutto finisce sempre per il meglio. Quei film che nel dopo guerra avevano il compito di risollevare il morale, far cantare, di far sorridere, di far sognare…

Amici miei, oggi ci serve un lieto fine.

Domani, forse, correremo tutti in strada a prenderci ciò che ci spetta.

Spero non come stanno facendo in Brasile in questo momento ( girano immagini di gente disperata che prende d’assalto i supermercati), forse faremo tutti come hanno fatto alcuni romani ieri: sono andati al Lidl, hanno riempito i carrelli e poi si sono rifiutati di pagare.

Che pagasse il governo! Hanno detto.

Ecco forse presto faremo tutti così.

Intanto io posto un video di me che ballo con i muscoli della faccia.

Isolata

ma finalmente non più sola

perché, se prima quasi mi vergognavo di piangere ogni tanto, per via delle preoccupazioni,

ora so che siamo in tanti, anzi, siamo la maggioranza.

E allora qualcosa faremo, qualcosa succederà.

Intanto mi concentro sul presente.

Oggi non ho pianto. Ho deciso di svegliarmi col sorriso, ho preparato la mia colazione preferita cantando, ho adorato la leggerezza di Fabio Volo in radio, ho contagiato le mie bambine con il buon umore e sono felice, perché quando chiuderò questo computer sarà week end. E noi faremo una festa e un pigiama party nel mio lettone!

In questi giorni, in cui tutto si è fermato, si vedono immagini incredibili: pavoni che passeggiano in gruppo per le strade di Barcellona, caprioli che arrivano in riva al mare, lepri nei parchi deserti al centro di Milano, delfini nei porti di Trieste, cervi e daini scesi dalle colline Sarde per brucare l’erba dei campi da golf di Resort di lusso. Anche a Venezia i canali sono diventati talmente trasparenti da far intravedere i numerosi pesci che li abitano!

Animali che finalmente si riappropriano di quelli che sono anche i loro spazi.

Ecco, oggi voglio regalarvi questa immagine di riscatto, ampliandola anche alle altre categorie di ‘animali’ dimenticati dalla nostra società consumistica, egoista e distruttiva.

Oggi che tutti sembrano essersi finalmente accorti che non possiamo più continuare a far finta di essere i padroni assoluti della terra e di non aver bisogno degli altri.

Oggi che tutti sembrano essersi accorti che, in tutto questo casino, ci sarebbero anche le donne, i bambini, i senzatetto e quelli che vivono sotto la soglia di povertà, chiusi in case minuscole, senza internet, senza pc…

Ecco, oggi, io voglio credere che grazie a questa crisi mondiale, così come gli animali si sono ripresi gli spazi, così succederà anche agli altri.

I bambini, i grandi esclusi del nostro tempo, che da noi non hanno mai voce in capitolo o spazi appropriati, e tutti coloro rimasti ultimi, lasciati soli, emarginati: i matti, gli invisibili, i diversi, i rifugiati, i poveri, i malti, le donne…tutti!

Facciamo in modo che questa emergenza non diventi una scusa per dare il colpo di grazia a chi già affanna.

Immaginiamo una nuova modalità.

Pensate che bello poter essere grati a tutto questo un giorno, per aver riportato equilibrio e ridato spazio e voce agli ultimi della fila.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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