Permacultura: a Oria (Br) si guarda al futuro da un nuovo punto di vista

di Angela Patrizia Denitto

Da molto tempo uomini e donne coraggiose hanno cercato di mettere in guardia l’intera umanità sui pericoli derivanti dal suo comportamento parassitario (che in realtà non gli apparteneva in origine).

Da quanto tempo i ghiacciai si stanno sciogliendo? E noi lo sapevamo.

Da quanto tempo specie vegetali e animali si sono estinti o rischiano l’estinzione? E noi lo sapevamo.

Da quanto tempo interi popoli muoiono di fame, di guerra, di egoismo? E anche questo lo sapevamo.

Che l’umanità si stia autodistruggendo? Anche questo lo sapevamo.

Ma l’umanità ha continuato ad essere sorda e cieca.

Ora che siamo costretti in un tempo sospeso, usiamolo in maniera intelligente.

Indipendentemente dall’origine del virus Covid-19, spegniamo la TV e prendiamo consapevolezza che dopo questo momento che stiamo vivendo, non saremo più gli stessi.

Ora possiamo, se vogliamo, guardare al futuro da un nuovo punto di vista. Esiste un esempio di progetto per un futuro che rispetti l’uomo tanto quanto il resto della creazione su questo pianeta? Proviamo ad andare alla sua scoperta e quando la quarantena sarà finita potremo visitarlo e guardarlo con i nostri occhi e toccarlo con le nostre mani.

Si, perché si trova proprio qui, nel Salento: precisamente nei pressi di Oria in provincia di Brindisi.

Il suo nome è Nautilus e si trova fuori dal centro abitato e precisamente sulla provinciale 51 in direzione Cellino San. Marco, contrada Monti. Questa meraviglia non è solo un luogo geografico ma è molto di più, è un progetto, un progetto di vita per la Vita. È un Vivere con il Cuore in seno alla Natura.

Nautilus è un progetto agricolo familiare collaborativo su Permacultura e Agricoltura Organica.

Ma che cosa è la Permacultura

“Una cultura umana, non può sopravvivere a lungo senza la base di una agricoltura sostenibile e una gestione etica della terra.”

Bill Mollison, spinto da questa splendida intuizione si inventa alla metà degli anni ’70 la Permacultura. Il termine viene coniato da lui insieme al suo allievo David Holgrem.

In sintesi è un insieme di: ecologia, geografia, antropologia, sociologia e progettazione.

La Permacultura è appunto la progettazione, la conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi che hanno la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali.

La Permacultura ha la direttiva di prendersi la propria responsabilità e i suoi principi etici sono: cura della terra, cura delle persone, limitare il consumo delle nostre necessità per condividere in maniera equa e solidale le risorse della Terra.

L’Agricoltura Organica è una disciplina teorico-pratica che amalgama alcune tecniche tradizionali ad altre moderne conoscenze scientifiche.

Esiste inoltre l’associazione Nautilus che promuove stili di vita e pratiche agricole sostenibili, ecologiche e rigeneratrici, ispirate ai principi della Permacultura.

Il 23 Febbraio si è concluso un corso pratico teorico di Agro-Ecologia della durata di 4 incontri: Clima e Topografia, Gestione dell’acqua, Biodiversità funzionale, Nutrizione e Protezione delle culture.

Per cogliere davvero l‘essenza di questa realtà, occorrono le parole dei protagonisti, Mattia Pantaleoni e Francesca Radin che gentilmente hanno risposto alle mie domande.

Perché in Puglia qui e ora?

Mattia: Abbiamo girato un pò di posti, in Italia anche la Toscana. Ma la Puglia… quando siamo venuti a trovare degli amici abbiamo visto questa luce, i sassi, gli ulivi, il mare, il clima. Anche se eravamo lontani da una situazione già fatta, ci siamo sempre immaginati che fosse fattibile. Queste pietre che ricordano il passato, un passato che a noi piace, che rappresenta la saggezza antica alla quale attingiamo. Questa terra che è ancora attaccata alle sue radici, ci è sembrato il luogo giusto in cui recuperarle.

Francesca: Noi veniamo da Venezia e poi da Mestre, là abitavamo in mezzo alla città, in una casa che non era e non sentivamo nostra, non avevamo neppure una terrazza da coltivare e avevamo la voglia di venire in campagna. Abbiamo un po’ girato, anche in Germania e Francia, per vedere cosa si stava muovendo negli altri paesi e capire quali erano i progetti a cui ci potevamo ispirare. C’era anche l’idea di formare un ecovillaggio con altre persone, poi abbiamo visto questo posto e ci è piaciuto moltissimo, e così dopo tanto girare… la prima volta che siamo venuti qui era il 2011 siamo venuti a trovare degli amici e a raccogliere le olive come volontari. Loro prima di noi lo avevano scoperto venendo a fare del volontariato da un contadino qui accanto. Qui poi abbiamo acquistato un pezzettino di terra con degli ulivi, proprio per avere un motivo per tornare qui. Sapevamo che qui tutto intorno vendevano, perché questa terra non è molto valorizzata, non è più molto amata. Specialmente i giovani che la snobbano e così gli anziani man mano vendono. Così siamo scesi pensando di poter avviare un progetto agricolo e di divulgazione di pratiche di sostenibilità, aprirci al territorio, imparare a fare cose nuove, acquisire ulteriore esperienza e avere un posto in cui poter sperimentare ciò che avevamo visto, ma i progetti non erano i nostri, quando non ci stai investendo tu non è la stessa cosa, perché poi vai via e non sai come vanno le cose. Qui è stato possibile averlo anche dal punto di vista economico, cosa che non era possibile altrove.

Perché il nome Nautilus?

Mattia: Eravamo di casa a Mestre, aspettavamo nostro figlio Nemo e abbiamo fatto in modo che quando sarebbe nato saremmo venuti qua; infatti quando siam venuti lui aveva 40 giorni, sapevamo che saremmo stati in una casa in affitto, che non era granché. Poi degli amici ci hanno regalato una roulotte e ci sarebbe stata utile. La stavo sistemando e mi è piaciuta l’idea di dare un nome a questa roulotte, pensavo anche al progetto e così mi è venuta in mente l’idea di qualcosa che comincia piccola e man mano diventa grande e quindi l’idea della spirale, il rapporto aureo, poi lui che si chiamava Nemo e Nautilus è il nome giusto per il suo mezzo. Sempre con la speranza che questo progetto si diffonda, che possa crescere.

Volete dire ancora qualcosa sull’immagine grafica?

Mattia: È un rapporto aureo che c’è in natura e che rappresenta la crescita, l’armonia, lo sviluppo armonico. La crescita in armonia con la natura.

La realizzazione di questo progetto permetterà alle nuove generazioni di ereditare un pianeta migliore di quello che hanno trovato?

Mattia: Noi abbiamo tratto ispirazione da altri progetti che hanno aiutato la nostra ispirazione ad alimentare i nostri sogni e a credere che fosse possibile. In Germania e in Francia erano i progetti più vecchi d’Europa. C’erano degli ecovillaggi, siamo andati là per vedere come avevano fatto. Anche noi allora, per capire, abbiamo fatto alcune interviste, chiedendo della loro esperienza, che cosa consigliavano, cosa cambierebbero, quali i momenti più entusiasmanti, quali i momenti più tristi. Per noi essere qua è semplicemente coltivare la nostra vita, allevare i nostri figli, renderci delle persone capaci di gestire il territorio e lasciare un contributo; se questo poi sarà di ispirazione per persone coraggiose, sognatrici, intraprendenti, alla ricerca di informazioni, speriamo che lo siano, questo è quello che ci piace fare, che ci entusiasma, che ci dà l’energia per andare avanti.

Francesca: Non so se il mondo sarà migliore dopo questo progetto ma io sento che… sai i cerchi concentrici? Perché se io vado a rileggere tutte le cose che ci hanno lasciato scritto tutti i volontari passati di qua, e ne son passati tanti, mi sento fiduciosa, specialmente gente giovane, che si è sentita ispirata a cambiare delle cose, a provare a percorrere delle strade diverse, per sé, per la propria famiglia. Sentirsi tutti collegati… è molto forte questa sensazione.

Questo progetto vuol dire passare dal concetto di sfruttamento a quello di rispetto per la terra?

Mattia: Si, il concetto è ritrovare un modo di lavorare INSIEME, di usare le risorse, capire come si possono usare per non provocare una distruzione, lo sfruttamento ha il godimento, ma l’estrazione indiscriminata o senza responsabilità provoca disastri… noi cerchiamo delle soluzioni, delle possibilità, cerchiamo di sperimentare come una famiglia possa vivere, produrre, guadagnare con questo stile di vita e ci poniamo sempre la domanda “qual’ è il processo per aiutare la natura?”

Parlatemi delle vostre iniziative: corsi, mercatini, ecc.

Francesca: Riguardo i corsi organizzati, quello che abbiamo fatto ora è il primo strutturato in vari moduli, prima facevamo delle cose più estemporanee, dei corsi con delle giornate a porte aperte su Permacultura, sull’Agroecologia, sulle Erbe; simili alle cose fatte in questo corso che si è concluso oggi ma della durata di una giornata, o di mezza giornata. Bellissimo perché è stato un modo per conoscere persone, entrare a far parte di una cerchia di persone che si occupano di queste cose, attirare un po’ l’attenzione. L’ idea è di strutturarsi un po’ di più, ma diventare anche più inclusivi, stimolare di più l’attenzione, creare più interesse. Abbiamo fatto anche dei laboratori all’ interno di campi estivi, siamo stati coinvolti dal comune di Oria, poi abbiamo tenuto dei laboratori a scuola.

Il Mercatino è una esperienza interessante perché gemma dall’esperienza dei mercati di autoproduzione, stile genuino-clandestino, mercati in cui i produttori cercano di distinguersi dai classici mercati rionali, grazie all’autocertificazione sulla bontà, eticità, genuinità, naturalità dei processi produttivi. C’è tutto un procedimento di controllo che è di autocontrollo dei mercatanti, che si regola, include e promuove quelle realtà produttive che abbiano certi criteri, quindi al mercato si cerca di far partecipare solo le persone che hanno delle produzioni che vanno in una certa direzione. Non è un mercato di tutti i produttori, si cerca di essere selettivi con un controllo incrociato. Ci sono delle regole, chi vuole partecipare compila delle schede, invia la scheda al produttore ed è passibile di controllo da parte degli altri, su certe cose i criteri di controllo e di limiti, sono più restrittive rispetto ad una certificazione biologica perché ci sono restrizioni anche sul tipo di manodopera impiegata, esistono dei controlli anche sulla eticità della produzione. Il mercatino a cui partecipiamo è a San. Vito dei Normanni (Br) ogni terza domenica del mese all’Exfadda.

La Permacultura e l’Agricoltura Organica si insegna nelle scuole o all’Università, in Italia o all’estero?

Mattia: La Permacultura in Italia ancora non si insegna nelle scuole o nelle università, ma all’estero si, in Australia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Stati Uniti… In Germania è una specialistica in certe università. L’Accademia di Permacultura tedesca è ben strutturata, esiste un distaccamento in ogni regione tedesca, che gestisce il coordinamento di informazione, formazione, educazione in maniera capillare. In Italia esiste l’Accademia Italiana di Permacultura che si propone come una rete di supporto per le persone che c’è vogliono intraprendere un percorso di apprendistato e le mette in rete con le numerose associazioni e realtà che offrono corsi ed esperienze formative.

Per quanto riguarda l’Agricoltura Organica in Italia si insegna come “Pratiche Agricole di Agro-ecologia”. Adesso questa disciplina è stata accettata anche nei corsi di agronomia che danno pure dei crediti formativi. In Toscana, Marche, Lombardia, Lazio hanno un po’ più fondi e vengono direzionati bene. Chi organizza i corsi di formazione sono associazioni locali oppure Ong e per i Tecnici Agronomi i crediti possono anche essere riconosciuti. Ma non è certo la scuola o l’Università Italiana che sta promuovendo un cambio di direzione. Negli Stati Uniti e in Germania esistono degli istituti di ricerca che da oltre 20 anni cercano, in campo, di capire quali sono le strategie ecologiche agricole più compatibili e sembra che ci siano risultati economici più stabili, più resilienti, prodotti migliori, capacità di entrare in un mercato con maggiori ritorni. Nonostante questo l’Italia ancora fa fatica ad aggiornarsi.

Per quanto riguarda la Permacultura poi il cambiamento è ancora più lento, dato che è un approccio più olistico, che riguarda gli stili di vita, che va al di là di un aspetto solo agricolo, è qualcosa di molto più sovversivo.

Il cuore di un luogo raccontato attraverso i gesti e i passi di un uomo e di una donna, che hanno scelto come tempo il ritmo della natura. Tutto ciò per riscoprire l’armonia di un modo di vivere, di concepire anzi di ri-concepire sé stessi e tutti gli esseri viventi e la stessa Terra, che è anch’essa un essere vivente.

Il Nautilus è un essere che vive, vive ad ogni respiro di filo d’erba, ad ogni nuvola che passando accarezza tutto e tutti, ad ogni battito d’ali e ad ogni canto del gallo.

Un ritorno alla Terra, ma un ritorno consapevole, non un tornare indietro, perché ciò che occorre ora è un ritorno consapevole alla nostra Madre Terra, di cui noi non siamo solo i suoi figli, per lei siamo molto molto di più, facciamo tutti parte integrante di lei in un unico grande organismo vivente che è il nostro pianeta.

Ciò che occorre ora è un ritorno a Lei.

La povertà è una invenzione dell’uomo, in natura non esiste, l’inquinamento in natura non esiste, è una invenzione dell’uomo, in natura non c’è divisione tra chi decide e chi lavora, anche questa è un’invenzione dell’uomo.

Ogni gesto, ogni passo, ogni respiro è un avvicinarsi alla meta, che è se stessi.

Nautilus è uno stato d’animo, è un luogo di ricerca, ricerca di sé.

Si trova nel cuore pulsante della Puglia, è un posto emotivo, con sensazioni multisensoriali, ogni fiore rosso è più rosso di tutti i rossi, ogni profumo è più profumato di tutti i profumi, è soprattutto un luogo in cui chi ci lavora ha la possibilità di ritrovarsi attraverso il vero contatto con la terra. Perché fare la pace con la Terra vuol dire fare la pace con le proprie radici, fare la pace con sé stessi.

Tutti i sentieri di tutti i percorsi nella natura di questo luogo, portano alla consapevolezza che i passi che si fanno sono i propri passi, che gli occhi che guardano sono i propri e con cui ogni volta è un posto nuovo, una nuova scoperta.

Anche se si dovesse fare ogni giorno lo stesso percorso, si scoprirebbero ogni volta nuove emozioni. Un nuovo bocciolo, un nuovo odore, un nuovo suono.

Sono sentieri che parlano il linguaggio universale, che è rivolto al cuore di tutti, che va al di là di ogni credo religioso, filosofico o ideologico. È un linguaggio che accomuna tutti gli uomini della Terra, è una forza prorompente che ha creato tutti noi, è l’energia della Natura. Quando cammini nei sentieri, più li percorri e più finisci per incontrare te stesso, e sentirti parte integrante del Tutto.

Il cammino può essere una scelta consapevole, un atto antico e moderno quanto l’uomo, un ritorno ancestrale che non vuol essere un tornare indietro ma che significa ricondurci alle nostre radici che ci uniscono alla mamma di tutti noi, la madre Terra. Qui se riesci, se ti concedi di fare silenzio, intorno e dentro di te, impari non solo a fare pace con te ma con tutto il mondo.

Quindi c’è una sorta di controtendenza, perché se ci si guarda intorno ci si rende conto che purtroppo la maggior parte degli individui si sta proprio impegnando a staccarsi e staccarci dalle proprie radici, dal rapporto armonico con la madre Terra che è la nostra stessa vita. A volte consapevolmente e a volte no. Basta guardare la realtà circostante, le scelte che si fanno quotidianamente e le loro conseguenze. La realtà che ci circonda parla da sola, basta osservare e rifletterci su.

Permacultura e Agricoltura Organica, da qui si può guardare il futuro da un nuovo punto di vista. Un futuro in armonia nel rispetto di Tutto e Tutti.

Grazie Nautilus, meraviglia delle meraviglie.

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